venerdì, giugno 30, 2006

Materiali: V: Letteratura - Estratti cronologicamente ordinati: anno 1006

Estratti
su Seminara
presi da opere a stampa,
ed ordinati
cronologicamente
- Avvertenza: Per ragioni prudenziali dovute all'eventuale esistenza di un copyright non sono compresi in questa antologia estratti da opere edite in anni successivi al 1899, in pratica successivi all'opera del De Salvo. Ove si ottenga un'esplicita autorizzazione scritta dagli aventi diritto verrà fatta deroga al principio generale. I contenuti informativi potranno tuttavia ritrovarsi nei vari Dizionari e Lessici di questi Materiali, dove è esercitato il diritto di citazione e critica scientifica.

DALL’ARCHIVIO MURATORIANO:
Vol. II, 39, 28-33:
– Pietro SILVA, Questioni e ricerche di cronistica pisana
–– citazione dal Codice 54 dell’Archivio di Stato di Lucca:

§ 1.
rif. all'anno 1006:

«nel MVI la cità di Pisa essendo li pisani iti con grande armata alla cità di Regio in Calauria la quale si tenea per li sarracini dove stenno circha a un ano, in quello tenpo la re Mugietto barbaro fe’ grande armata e venne a Pisa e trovandola sproveduta d’omini entrò in dicta cità abrugiò la magior parte et così si perderono scritture chome al suo luogho si narrerà e queste sono la cagione che poche scritture o niente si trovano antiche…»

Materiali: V: Letteratura - Estratti cronologicamente ordinati: secolo XII

Estratti
su Seminara
presi da opere a stampa,
ed ordinati
cronologicamente
- Avvertenza: Per ragioni prudenziali dovute all'eventuale esistenza di un copyright non sono compresi in questa antologia estratti da opere edite in anni successivi al 1899, in pratica successivi all'opera del De Salvo. Ove si ottenga un'esplicita autorizzazione scritta dagli aventi diritto verrà fatta deroga al principio generale. I contenuti informativi potranno tuttavia ritrovarsi nei vari Dizionari e Lessici di questi Materiali, dove è esercitato il diritto di citazione e critica scientifica.

Rerum Italicorum Scriptores
RACCOLTA DEGLI STORICI ITALIANI
Dal cinquecento al millecinquecento
Tomo XXXIV (1917)

§ 2.
rif. all'anno 1287

Due cronache del Vespro in Volgare Siciliano del Secolo XIII
A cura di Enrico Sicardi
I.
– da Anonimo Messinese del secolo XIII:
Lu rebellamentu di Sichilia, lu quali hordinau e fichi fari missir Iohanni di Prochita, contra re Carlu, narrato
p. 21, 21-24:
« Or vinni, in quill’annu videmmi di milli e dui chentu octanta dui, (chi) lu re Carlu si partiu di Brandizi, cum grandi hosti di mari. Et per terra vinniru in Calabria, a Rigio, cum grandi isforzu di Francischi et Provinzani et Lumbardi et Tuscani et di Terra di Ruma. Et passau in’ Missina, e misi campu undi Sancta Maria di Rocca Amaduri».
II.
La vinuta e lu suggiornu di lu re Japicu in la gitati di Catania, l’annu MCCLXXXVII, narrati da frate Athanasio di Jaci, del secolo XIII:
p. 35,10-18:

« In chistu tempu lu Re stava cu grandi anxia di aviri la vittoria di Augusta; ma si mustrava allegru, ed ogni ura inviava un curreri. E tutti li signuri di lu Regnu vinniru a Catania cu suddati assai e cavaddi, chi paria un reduttu d’armi. E lu Re vulia fari lu parlamentu pri abbuscari dinari; ma li Catanisi li dèsiru quantu abbisugnava. Ed una fimmina cattiva, chi non avia figli, dunau a lu Re ducentu unzi, e li soi cosi d’oru; e lu Re l’appi assai a caru, e ristau cuntenti. Chista donna si chiamava Agata Siminara. Lu re Japicu si partiu pri assediari li franzisi ad Augusta; ma sindi jeru primu. E li genti di lu Regnu mentri non eranu fermi; chì cui dicia una cosa, cui un’autra; ma tutti vinianu inchinati a lu Re Japicu. È vero chi ognunu stava a lu vidiri comu ijani li cosi di lu Regnu».
Glossario dato dall’editore: cattiva = vedova. –
Japicu = Giacomo d’Aragona.
Il testo è così commentato e spiegato nell’Introduzione dell’editore Enrico Sicardi (CLXI, 25-27): «E finalmente non tace la soddisfazione del re d’aver ricevuto spontaneamente molti danari da’ Catanesi, e persino il particolare, interessante per la cronaca cittadina, che una vedova senza figli, tale Agata Seminara, “dunau a lu re ducent’unzi e li soi cosi d’oru”, ossia, col denaro, anche le sue gioie; il che, per una donna, non è poco».

Materiali: V: Letteratura - Estratti cronologicamente ordinati: anno 1792: Galanti

MATERIALI PER UNA STORIA DI SEMINARA
Raccolti e Ordinati da Antonio Caracciolo
con
Sintesi storica conclusiva tratta da questi stessi Materiali
– Opera in progress, concepita per non essere mai finita –

Giuseppe Maria GALANTI,
Giornale di viaggio in Calabria (1792),
Edizione critica a cura di Augusto Placanica,
Napoli, Società editrice Napoletana, 1981
pag.: 187-196; 220-227. Il testo qui riprodotto è alleggerito dell’apparato critico.

VII.

