sabato, luglio 22, 2006

Materiali: VI: Cause

















MATERIALI PER UNA STORIA DI SEMINARA
Raccolti e Ordinati da Antonio Caracciolo
con
Sintesi storica conclusiva tratta da questi stessi Materiali
– Opera in progress, concepita per non essere mai finita –

Vol. VI - Produzioni di cause
Cap. 1°. Sarno:Ragioni contro il Monte di Pietà

– Viene qui dato come primo della Serie una produzione di causa del 1746, il cui testo a stampa si trova nella Biblioteca della Società Napoletana di Storia Patria. Il stato è qui da me di seguito trascritto, ma la trascrizione non è terminata. Di seguito però è dato il fotogramma dell'originale, sperando ne riesce agevole la lettura.



RAGIONI

Per
La Città di Seminara

NELLA CAUSA

Che verte tra essa, ed il Sacro Monte della Pietà della Città medesima.
(sarno)



L’Istoria del Secolo XV, e principio del XVI, chiaramente dimostra essere stata l’erezione de’ Monti, col nome della Pietà stabilita non meno nel nostro Regno di Napoli (1) che nel rimanente della nostra Italia (2), e nella Germania (3), e nelle Fiandre all’intutto colle stesse leggi, a sol fine d’ovviare all’esorbitanti e grosse usure sì degli Ebrei Usurieri, come ancora de’ Cristiani, che ancor essi abbondevolmente

NOTE:

(1) L’Autore della Storia Civile t. 4. p. 71.
(2) Il Sacro Monte della Pietà istituito nella Città di Pavia dal MCCCCXCI., che per quanto possiamo noi congetturare è stato il primo Sacro Monte della Pietà, Bernardus Scardius in Historia Patavina l. 2. class. 5. presso Burmanno t. 15. Nella Città di Pisa Ferdinando Ughell. Ital. Sac. t. 3. col. 349. Nella Città di Roma, di Firenze, e di Genova vi sono de’ medesimi Monti, ed in altre Città.
(3) Dorothaei Ascian. Montes Pietatis pag.744.
Verum haec Pietas Alpium septo non potuit cohiberi, quin et in Belgos usque radios suos dirigeret. Hinc enim non uno loco ejusmodi Montes erigi coeperunt a Viris Deo devotis, et pauperum miserantibus, et bona sua temporalia ad eos munifice conferentibus.
Beyerlingk in Thatr. Vit. hum. tom. V. pag. 602.



ne commetteano (4); Ed egli è fuor di ogni dubbio, che nella loro prima istituzione tutto era carità e beneficio, al riferir del dottissimo Maffei (5), ed interesse alcuno non si esigea, almeno in alcuni Monti eretti nelle Città del nostro Regno, siccome dagli Storici documenti, e dalle leggi di erezione di tai Monti è noto (6). Tale è stata la erezione del Sacro Monte della Pietà, eretto in Seminara, Città delle Calabrie ultra fin dalla fine del XVI. Secolo. Ora essendo a noi commessa la difesa de’ Patrizi, e Cittadini di Seminara, avverso cio, che al Re nostro Signore è stato con suppliche rappresentato; non è nostra mente opporci alli venerabili ordini dati dalla Maestà del Re N. S. fin dal mese di Luglio del passato anno; ma soltanto con questa nostra scrittura porre in chiaro aspetto le ragioni, per cui li Patrizj della Città di Seminara hanno al Re nostro Signore presentata supplica, e questa rimessa all’Illustre Marchese, e degnissimo Consigliere D. Francesco Rocca, acciò informasse col suo savio parere; contenete l’anzidetta supplica, che né per li pegni esiger debbasi alcuno interesse. Che ’l tempo di un mese dalla Maestà del Re prescritto per lo dispegno de’ pegni, che da molti anni nel predetto Monte di Seminara fossero stati impegnati, sia all’intutto brevissimo. Ed essere contra la legge di fondazione l’esazione dell’interesse del sei per cento da questi medesimi pegni dal giorno, che furono impegnati. E che gli Amministratori o Governadori del testè citato Monte di Seminara abbiansi ad eleggere nel medesimo modo, com’è stato fin dalla sua prima erezione fino al passato anno. E che finalmente il debito dell’Università di Seminara, contratto coll’anzidetto Sacro Monte della Pietà, ascendente ad alcune migliaja di ducati, abbiasi a sottoporre ad una esatta, e sottile disamina, ed abbia ad aver luogo la legge, colla quale ha pattuito l’Università suddetta di non dover soggiacere ad interesse alcuno per lo sopradetto debito. Tali cose adunque per simil modo presupposte, in questa nostra difesa, incominciaremo ormai dal fatto.


(4) Pour ausquels abus aucunement obvier, et redimer les pauvres desdites intolerables usures des Juifs, avec lesquels a l’expilation du peuple, colludoient les dits Seigneurs d’Italie, Princes desloyaux Compagnons des larrons, comme dit Esaye Chapitre I. Aucuns particuliers gens de bien, meus de pitie ont erigè en plusieurs lieux d’Italie comme une fondation assembée de plusieurs aumosnes, appelé Mont de Pieté. Moulinous t. 2. oper. Pag. 348. num. 68., l’Autore della Storia Civile tom. 4. pag. 71.
(5) “Nelle prime Fondazioni tutto era carità, e beneficio, ma le vicende de’ tempi, e le disgrazie, e le quantità di persone, che in così gran brighe adoprar conviene, gran disordini in molte Città hanno prodotti”. Maffei dell’impiego del danaro l. 3. c. 4. p. 276.
(6) Nel decorso di questa Scrittura si farà chiaro con addurre le leggi di Fondazione di alcuni Monti di Pietà eretti in molte Città del nostro Regno.

CAPITOLO I.
Stato della Controversia.

Marcantonio di Leone nativo Patrizio di Seminara nella sua grande età fecesi Religioso dell’Ordine di S. Francesco; e facendo il noviziato nel Monistero sito nella Città di Caserta, acciocchè non potesse nascere dopo sua morte alcun litigio per la porzione de’ suoi beni, fece la sua ultima testamentaria disposizione addì 20. Marzo 1584, istituendo sua erede universale in tutti i beni ad esso lui spettanti la Università di Seminara, colla espressa legge, che tutto il suo asse ereditario, ridotto in danaro avesse dovuto essere il Patrimonio di un Sacro Monte sotto il nome della Pietà, da ergersi nella Città di Seminara; e tal sua volontà avesse dovuta da eseguirsi fra lo spazio di anni quattro coll’espresso consenso del Dottor D. Niccolò di Reggio suo parente, e Cittadino Seminarese, con doversi il denaro di detto Monte impiegarsi, pro beneficio, subventione, substentatione, et succursu, paupertate miserabilium personarum dictae Civitatis Seminariae, ac omnium ejusdem Civitatis Casalium, juxta formam, stylum, exactionem, usum, capitulos, consuetudinem, et modum Montis Pietatis Annunciatae Civitatis Neapolis (7) (8).
E volendo la Università di Seminara, ed il Dottor D. Niccolò di Reggio esecutore testamentario effettuare, quel tanto, che il Testatore Marcantonio di Leone, è nata controversia tra fratelli del Testatore a qual somma dovesse ascendere la porzione de’ beni del medesimo, sì l’Università, come l’anzidetto di Reggio esecutore testamentario fecero convocare pubblico parlamento nella Città di Seminara, e propostasi la volontà del sudetto di Leone, per togliere qualunque litigio, pensarono li fratelli di Marcantonio di Leone far concordia coll’Università, con dare la somma di ducati mille e cento effettivi in un sol pagamento, restando estinte tutte le pretenzioni, che in ogni tempo potessero competere all’Università di Seminara in vigore dell’ereditaria istituzione contro a’ fratelli dell’anzidetto Marcantonio. E riflettasi con ciò, che il Patrimonio del Monte di Pietà di Seminara nel principio di sua erezione fu di ducati mille e cento (9). Al presente il Sacro Monte della Pietà di Seminara, ha il suo Patrimonio consistente in ducati sessantamila, come dal Catasto formato nell’anno 1742, senza i beni, che dopo tal tempo, fino al presente ha acquistati. I tanti reclamatori di chi ha fatte le parti di Denunciante avrebbero all’intutto a cessare, se a tale evidenza di fatto senz’aver l’animo da tante chimere, ed ideate ragioni occupato, soltanto rifletter volesse.
Eseguitosi ciò dall’Università di Seminara, e dal Dottor D. Niccolò di Reggio, umiliò questi, come esecutore testamentario, supplica al Conte di Miranda, che il quel tempo questo Regno reggeva da Viceregnante, colla quale espose la volontà di Marcantonio di Leone, ed indi supplicava S. E. restar servita concedere al Sacro Monte della Pietà da ergersi



nella Città di Seminara, tutte le grazie, privilegi, immunità, e prerogative, che tiene il Monte della Pietà della fedelissima Città di Napoli (10). Il Vicerè rimise la supplica al Cappellan Maggiore di quel tempo D. Gabriele Sanchez, acciocché fu l’esposto, formata avesse relazione. Il Cappellan Maggiore pria di tutto fece estrarre copia dalli Registri della Real Cancellaria del privilegio concesso dal Vicerè D. Pietro di Toledo addì 31. Luglio 1549. alli capitoli e leggi di fondazione, per la erezione del nostro Sacro Monte della Pietà, per la domanda fattane dalli Governatori, ed Officiali della Fedelissima Città di Napoli (11). Giusta l’anzidetto privilegio e leggi di erezione, riferì il predetto Cappellan Maggiore, esser cosa giusta, e necessaria la erezione di un tal Monte; e perché il Testatore prescrivea, che le leggi, e Capitoli per la retta amministrazione di detto Monte avessero avuto ad essere quei medesimi, che ha il Monte della Pietà di questa Città; onde potea concederli quei capitoli, leggi, e privilegi, e grazie, che ha il Monte della Pietà della Città di Napoli (12). Fu concesso il privilegio per la erezione del Sacro Monte della Pietà della Città di Seminara, giusta la relazione formatane dal Cappellan Maggiore a tenore del privilegio interposto alle leggi e capitoli del nostro Sacro Monte della Pietà; ed indi nel 1588. fu eretto il Monte della Pietà nella Città di Seminara. Da quel tempo finora l’anzidetto Monte è stato governato con quelli capitoli e leggi, che nella sua prima origine gli furono dati; la di cui retta amministrazione è stata nelle mani di quattro Governatori, o siano Amministratori, due del Ceto de’ Patrizj, li restanti del Ceto de’ Civili, i quali in che modo vengono eletti, in appresso esporremo.
Tale era lo stato di quel Monte prima del 1753.; Ma non ha guari che al Re nostro Signore è stata umiliata supplica, a guisa di denuncia da persone, che tutt’altro hanno avuto in mente, che esporre al Re nostro Signore la supposta cattiva amministrazione, tenuta da Governatori dell’anzidetto Sacro Monte dal 1736. fino al tempo d’oggi. Il Re nostro Signore rimise l’anzidetta supplica all’Illustre Marchese Consigliere D. Francesco Rocca, il quale esaminato il tutto, avesse riferito. Ciocchè abbia l’Illustre Marchese Rocca riferito su tal soggetto non è nostra notizia; ma dagli ordini dati dalla Maestà del Re nostro Signore alla Udienza di Catanzaro, e per l’esecuzione dall’anzidetta Udienza all’Uditore Freda, giuste conseguenze possiamo ritrarre, che non siano state presenti al sopradetto Consigliere Rocca tutte le scritture a tal causa spettanti; né i Patrizj, né l’intiero Pubblico di quella Città furono intesi. Ma ora che la supplica di questi, una con tutte le scritture, troppo a lor ragione confacenti sono state rimesse dalla Maestà del Re di bel nuovo all’Illustre Marchese Rocca per informo, sperano i medesimi di ottenere quella Giustizia, che finora non è stata posta in tutto il suo lume. Le quali cose, acciocchè con maggiore chiarezza possansi



intendere, daremo principio a questa nostra difesa dall’origine de’ Sacri Monti col nome della Pietà.

NOTE:
(7) Sono le parole del testamento docum. lit.
(8) Quello Monte, che da Napolitani oggigiorno chiamasi Monte della Pietà, in quei tempi veniva denominato il Monte della Pietà dell’Annunciata, come quello, che era posto nel Cortile dell’Annunciata. Eugen. Nap. Sac. tom. I. p. 335.
(9) Document. lit. etc.
(10) Sono le parole della Supplica docum. lit. etc.
(11) Parole della relazione formata dal Cappellan Maggiore Sanchez document. lit. etc.
(12) dicta Relatione eodem docum.


CAPITOLO II.
Origine de’ Sacri Monti col nome
della Pietà.