Corografia. La piana di San Martino somiglia un proscenio di teatro la cui bocca d’opera è il mare. I due punti estremi di questo proscenio sono Palmi e Nicotera, i quali non sono nella Piana. I paesi che circondano detta piana e sono compresi in essa sono Seminara, Varapodi, Oppido con casali, Terranova e casali, Molochio, Casalnuovo, San Giorgio, Polistena Cinquefrondi e casali, Anoia e casali, San Fili e Rosarno.
Terre. La terra di questa piana è composta di terra pilla, di arena, di terra forte e qualche poco di creta. Verso il mare è terra forte, verso il centro e nel circuito verso le colline è terra pilla: verso Rosarno e Laureana colla terra pilla è mescolata l’arena e la creta. Di quest’ultima si trova qualche poco anche nel centro ed è per lo più rossa. Siccome la parte dominante è la terra pilla, questa nell’estate per ogni piccolo movimento si alza in dense nuvole che sono incomodi. — Le pietre delle montagne intorno sono in buona parte di pietra calcarea ed altre sorti di terra forte. Calce cattiva. La calce che si fa da questa pietra non è buona: ha bisogno di essere subito inacquata, altrimenti subito indurisce rendendosi di nessun uso. — Le acque della piana generalmente sono buone. Quelle delle colline sono eccellenti; quelle del basso della piana nel generale sono molli e pregne di parti eterogenee.— Fiumi pescosi ed uso della calce e del talco. De’ fiumi quasi tutti, come il Razzà, il Vacale, il Metrano, il Marro, danno trote verso le sorgenti, ed appresso anguille le quali sono anche verso le sorgenti: questa pesca viene sterminata e distrutta dall’uso della calce e del talco.
Avanie feudali. Le acque del fiume Razzà e del vallone presso Casalnuovo erano prima dell’Università e servivano al comodo de’ particolari. In questi ultimi tempi sono state usurpate dal barone che le vende quando occorre. — Generalmente di questo tesoro di acque non si ricava alcun vantaggio per l’inaffiamento. Se ne fa uso per molini, ma non per li trappeti, se non in San Giorgio e Polistena.—In questa piana vi erano prima molte popolazioni che da un secolo in questa parte sono state distrutte. — Ristagni. Le acque stagnanti sono verso il mare specialmente verso Drosi, Gioja e Rosarno. Il Metramo inonda molti terreni. I paesi di cattiva aria sono Terranova, Oppido, Semianara, Varapodi, Gioja, Drosi, Rosarno, San Martino, Radicena. Questi due ultimi lo sono meno. Ne’ luoghi vicino al mare l’aria cattiva è causata dalle acque stagnanti, come anche in Oppido, Seminara, Varapodi, Terranova e Molochio.
Aria cattiva e perché. Ne’ paesi verso il centro ha origine dalla macerazione del lino; al che si aggiunge la battitura del medesimo dentro l’abitato, e la morchia de’ trappeti. Quest’ultima cagione produce l’aria cattiva in Casalnuovo. — Casalnuovo gode l’aria migliore della piana. Per la sua posizione meriterebbe esser considerato, perché potrebbe dare attività a tutta la piana. In questo paese non ci è senilità né malattie che vi danno causa. — Meteore. La nebbia detta lupa resta intercettata dalle montagne che circondano la piana e fanno il primo flagello di queste campagne. I venti australi ne formano il secondo. Quando lo scirocco è misto col levante è tanto furioso che scopre le case e spianta gli alberi, particolarmente gli ulivi.
Pastorizia nociva. Vi sono razze di cavalli. Le vacche vi sono più che mediocre quantità: nell’està si mandano nelle montagne. Queste sono tenute con poca custodia: girano a loro arbitrio e recano danni a luoghi coltivati. Vi manca la giustizia per punire tali danni. L’istesso si fa degli altri animali specialmente de’ porci, i quali vi sono portati a svernare da’ negozianti. Le pecore mosce vi sono in abbondanza. La pastorizia dunque si esercita per la destruzione dell’agricoltura. Nell’està non vi sono né possono stare per la natura del suolo, e passano nelle montagne. — Le pecore ed i bovi sono attaccati ordinariamente nell’està dalla malattie di polmoni e cancrene. Queste carni morbose si vendono ne’ macelli e per le campagne impunemente e producono malattie.