Dicemmo nell’esordio di questa scrittura, che nella fine del secolo XV. e principio del XVI. avessero avuta origine i sacri Monti col nome della Pietà, e divisammo in oltre i motivi di loro erezione, che qui tralasciamo, come quei, che addotti abbiamo nel sopraddetto luogo, e propriamente nel Pontificato di Paolo II. eletto nel 1464. ebbero i loro natali, e Papa Leone X. nella Bolla: Inter multiplices (13) lo chiama inventore di tali Monti. Altri tratti da contraria opinione affermano, che la origine di tali Monti fosse avvenuta nel tempo di Pio II. perché nel Bullario di Cherubino sono V. Bolle di Paolo II. nelle quali de’ sacri Monti di Pietà non si fa menzione alcuna; ma nella sopraddetta Bolla di Leone X. Si legge in primo luogo Paolo II. né di Pio II. se ne fa parola, quantunque Pio II. fosse antecessore di Paolo. Che che di ciò ne sia, indubitata cosa ella è, che fin dalla loro origine nacque controversia, se il frutto del danaro, o il prò, oppure l’interesse, che i Monti di Pietà esigevano per li pegni fosse giusta il prescritto degli Evangelici precetti, che qui si tralasciano, come quei che a tutti son conti; e lunga serie di dottissimi Autori potremmo addurre, che l’opinione difendono, di non esser lecito l’interesse, che da tali Monti riscuotesi, ed a luogo più proprio di questa Scrittura, dove dell’interesse parlaremo, che non deesi riscuotere dal Sacro Monte della Pietà della Città di Seminara, ne rapportaremo alcune opinioni. Ma Papa Leone X. presedendo nel Concilio Laterano V. in cui aggitavasi la dianzi rapportata controversia, diede fuora la Bolla inter Multiplices addi VII. Maggio MDXV. colla quale permetteva a’ Monti col nome della Pietà l’esazione dell’interesse; quando però si prendesse per mera indennità, e ristoro delle spese. E perché uno de’ punti principali di questa nostra causa si è la esazione dell’interesse, ed essendo la Bolla di Leone X. il fondamento sul quale in oggi i Monti di Pietà riscuotono l’interesse, perciò da necessità costretti, siamo nell’obbligo di rapportare alcuni luoghi dell’anzidetta Bolla, da’ quali si conoscerà quali siano stati li motivi, che indussero la mente del Sommo Pontefici Leone X. per la riscossione dell’interesse, e se quelli medesimi motivi possono aver luogo nella presente controversia.
La Bolla di Leone X. può dividersi giustamente in quattro parti. Nella prima adducei i motivi, per cui dà fuori la Bolla, cioè a dire la erezione de’ Sacri Monti di Pietà istituiti per lo sostentamento de’ poveri; e la controversia nata tra’ Maestri di Sacra Teologia, per la riscussione dell’interesse. Secondariamente adduce le opinioni, e le ragioni di quei Dottori, che oppongonsi all’esazione dell’interesse ; ed in conseguenza, che tai Monti non sian leciti ch’esigono interesse. In terzo luogo spiega il Pontefice le opinioni, e ragioni di quelli Dottori, che i Monti della Pietà approvano ; e finalmente gl’anzidetti Monti approva , e confirma. Adunque l’anzidetta Bolla ha dovuto, e deve esser la norma per la erezione, ed amministrazione de’ Sacri Monti di Pietà; e con aver noi ciò divisato, crediamo, per quanto appartiene alla nostra causa, averne bastantemente detto intorno all’origine de’ Sacri Monti di Pietà.



CAPITOLO III.
Ragioni, per le quali dimostrasi, che ’l Sacro Monte della Pietà di Seminara, secondo ciò che di sopra si è detto, per le leggi e Capitoli di sua erezione non debba esigere interesse.


Nel principio di questa Scrittura esponemmo la storia del Monte della Pietà della Città di Seminara, la quale benchè non vogliamo tutta di bel nuovo partitamente divisare, nondimeno alcuna cosa ripetere, necessario stimiamo, e fra l’altre, che l’anzidetto Monte della Pietà della Città di Seminara, stato fosse eretto con quelle leggi, con cui fu eretto il Sacro Monte della Pietà di questa Città; e finalmente, che se il Monte della Pietà della Città di Seminara, fu eretto coll’espressa legge di non dover riscuotere interesse alcuno per li pegni, si vegga che sia giusta conseguenza il dire, che il Monte della Pietà di questa Città fu eretto colla medesima legge di non esigere interesse alcuno per li pegni. E perché tra gl’altri ordini che il Re nostro Signore ha dati, che dal Monte della Pietà della Città di Seminara, si esigesse per ragion d’interesse per li pegni il sei per cento, come lo riscuote il nostro Monte della Pietà, quando i pegni avanzassero la somma di ducati dieci. Perciò fa di mestieri fare il dettaglio della erezione del Monte della Pietà della nostra Città, dal quale sarà conto, che nel principio non riscosse interesse alcuno, e seguentemente il Monte di Seminara eretto poco dopo i natali del Monte di Seminara eretto poco dopo i natali del Monte della Pietà della nostra Città, non ha esatto interesse per i pegni di qualunque somma, come l’istesso al presente praticasi in altri Monti col titolo della Pietà eretti in alcune Città del nostro Regno, giusta le leggi, e Capitoli del nostro Sacro Monte della Pietà, che nel decorso di quest’istoria rapporteremo.



CAPITOLO IV.
Istoria della erezione del Monte della Pietà
di questa nostra Città di Napoli.


Dico adunque, che poco men della metà del secolo XVI. fu dato principio alla erezione del nostro Sacro Monte della Pietà da Aurelio Paparo, e Nardo di Palma, tutte e due Napoletani, nella propria lor Casa, posta nella strada volgarmente detta delle Selici vicin del luogo, in cui abitavano Ebrei, acciò la povera gente potuto avesse ricuperate li pegni, che gli Ebrei con ismoderate usure impegnati teneano , e per restituire ben anche i danari, che con agre usura da medesimi Ebrei, in prestanza aveano avuto. E dovendosene gli Ebrei con ordine del Vicerè D. Pietro di Toledo nel 1540. dalla nostra Città, e Regno uscirsene, essendovisi fermati intorno a quarantotto anni diede ciò cagione alla prima erezione del nostro Sacro Monte della Pietà. Incominciarono gli sopradetti Paparo, e Palma ad imprestare graziosamente danari sopra i pegni alla povera, ed afflitta gente , sì perché questa avesse potuto riavere i propri pegni dagl’Ebrei, che per restituire i danari, che da medesimi teneano ad imprestito. Per alcun tempo tal pia opera si esercitò nella Casa di Paparo, e di Palma, ma cresciuta la gente, ed in conseguenza la moltitudine de’ poveri maggiore, si trasferì l’nazidetta pia opera nel Cortile dell’Annunciata , in cui fino al 1597 vi si tenne: Tempo in cui i Mastri della Casa Santa dell’Annunciata volendo ampliare il luogo, e facendo loro di bisogno quel luogo, in cui si teneva il Monte della Pietà, i Protettori dell’anzidetto Monte, restituirono a’ sopradetti Mastri il luogo che aveano nel Cortile dell’Annunciata, e presero a fitto col permesso del Vicerè il Palagio de’ Duchi d’Andria d’incontro al Monistero di S. Marcellino , e susseguentemente nel medesimo anno 1597. comperarono li sopradetti Protettori il Palagio de’ Conti di Montecalvo posto nella strada di Nido per lo prezzo di ducati settantamila, edificandovi, ove al presente vedesi, il magnifico edificio. Potrebbe alcun dire, che tale istoria fosse fuor della presente causa, ma rispondiam noi, che per dimostrare di non avere per ragion d’interesse per li pegni riscossa alcuna somma il nostro Sacro Monte della Pietà, da indispensabile necessità costretti siamo di scriverne l’istoria.
Divisammo di sopra, che i primi natali del nostro Sacro Monte della Pietà furono nella Casa di Aurelio Paparo, e Nardo di Palma, li quali imprestavano danaro sopra li pegni graziosamente, indi a pochi anni fu trasferito questo Monte nel Cortile dell’Annunciata, dove si proseguì ad impegnare senza menomo interesse, né si legge prescritta somma da doverne prendere sopra de’ pegni senza interesse . Fu in appresso traslatato il nostro Sacro Monte nel 1597. nel luogo ove al presente ritrovasi, e ciò avvenne dopo la erezione del Sacro Monte della Pietà della Città di Seminara, che cadde nel 1588. come dall’istoria di questo di sopra rapportata. Potrà altri opporre, se negli suoi natali, e dopo il Sacro Monte della Pietà della nostra Città, non esige somma alcuna per ragion d’interesse, come al presente al sei per cento lo riscuote? Né da nostro istorico, o altronde tal’epoca per la riscussion dell’interesse abbiam potuto ritrarre; ma senza alcun dubbio a noi sembra, che cio fosse avvenuto non pria del 1597. quando fu trasferito il nostro Sacro Monte della Pietà nella strada di Nido, oppure quando nell’anzidetto Sacro Monte vi fu istituito il Banco, e fosse avvenuta quella distinzione, che fino alla somma di ducati diece impegna senza interesse il Sacro Monte, ma, che il Banco impegna per somma maggiore con interesse, o cio si fosse stabilito per lo mantenimento del luogo, e degl’Officiali, giusta la Bolla di Leone X. quando però i Monti di Pietà non avessero patrimonio bastante pel loro mantenimento. Ma cio nulla pruova contra la nostra ragione, poicchè a noi basta di avere in chiaro giorno dimostrato, che nel principio di sua erezione, infino che fu trasferito nella strada di Nido non riscosse somma alcuna per ragion d’interesse, né dagli Scrittori di sopra rapportati leggesi distinzione alcuna, che nel detto Monte s’impegnasse fino alla somma di ducati diece senza interesse, e se il pegno avanzasse la somma di ducati diece, dovesse riscuotere l’interesse al sei per cento; ma tutti i nostri Scrittori dicono, che improntavasi graziosamente danaro sopra i pegni, e se tal’ esazione d’interesse vi fosse stata, certamente i nostri Scrittori arebbono scritto, che impegnavasi graziosamente fino alla somma di ducati dieci, ma che riscoteasi l’interesse dopo la somma di ducati diece. Ma semmai la riscossion dell’interesse fossevi stata, avendo prescritto Marcantonio di Leone, Erettore del Sacro Monte della Pietà di Seminara, che detto Sacro Monte avesse avuto ad avere per sua retta amministrazione, e buon governo quelle medesime leggi, che tenea il nostro Monte della Pietà, come in fatti il sopradetto Monte di Seminara ebbe quelle medesime leggi e capitoli, che tenea il Sacro Monte della Pietà della Città di Napoli, come leggesi nel privilegio interposto all’anzidette leggi e Capitoli, certamente se ne farebbe menzione, poiché tra l’altre leggesi, che il Cappellan Maggiore di quel tempo, al quale dal Vicerè il Conte di Miranda li fu rimesso il Memoriale di Niccolò di Reggio, con cui domandava il permesso per la erezione del Sacro Monte di Pietà di Seminara, giusta la volontà di Marcantonio di Leone, riferì detto Cappellan Maggiore tra l’altre: E volendo ubbidire a quanto per Vostra Eccellenza mi viene ordinato, ed esposto informarmi, ho visto una copia di Privilegio, spedito dal quondam Illustrissimo Signor D. Pietro di Toledo, allora Vicerè in questo Regno, estratta dalli Registri della Real Cancellaria, intitolato Privileg. 68. fol. 188. sotto data dell’ultimo di Luglio 1549. ad istanza de’ Governatori, ed Officiali di questa fedelissima Città di Napoli, nel qual Privilegio stanno inseriti molti Capitoli, co’ quali supplicarono li magnifici Governatori, ed Officiali del Monte della Pietà di questa Città, si fossero stati assentiti da detto Illustrissimo Signor Vicerè etc.… In primis, perché tutte quelle quantità di denari, quali per lo detto Monte di Pietà, parlasi del Sacro Monte della Pietà di Napoli. Si prestaranno, si daranno in prestito gratis, senza beneficio e guadagno alcuno, dove non percepe utile, altro che per farsi il servizio di nostro Signore Dio, supplicano etc. Soggiunge il detto Cappellan Maggiore nella sua relazione dopo di aver riferiti tutti li Capitoli prescritti al nostro Sacro Monte della Pietà per lo suo governo, ed amministrazione, da prescriversi i medesimi al Sacro Monte di Seminara sul seguente modo: E perché nel preinserto Memoriale per parte di detto Supplicante (intendesi di Niccolò di Reggio) porretto, si supplica, che l’Eccellenza vostra resti contenta, li simili Capitoli ad essi Supplicanti concedere, che sono stati concessi al Monte della Pietà di detta Città di Napoli. Per tanto visto, e considerato il tutto, che detti Supplicanti intendono far dett’opera pia in aumento, e commodità della povertà di detta Città di Seminara, e per evitare le usure in grandissimo servizio della Maestà di Dio, e per sovvenire i poveri bisognosi gratis, senza mercede, o lucro alcuno, son di parere, poiché a detti Capitoli supplicati dal Monte della Pietà di Napoli .
Da tali rapportati luoghi, si prescrive forse interesse per li pegni, o si prescrive somma da impegnarsi senza interesse, o somma con interesse? riferisce l’anzidetto Cappellan Maggiore quei medesimi Capitoli e leggi, che avea avute il nostro Sacro Monte della Pietà, se mai tal distinzione vi fosse stata nei detti Capitoli e leggi d’impegnare per una determinata somma senz’interesse, e per altra somma senza prescriversi con l’interesse al sei per cento, non l’averebbe forse egli riferito nella sua relazione nel rapportar che fece i sopradetti Capitoli e leggi? Anzi si legge nei riferiti luoghi, nel primo, si prestaranno, si daranno in prestito gratis senza beneficio, e guadagno alcuno, e questo era il primo Capitolo, e questo era il primo Capitolo, per lo nostro Monte della Pietà, ed in ultimo riferisce, per sovvenire i poveri bisognosi gratis, senza mercede, o lucro alcuno. Come ora si vuol prescrivere l’interesse quando li pegni sorpassassero la somma di duc. dieci, al sei per cento, contra la legge di erezione, e contro la inveterata consuetudine di anni centosessantacinque, li quali sono trascorsi dal tempo dal tempo della erezione del Sacro Monte della Pietà di Seminara, li quali incominciano dal 1595. questa nostra verità maggiormente confirmano, forse si leggerà in questi somma alcuna pagata per l’interesse? leggesi soltanto soddisfatte le somme, che erano state prese sopra de’ pegni, senza altro pagamento.
Ma sarebbe ogni dubbio allontanato, se a noi fosse stato facile il rinvenire nell’Archivio della Real Cancellaria il Privilegio una colli Capitoli e leggi del nostro Sacro Monte della Pietà; ma per la revoluzione avvenuta nel quarantasette del passato secolo, a tutti è noto a quali vicende furono sottoposti gli Archivi della nostra Città, e fra tutti nella più miserevole maniera, quello della real Cancellaria: ragion per cui tra gl’altri volumi, che il furore popolare mandò a male, vi fu quello, che l’anzidetto Privilegio regole contenea, come ad ognuno è manifesto.
Né l’essersi eretto il nostro Sacro Monte della Pietà colla espressa legge di non dover riscuotere interesse per li pegni, dee per questo recar maraviglia ad alcuni, poiché il nostro Monte de’ Poveri eretto nel settantasette del XVI. secolo dava danari sopra i pegni graziosamente , né si determinava somma stabilita da dover ricevere da sopra i pegni. Nelle Città del nostro Regno di Avellino, e di Nocera de’ Pagani il medesimo praticasi, ritrovandosi nelle medesime Monti, col titolo della Pietà. Il Sacro Monte della Città di Avellino eretto nel XVI. secolo colle medesime leggi e Capitoli per la sua amministrazione, che tenea il nostro Sacro Monte della Pietà dalla Città di Napoli, non riscuote interesse alcuno per li pegni di qualunque somma, anzi alcuna differenza non vi si frappone, tra i Capitoli e leggi di questo della Città di Avellino, con quello della Città di Seminara. In Nocera de’ Pagani altro Monte col titolo della Pietà ritrovasi eretto nel XVI. secolo, se pur non erriamo, nella Vener. Chiesa di Mater Domini, governata da’ Padri Basiliani, governata da’ Padri Basiliani, che nella sua prima erezione impegnava fino alla somma di carlini trenta graziosamente, e tal piccola somma, poiché tenue fosse il suo Patrimonio; ma al presente questo suo Patrimonio di molto avanzato dà sopra i pegni danaro infino alla somma di ducati dodici, senza ritenersi cos’alcuna per ragion d’interesse, se non se alle volte alcuni Padroni de’ pegni spontaneamente per titolo d’elemosina lasciano alcuna picciolissima somma; e se coll’avanzarsi del tempo si avanzarà il Patrimonio di questo Monte, si darà maggior somma sopra de’ pegni senza interesse alcuno, essendo tale il suo istituto. Nella Città di Roma nel suo Sacro Monte della Pietà s’impegna fino alla somma di ducati trenta senza interesse, ed oltrapassando la detta somma, si esige l’interesse del due per cento .
Ma lasciando da parte ogni qualunque altra ragione, che a nostro prò si potrebbe addurre, queste sole cose finora dette bastarebbero per la decision favorevole della nostra causa, se volessero taluni maturamente riflettere, senza però fermarsi sull’apparenza di tante ideate cose, che dal Denunciante diconsi forse, e senza forse con quasi niuno appoggio sul vero. Ma noi non contenti di cio che detto è di sopra, nel seguente Capitolo vogliamo dimostrare, che a tenore della Bolla Inter Multiplices di Papa Leone X. che giustamente può chiamarsi la legge fondamentale, colla quale deonsi regolare i Sacri Monti; che il Monte della Pietà di Seminara, non dee somma alcuna riscuotere per ragion d’interesse.