In Casalnuovo vi è qualche patentato di Foggia. La giustizia è pessimamente amministrata. La gente è tutta armata. Il Montiero Maggiore aumenta i disordini. I governatori sono venali ed ignoranti al solito. —
Governo de’ comuni. In Casalnuovo si vive a battaglione senza catasto ed a capriccio di pochi prepotenti. – In Casalnuovo ed altri feudi del barone di Gerace si vende dal barone il dritto di pascere i porci in tempo di spiga in tutti i territorj de’ particolari. — Avanie feudali. In Casalnuovo ed altri feudi di Gerace è tale la prepotenza baronale che restano occultati gli ordini che vengono da Napoli che riguardano il bene pubblico o la suppressione degli abusi feudali. Col pretesto di concedersi il suolo per la riedificazione de’ nuovi trappeti, il barone esige una botte di olio una volta tantum e 10 carlini l’anno ne’ trappeti ordinarj e in quelli alla genovese, mentre i territorj sono de’ particolari. Sopra ogni territorio de’ particolari esige detto barone una prestazione sotto titolo di censo a minuto. La Corte locale transige tutti li delitti con denaro.— Ne’ feudi di Casalnuovo la Camera baronale esige sotto titolo di bagliva sopra tutti gli animali una prestazione anche da’ forastieri che passano co’ loro animali, come pure esige sotto titolo di dogana il drítto d’immissione ed altresì sopra tutti i generi di vettovaglie, animali e merci. Questa dogana in Casalnuovo è affittata ducati 1710 ducati [sic], tuttoché gli olj della Cassa Sacra e del barone fossero franchi. — Tale è la soggezione e timore in cui vivono questi naturali che loro non è permesso ricorrere al Trono. Qualche particolare che ha cercato di ricorrere ha posto a pericolo la sua pace e la sua vita. — Governo de’ comuni. L’Università non avendo collegio di decurione, l’elezioni si fanno tumultuariamente e per lo più a divozione del barone. — Nell’annona si ingerisce il barone da poco in qua ed il prezzo è alto. La Camera baronale e suoi ministri abusa sopra tutti i generi di annona.
Agricoltura. L’agricoltura è pessima. È avvilita: 1° per difetto di giustizia, giacché non si puniscono le violenze che si commettono nelle campagne, i danni degli animali e per prepotenze particolari; 2° per l’ignoranza delle cose agrarie. — Prodotti. Il prodotto principale è l’ulivo; segue la seta; quindi frumento, fagioli ne luoghi umidi; promette nelle pendici vini, e lino nella pianura. Il lino si svelle verde come in Terra di Lavoro. Valuta delle terre. Il prezzo de’ terreni nel territorio di Casalnuovo è da 10 a 26 ducati il moggio. Le terre addette a ortaggi sino a 50 ducati. Dopo il tremuoto la valuta de’ fondi è diminuita di circa il terzo nello stato attuale.
Vetturali. In Casalnuovo e luoghi vicini i vetturali si chiamano cavallari e sono in gran numero. Costoro abusano di tutto, vanno armati e, siccome non fanno provvisioni per il mantenimento de’ loro animali, fanno guasti a’ seminati. Costoro prima erano agricoltori in buona parte, ed oggi esercitando scarsamente il nuovo loro mestiere vivono licenziosamente.
Grano. Si coltiva poco germano e poca sagrìa che è una specie di grano bianco; molta avena, mediocremente orzo. — Concimi. Per concimi si usa la stercorazione delle pecore per gli ulivi e per giardini, come pure de’ lupini nelle terre seminatorie e negli ulivi. Se non ci fossero gli animali che abbiamo notato devastare le campagne, i concimi de’ lupini sarebbero più universali, e l’agricoltura sarebbe al doppio più proficua. Pochi uliveti si coltivano con concimi: tutti gli altri sono ingombri da felci, per cui gli uliveti deteriorano. Que’ che pascolano gli animali, come vanno tutti armati, così cercano garantire i guasti che fanno sotto causa di frequenti omicidi.—Olivi. Gli olivi non si putano. Si crede da alcuni che la putatura sia atta al genere degli ulivi che è nella pianura. Ma fatti particolari hanno mostrato che sia utile col diradarli. — Sulla qualità degli ulivi della Piana esiste presso il Padre Minasi una Memoria rimessagli dal sacerdote Don Francescantonio Raso di Casalnuovo.— Dentro Casalnuovo, senza computarsi il territorio, vi sono 24 trappeti. La più parte sono alla genovese. Gli ulivi generalmente danno meno copia di ciò che potrebbero perché vi si usa l’acqua sporca. Le pietre de’ torchi sono di cattiva qualità. L’olio si conserva dentro vasi di creta. Alcuni pochi hanno cisterne di lavagne.— Il dottor fisico Don Marcantonio Frangipani di Casalnuovo ha fatto una sperienza di affumare con zolfo e legni, mentre le ulive erano piene di vermi sul nascere, ed è riuscito ad ammazzarne la più parte. Non caddero tutte le ulive, ma ne’ luoghi vicini caddero in maggior numero. Si attendono ulteriori sperienze a conferma di ciò.— Vini. I buoni vini della Piana sono di Rosarno, Gioia; Seminara, Drosi e Rizziconi meno degli altri. — Il detto Signor Dottor Fisico ed il Dottore Don Giuseppe Maria Chitti promettono delle notizie sulla Piana. — Seta. La seta ci è in copia e mal tirata. Questa industria va decadendo. I gelsi non sono soppiantati. — Ortaggi. Nelle Piana ci sono gran coltivazioni di cocomeri e poponi ed anche cocozze, i quali fanno bene nelle terre pille. Abbondano in Rosarno, San Martino, Radicena e Jatrinoli.
Usure. Non si conosce interesse a mutuo. Prova di paesi meschini. Si partì da Casalnuovo la mattina de’ 13. Ci si disse che nella notte precedente si erano intesi continui rombi, che sono stati sempre forieri di tremuoti. Infatti per camino noi stessi ne udimmo da quattro a cinque. Giunti a San Procopio ci si disse che persone venute da Reggio asserivano che l’Etna faceva forti eruzioni e che in Messina si era uscito ad abitare sotto baracche per li tremuoti che vi si facevano sentire. Alcuni dicevano che que’ rombi non erano che i fragori del Mongibello, altri credevano che fossero cannonate. Ma sulle 22 ore e mezza in circa sentimmo una forte scossa di tremuoto ed un’altra molto leggiera dopo un’ora di notte.
La campagna da Casalnuovo a San Procopio seguita ad esser un perpetuo bosco di ulivi. Le felci dominano in tutto il suolo. Vi trovammo poche coltivazioni di grano e di lino. Fiumi. Passammo molti fiumi di acqua perenne, che tutti mettono capo nel Petrace. Essi si hanno scavato il letto a molta profondità, per cui nelle loro vicinanze si cala sempre in una bassa valle. Le acque di molti di essi sono di color di acqua di bucato, forse perché passano per luoghi cretosi.— Questi fiumi sono in gran parte quelli che col terremoto hanno formato diversi stagni ne’ luoghi superiori di Oppido ecc.
Avanie baronali. In questa provincia si ha per cosa molto onorifica l’essere impiegato per agente, erario, ecc. de’ baroni. Anni addietro si esercitavano questi offizj gratis, e l’onore di servire il barone si stimava un sufficiente compenso. Oggi si pagano dove qualche poco, dove bene. L’idee si vanno cambiando.
Discorsi sempre luttuosi. I discorsi che si fanno in questa provincia sono sempre luttuosi e, viaggiandosi per essa, l’animo si deve essere affetto di una perpetua tristezza. Religione. O si sentono lugubri storie avvenute a ciascun particolare in occasione del flagello dell’ ‘83, o si sentono i lamenti per li guasti prodotti da coloro che il Sovrano aveva impiegati pel sollievo degli infelici avanzati da quel disastro. Il disprezzo e l’indegnità come costoro trattarono le cose sagre ha contribuito moltissimo a corrompere la morale di questi provinciali. L’aspetto de’ paesi mezzo rovinati non può non commuovere un animo sensibile ed eccitare i più vivi sentimenti di compassione e di dolore.— Ci si disse a San Procopio che i bambini nati dopo il tremuoto per molti anni hanno avuta cortissima vita. Fatto da verificarsi. Ci si disse che a Sinopoli attualmente ancora si osserva questo fatto, e che a San Procopio da pochissimi anni vi cominciano a vivere. La verità di questo fatto, che ha bisogno di prova e conferma maggiore, porterebbe funeste conseguenze alla popolazione per l’appresso. — Suolo. A Casalnuovo osservammo nelle colline che gli sono alle spalle una lunga linea, che ci si disse estendersi sino ad Oppido, di terreno abbassatosi per molti palmi dove più dove meno sul dorso delle dette colline nel terremoto dell’ ‘83. Il terreno rimasto superiore a quello abbassatosi pare come tagliato a picco e presenta, almeno dietro Casalnuovo, un ammasso di ciottoli e ghiaja ammassati dalle acque fluenti. Montalto è la cima più elevata dell’Aspromonte. — Terre. La piana dell’Aspromonte è tutta di terra pilla, per cui nell’està non ci si può caminare per la polvere. Nella contrada di Sinopoli le terre pille sono le dominanti ma non ci mancano le terre forti e cretose. Quelle di Seminara sono di condizione migliori perché vi sono in minore quantità le terre pille. — Le pietre delle montagne di Aspromonte sono pesanti e densissime, sono di granito, né sono calcaree almeno dalla parte verso Sinopoli e luoghi vicini. Calce. La pietra calce si fa a Bagnara. Montagne e alberi. Queste montagne verso la cima sono coperte di faggi, abeti e zeppini, come anche nella parte interne di esse. Nelle pendici poi verso il mare si trovano castagne e querci. Alle colline cominciano gli ulivi. Queste montagne nel generale sono arborate. — La piana di Moio è coperta nel generale di querce. Vi sono castagne ancora.
Fiumi pescosi. I fiumi sono abbondanti di acque anche nell’està. Stanno molti pesci, come trote, anguille, cefali, ecc. La pesca si fa col tasso .—Meteore. La lupa fa guasti alle campagne. Quando nell’inverno alla neve si accoppiano le gielate, queste devastano il frutto degli ulivi non ancora raccolto. Nelle annate ubertose si raccoglie il frutto fino a Luglio.