CAPITOLO V.
Il Sacro Monte della Pietà della Città di Seminara, per la Bolla di Leone X. non dee riscuotere l’interesse per li pegni.


Descritta l’istoria della erezione del nostro Sacro Monte della Pietà, e con tal’istoria dimostrato, che ’l frutto dal danaro, o sia l’interesse per li pegni è stato lontanissimo dalla sua istituzione, ragion per cui il Monte della Pietà istituito nella Città di Seminara per le cose divisate nell’antecedente Capitolo, non dee per causa de’ pegni esigere l’interesse. Nostro pensiere è ora esaminare istoricamente, se giusta la Bolla di Papa Leone X. lece al Monte della Pietà della sopraddetta Città esigere l’interesse per li pegni. Non vogliamo noi di bel nuovo ripetere l’anzidetta intiera Bolla, come quella, che di sopra rapportata abbiamo: ma soltanto riferirne un solo luogo troppo alla nostra ragione confacente: Sacro approbante Concilio declaramus, et definimus Montes Pietatis antedictos per Respublicas institutas, et auctoritate Sedis Apostolicae hactenus probatos, et confirmatos, in quibus, pro eorum impensis, et indemnitate aliquid moderatum ad solus Ministrorum impensas, et aliarum rerum ad illorum conservationem, ut praesertur, pertinentium, pro eorum indemnitate dumtaxat absque lucro eorumdem Montium recipitur… Multo tamen perfectius multoque sanctius fore, si omnino tales Montes gratuiti constituerentur, hoc est si illos erigentes aliquos census assignarent, quibus, si non omni, saltem vel media ex parte huiusmodi Montium Ministrorum solvantur impensae, ut ad leniorem aeris solvendi portionem medio hoc pauperes gravari contingat, at quos cum huiusmodi census assignatione, pro impensarum supportatione Christifideles majoribus indulgentiis invitandos esse decernimus .
Ma pria, che più oltre ci facciamo a scrivere, rapportar vogliamo i motivi, che furon causa dell’emanazione di tale Bolla. Istituiti i Sacri Monti della Pietà, nacque controversia tra’ Dottori, e Maestri di Sacra Teologia, Sine ne praefati Montes a Christiano dogmate dissonantes, ven non, a cagion della riscossion dell’interesse, che da’ pegni faceasi. Gli più forti propugnatori, che opponeansi all’erezione di tali Monti, come illeciti ed usuraj, furono questi Tommaso de Vio detto dalla sua Padria il Cardinale gaetano, e Domenico Soto, invitto Difensore dell’opinioni del Vio , ed altri gran Teologi di quel tempo difendevano col Vio, e col Soto, che nell’erezione di tali Sacri Monti di Pietà, acciocché li medesimi non fussero usuraj, ed illeciti, si stabilisse loro un decente patrimonio sì pel loro mantenimento, come per la mercede da pagarsi a’ Ministri. Appoggiavano le opinioni loro gli anzidetti Dottori a quel luogo del Vangelo; ne ex dato mutuo quicquam ultra sortem sperare debeamus. Ed il vedersi poi, che riscoteasi l’interesse ex usu rei, quae non germinat nullo labore, nullo sumtu, nullove sumtu, nullove periculo, lucrum faetusque conquiritur. Ed a quell’altra ragione da Pietro Gregorio Tolosano rapportata ne i suoi libri della Repubblica . Quod ante Leonem X. qui circa annum Domini 1510. adeptus est Sedem, qui Montem Pietatis primus, ut videtur, ex Constitutionibus aedificavit, tam perfecta fuerit pietas, religio, ut non appareat saltem mihi vestigium quod per mille quingentos decem annos hae formulae mutuandi cum redditibus ex pecunia quae nihil generat, receptae, ullo modo fuerint saltem a Leone X. tempore plures Montes Pietatis, et reddituum fuerunt instituti, quam a Divi Petri tempore. E che pria di Leone X. fosse nella Chiesa Cattolica troppo radicata l’anzidetta opinione, riferita da Pietro Tolosano, ce ne rende maggiormente certi il fatto rapportato da Carlo Molineo, uno de’ primi Giurisconsulti della Francia . Dice questi nel suo trattato Francese delle usure, che avea letto negli Scritti del Giurisconsulto Pietro di Ancherano, che un Paesano della Città di Sees nella Normandia, chiamato Reygnier, spessissime volte avea dato denari ’a poveri senza alcun prò, o sia interesse, se non se alcuni, a’ quali avea dati i denari ad imprestito, e nel restituirli, davano alcuna cosa per loro libera volontà a guisa di dono. Ed altri, che nello stabilito tempo non poteano restituire i denari, che ad imprestito aveano ricevuto, donavano alcuna tenuissima somma, ed otteneano altra dilazione. Ciò non ostante dopo sua morte il Vescovo di Sees fè il processo contro di Reygnier, come Usuriere ed opponendosi al processo i poveri, che da lui ricevuti aveano tali beneficj, dichiarando il processo come ingiusto, ed iniquo, con dire, che miglior uomo di questo eglino non aveano ritrovato, avendo sovvenuto a’ loro bisogni così caritatevolmente; Pur tuttavolta fu il defunto Reygnier con consiglio dell’Anzidetto Ancherano, condannato come infame ed Usurajo mentale, e gli eredi costretti a restituire tutto, non già a quelli, che l’aveano dato volontariamente, ma ad altri poveri, o il denaro impiegarsi in opere di pietà; tanto era nella chiesa abborrito il frutto, quantunque moderato, e discreto, che alcun ricevesse dall’improntare il suo danaro!
Questi erano li loro principali argomenti su li quali fondavano le loro opinioni gli objettanti all’erezioni de’ Sacri Monti della Pietà, ed altri argomenti, che posson leggersi nelle di loro opere, che se da noi si volessero in questa scrittura tutti riferire, troppo lunghi saremmo, non essendo nostro istituto di formar trattato appartenente a tal quistione, sì ancora perché le anzidette opinioni furono propagate pria della Bolla inter Multiplices di Papa Leone X. E quantunque il Soto, com’anche Geronimo Tranese si fossero opposti alla decisione del Concilio Lateranense V. e con ciò alla riferita Bolla di Papa Leone X. dicendo il Soto, che tal decisione non dovesse essere dell’ispezion del Concilio, ma in questo errò, come un dotto Teologo de’ nostri tempi giustamente l’arguisce . Ma senza far uso noi di tali opinioni, facendo capo dalla Bolla di Papa Leone X., crediamo evidentemente dimostrare, che al Sacro Monte della Pietà di Seminara non lece esigere interesse, anche giusta il prescritto dell’anzidetta Bolla inter Multiplices. Prescive il sopradetto Pontefice, che un giusto, e modesto interesse debbasi esigere da i pegni, pro eorum impensis, et indemnitate… ad solas Ministrorum impensas, et aliarum rerum ad illorum conservationem, ut praefertur, pertinentium, pro eorum indemnitate dumtaxat, ultra sortem absque lucro pro eorumdem Montium recipitur… Multo tamen perfectius, multoque sanctius fore, si omnino tales Montes gratuiti costituerentur, hoc est si illos erigentes, aliquos census assignarent. Ragioniamo un poco su i riferiti luoghi dell’anzidetta Bolla, ed in primo luogo conosceremo, che l’interesse deesi esigere da i Sacri Monti della Pietà per l’indennità del luogo, e per la mercede de i Ministri, li quali Sacri Monti però non avessero certa rendita; ma quei Monti, i quali ànno certa rendita, e per lo più, anzi soprabbondante, non deono esigere per li pegni somma alcuna per ragion d’interesse; Questo è il prescritto dal Papa Leone X. e su questo deesi regolare qualunque Sacro Monte di Pietà. Il Sacro Monte di tal nome della Città di Seminara ha il Patrimonio consistente, poco men che in ducati sessantamina, come dalla formazion del Catasto fatto nell’anzidetta Città nel 1742. senza quei beni, che dal 1742. fin’oggi ha acquistati . Questo Patrimonio, dà la rendita di ducati tremila annui, essendone la maggior rendita consistente in ogli, danaro bastantissimo per impegnare i pegni sì de’ Cittadini Seminaresi, come de i Cittadini de i Casali circonvicini, giusta la volontà dell’Istitutore. Esaminiamo ora a quali spese è sottoposto il Sacro Monte della Pietà della Città di Seminara per la sua indennità, e per la mercede de’ suoi Ministri; Quasi alcun dispendio non soffre per lo mantenimento del luogo, per li suoi Ministri la spesa di annui ducati cento. Poste tali cose giusta il prescritto nella Bolla di Leone X. potrà il Monte della Città di Seminara a giusta ragione esigere l’interesse per causa de’ pegni? Prosiegue il Pontefice con dire, che sarebbe cosa buona, se nella erezione di tali Monti si costituisce agl’istessi certa rendita, acciocchè i medesimi non fossero nella necessità di esigere l’interesse. Qual maggiore rendita potrà avere un Sacro Monte della Pietà eretto in una piccola Città del nostro Regno maggiore della somma di annui ducati tremila? Che come detto è qui anzi somma troppo bastante per impegnare qualunque pegno per la sua indennità e per la mercede de’ suoi Ministri. Ora riducendo tutte le cose in una, diamo fine a questo a questo Capo, che per le leggi di erezione e per la Bolla di Papa Leone X. e per una consuetudine inveterata di centasettantacinque anni, e per altre ragioni di sopra addotte non dee in conto alcuno il Sacro Monte della Pietà della Città di Seminara esigere somma di denaro quantunque menomissima a ragion d’interesse.


CAPITOLO VI.
Il Re nostro Signore ha prescritto il termine d’un mese a’ Seminaresi, acciocchè i medesimi tra il Sopradetto termine avessero a dispegnare le loro robe pignorate nel Sagro Monte della Pietà della Città di Seminara, pria del tempo di anni due, e mesi sei; e se nel sopradetto termine non si dispegnassero, si averessero a vendere, con esigersi dal prezzo della vendita de’ medesimi il sei per cento dal giorno, che fossero stati impegnati, per ragion d’interesse. Il termine per lo dispegno è brevissimo: l’esazione dell’interesse è contra la legge di erezione di quel Sagro Monte.