Proprietà. Nello stato di Sinopoli e Castellace ognuno ha il libero potere di chiudersi i terreni, ma nel fatto sono aperte. Non torna conto chiuderli, perché i fondi sono ampj e le terre hanno poca valuta. — Valuta delle terre. Nello stato di Sinopoli sono poche le terre seminatorie: gli ulivi vi prosperano meglio. Le terre si vendono da 20 a 40 docati. A Castellace fino a 30. — Aratro. L’aratro vi è di una specie. La vanga vi è poco conosciuta. Per li fossi, che è l’unica siepe conosciuta, si usa la vanga, ma vengono dalla provincia di Cosenza quelli che l’adoprano. I concimi s’ignorano. — Grano. Di grano si semina molto poco. Questo o è germano o grano bianco. Il germano dà circa il 7 o 8, il bianco il 4 o 5. I1 bufone vi è sconosciuto. La lupa gli fa il maggior danno. I grilli da più anni fanno guasti grandi al frumento ed a’ fagiuoli solamente. Le terre a semente un anno sono coltivate a grano ed un altro a frumentone e fagioli secondo che le terre sono più o meno asciutte. — Ulivi. Il frutto degli ulivi della piana e di Sinopoli è piccolo nel generale, e di esso ve ne ha diverse specie. Nella contrada di Reggio non vi fanno che gli alberi di olive grosse. Non si putano gli ulivi, non si concimano. Ciò è nel generale. Nella piana ed in Sinopoli si arano gli ulivi nel generale e si troncano le felci che ingombrano il suolo. — Per raccogliere le ulive si aspetta che cadano per da per sé. Comincia la raccolta nelle annate ubertose nel mese di Ottobre e finisce a giugno. Le ulive grosse cadono più presto e la loro raccolta finisce a tutto Aprile. I luoghi pii ed i gran proprietarj vendono la raccolta, ed allora i compratori per accelerarla battono le ulive. Questo metodo fa venire cattivo l’olio e rovina le piante. L’olio nella Piana è d’inferior condizione perché si raccoglie il frutto colla scopa, e vi va unita la terra. Nelle pendici è migliore perché si raccoglie a mano. Di più nella Piana non vi è abbondanza di acqua né è pura: nuova cagione per cui l’olio è inferiore. I trappeti parte sono alla genovese e parte all’antica. Le ulive raccolte si ripongono e stanno lungo tempo. Quando subito si spremono l’olio viene bianco ed ottimo. Si conserva in vasi di creta.— Vini. I vini di loro natura sono generosi, ma perché sono preparati con molta scioperagine nell’està si guastano. — Seta. L’industria della seta va decadendo di anno in anno perché il prodotto non compensa le spese. — Lino. Di lino se ne raccoglie in quantità. Si svelle quando comincia ad ingiallire. Lo svellono verde quando è assalito dalla malattia di una pianta che lo fa seccare. — Frutta. Sant’Eufemia e Melicuccà abbondano di frutti di està e d’inverno. Si trasportano fino a Monteleone e Catanzaro. Calanna si distingue per le sue ciregie: ve ne sono cosi dure che le trasportano dentro li sacchi ne’ luoghi lontani. Le chiamano ciregie napolitane. Vi abbondano anche gli altri frutti.— Foreste. In Aspromonte vi è una foresta Regia venduta al Principe di Scilla, il quale la fida nell’està. Il bestiame abbonda ne’ luoghi di dietro marina e vengono nell’està in Aspromonte. In queste contrade si provvedono di animali dal Marchesato e da’ luoghi di dietro marina. — Mercede. A’ bracciali nel generale si danno al giorno da Agosto a tutto Marzo grana 20, da Marzo ad Aprile 22, del resto 25. Le donne nettano i campi, raccolgono le ulive, ecc. Loro si dà un carlino nel generale al giorno. — La valuta delle terre dopo il tremuoto è di molto minorata, dove di un terzo, dove un quarto, ecc. — Canape. A Calanna, Fiumara di Muro, Sampatello dello stato di Roccella, Reggio, si raccoglie molta canape. — Costumi. Le femmine di Casalnuovo, San Procopio, ecc., portano anch’esse tovaglie nere sul capo e vestono di nero nel generale. Questo colore l’usano o per lutto frequente, o per vedovanza. Le maritate portano la tovaglia bianca. Vanno scalze ordinariamente. Si strappano anche i capelli come altrove abbiamo notato. Prima, nella morte di qualche stretto parente, si stava tre giorni fissi su di una sedia a piangere cogli amici e parenti, che venivano a fare compagnia. Oggi si fa per un sol giorno. A Bagnara attualmente si usa quando manca il marito che la moglie si sede in mezzo alla stanza scapigliata e tutti i parenti e gli amici le strappano i capelli e la tormentano in questa guisa orribilmente. Si sta per più mesi senza andare a prendere carne al macello. A Scilla quando il lutto è lungo la tovaglia delle femmine è verde. Ad Oppido anche le gentildonne nella morte de’ mariti si coprono con una lunga tovaglia: questa si scorcia a misura che il lutto diminuisce. In molti altri paesi si usa che nella morte di un galantuomo tutti gli amici portano il lutto per 30 giorni. Tra le femmine quest’usanza è in più rigoroso uso. Ogni paese ha sopra questo punto le sue particolari usanze.
Seta e gelsi. In quetsa contrada si usa triturare ed pestare con un coltellaccio la fronda che si dà a’ vermi da seta. Ciò si usa nella piana ancora, a Calanna, ecc. Le femmine non si vogliono capacitare del contrario. — Per la Corografia di questa Provincia sembra acconcio dividersi in 5 regioni, cioè Marchesato Dietro Marina, Contrada di Monteleone, Piana di San Martino e Contrada di Reggio.