A quali angustie dovranno essere sottoposti i Seminaresi, affinché tra il termine di un mese abbiano a dispegnare i loro pegni, alcuno che non fosse informato dello stato miserevole della Città di Seminara, fuor d’ogni dubbio non potrà dell’intutto rendersene persuaso: tantopiù che li medesimi usi a dispegnare i loro pegni fin dalla prima istituzione del Sagro Monte a loro bell’agio, e nulla consapevoli, che la Maestà del Re avesse avuto ad ordinare tal breve termine, dovranno nella più miserevole maniera affannarsi ad effettoché non veggano i loro pegni venduti, senz’avere i medesimi alcuna più ampia dilazione per dispegnarli . Ragion per cui giustamente ne hanno alla Maestà del Re umiliata supplica, affinché il termine di un mese sia prolungato in maggiore spazio di tempo, facendo i medesimi presente in detta supplica la più valevole ragione a lor favore, che nelle leggi e Capitoli di erezione del Sagro Monte della Pietà della Città di Seminara prescrizion di tempo per la vendita de’ pegni, non leggesi; e pignorati con questa legge, o sia consuetudine appoggiata su gli anzidetti Capitoli e leggi, ogni più che ragionevole equità vuole, che non siano i medesimi per tante angustie di tempo stretti, affollati, ed oppressi.
Dimostrato si è nel Capitolo, in cui si è detto, che il Sacro Monte della Pietà di Seminara fu stabilito colla legge di non dover esigere l’interesse per li pegni, e più della meridiana luce ciò si è reso chiaro, se pur la passione della difesa della causa non ci fa travedere. Come dunque potrà eseguirsi l’ordine dato dal Re nostro Signore, che i Padroni de’ pegni avessero a pagare l’interesse del sei per cento nel dispegnare, che faranno i loro pegni in quel Sagro Monte, quando costoro ànno impegnato colla buona fede, di non dover soggiacere a pagamento alcuno per ragion d’interesse? I libri del Sagro Monte di Seminara, il primo de’ quali incomincia dall’anno 1595 chiaramente dimostrano, che nulla siasi dal suddetto Monte esatto per l’interesse; e tal buona fede oggigiorno ha a far soffrire sì grave peso a Seminaresi? Sono nell’anzidetto Sagro Monte, com’è a tutti noto, moltissime robe date in pegno da lunghissima serie d’anni, le quali i miserabili Cittadini finora non han potuto dispegnare; se mai l’interesse si avesse a pagare al sei per cento di moltissimi, e quasi tutti li pegni, nel vendersi nulla a’ Padroni sarebbe restituito per lo restante prezzo; li quali forse, e senza forse, se avessero per alcuna via potuto essere tali ordini a notizia de’ medesimi, che a tal legge li loro pegni avessero avuto ad esser sottoposti, fuor d’ogni dubbio gli avrebbero eglino dispegnati. ( > 33)

venerdì, giugno 30, 2006

Materiali: V: Letteratura - Estratti cronologicamente ordinati: anno 1006

Estratti
su Seminara
presi da opere a stampa,
ed ordinati
cronologicamente
- Avvertenza: Per ragioni prudenziali dovute all'eventuale esistenza di un copyright non sono compresi in questa antologia estratti da opere edite in anni successivi al 1899, in pratica successivi all'opera del De Salvo. Ove si ottenga un'esplicita autorizzazione scritta dagli aventi diritto verrà fatta deroga al principio generale. I contenuti informativi potranno tuttavia ritrovarsi nei vari Dizionari e Lessici di questi Materiali, dove è esercitato il diritto di citazione e critica scientifica.

DALL’ARCHIVIO MURATORIANO:
Vol. II, 39, 28-33:
– Pietro SILVA, Questioni e ricerche di cronistica pisana
–– citazione dal Codice 54 dell’Archivio di Stato di Lucca:

§ 1.
rif. all'anno 1006:

«nel MVI la cità di Pisa essendo li pisani iti con grande armata alla cità di Regio in Calauria la quale si tenea per li sarracini dove stenno circha a un ano, in quello tenpo la re Mugietto barbaro fe’ grande armata e venne a Pisa e trovandola sproveduta d’omini entrò in dicta cità abrugiò la magior parte et così si perderono scritture chome al suo luogho si narrerà e queste sono la cagione che poche scritture o niente si trovano antiche…»

Materiali: V: Letteratura - Estratti cronologicamente ordinati: secolo XII

Estratti
su Seminara
presi da opere a stampa,
ed ordinati
cronologicamente
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Rerum Italicorum Scriptores
RACCOLTA DEGLI STORICI ITALIANI
Dal cinquecento al millecinquecento
Tomo XXXIV (1917)

§ 2.
rif. all'anno 1287

Due cronache del Vespro in Volgare Siciliano del Secolo XIII
A cura di Enrico Sicardi
I.
– da Anonimo Messinese del secolo XIII:
Lu rebellamentu di Sichilia, lu quali hordinau e fichi fari missir Iohanni di Prochita, contra re Carlu, narrato
p. 21, 21-24:
« Or vinni, in quill’annu videmmi di milli e dui chentu octanta dui, (chi) lu re Carlu si partiu di Brandizi, cum grandi hosti di mari. Et per terra vinniru in Calabria, a Rigio, cum grandi isforzu di Francischi et Provinzani et Lumbardi et Tuscani et di Terra di Ruma. Et passau in’ Missina, e misi campu undi Sancta Maria di Rocca Amaduri».
II.
La vinuta e lu suggiornu di lu re Japicu in la gitati di Catania, l’annu MCCLXXXVII, narrati da frate Athanasio di Jaci, del secolo XIII:
p. 35,10-18:

« In chistu tempu lu Re stava cu grandi anxia di aviri la vittoria di Augusta; ma si mustrava allegru, ed ogni ura inviava un curreri. E tutti li signuri di lu Regnu vinniru a Catania cu suddati assai e cavaddi, chi paria un reduttu d’armi. E lu Re vulia fari lu parlamentu pri abbuscari dinari; ma li Catanisi li dèsiru quantu abbisugnava. Ed una fimmina cattiva, chi non avia figli, dunau a lu Re ducentu unzi, e li soi cosi d’oru; e lu Re l’appi assai a caru, e ristau cuntenti. Chista donna si chiamava Agata Siminara. Lu re Japicu si partiu pri assediari li franzisi ad Augusta; ma sindi jeru primu. E li genti di lu Regnu mentri non eranu fermi; chì cui dicia una cosa, cui un’autra; ma tutti vinianu inchinati a lu Re Japicu. È vero chi ognunu stava a lu vidiri comu ijani li cosi di lu Regnu».
Glossario dato dall’editore: cattiva = vedova. –
Japicu = Giacomo d’Aragona.
Il testo è così commentato e spiegato nell’Introduzione dell’editore Enrico Sicardi (CLXI, 25-27): «E finalmente non tace la soddisfazione del re d’aver ricevuto spontaneamente molti danari da’ Catanesi, e persino il particolare, interessante per la cronaca cittadina, che una vedova senza figli, tale Agata Seminara, “dunau a lu re ducent’unzi e li soi cosi d’oru”, ossia, col denaro, anche le sue gioie; il che, per una donna, non è poco».

Materiali: V: Letteratura - Estratti cronologicamente ordinati: anno 1792: Galanti

MATERIALI PER UNA STORIA DI SEMINARA
Raccolti e Ordinati da Antonio Caracciolo
con
Sintesi storica conclusiva tratta da questi stessi Materiali
– Opera in progress, concepita per non essere mai finita –

Giuseppe Maria GALANTI,
Giornale di viaggio in Calabria (1792),
Edizione critica a cura di Augusto Placanica,
Napoli, Società editrice Napoletana, 1981
pag.: 187-196; 220-227. Il testo qui riprodotto è alleggerito dell’apparato critico.

VII.

Corografia. La piana di San Martino somiglia un proscenio di teatro la cui bocca d’opera è il mare. I due punti estremi di questo proscenio sono Palmi e Nicotera, i quali non sono nella Piana. I paesi che circondano detta piana e sono compresi in essa sono Seminara, Varapodi, Oppido con casali, Terranova e casali, Molochio, Casalnuovo, San Giorgio, Polistena Cinquefrondi e casali, Anoia e casali, San Fili e Rosarno.
Terre. La terra di questa piana è composta di terra pilla, di arena, di terra forte e qualche poco di creta. Verso il mare è terra forte, verso il centro e nel circuito verso le colline è terra pilla: verso Rosarno e Laureana colla terra pilla è mescolata l’arena e la creta. Di quest’ultima si trova qualche poco anche nel centro ed è per lo più rossa. Siccome la parte dominante è la terra pilla, questa nell’estate per ogni piccolo movimento si alza in dense nuvole che sono incomodi. — Le pietre delle montagne intorno sono in buona parte di pietra calcarea ed altre sorti di terra forte. Calce cattiva. La calce che si fa da questa pietra non è buona: ha bisogno di essere subito inacquata, altrimenti subito indurisce rendendosi di nessun uso. — Le acque della piana generalmente sono buone. Quelle delle colline sono eccellenti; quelle del basso della piana nel generale sono molli e pregne di parti eterogenee.— Fiumi pescosi ed uso della calce e del talco. De’ fiumi quasi tutti, come il Razzà, il Vacale, il Metrano, il Marro, danno trote verso le sorgenti, ed appresso anguille le quali sono anche verso le sorgenti: questa pesca viene sterminata e distrutta dall’uso della calce e del talco.
Avanie feudali. Le acque del fiume Razzà e del vallone presso Casalnuovo erano prima dell’Università e servivano al comodo de’ particolari. In questi ultimi tempi sono state usurpate dal barone che le vende quando occorre. — Generalmente di questo tesoro di acque non si ricava alcun vantaggio per l’inaffiamento. Se ne fa uso per molini, ma non per li trappeti, se non in San Giorgio e Polistena.—In questa piana vi erano prima molte popolazioni che da un secolo in questa parte sono state distrutte. — Ristagni. Le acque stagnanti sono verso il mare specialmente verso Drosi, Gioja e Rosarno. Il Metramo inonda molti terreni. I paesi di cattiva aria sono Terranova, Oppido, Semianara, Varapodi, Gioja, Drosi, Rosarno, San Martino, Radicena. Questi due ultimi lo sono meno. Ne’ luoghi vicino al mare l’aria cattiva è causata dalle acque stagnanti, come anche in Oppido, Seminara, Varapodi, Terranova e Molochio.
Aria cattiva e perché. Ne’ paesi verso il centro ha origine dalla macerazione del lino; al che si aggiunge la battitura del medesimo dentro l’abitato, e la morchia de’ trappeti. Quest’ultima cagione produce l’aria cattiva in Casalnuovo. — Casalnuovo gode l’aria migliore della piana. Per la sua posizione meriterebbe esser considerato, perché potrebbe dare attività a tutta la piana. In questo paese non ci è senilità né malattie che vi danno causa. — Meteore. La nebbia detta lupa resta intercettata dalle montagne che circondano la piana e fanno il primo flagello di queste campagne. I venti australi ne formano il secondo. Quando lo scirocco è misto col levante è tanto furioso che scopre le case e spianta gli alberi, particolarmente gli ulivi.
Pastorizia nociva. Vi sono razze di cavalli. Le vacche vi sono più che mediocre quantità: nell’està si mandano nelle montagne. Queste sono tenute con poca custodia: girano a loro arbitrio e recano danni a luoghi coltivati. Vi manca la giustizia per punire tali danni. L’istesso si fa degli altri animali specialmente de’ porci, i quali vi sono portati a svernare da’ negozianti. Le pecore mosce vi sono in abbondanza. La pastorizia dunque si esercita per la destruzione dell’agricoltura. Nell’està non vi sono né possono stare per la natura del suolo, e passano nelle montagne. — Le pecore ed i bovi sono attaccati ordinariamente nell’està dalla malattie di polmoni e cancrene. Queste carni morbose si vendono ne’ macelli e per le campagne impunemente e producono malattie.

In Casalnuovo vi è qualche patentato di Foggia. La giustizia è pessimamente amministrata. La gente è tutta armata. Il Montiero Maggiore aumenta i disordini. I governatori sono venali ed ignoranti al solito. —
Governo de’ comuni. In Casalnuovo si vive a battaglione senza catasto ed a capriccio di pochi prepotenti. – In Casalnuovo ed altri feudi del barone di Gerace si vende dal barone il dritto di pascere i porci in tempo di spiga in tutti i territorj de’ particolari. — Avanie feudali. In Casalnuovo ed altri feudi di Gerace è tale la prepotenza baronale che restano occultati gli ordini che vengono da Napoli che riguardano il bene pubblico o la suppressione degli abusi feudali. Col pretesto di concedersi il suolo per la riedificazione de’ nuovi trappeti, il barone esige una botte di olio una volta tantum e 10 carlini l’anno ne’ trappeti ordinarj e in quelli alla genovese, mentre i territorj sono de’ particolari. Sopra ogni territorio de’ particolari esige detto barone una prestazione sotto titolo di censo a minuto. La Corte locale transige tutti li delitti con denaro.— Ne’ feudi di Casalnuovo la Camera baronale esige sotto titolo di bagliva sopra tutti gli animali una prestazione anche da’ forastieri che passano co’ loro animali, come pure esige sotto titolo di dogana il drítto d’immissione ed altresì sopra tutti i generi di vettovaglie, animali e merci. Questa dogana in Casalnuovo è affittata ducati 1710 ducati [sic], tuttoché gli olj della Cassa Sacra e del barone fossero franchi. — Tale è la soggezione e timore in cui vivono questi naturali che loro non è permesso ricorrere al Trono. Qualche particolare che ha cercato di ricorrere ha posto a pericolo la sua pace e la sua vita. — Governo de’ comuni. L’Università non avendo collegio di decurione, l’elezioni si fanno tumultuariamente e per lo più a divozione del barone. — Nell’annona si ingerisce il barone da poco in qua ed il prezzo è alto. La Camera baronale e suoi ministri abusa sopra tutti i generi di annona.
Agricoltura. L’agricoltura è pessima. È avvilita: 1° per difetto di giustizia, giacché non si puniscono le violenze che si commettono nelle campagne, i danni degli animali e per prepotenze particolari; 2° per l’ignoranza delle cose agrarie. — Prodotti. Il prodotto principale è l’ulivo; segue la seta; quindi frumento, fagioli ne luoghi umidi; promette nelle pendici vini, e lino nella pianura. Il lino si svelle verde come in Terra di Lavoro. Valuta delle terre. Il prezzo de’ terreni nel territorio di Casalnuovo è da 10 a 26 ducati il moggio. Le terre addette a ortaggi sino a 50 ducati. Dopo il tremuoto la valuta de’ fondi è diminuita di circa il terzo nello stato attuale.
Vetturali. In Casalnuovo e luoghi vicini i vetturali si chiamano cavallari e sono in gran numero. Costoro abusano di tutto, vanno armati e, siccome non fanno provvisioni per il mantenimento de’ loro animali, fanno guasti a’ seminati. Costoro prima erano agricoltori in buona parte, ed oggi esercitando scarsamente il nuovo loro mestiere vivono licenziosamente.
Grano. Si coltiva poco germano e poca sagrìa che è una specie di grano bianco; molta avena, mediocremente orzo. — Concimi. Per concimi si usa la stercorazione delle pecore per gli ulivi e per giardini, come pure de’ lupini nelle terre seminatorie e negli ulivi. Se non ci fossero gli animali che abbiamo notato devastare le campagne, i concimi de’ lupini sarebbero più universali, e l’agricoltura sarebbe al doppio più proficua. Pochi uliveti si coltivano con concimi: tutti gli altri sono ingombri da felci, per cui gli uliveti deteriorano. Que’ che pascolano gli animali, come vanno tutti armati, così cercano garantire i guasti che fanno sotto causa di frequenti omicidi.—Olivi. Gli olivi non si putano. Si crede da alcuni che la putatura sia atta al genere degli ulivi che è nella pianura. Ma fatti particolari hanno mostrato che sia utile col diradarli. — Sulla qualità degli ulivi della Piana esiste presso il Padre Minasi una Memoria rimessagli dal sacerdote Don Francescantonio Raso di Casalnuovo.— Dentro Casalnuovo, senza computarsi il territorio, vi sono 24 trappeti. La più parte sono alla genovese. Gli ulivi generalmente danno meno copia di ciò che potrebbero perché vi si usa l’acqua sporca. Le pietre de’ torchi sono di cattiva qualità. L’olio si conserva dentro vasi di creta. Alcuni pochi hanno cisterne di lavagne.— Il dottor fisico Don Marcantonio Frangipani di Casalnuovo ha fatto una sperienza di affumare con zolfo e legni, mentre le ulive erano piene di vermi sul nascere, ed è riuscito ad ammazzarne la più parte. Non caddero tutte le ulive, ma ne’ luoghi vicini caddero in maggior numero. Si attendono ulteriori sperienze a conferma di ciò.— Vini. I buoni vini della Piana sono di Rosarno, Gioia; Seminara, Drosi e Rizziconi meno degli altri. — Il detto Signor Dottor Fisico ed il Dottore Don Giuseppe Maria Chitti promettono delle notizie sulla Piana. — Seta. La seta ci è in copia e mal tirata. Questa industria va decadendo. I gelsi non sono soppiantati. — Ortaggi. Nelle Piana ci sono gran coltivazioni di cocomeri e poponi ed anche cocozze, i quali fanno bene nelle terre pille. Abbondano in Rosarno, San Martino, Radicena e Jatrinoli.
Usure. Non si conosce interesse a mutuo. Prova di paesi meschini. Si partì da Casalnuovo la mattina de’ 13. Ci si disse che nella notte precedente si erano intesi continui rombi, che sono stati sempre forieri di tremuoti. Infatti per camino noi stessi ne udimmo da quattro a cinque. Giunti a San Procopio ci si disse che persone venute da Reggio asserivano che l’Etna faceva forti eruzioni e che in Messina si era uscito ad abitare sotto baracche per li tremuoti che vi si facevano sentire. Alcuni dicevano che que’ rombi non erano che i fragori del Mongibello, altri credevano che fossero cannonate. Ma sulle 22 ore e mezza in circa sentimmo una forte scossa di tremuoto ed un’altra molto leggiera dopo un’ora di notte.
La campagna da Casalnuovo a San Procopio seguita ad esser un perpetuo bosco di ulivi. Le felci dominano in tutto il suolo. Vi trovammo poche coltivazioni di grano e di lino. Fiumi. Passammo molti fiumi di acqua perenne, che tutti mettono capo nel Petrace. Essi si hanno scavato il letto a molta profondità, per cui nelle loro vicinanze si cala sempre in una bassa valle. Le acque di molti di essi sono di color di acqua di bucato, forse perché passano per luoghi cretosi.— Questi fiumi sono in gran parte quelli che col terremoto hanno formato diversi stagni ne’ luoghi superiori di Oppido ecc.
Avanie baronali. In questa provincia si ha per cosa molto onorifica l’essere impiegato per agente, erario, ecc. de’ baroni. Anni addietro si esercitavano questi offizj gratis, e l’onore di servire il barone si stimava un sufficiente compenso. Oggi si pagano dove qualche poco, dove bene. L’idee si vanno cambiando.
Discorsi sempre luttuosi. I discorsi che si fanno in questa provincia sono sempre luttuosi e, viaggiandosi per essa, l’animo si deve essere affetto di una perpetua tristezza. Religione. O si sentono lugubri storie avvenute a ciascun particolare in occasione del flagello dell’ ‘83, o si sentono i lamenti per li guasti prodotti da coloro che il Sovrano aveva impiegati pel sollievo degli infelici avanzati da quel disastro. Il disprezzo e l’indegnità come costoro trattarono le cose sagre ha contribuito moltissimo a corrompere la morale di questi provinciali. L’aspetto de’ paesi mezzo rovinati non può non commuovere un animo sensibile ed eccitare i più vivi sentimenti di compassione e di dolore.— Ci si disse a San Procopio che i bambini nati dopo il tremuoto per molti anni hanno avuta cortissima vita. Fatto da verificarsi. Ci si disse che a Sinopoli attualmente ancora si osserva questo fatto, e che a San Procopio da pochissimi anni vi cominciano a vivere. La verità di questo fatto, che ha bisogno di prova e conferma maggiore, porterebbe funeste conseguenze alla popolazione per l’appresso. — Suolo. A Casalnuovo osservammo nelle colline che gli sono alle spalle una lunga linea, che ci si disse estendersi sino ad Oppido, di terreno abbassatosi per molti palmi dove più dove meno sul dorso delle dette colline nel terremoto dell’ ‘83. Il terreno rimasto superiore a quello abbassatosi pare come tagliato a picco e presenta, almeno dietro Casalnuovo, un ammasso di ciottoli e ghiaja ammassati dalle acque fluenti. Montalto è la cima più elevata dell’Aspromonte. — Terre. La piana dell’Aspromonte è tutta di terra pilla, per cui nell’està non ci si può caminare per la polvere. Nella contrada di Sinopoli le terre pille sono le dominanti ma non ci mancano le terre forti e cretose. Quelle di Seminara sono di condizione migliori perché vi sono in minore quantità le terre pille. — Le pietre delle montagne di Aspromonte sono pesanti e densissime, sono di granito, né sono calcaree almeno dalla parte verso Sinopoli e luoghi vicini. Calce. La pietra calce si fa a Bagnara. Montagne e alberi. Queste montagne verso la cima sono coperte di faggi, abeti e zeppini, come anche nella parte interne di esse. Nelle pendici poi verso il mare si trovano castagne e querci. Alle colline cominciano gli ulivi. Queste montagne nel generale sono arborate. — La piana di Moio è coperta nel generale di querce. Vi sono castagne ancora.
Fiumi pescosi. I fiumi sono abbondanti di acque anche nell’està. Stanno molti pesci, come trote, anguille, cefali, ecc. La pesca si fa col tasso .—Meteore. La lupa fa guasti alle campagne. Quando nell’inverno alla neve si accoppiano le gielate, queste devastano il frutto degli ulivi non ancora raccolto. Nelle annate ubertose si raccoglie il frutto fino a Luglio.
Proprietà. Nello stato di Sinopoli e Castellace ognuno ha il libero potere di chiudersi i terreni, ma nel fatto sono aperte. Non torna conto chiuderli, perché i fondi sono ampj e le terre hanno poca valuta. — Valuta delle terre. Nello stato di Sinopoli sono poche le terre seminatorie: gli ulivi vi prosperano meglio. Le terre si vendono da 20 a 40 docati. A Castellace fino a 30. — Aratro. L’aratro vi è di una specie. La vanga vi è poco conosciuta. Per li fossi, che è l’unica siepe conosciuta, si usa la vanga, ma vengono dalla provincia di Cosenza quelli che l’adoprano. I concimi s’ignorano. — Grano. Di grano si semina molto poco. Questo o è germano o grano bianco. Il germano dà circa il 7 o 8, il bianco il 4 o 5. I1 bufone vi è sconosciuto. La lupa gli fa il maggior danno. I grilli da più anni fanno guasti grandi al frumento ed a’ fagiuoli solamente. Le terre a semente un anno sono coltivate a grano ed un altro a frumentone e fagioli secondo che le terre sono più o meno asciutte. — Ulivi. Il frutto degli ulivi della piana e di Sinopoli è piccolo nel generale, e di esso ve ne ha diverse specie. Nella contrada di Reggio non vi fanno che gli alberi di olive grosse. Non si putano gli ulivi, non si concimano. Ciò è nel generale. Nella piana ed in Sinopoli si arano gli ulivi nel generale e si troncano le felci che ingombrano il suolo. — Per raccogliere le ulive si aspetta che cadano per da per sé. Comincia la raccolta nelle annate ubertose nel mese di Ottobre e finisce a giugno. Le ulive grosse cadono più presto e la loro raccolta finisce a tutto Aprile. I luoghi pii ed i gran proprietarj vendono la raccolta, ed allora i compratori per accelerarla battono le ulive. Questo metodo fa venire cattivo l’olio e rovina le piante. L’olio nella Piana è d’inferior condizione perché si raccoglie il frutto colla scopa, e vi va unita la terra. Nelle pendici è migliore perché si raccoglie a mano. Di più nella Piana non vi è abbondanza di acqua né è pura: nuova cagione per cui l’olio è inferiore. I trappeti parte sono alla genovese e parte all’antica. Le ulive raccolte si ripongono e stanno lungo tempo. Quando subito si spremono l’olio viene bianco ed ottimo. Si conserva in vasi di creta.— Vini. I vini di loro natura sono generosi, ma perché sono preparati con molta scioperagine nell’està si guastano. — Seta. L’industria della seta va decadendo di anno in anno perché il prodotto non compensa le spese. — Lino. Di lino se ne raccoglie in quantità. Si svelle quando comincia ad ingiallire. Lo svellono verde quando è assalito dalla malattia di una pianta che lo fa seccare. — Frutta. Sant’Eufemia e Melicuccà abbondano di frutti di està e d’inverno. Si trasportano fino a Monteleone e Catanzaro. Calanna si distingue per le sue ciregie: ve ne sono cosi dure che le trasportano dentro li sacchi ne’ luoghi lontani. Le chiamano ciregie napolitane. Vi abbondano anche gli altri frutti.— Foreste. In Aspromonte vi è una foresta Regia venduta al Principe di Scilla, il quale la fida nell’està. Il bestiame abbonda ne’ luoghi di dietro marina e vengono nell’està in Aspromonte. In queste contrade si provvedono di animali dal Marchesato e da’ luoghi di dietro marina. — Mercede. A’ bracciali nel generale si danno al giorno da Agosto a tutto Marzo grana 20, da Marzo ad Aprile 22, del resto 25. Le donne nettano i campi, raccolgono le ulive, ecc. Loro si dà un carlino nel generale al giorno. — La valuta delle terre dopo il tremuoto è di molto minorata, dove di un terzo, dove un quarto, ecc. — Canape. A Calanna, Fiumara di Muro, Sampatello dello stato di Roccella, Reggio, si raccoglie molta canape. — Costumi. Le femmine di Casalnuovo, San Procopio, ecc., portano anch’esse tovaglie nere sul capo e vestono di nero nel generale. Questo colore l’usano o per lutto frequente, o per vedovanza. Le maritate portano la tovaglia bianca. Vanno scalze ordinariamente. Si strappano anche i capelli come altrove abbiamo notato. Prima, nella morte di qualche stretto parente, si stava tre giorni fissi su di una sedia a piangere cogli amici e parenti, che venivano a fare compagnia. Oggi si fa per un sol giorno. A Bagnara attualmente si usa quando manca il marito che la moglie si sede in mezzo alla stanza scapigliata e tutti i parenti e gli amici le strappano i capelli e la tormentano in questa guisa orribilmente. Si sta per più mesi senza andare a prendere carne al macello. A Scilla quando il lutto è lungo la tovaglia delle femmine è verde. Ad Oppido anche le gentildonne nella morte de’ mariti si coprono con una lunga tovaglia: questa si scorcia a misura che il lutto diminuisce. In molti altri paesi si usa che nella morte di un galantuomo tutti gli amici portano il lutto per 30 giorni. Tra le femmine quest’usanza è in più rigoroso uso. Ogni paese ha sopra questo punto le sue particolari usanze.
Seta e gelsi. In quetsa contrada si usa triturare ed pestare con un coltellaccio la fronda che si dà a’ vermi da seta. Ciò si usa nella piana ancora, a Calanna, ecc. Le femmine non si vogliono capacitare del contrario. — Per la Corografia di questa Provincia sembra acconcio dividersi in 5 regioni, cioè Marchesato Dietro Marina, Contrada di Monteleone, Piana di San Martino e Contrada di Reggio.


XI.