XI.


Dopo tre ore e mezza di camino arrivammo a Scilla, dove fummo trattati con profusione dal governatore del luogo signor Don Vincenzo Laudari fratello di Don Saverio di Catanzaro. Scilla ha moltissime barche da pesca, ed il pesce intanto poco vi abbonda, perché si vende a Messina. Sulli generi di pesci di questi mari e delle frazioni in cui si pescano si deve commettere una memoria dal detto signor Laudari. Commercio. A Scilla vi sono le feluche, le quali fanno il viaggio di Venezia, Trieste e della Dalmazia. Sei sono le principali. Ciascuna ha circa 25 uomini e portano un carico d’intorno a 250 cantaia. Si possono contare in Scilla sopra a 300 marinai. Portano queste feluche diverse mercanzie e molte seterie di Catania, quali però vendono in que’ luoghi in controbbando. Quando il nostro Re fu a Trieste gli fu dato da Scillitani che ivi si trovavano un memoriale per far loro ottenere privativamente la libera introduzione di tale seterie, ma non se n’è veduto esito. Riportano da tali luoghi telerie ed altre mercanzie che spacciano nella Puglia, fiera di Jaci e nelle altre fiere di Calabria. Sei di queste feluche fanno società di due. Il guadagno ordinario è da 200 a 300 ducati per ciascuna porzione. Computandosi 29 porzioni per ciascuna feluca e 250 ducati annui di guadagno, si avrebbero 7250 ducati. Per conseguenza tutte le 10 feluche darebbero di guadagno netto ducati 72.500. Si crede che ogni feluca dà di lucro al fisco colle diverse dogane di andata e ritorno ducati 4 mila. Que’ marinai che non hanno feluche fanno i loro negozj sopra legni altrui che passano per Messina. — Pesca e avanie feudali. La pesca del pesce spada si fa dalla fine di Marzo a tutto Giugno nel mare di Palmi, di Bagnara, di Scilla, del Pezzo. Essa è soggetta ad una annua oppressione feudale. I calli del pesce, che è la parte più delicata sopra la coda, è di dritto del barone in Scilla, che esige anche il terzo della pesca. In Bagnara il terzo della pesca totale si esigeva dal barone, ma è stata soppressa. — Dalla Fossa fino a Palmi il lido non è che una catena di montagne, le quali verso la punta del Pezzo si vanno abbassando. Da Scilla a Bagnara sono per lo più tagliate a picco. Le loro pietre sembrano granito.
Da Scilla a Palmi impiegammo tre ore. Il mare in questi luoghi è pericoloso per ogni piccolo vento di scirocco o ponente. Vicino Palmi è il monte di questo littorale, detto di Sant’Elia su del quale comincia il piano della Corona che traversammo prima di calare a Bagnara. Palmi ha un cattivo aspetto dalla parte del mare per dove vi si sale molto incomodamente; ma dentro è posto in piano ed edificato con ordine e simmetria dopo il tremuoto; ha larghe strade ed ampie piazze, ma meschini edifizj. Il monte di Sant’Elia sovrasta a Palmi dalla parte di mezzogiorno e vi produce delle meteore che molto la danneggiano ed incomodano.— Terre. I territorj di Palmi e Seminara sono in maggior parte di terre pille. Ve ne sono cretosi e di terre forti. Le terre pille non sono che argille, sono le meno fertili e sono coperte di ulivi. Le cretose nella più parte lo sono di viti ed anche di ulivi.
Le terre forti si tengono a viti e grano. — Le acque sono buone ma scarse. La montagna vicino Palmi versa le sue acque dalla parte di Seminara o del mare. —Il Petrace scorre fra Gioja e Palmi. Esso è rapidissimo, di acqua perenne, e non manca anno che non facci guasti. — La spiaggia da Palmi a Nicotera è di aria cattiva. I fiumi Petrace Budello di là da Gioja a quello di Rosarno fanno de’ ristagni e producono l’aria pestifera. — Porti. Vicino Palmi nel luogo detto La Tonnara tra Palmi e le Pietre nere vi è un luogo opportuno per un porto di poca spesa. L’aria vi è buona e sul luogo vi abbonda il materiale per edificarlo. – Meteora. I guasti maggiori la campagna li riceve dalla lupa che quasi ogni anno tronca le più belle speranze della raccolta delle ulive.
Baliva. In Palmi oltre il giudice ordinario vi è quello della Bagliva il quale procede cumulativamente alla Corte locale nelle cause civili e privativamente nelle cause de’ danni dati. È controversa la proprietà di questa bagliva fra l’Università ed il barone, per cui è sotto sequestro. Secondo le costituzioni di detta bagliva, da essa si dovrebbe appellare al Portolano di Reggio e quindi alla Camera. —Memoria promessa da Palmi. Sulle oppressioni feudali di Palmi, Seminara, Oppido e Santa Cristina si attende una Memoria dal Signor Don Girolamo Coscinà.
Seminara ha più di 1000 tomoli di terre demaniali poste sul Piano della Corona. Palmi ne ha forse altrettanti. — Proprietà. In Palmi e Seminara generalmente le terre sono di assoluta proprietà. Foreste. In Seminara l’Università possiede una vasta foresta di circa 6 miglia di lunghezza, la quale però ha poca larghezza. Essa è di proprietà de’ particolari, i quali soffrono la servitù del pascolo, il quale si vende dall’Università per 60 ducati l’anno. Questa stessa foresta si stende di là dal Petrace per una larghezza maggiore fino al territorio di Castellace. Essa appartiene a Cariati che ci esercita dritto di pascolo con giurisdizione ne’ mesi forestari, quantunque posta nel territorio di Terranova della casa di Gerace. I poderi sono di diversi particolari, ed il proprietario della foresta Cariati vi esercita il dritto del pascolo o sia della fida per alcuni mesi dell’anno, per cui sogliono pagare la fida gli animali vicini e que’ che vi passano. Cariati esercita la giurisdizione sopra i custodi e sopra i danni dati. Memoria promessa. Il suddetto Signor Cuscinà favorirà una notizia più distinta sopra questa foresta.
In Palmi si pagano i pesi fiscali parte con gabelle civiche e parte con catasto. Le once cadono circa grana tre. A Seminara cadono circa grana quattro. — Ceti. In Palmi vi sono cinque ceti: nobili, civili, mastri, massari, marinai. Il primo ceto eligge otto decurioni, otto il secondo, quattro il terzo, due il quarto e due l’altro, in tutto 24. Seminara ha 4 ceti e 26 decurioni: tredici ne somministra il ceto de’ nobili, 7 li civili, 4 li mastri e 2 li massari. I decurioni sono annali e si eliggono a sorte. In Seminara si escludono i decurioni dell’anno precedente. In Palmi il Sindaco de’ nobili che finisce l’anno fa la nomina de’ sindaci nuovi, quale, se è escluso dalla pluralità de’ voti, fa la nomina il secondo sindaco, e così di mano in mano. Gli amministratori sono 4, due sindaci uno del primo l’altro del secondo ceto e due eletti degli stessi ceti. I tre rimanenti ceti non hanno voce passiva. L’istesso si pratica in Seminara. Oltre a ciò vi è il Cassiere da’ due predetti ceti.