Dopo tre ore e mezza di camino arrivammo a Scilla, dove fummo trattati con profusione dal governatore del luogo signor Don Vincenzo Laudari fratello di Don Saverio di Catanzaro. Scilla ha moltissime barche da pesca, ed il pesce intanto poco vi abbonda, perché si vende a Messina. Sulli generi di pesci di questi mari e delle frazioni in cui si pescano si deve commettere una memoria dal detto signor Laudari. Commercio. A Scilla vi sono le feluche, le quali fanno il viaggio di Venezia, Trieste e della Dalmazia. Sei sono le principali. Ciascuna ha circa 25 uomini e portano un carico d’intorno a 250 cantaia. Si possono contare in Scilla sopra a 300 marinai. Portano queste feluche diverse mercanzie e molte seterie di Catania, quali però vendono in que’ luoghi in controbbando. Quando il nostro Re fu a Trieste gli fu dato da Scillitani che ivi si trovavano un memoriale per far loro ottenere privativamente la libera introduzione di tale seterie, ma non se n’è veduto esito. Riportano da tali luoghi telerie ed altre mercanzie che spacciano nella Puglia, fiera di Jaci e nelle altre fiere di Calabria. Sei di queste feluche fanno società di due. Il guadagno ordinario è da 200 a 300 ducati per ciascuna porzione. Computandosi 29 porzioni per ciascuna feluca e 250 ducati annui di guadagno, si avrebbero 7250 ducati. Per conseguenza tutte le 10 feluche darebbero di guadagno netto ducati 72.500. Si crede che ogni feluca dà di lucro al fisco colle diverse dogane di andata e ritorno ducati 4 mila. Que’ marinai che non hanno feluche fanno i loro negozj sopra legni altrui che passano per Messina. — Pesca e avanie feudali. La pesca del pesce spada si fa dalla fine di Marzo a tutto Giugno nel mare di Palmi, di Bagnara, di Scilla, del Pezzo. Essa è soggetta ad una annua oppressione feudale. I calli del pesce, che è la parte più delicata sopra la coda, è di dritto del barone in Scilla, che esige anche il terzo della pesca. In Bagnara il terzo della pesca totale si esigeva dal barone, ma è stata soppressa. — Dalla Fossa fino a Palmi il lido non è che una catena di montagne, le quali verso la punta del Pezzo si vanno abbassando. Da Scilla a Bagnara sono per lo più tagliate a picco. Le loro pietre sembrano granito.
Da Scilla a Palmi impiegammo tre ore. Il mare in questi luoghi è pericoloso per ogni piccolo vento di scirocco o ponente. Vicino Palmi è il monte di questo littorale, detto di Sant’Elia su del quale comincia il piano della Corona che traversammo prima di calare a Bagnara. Palmi ha un cattivo aspetto dalla parte del mare per dove vi si sale molto incomodamente; ma dentro è posto in piano ed edificato con ordine e simmetria dopo il tremuoto; ha larghe strade ed ampie piazze, ma meschini edifizj. Il monte di Sant’Elia sovrasta a Palmi dalla parte di mezzogiorno e vi produce delle meteore che molto la danneggiano ed incomodano.— Terre. I territorj di Palmi e Seminara sono in maggior parte di terre pille. Ve ne sono cretosi e di terre forti. Le terre pille non sono che argille, sono le meno fertili e sono coperte di ulivi. Le cretose nella più parte lo sono di viti ed anche di ulivi.
Le terre forti si tengono a viti e grano. — Le acque sono buone ma scarse. La montagna vicino Palmi versa le sue acque dalla parte di Seminara o del mare. —Il Petrace scorre fra Gioja e Palmi. Esso è rapidissimo, di acqua perenne, e non manca anno che non facci guasti. — La spiaggia da Palmi a Nicotera è di aria cattiva. I fiumi Petrace Budello di là da Gioja a quello di Rosarno fanno de’ ristagni e producono l’aria pestifera. — Porti. Vicino Palmi nel luogo detto La Tonnara tra Palmi e le Pietre nere vi è un luogo opportuno per un porto di poca spesa. L’aria vi è buona e sul luogo vi abbonda il materiale per edificarlo. – Meteora. I guasti maggiori la campagna li riceve dalla lupa che quasi ogni anno tronca le più belle speranze della raccolta delle ulive.
Baliva. In Palmi oltre il giudice ordinario vi è quello della Bagliva il quale procede cumulativamente alla Corte locale nelle cause civili e privativamente nelle cause de’ danni dati. È controversa la proprietà di questa bagliva fra l’Università ed il barone, per cui è sotto sequestro. Secondo le costituzioni di detta bagliva, da essa si dovrebbe appellare al Portolano di Reggio e quindi alla Camera. —Memoria promessa da Palmi. Sulle oppressioni feudali di Palmi, Seminara, Oppido e Santa Cristina si attende una Memoria dal Signor Don Girolamo Coscinà.
Seminara ha più di 1000 tomoli di terre demaniali poste sul Piano della Corona. Palmi ne ha forse altrettanti. — Proprietà. In Palmi e Seminara generalmente le terre sono di assoluta proprietà. Foreste. In Seminara l’Università possiede una vasta foresta di circa 6 miglia di lunghezza, la quale però ha poca larghezza. Essa è di proprietà de’ particolari, i quali soffrono la servitù del pascolo, il quale si vende dall’Università per 60 ducati l’anno. Questa stessa foresta si stende di là dal Petrace per una larghezza maggiore fino al territorio di Castellace. Essa appartiene a Cariati che ci esercita dritto di pascolo con giurisdizione ne’ mesi forestari, quantunque posta nel territorio di Terranova della casa di Gerace. I poderi sono di diversi particolari, ed il proprietario della foresta Cariati vi esercita il dritto del pascolo o sia della fida per alcuni mesi dell’anno, per cui sogliono pagare la fida gli animali vicini e que’ che vi passano. Cariati esercita la giurisdizione sopra i custodi e sopra i danni dati. Memoria promessa. Il suddetto Signor Cuscinà favorirà una notizia più distinta sopra questa foresta.
In Palmi si pagano i pesi fiscali parte con gabelle civiche e parte con catasto. Le once cadono circa grana tre. A Seminara cadono circa grana quattro. — Ceti. In Palmi vi sono cinque ceti: nobili, civili, mastri, massari, marinai. Il primo ceto eligge otto decurioni, otto il secondo, quattro il terzo, due il quarto e due l’altro, in tutto 24. Seminara ha 4 ceti e 26 decurioni: tredici ne somministra il ceto de’ nobili, 7 li civili, 4 li mastri e 2 li massari. I decurioni sono annali e si eliggono a sorte. In Seminara si escludono i decurioni dell’anno precedente. In Palmi il Sindaco de’ nobili che finisce l’anno fa la nomina de’ sindaci nuovi, quale, se è escluso dalla pluralità de’ voti, fa la nomina il secondo sindaco, e così di mano in mano. Gli amministratori sono 4, due sindaci uno del primo l’altro del secondo ceto e due eletti degli stessi ceti. I tre rimanenti ceti non hanno voce passiva. L’istesso si pratica in Seminara. Oltre a ciò vi è il Cassiere da’ due predetti ceti.
Grani. Essendo la contrada in gran parte ingombra da ulivi, il ricolto del grano è scarsissimo per cui si è costretti provvedersi per buona parte dell’anno di grani della Puglia o del Marchesato. — Seminara ha un casale detto Sant’Anna il quale fa una comunità con Seminara. — Palmi ha poca coltivazione di frumentone, grande Seminara col soccorso delle acque del Petrace. Vi abbondano ancora i fagioli. — Ulivi. Gli olivi non si putano, ma si diradano solamente. Qualcheduno ha cominciato a putarli. L’olio è buono. Le piante e le ulive hanno le loro malattie del verme, questo assale le piante nelle radici. Lo scirocco promuove questi insetti, la tramontana li ammazza. I trappeti alla genovese vi sono comuni. L’olio si conserva dentro vasi di creta. In Seminara si lavorano vasi della grandezza da contenere fino a 90 staja di olio. — I vini si raccolgono in quantità. In Palmi quelli che sono fermentati colla vinaccia si conservano a lungo, hanno miglior colore. — Seta. La seta vi si raccoglie in poca quantità e cattiva per la cattiva tiratura. I gelsi sono oggi ridotti a poca cosa per la decadenza dell’industria. La seta di Casalnuovo e San Giorgio è peggiore. I gelsi vi sono bianchi e neri. La fronda si tritura. — Il lino vi è pochissimo; in Seminara vi si raccoglie poca canape. Gli animali vi sono scarsissimi per la mancanza de’ pascoli.
Arti. In Seminara si lavorano ogni sorte di vasi di creta ordinaria. In Palmi vi sono poche e cattive concerie. Vi sono in Seminara due cattive tintorie. A Seminara vi è una creta ottima per majolica. Vi è stato un giovane capace che tentò piantarvi una fabbrica, ma per mancanza di ajuti e capitali ha dovuto abbandonarla.— Commercio. Il commercio che si esercita in Palmi è di olio, che diversi incettano dalla Piana e vendono a’ Genovesi. Via dell’olio. I carichi si fanno alle Pietre nere territorio di Palmi ed a Gioia. In Seminara si fissa la voce dell’olio da Monteleone fino a verso Reggio. Seminara elegge due deputati, due altri li mercanti di tutto il contorno, i quali unitamente al Parroco, al Sindaco coll’intervento del fiscale della Cassa Sagra, registrano i prezzi dell’olio che sono corsi da Gennaro a tutto Marzo giornalmente. Ogni particolare è in obbligo di rivelare il prezzo in cui ha venduto l’olio in tale intervallo. Nel 1 di Aprile si fa una coacervazione de’ prezzi e si fissa il prezzo alla risulta del prezzo medio. Questa voce di Seminara dà la regola a tutta la piana fino a Monteleone. — I Pesi e misure sono varj all’infinito. — Marina. Palmi ha 11 picciole barche da traffico dette paranze e 9 barche pescherecce. In marinai e pescatori ci sono circa 120.
Sale. La provincia ha la distribuzione del sale forzoso. Pel sale libero secondo l’ultime disposizioni si paga carlini 15 tomolo. Contrabbando. Questo non toglie il controbbando, per cui vi sono comitive di controbbandieri di 30, 40 e più persone che infestano la provincia essendo nella maggior parte persone facinorose. Il sale s’incetta nella maggior parte da’ marinai di Palmi che lo tirano da Sicilia. Si deve chiarire in Napoli la quantità che si consuma di questo sale libero per mezzo de’ fondaci regi ed i pesi che si soffrono, a fine d’esaminarsi l’utilità del dritto proibitivo della dispensazione del sale.
Marine. Le marine sono mal custodite, o non lo sono affatto. Contrabbandi. Generali sono li contrabbandi dell’olio per li motivi notati in Catanzaro.
Valuta delle terre. Le terre si vendono da 20 a 40 ducati il moggio. Gli uliveti fino a 150 ducati. Le rendite prediali dopo il tremuoto si sono minorate dal terzo a del quarto.
Dopo il tremuoto la popolazione vi è più feconda e quasi ha rimesso la popolazione primiera. — Seminara dopo il tremuoto ha l’aria pestifera per un lago formatosi. Per disseccarlo si spesero molte migliaja e malamente. Se ne deve parlare con Don Ignazio Stile. Con qualche migliaja si potrebbe rimediare a questo male. Malattie. La popolazione intanto va da giorno in giorno estinguendosi; da malattie dominanti in Palma e Seminara sono le febbri costituzionali che derivano a coloro che praticano le coltivazioni de’ frumentoni vicino i fiumi. Cominciano in Settembre e durano a tutto Decembre. In Palmi molte malattie sono uscite per la nuova economia degli edifizj per cui l’aria vi ha più libera rivoluzione. Le malattie che costoro portano le rendono alle volte epidemiche. In Seminara dopo il tremuoto sono frequenti i mali d’idropsia e di punta. Il vajolo s’inocula da qualche particolare con profitto. — Projetti. Gli esposti sono attualmente nove in Palmi e son mantenuti dalle Confraternite, come anche in Seminara ma quello che contribuiscono non basta. Sono alimentati fino a tre anni. In Casalnuovo le madri non hanno rossore di allevarsi li proprj figli senza temere l’infamia. — Seminara era il primo paese della contrada prima del tremuoto per ricchezze e comodi della vita. Aveva 8 conventi, i quali danno alla Cassa Sagra 25 mila ducati. Oggi va in ruina e decadendo ed i suoi flagelli sono la Cassa Sagra, il lago e la povertà. — In Seminara il Monastero delle Monache della Nunziata esigeva il 10 per cento sopra li frutti, gli ortaggi ed i salumi. Apparteneva all’Università, dalla quale fu alienata ed oggi si esigge dalla Cassa Sagra, la quale se l’affitta 300 ducati l’anno. In Seminara vi è un Monte di Pegni che ha un fondo di circa 80 mila ducati. La metà delle sue rendite per decennio è impiegato per disposizione sovrana alla riedificazione de’ pubblici edifizj. Fino a 10 ducati prende i pegni gratis. – Memoria promessa. Sulle dogane e loro abusi promette una Memoria il Signor Don Gaetano Suriano. Del rimanente il contrabbando è generale. Si sono aumentati gli uffiziali con piccolo soldo, e questo ha portato l’accrescimento delle prestazioni. In Palmi vi è la dogana di 5 persone, le quali angustiano li negozianti se il carico si facesse senza controbando: la corte vende questi uffizj a carissimo prezzo e due ufficiali de’ cinque sono venduti ed hanno interesse alla frode. Controbando. Le feluche di guardia, secondo gli ultimi stabilimenti, diventano padrone del controbando che sorprendono: n’è sorta una morale cattolica, ed è quella che siccome si credono padroni del controbando in qualità di proprietari si credono in dritto di disporne e per cui si concordano con sicura coscienza. — A Tropea ci è stato detto non essere vero che Malta sia una fucina di controbando per la Calabria, ma sì bene Messina e Lipari.
Il giorno 2 Giugno restammo in Palmi. Ne partimmo la mattina de’ 3. Fummo prima a vedere la Tonnara luogo così detto per esservi stata per l’innanzi una tonnara. Questo sarebbe un sito opportuno per la costruzione di un picciolo porto e con poca spesa. È esso distante da Palmi meno di due miglia. Da questo luogo passammo a Seminara, dove ci trattenemmo per un momento in casa di Don ... de Franco. Il luogo dove era prima è un mucchio di rovine. La nuova Seminara ha l’aspetto di una popolazione poco agiata e poco felice. Era prima uno de’ primi luoghi della provincia ed aveva belli edifizj. Vicino vi sono alcuni laghi prodotti dal tremuoto, che si poteano con migliore avviso e minore spesa colmare colle acque fluenti. Infatti in uno di essi ha fatto naturalmente tale operazione un torrente che lo aveva prodotto.
Era Seminara ricca di luoghi pii che oggi la rovinano per mezzo della Cassa Sagra. Questi luoghi pii avevano di solo olio 15 [sic] ducati all’anno. Vi è una collegiata che ha molti canonici.
Fino a Seminara fummo gentilmente accompagnati dai signori Don Felice Mauro e Don Girolamo Cuscinà. Seta. Da Palmi a Seminara si tritura con un coltello la fronda che si dà a’ bachi da seta. In Palmi vi è un gran numero di patentati per estrarsi così alla giurisdizione baronale.


XII.

Partiti di Seminara valicammo il Petrace, fiume rapidissimo e pericoloso quando vi è pieno. Colle acque fatte a’ li 16 e 27 maggio la piena ne portò tre uomini, e non vi è anno che non vi muoia gente. Sopra questo fiume è stato eretto un ponte in tempo di Cariati in un luogo niente opportuno, cioè in una pianura, dove il declivio naturale del terreno alla destra del fiume fa sì che questo guadagni sempre da questa parte. Ciò ha prodotto che il ponte sia restato a secco. Ci si disse che più a basso vi è un luogo opportuno per l’edificazione di un ponte fra due colline, e che questo luogo era stato preferito da Cariati per suoi privati interessi.—

Materiali: V: Letteratura - Estratti cronologicamente ordinati: anno 1899: De Salvo

Estratti
presi da ANT. DE SALVO,
Ricerche e Studi Storici
intorno a
PALMI, SEMINARA E GIOIA TAURO (1899):
DeSa

PREFAZIONE

«Amicus Plato, amicus Socrates,
magis amica veritas» (Senec.).
Eppure: «Veritas odium parit» (Ter.)!

VII
Questa raccolta di notizie storiche, cioè di ricerche e studi, pertinenti al periodo che si estende dal 950 dell’êra cristiana sino alla fine del secolo XVIII, intorno a Palmi, Seminara e Gioia-Tauro, venne da noi compilata, non per ridondarne gloria, o fama che si fosse, ben conoscendo già quanto non ci è dato mai di potervi menomamente aspirare; ma solamente per soddisfazione del grato e nobile sentimento di amor patrio: sentimento, che pure, anni or sono, ci animò a scrivere, e c’incoraggiò a pubblicare l’altra nostra monografia (>VII)

CAPITOLO I.
(pp. 1-46)

(Dall’anno di Cr. 950 al 1302)

SOMMARIO: - Sito della città di Palmi, e origine del suo nome. - Porto di Oreste. - Stato della regione marittima de versante occidentale della estrema Calabria, durante la seconda metà del secolo X; e origine di Seminara. – Incursioni dei Saraceni su Reggio e sulla Calabria estrema. Distruzione di Tauriana, ed origine di Palmi, Terranova, San Martino, Cinquefronde, Pedavoli, e ingrandimento di Seminara, Oppido e Galatro. - Combattimenti ed altri avvenimenti nella Calabria meridionale, fra Greci bizantini e Saraceni. - Venuta dei Normanni nelle Calabrie; loro occupazione di queste contrade, e condizioni miserande dei popoli che le abitavano. Dominio benefico dei Normanni. - Floridità e progresso di Seminara. - Donazione del conte Ruggiero all’abbazia della chiesa di Santa Maria e dei Dodici Apostoli di Bagnara. Sua istituzione del vescovado di Mileto; e scoverta e trasporto in Seminara, della statuetta della Madonna dei Poveri. - Novero dei monasteri basiliani nel territorio di Seminara. - Terremoti del 1169 e del 1184, in Calabria e nella vicina Sicilia. - Cenno della dominazione degli Svevi sulle Calabrie: saccheggio di Seminara, perpetrato dai Messinesi, e loro consecutiva disfatta. - Cenno della dominazione degli Angioini sulle Calabrie: il Vespro siciliano, e fatti d’arme vittoriosi del re Pietro d’Aragona, contro i Francesi dimoranti in Seminara e nei luoghi vicini. - Altri avvenimenti sotto gli Angioini; in alcuni dei quali, prende parte Ruggero di Làuria. - Pace fra gli Angioini e gli Aragonesi di Sicilia.

1
Palmi, oggidì fiorente, ricca e simmetrica città capoluogo di Circondario, nella Calabria ulteriore prima, con sede di Tribunale e circolo straordinario di Corte d’Assise, è popolata da un quindici mila abitanti, ed è estesa per un’area di più che ventidue ettari, in un perimetro di circa quattro chilometri; è sita a metri 240, in media sul livello del mare, (>1)

2
Prima della metà del decimo secolo dell’êra cristiana, essa non esisteva; ma è da ritenersi che solamente poche case coloniche dei vicini Taurianesi, si dovevano trovare, sparse per la contrada de Palmis , come già nelle scritture dei tempi del conte Ruggiero Bosso, veniva

3
denominato il luogo, ove ora sorge Palmi: la quale venne poi così detta, a causa delle molte palme, che ivi, per la campagna, rigogliosamente vegetavano , e che tuttavia, per antica usanza ereditata, (>4)

10
Nei dintorni di Tauriana adunque non esisteva alcun villaggio, e solo varii conventi di Basiliani sorgevano sul monte Aulinas, oggi detto Sant’Elia, e nel territorio Mercuriense o regione Mercuriana, cioè di Mercurio: in cui, ma molto lontano dal mare, vi era un luogo fortificato, denominato Castello, oppure «Seminaio, o meglio Seminario, Siminarivon», che in seguito prese il nome di Seminaria e poi Seminara. La quale, è da congetturarsi «che sia stata fondata tra il VII e l’VIII secolo, quando Tauriana… già era stata gravemente danneggiata o da’ Saraceni di Africa in qualche loro scorreria, ovvero dai Longobardi in sulla fine del VI secolo» .
Verso la metà del decimo secolo, l’estremo meridionale d’Italia apparteneva ai Bizantini, i quali oltre che Calabria, lo chiamavano pure Sicilia, perché, perduto fin dal principio di tale secolo, il dominio della vicina isola, era soddisfatta la loro boria, nel conservarlo, almeno in titolo: e per quanto era rimasto loro, nella estrema regione meridionale di Italia, avevano istituito un governatorato a Reggio, che chiamavano stratego o duca d’Italia […]; ma era sfornito di sufficiente milizia per poter presidiare [11] validamente il littorale, tanto che la gente di queste contrade dovevano fidare sulle proprie forze, nel difendersi dalle incursioni dei Saraceni, quando questi non erano in gran numero; oppure scamparla con la fuga, quando si presentavano a orde sitibonde di stragi e di rapina.
Una di tali scorrerie, la più micidiali di quante erano succedute in questa estrema parte di Calabria, fu quella avvenuta nel 951; allorché l’emiro di Palermo, Hasan-Ibn Alì, di casa Kelbita, e per il mancato tributo dovutogli dai Bizantini, e perché, conoscendo che Costantino Porfirogenito, per rafforzare il suo mal sicuro dominio su queste provincie occidentali, vi spediva agguerrite milizie (anno 950), decise di occupare tutta la Calabria: e chiesti perciò aiuti al califfo d’Africa, questi mandò prontamente in Sicilia, Farag Mohadded con un poderoso esercito di Agareni ed una numerosa armata. Quindi nell’estate di detto anno, Hasan o Alassan, con tanta prevalenza di forze, assaltò primamente Reggio, e invase le riviere occidentali della estrema Calabria, come che le più vicine e indifese, giacché i Bizantini, temendo di affrontare l’esercito di Hasan, si ripararono ad Otranto e a Bari; e così queste contrade ebbero a subire il primo e perciò più feroce impeto di guerra dei crudeli Saraceni. I quali, espugnata che ebbero Reggio, percorsero poi quasi tutta la Calabria, massime del versante meridionale, apportando ovunque [12] devastazioni, saccheggi ed eccidi, e menando schiavi terrazzani e cittadini in grandissimo numero; ma da tanta calamità rimasero immuni Gerace, Cassano, Rossano e pochi castelli, siti in luoghi reconditi, oppure fortemente muniti .
Intanto i Taurianesi, saputo della venuta dei Saraceni in quel di Reggio, e temendo che non avrebbero tardato a venire pure nel loro territorio, pensarono di salvarsi altrove, poiché nella propria città non potevano apprestarsi ad una valida difesa, essendo essa sguarnita di mura, scarsa di popolo ed in gran parte ancora rovinata dalle precedenti incursioni: sicché furono costretti di rifigiarsi ai più vicini e forti castelli, e abbandonare la nativa Tauriana. La quale infatti fu assalita da una turba di Agareni, Mori e Cartaginesi; i quali, non trovando di fare abbondante bottino, la distrussero interamente, e devastarono tutto il territorio circostante . La parte più eletta dei cittadini insieme col vescovo e gli ecclesiastici, che [13] si trovavano in Tauriana, si ripararono nel vicino castello (nt. 1) di Seminario (Seminara), il quale, in quei tempi, come pure quello di Santa Cristina [14] erano i più importanti di quei luoghi, «tanto che poterono resistere a varii assalti de’ Saraceni nel IX e X secolo» (nt. 1). I rimanenti Taurianesi, perché probabilmente non poterono essere ricoverati in esso, per l’angustia del luogo, trovarono scampo, alcuni (nt. 2) in Oppido Mamertina (Mamertium Oppidum), altri (nt. 3) in Galatro (Calatrum), altri, stabilitisi sulle rovine di Sappominulim, incominciarono a edificare Terranova (nt. 4), ed altri ancora [15] si dovettero stanziare in Cinquefronde (Quinquefrondum), la quale terra poi si riedificò e si munì di mura (nt. 1) (>15).


CAPITOLO II.
(pp. 47-82)
(Dall’anno 1303 al 1495)

SOMMARIO: - Sito dell’antica Seminara. - Cenno dello stato di questa città durante i primi secoli della sua esistenza; e primordi di Palmi e di Gioia. - Gli avvenimenti di Calabria nelle guerre tra gli Angioini e gli Aragonesi di Sicilia, nella prima metà del secolo XIV. - Barlaamo di Seminara. - Il vescovo di Mileto, Goffredo III, occupa il castello di San Giorgio. - Fatti d’armi tra il conte Guglielmo Ruffo e i Reggini. - Avvenimenti di guerra nelle Calabrie, tra Giovanna I e gli Ungheresi. - Accenno ad altre controversie e ad altri fatti d’arme, tra feudatari del versante occidentale della Calabria ulteriore; e fra il conte Ruggiero Sanseverino e i Reggini. - Occupazione delle Calabrie da Carlo III Durazzo. Anarchia in seguito alla morte di lui, e sollevazione dei partigiani dei d’Angiò. Ritorno delle Calabrie alla obbedienza di Ladislao. - Seminara cade sotto il dominio feudale, e poi ritorna di dominio regio. Suoi privilegi, e religiosi illustri, fino alla metà del secolo XV. - Dominio di Alfonso I, e divisione delle Calabrie in due province. - Devastazione di Gioia. - Prodigalità del re Alfonso, e sua donazione della gabella di Gioia. - Sollevazione dei partigiani angioini nelle Calabrie, contro Ferdinando I, sedata dal capitano Tommaso Barrese, il quale poi fu disfatto. Repressione consecutiva della parte angioina, e dominio degli Aragonesi sulle Calabrie.


47
Sulla vetta e sul declivio orientale del colle, dove si estende il borgo di Seminara, ancora interrotto e sparso di ruderi, sorgeva, fino al terremoto del febbraio 1783, l’antica città di tal nome ; e vi passava l’unica strada, che fin dai tempi anteriori a Traiano, metteva in comunicazione le regioni al nord del fiume Petrace, col resto del versante occidentale dell’estrema provincia di Reggio. Questi imperatore romano, nel riattare la via Appia, non apportò modifiche nella direzione di questo ramo della via Aquilia: la quale a Capua si distaccava dalla via Appia, e, percorrendo la Lucania e la Brezia (1), sotto il nome di Via Popilia (perché costruita dal console P. Popilio Lenate, 130 avanti l’êra cristianna) veniva a Medma o Mesma e a Nicotera, e poi attraversava Seminara, i piani della Melìa, sopra Scilla, e si terminava alla Colonna Reggina. Ond’è che dall’Itinerario dell’imperatore Antonino il Pio (>48)

49
Di modo che Seminara trovandosi in un luogo di maggior transito, in queste contrade, ben presto i Normanni ne notarono l’importanza, massime in tempi di guerra, e la ritennero per loro stessi, assoggettandola al solo demanio regio. (> 49)




CAPITOLO III.
(pp. 83-128)
(Dall’anno 1495 al 1503)


SOMMARIO: - Importanza di Seminara e Terranova, verso la fine del secolo XV, in Vallis Salinarum, nome che ebbesi la Piana, fin presso a quest’epoca. - Ferrante II, nel 1495, dona Seminara con i suoi casali, a Carlo Spinelli. - Terranova e i suoi casali, soggetti a Marino Correale; e Gioia in possesso di Agnello Arcamone. - Scesa di Carlo VIII in Italia, e d’Aubigny occupa e governa le Calabrie. - Ferdinando II col Gran Capitano Consalvo rioccupano parte dell’estrema Calabria. Fatto d’armi presso Seminara, tra Francesi e Spagnuoli, verso la metà di giugno 1495, seguito dalla vittoria di questi, e della loro entrata in questa città. - Cenno di un monumento, che sorgeva in Seminara per perpetuarne la memoria del duca Carlo Spinelli e dei due fatti d’armi favorevoli agli Spagnuoli, avvenuti presso di questa città (in annotazione). - Battaglia della Figurella, tra Francesi e Spagnuoli, avvenuta il 21 giugno 1495, a pochi chilometri da Seminara, e disfatta di Ferdinando II. - Progresso di Consalvo nelle Calabrie, ed occupazione di queste province e quasi di tutto il regno. - Morte di Ferdinando II e successione di Federico II, a cui Consalvo rassetta definitivamente il regno. - Accordi tra Ferdinando il Cattolico e Lodovico II, i quali spodestano re Federico, e se ne dividono il reame di Napoli. - Consalvo riceve il titolo di Duca di Terranova. - Per disaccordi nella divisione del regno, sorge guerra tra il duca di Nemours e Consalvo; e d’Aubigny occupa nuovamente gran parte delle Calabrie. - Fatto d’armi tra il conte Onorato Sanseverino e Ugo di Cardona, a Terranova, che da questo capitano spagnuolo viene espugnata dopo di aver disfatto i Francesi e i partigiani di Sanseverino. - I Francesi, comandati da d’Aubigny, assaltano e sconfiggono gli Spagnuoli, comandati da Ugo di Cardona, a Terranova, addì 26 dicembre 1502. - Agli Spagnuoli delle Calabrie arrivano dalla Spagna altri aiuti di soldati, e tutto l’esercito si raccoglie a Seminara. Da qui, in seguito a sfida di d’Aubigny, gli Spagnuoli muovono contro i Francesi, schierati di là dal Petrace, verso Gioia. Fiera e sanguinosa battaglia che ne segue fra loro, il 14 aprile 1503, presso il Ponte Vecchio, con vittoria completa degli Spagnuoli. Assedio in Angitola, e immprigionamento del d’Aubigny insieme con altri capitani. – Il re Ferdinando il Cattolico resta solo signore di tutto il regno, e Consalvo ne è il primo vicerè.