Grani. Essendo la contrada in gran parte ingombra da ulivi, il ricolto del grano è scarsissimo per cui si è costretti provvedersi per buona parte dell’anno di grani della Puglia o del Marchesato. — Seminara ha un casale detto Sant’Anna il quale fa una comunità con Seminara. — Palmi ha poca coltivazione di frumentone, grande Seminara col soccorso delle acque del Petrace. Vi abbondano ancora i fagioli. — Ulivi. Gli olivi non si putano, ma si diradano solamente. Qualcheduno ha cominciato a putarli. L’olio è buono. Le piante e le ulive hanno le loro malattie del verme, questo assale le piante nelle radici. Lo scirocco promuove questi insetti, la tramontana li ammazza. I trappeti alla genovese vi sono comuni. L’olio si conserva dentro vasi di creta. In Seminara si lavorano vasi della grandezza da contenere fino a 90 staja di olio. — I vini si raccolgono in quantità. In Palmi quelli che sono fermentati colla vinaccia si conservano a lungo, hanno miglior colore. — Seta. La seta vi si raccoglie in poca quantità e cattiva per la cattiva tiratura. I gelsi sono oggi ridotti a poca cosa per la decadenza dell’industria. La seta di Casalnuovo e San Giorgio è peggiore. I gelsi vi sono bianchi e neri. La fronda si tritura. — Il lino vi è pochissimo; in Seminara vi si raccoglie poca canape. Gli animali vi sono scarsissimi per la mancanza de’ pascoli.
Arti. In Seminara si lavorano ogni sorte di vasi di creta ordinaria. In Palmi vi sono poche e cattive concerie. Vi sono in Seminara due cattive tintorie. A Seminara vi è una creta ottima per majolica. Vi è stato un giovane capace che tentò piantarvi una fabbrica, ma per mancanza di ajuti e capitali ha dovuto abbandonarla.— Commercio. Il commercio che si esercita in Palmi è di olio, che diversi incettano dalla Piana e vendono a’ Genovesi. Via dell’olio. I carichi si fanno alle Pietre nere territorio di Palmi ed a Gioia. In Seminara si fissa la voce dell’olio da Monteleone fino a verso Reggio. Seminara elegge due deputati, due altri li mercanti di tutto il contorno, i quali unitamente al Parroco, al Sindaco coll’intervento del fiscale della Cassa Sagra, registrano i prezzi dell’olio che sono corsi da Gennaro a tutto Marzo giornalmente. Ogni particolare è in obbligo di rivelare il prezzo in cui ha venduto l’olio in tale intervallo. Nel 1 di Aprile si fa una coacervazione de’ prezzi e si fissa il prezzo alla risulta del prezzo medio. Questa voce di Seminara dà la regola a tutta la piana fino a Monteleone. — I Pesi e misure sono varj all’infinito. — Marina. Palmi ha 11 picciole barche da traffico dette paranze e 9 barche pescherecce. In marinai e pescatori ci sono circa 120.
Sale. La provincia ha la distribuzione del sale forzoso. Pel sale libero secondo l’ultime disposizioni si paga carlini 15 tomolo. Contrabbando. Questo non toglie il controbbando, per cui vi sono comitive di controbbandieri di 30, 40 e più persone che infestano la provincia essendo nella maggior parte persone facinorose. Il sale s’incetta nella maggior parte da’ marinai di Palmi che lo tirano da Sicilia. Si deve chiarire in Napoli la quantità che si consuma di questo sale libero per mezzo de’ fondaci regi ed i pesi che si soffrono, a fine d’esaminarsi l’utilità del dritto proibitivo della dispensazione del sale.
Marine. Le marine sono mal custodite, o non lo sono affatto. Contrabbandi. Generali sono li contrabbandi dell’olio per li motivi notati in Catanzaro.
Valuta delle terre. Le terre si vendono da 20 a 40 ducati il moggio. Gli uliveti fino a 150 ducati. Le rendite prediali dopo il tremuoto si sono minorate dal terzo a del quarto.
Dopo il tremuoto la popolazione vi è più feconda e quasi ha rimesso la popolazione primiera. — Seminara dopo il tremuoto ha l’aria pestifera per un lago formatosi. Per disseccarlo si spesero molte migliaja e malamente. Se ne deve parlare con Don Ignazio Stile. Con qualche migliaja si potrebbe rimediare a questo male. Malattie. La popolazione intanto va da giorno in giorno estinguendosi; da malattie dominanti in Palma e Seminara sono le febbri costituzionali che derivano a coloro che praticano le coltivazioni de’ frumentoni vicino i fiumi. Cominciano in Settembre e durano a tutto Decembre. In Palmi molte malattie sono uscite per la nuova economia degli edifizj per cui l’aria vi ha più libera rivoluzione. Le malattie che costoro portano le rendono alle volte epidemiche. In Seminara dopo il tremuoto sono frequenti i mali d’idropsia e di punta. Il vajolo s’inocula da qualche particolare con profitto. — Projetti. Gli esposti sono attualmente nove in Palmi e son mantenuti dalle Confraternite, come anche in Seminara ma quello che contribuiscono non basta. Sono alimentati fino a tre anni. In Casalnuovo le madri non hanno rossore di allevarsi li proprj figli senza temere l’infamia. — Seminara era il primo paese della contrada prima del tremuoto per ricchezze e comodi della vita. Aveva 8 conventi, i quali danno alla Cassa Sagra 25 mila ducati. Oggi va in ruina e decadendo ed i suoi flagelli sono la Cassa Sagra, il lago e la povertà. — In Seminara il Monastero delle Monache della Nunziata esigeva il 10 per cento sopra li frutti, gli ortaggi ed i salumi. Apparteneva all’Università, dalla quale fu alienata ed oggi si esigge dalla Cassa Sagra, la quale se l’affitta 300 ducati l’anno. In Seminara vi è un Monte di Pegni che ha un fondo di circa 80 mila ducati. La metà delle sue rendite per decennio è impiegato per disposizione sovrana alla riedificazione de’ pubblici edifizj. Fino a 10 ducati prende i pegni gratis. – Memoria promessa. Sulle dogane e loro abusi promette una Memoria il Signor Don Gaetano Suriano. Del rimanente il contrabbando è generale. Si sono aumentati gli uffiziali con piccolo soldo, e questo ha portato l’accrescimento delle prestazioni. In Palmi vi è la dogana di 5 persone, le quali angustiano li negozianti se il carico si facesse senza controbando: la corte vende questi uffizj a carissimo prezzo e due ufficiali de’ cinque sono venduti ed hanno interesse alla frode. Controbando. Le feluche di guardia, secondo gli ultimi stabilimenti, diventano padrone del controbando che sorprendono: n’è sorta una morale cattolica, ed è quella che siccome si credono padroni del controbando in qualità di proprietari si credono in dritto di disporne e per cui si concordano con sicura coscienza. — A Tropea ci è stato detto non essere vero che Malta sia una fucina di controbando per la Calabria, ma sì bene Messina e Lipari.
Il giorno 2 Giugno restammo in Palmi. Ne partimmo la mattina de’ 3. Fummo prima a vedere la Tonnara luogo così detto per esservi stata per l’innanzi una tonnara. Questo sarebbe un sito opportuno per la costruzione di un picciolo porto e con poca spesa. È esso distante da Palmi meno di due miglia. Da questo luogo passammo a Seminara, dove ci trattenemmo per un momento in casa di Don ... de Franco. Il luogo dove era prima è un mucchio di rovine. La nuova Seminara ha l’aspetto di una popolazione poco agiata e poco felice. Era prima uno de’ primi luoghi della provincia ed aveva belli edifizj. Vicino vi sono alcuni laghi prodotti dal tremuoto, che si poteano con migliore avviso e minore spesa colmare colle acque fluenti. Infatti in uno di essi ha fatto naturalmente tale operazione un torrente che lo aveva prodotto.
Era Seminara ricca di luoghi pii che oggi la rovinano per mezzo della Cassa Sagra. Questi luoghi pii avevano di solo olio 15 [sic] ducati all’anno. Vi è una collegiata che ha molti canonici.
Fino a Seminara fummo gentilmente accompagnati dai signori Don Felice Mauro e Don Girolamo Cuscinà. Seta. Da Palmi a Seminara si tritura con un coltello la fronda che si dà a’ bachi da seta. In Palmi vi è un gran numero di patentati per estrarsi così alla giurisdizione baronale.