83
Verso la fine del secolo XV, Seminara (Seminaria civitas), benché in una cerchia poco estesa, era la più importante città castellata del versante occidentale degli ultimi Appennini e di Aspromente; e con Terranova (oppidum nobile),anch’essa piccola città, (>84)

CAPITOLO IV.
(pp. 129-168)
(Dall’anno1504 al 1565)

SOMMARIO: - Il Gran Capitano Consalvo vicerè nel reame di Napoli, e sue gratificazioni a feudatari. - Provvidi reggimenti di Consalvo e di Carlo Spinelli, tenuti dall’uno nel feudo di Terranova, e dall’altro in quello di Seminara. Progressi di questa città e delle terre di Palme e di Gioja, nella prima metà del secolo XVI. Terremoti nei primi anni di tale secolo. - Morte di Ferdinando il Cattolico, e successione di Giovanna III, e poi di Carlo V. Dissensi e guerre tra questo imperatore e Francesco I; e accenno agli avvenimenti delle Calabrie, nei tentativi di conquista del regno per parte dei Francesi. - Piraterie dei Turchi e degli Algerini sulle Calabrie, nei primi anni del secolo XVI. Saccheggi di Ariadeno Barbarossa, e disfatta inflittagli da Andrea Doria. - Ritorno di Carlo V dall’Africa, e suo passaggio per Reggio e Seminara. - Altre scorrerie del Barbarossa. - Il re di Francia si unisce con i Turchi, contro Carlo V, e Barbarossa continua a corseggiare nelle riviere del Mediterraneo, principalmente e più crudelmente su i lidi dell’estrema Calabria. - Altre piraterie dei Turchi e degli Algerini. - Disposizioni del vicerè Pietro di Toledo per fortificare le terre del littorale, e per erigere torri di guardia contro i corsari. - La contea di Seminara viene confermata da Giovanna III a Carlo Spinelli. A questo feudatario succede Pietro Antonio, il quale fa riedificare la chiesa di S. Fantino. Carlo I duca di Seminara istituisce nel 1565 il fedecommesso per il suo casato. - Fervore religioso nel popolo del versante occidentale della Calabria ulteriore. Conventi in Seminara, in Palmi e in Gioja. Miracolosa immagine di S. Maria del Soccorso in Palme; e profezia di Fra Lodovico da Reggio. - Piraterie di Dragut Rais; e devastazione di Palme nel 1549. - Il duca Carlo Spinelli cinge di mura la terra di Palme, e la chiama Carlopoli. - I corsari turchi sbarcano per assaltare Palme; ma i cittadini li sbaragliano presso il quatrivio, sul piano detto della Torre. - Arrigo II si collega con Solimano; e danneggiamenti fatti dalle loro flotte unite, massime sulle riviere calabresi, per opera di Dragut. - Altra flotta dei Turchii, uniti con i Francesi, comandata dal pascià Mustafà; e danni e piraterie da loro commessi. - Altre scorrerie feroci di Dragut sulle riviere dei paesi del Tirreno, e di altri paesi ancora: sua morte, e poi pace tra Spagnuoli e Francesi, nel 1559.

131
Nel versante occidentale dell’estrema Calabria, dopo terminata la guerra tra Spagnuoli e Francesi, incominciarono a svolgersi tempi piuttosto prosperi segnatamente per la regione, oggi del circondario di Palmi. Quivi i feudatarii principali, che con l’iniziarsi del secolo XVI, erano il Gran Capitano Consalvo, e il conte Carlo Spinelli, [132] l’uno possessore del ducato di Terranova, e della baronia di San Giorgio e Polistena, e l’altro possessore della contea di Seminara, e di qualche altro feudo di poca importanza, reggevano i loro feudi con temperanza ed umanità, amanti a far progredire la coltura dei campi nei loro territorii, e di far sviluppare le industrie, esercitando sempre con moderazione i loro diritti feudali. (>132)


CAPITOLO V.
(pp. 169-217)
(Dall’anno 1566 al 1699)

SOMMARIO: - Condizioni funeste del versante occidentale dell’estrema Calabria, cioè brigantaggio e peste, nella seconda metà del secolo XVI. - Istituzione in Palme, del culto alla Madonna della Sacra Lettera. - Accenno alla guerra tra i monarchi cristiani e Amurat III; e danni apportati da Hasan Cicala sulle riviere d’Italia e segnatamente su Reggio. - Cenno della Congiura di Tommaso Campanella. - Seminara e i suoi casali sotto il dominio regio. - Triste fatto succeduto in Gioja, verso la fine del secolo XVI. - Avvenimenti dispiacevoli fra Seminara, Palme, Sant’Anna e i loro feudatari di Casa Spinelli. - Terremoti dal 1616 al 1622, e origine di Cittanuova. - Nel 1616, i Mori vengono scacciati dalla Spagna; e così la pirateria è riattivata sulle marine di Sicilia e di Calabria. – Nel 1625, i corsari depredano Gioja. - Industrie in Seminara e in Palme. Liti fra esse, e separazione di Palme e sua autonomia. - Il marchese di Arena, don Andrea Conchublet, diviene utile signore della terra di Palme; e Seminara vende la propria giurisdizione al principe di Cariati. - Terremoti nelle Calabrie, tra il 1638 e il 1640, ed altri negli anni consecutivi. - Descrizione della pianta dell’antica Seminara. - Descrizione della pianta di Palme, qual’era fin’oltre la metà del secolo XVII; e industrie e commerci di questa piccola città. - Litigi tra i feudatari di Seminara e di Palme, a causa del confine tra i due territori limitrofi; e odii e zuffe spesso sanguinose, tra i due popoli. - Nuove liti mosse dai cittadini di Seminara, a causa del mercato di Palme; e formazione della piazza del Mercato di questa città, e descrizione della fontana che sorgeva in mezzo di essa. - Morte del marchese di Arena, e ritorno di Palme alla soggezione del feudatario di Seminara. - Terremoti in Sicilia e in Calabria nel 1693.


169
Le contrade del versante occidentale della Calabria ultra, dopo la disfatta toccata a Solimano II, all’assedio di Malta, non furono più, per lungo tempo, molestate dalle scorrerie dei Turchi; (>169)


178
Alla morte del duca Carlo Spinelli, avvenuta nell’anno 1572, giusto come abbiamo accennato nel capitolo precedente , era succeduto nell’eredità del ducato di Seminara, il primogenito di lui, Scipione I : (>178)

CAPITOLO VI.
(pp. 219-264)
(Dall’anno 1700 al 1783)

SOMMARIO: - Cenno delle successioni nei regni di Spagna, di Napoli e di Sicilia, dal 1700 al 1734. - Carlo III, occupate le Due Sicilie, va a Palermo per la sua incoronazione. Itinerario di questo viaggio, e particolarmente quanti seguì nel soggiorno di questo re in Palme. - Istituzione delle parrocchie e delle congregazioni in Palme, e della chiesa arcipretale in Collegiata. Principali deposizioni circa lo stato di questa città, nella inchiesta fatta al proposito della istituzione della Collegiata. - Dimora in Palme del suo feudatario Scipione III Spinelli; e speculazioni che questo vi esercitava. - Terremoti, peste e carestia nell’estrema Calabria e Messina (an. 1743-46). - Istituzione del Monte dei Pegni in Palmi. - Cenno della vita e delle opere di Gioacchino Poeta, nativo di questa città. - Carestia e fame durante il 1763. - Morte del principe di Cariati Scipione III, nel 1766. - Assenso di Ferdinando IV, alla congregazione del SS. Rosario in Palmi, e alla istituzione delle altre tre congregazioni. - Vita e opere di Domenico Grimaldi, e cenno biografico ed opere di Francesco Antonio Grimaldi, entrambi nativi di Seminara, e fratelli.

223

[Estratti che di Salvo riprende, o sintetizza, a sua volta da Giuseppe Senatore, Giornale storico…, Napoli 1742]
…Carlo III di Borbone «Il 5 marzo partissi da Rosarno per Palmi, terra che si possiede dal Principe di Geraci Grimaldo , [224] per colà prendere l’imbarco per Messina. Nel mezzodì desinò tostoché giunse nella terra di Gioia, altro feudo dell’anzidetto Principe di Geraci, in una baracca ben costruita a gisa di casino; indì proseguì il cammino e presso l’annottare giunse in Palmi, dove fu ricevuta, non solo da quei naturali [225], e Magistrato della terra, ma ben’anche da altre genti della Provincia, colà accorse per acclamare il di loro Monarca. Degnossi il Re andare ad albergare con i primi Personaggi di Corte nel palagio Baronale, bellamente ornato, nel mentre che faceansi dappertutto feste di gioia, ed udiansi replicati viva. In questa terra venne obbligato il Re a fermarsi per dodici continui giorni, cioè per insino allo spuntar di quello de’ 18 Marzo [1735], sì per intervenire a’ Consigli di Stato e guerra, per la spedizione degli urgenti affari d’amenduni i suoi Regni, e con questi a soddisfare medesimamente, mediante la sua innata pietà, i suoi fedeli popoli con le centinaia e centinaia di grazie, che tutto giorno le concedea, secondochè da essi con suppliche richieste venianli; com’anche per non esser all’intutto tranquillo, e navigabile il mare. In tutto questo frattempo il nostro Monarca ben’anche si divertì ora colle commedie, e con altri passatempi, ed ora col portarsi alla caccia de’ quadrupedi, e volatili, non solo in quel vasto giardino Baronale , in cui, attesa la scarsezza, ve n’era, perchè fu fatta dal Principe padrone, a bello studio, preventivamente dalle convicine terre e boschi introdurre; ma ben’anche in quell’ampie selve, e campagne: dove essendo un dì la M.S. da repente piova sorpresaa , per quella isfuggire, fu astretta a ricoverarsi in un picciolo malagiato tugurio di un povero contadino, per non esservi in quella campagna altro più vicino ricovero, la di cui consorte ritrovò ch’erasi in quel punto di un bambino sgravata; quindi è che mosso a compassione il Regio cuore del Re dalla mendicità della miserabil famigliuola, ordinò che fossesi tantosto il pargoletto battezzato, e ne volle egli stesso essere il padrino, facendogli imporre il nome di Carlo, per somma buona fortuna del pastoreb ; poscia donò alla madre cinquanta dobble di oro, e duecento scudi al bambino, al quale inoltre fe’ assegnamento d’una penzione d’altri scudi venticinque al mese pel suo mantenimento, però che fosseli pagata fin che pervenuto fosse all’età di anni sette, quali elassi, ordinò che venisse condotto in Corte per esservi educatoc
(>226)




CAPITOLO VII.
(pp. 265-298)
(Dall’anno 1783 al 1806)

SOMMARIO: - Il Flagello, ossia i terremoti di Calabria del 1783; e quanto allora accadde segnatamente in Palmi, in Seminara, in Gioia e nei loro territorii. Savii provvedimenti, e pronti e abbondanti soccorsi di Ferdinando IV. Ricostruzione di Palmi e di Seminara, secondo altra pianta. - Esazioni abusive in questa città, dal feudatario Giovan Battista II Spinelli. Sue soverchierie e prepotenze su Palmi; e quindi la costituzione quivi delle due fazioni, cioè dei “Verdonelli” e dei “Gialinelli”, e l’associazione detta “La Campana di Legno”. - Morte di questo feudatario, e novero degli eredi che gli subentrarono nei diritti feudali, sino alla soppressione del feudalismo.



265
Ben a ragione il Botta, nel libro quarantesimonono della sua Storia d’Italia , dà principio alla stupenda narrazione dei terremoti di Calabria durante l’anno 1783, col dire che «nissuna regione del mondo fu mai tanto tormentata quanto l’estrema parte d’Italia, che ora il regno delle due Sicilie comprende. (>265)

266
«…s’imprese fin dall’epoca dell’accaduto, di usare il nome antonomastico di Flagello…» (>266)

271
«Intanto venendo alle città di Seminara, Palmi e al villaggio di Gioia che più ci riguardano, trascriviamo qui le brevi descrizioni di esse, fatte dal Vivenzio, dal Sarconi, i quali le visitarono, e dal Botta.
E così il Vivenzio: «Seminara e il suo Casale di S. Anna. Questa città edificata nel nono secolo fu rovesciata dalle fondamenta, rimanendo solamente in piedi poche case nel Borgo detto S. Maria la Porta. Fra gli edificj distrutti sono notabili i Monasteri delle Monache di S. Mercurio, e della Annunziata, quelli de’ Basiliani, Domenicani, Conventuali, e Paolotti, il sontuoso Tempio della Chiesa maggiore, S. Maria de’ Poveri, S. Maria de’ Miracoli, e dello Spirito Santo . (>272)



CAPITOLO VIII.
(pp. 299-322)
(Dall’anno 1789 al 1817)

SOMMARIO: - Cenno della rivoluzione francese del 1789, e delle conseguenze in Italia. - Diffusione in Calabria della Frammassoneria e dei principi democratici. - Istituzione in Palmi di una loggia di liberi-muratori. - Ordine dei ceti; tendenze del popolo, e movimenti politici nell’estrems Calabria. Accenno alle disfatte dei Borboni, e loro rifugio in Sicilia. Entrata dei Francesi in Napoli, e istituzione della Repubblica Partenopea. - Elevazione di Palmi a capoluogo di distretto con sede di sottintendenza. - Biografia di Nicola Antonio Manfroce.

299
Con la rivoluzione francese dell’anno 1789, e dal governo repubblicano, che ne seguì, nuovi principi politici si diffusero per l’Europa; (>265).

APPENDICE
(pp.323-352)
---
I.
(pp.323-327)
Bolla per la istituzione della Confraternita del SS. Rosario in Palmi, nell’anno 1580.


II.
(pp. 327-336)
Deliberazione del Decurionato o Pubblico parlamento di Seminara, del dì 8 aprile 1795, circa la transazione fatta delle controversie con la casa Spinelli-Cariati.


III.
(pp. 336-346)
Bullettini delle Sentenze emanate dalla Suprema Commissione per le Liti fra i già Baroni ed i Comuni.


IV.
(pp. 347-352)
Albero Genealogico della famiglia Spinelli, feudataria di Seminara, Palmi, Sant’Anna, ecc.