XII.

Partiti di Seminara valicammo il Petrace, fiume rapidissimo e pericoloso quando vi è pieno. Colle acque fatte a’ li 16 e 27 maggio la piena ne portò tre uomini, e non vi è anno che non vi muoia gente. Sopra questo fiume è stato eretto un ponte in tempo di Cariati in un luogo niente opportuno, cioè in una pianura, dove il declivio naturale del terreno alla destra del fiume fa sì che questo guadagni sempre da questa parte. Ciò ha prodotto che il ponte sia restato a secco. Ci si disse che più a basso vi è un luogo opportuno per l’edificazione di un ponte fra due colline, e che questo luogo era stato preferito da Cariati per suoi privati interessi.—

Materiali: V: Letteratura - Estratti cronologicamente ordinati: anno 1899: De Salvo

Estratti
presi da ANT. DE SALVO,
Ricerche e Studi Storici
intorno a
PALMI, SEMINARA E GIOIA TAURO (1899):
DeSa

PREFAZIONE

«Amicus Plato, amicus Socrates,
magis amica veritas» (Senec.).
Eppure: «Veritas odium parit» (Ter.)!

VII
Questa raccolta di notizie storiche, cioè di ricerche e studi, pertinenti al periodo che si estende dal 950 dell’êra cristiana sino alla fine del secolo XVIII, intorno a Palmi, Seminara e Gioia-Tauro, venne da noi compilata, non per ridondarne gloria, o fama che si fosse, ben conoscendo già quanto non ci è dato mai di potervi menomamente aspirare; ma solamente per soddisfazione del grato e nobile sentimento di amor patrio: sentimento, che pure, anni or sono, ci animò a scrivere, e c’incoraggiò a pubblicare l’altra nostra monografia (>VII)

CAPITOLO I.
(pp. 1-46)

(Dall’anno di Cr. 950 al 1302)

SOMMARIO: - Sito della città di Palmi, e origine del suo nome. - Porto di Oreste. - Stato della regione marittima de versante occidentale della estrema Calabria, durante la seconda metà del secolo X; e origine di Seminara. – Incursioni dei Saraceni su Reggio e sulla Calabria estrema. Distruzione di Tauriana, ed origine di Palmi, Terranova, San Martino, Cinquefronde, Pedavoli, e ingrandimento di Seminara, Oppido e Galatro. - Combattimenti ed altri avvenimenti nella Calabria meridionale, fra Greci bizantini e Saraceni. - Venuta dei Normanni nelle Calabrie; loro occupazione di queste contrade, e condizioni miserande dei popoli che le abitavano. Dominio benefico dei Normanni. - Floridità e progresso di Seminara. - Donazione del conte Ruggiero all’abbazia della chiesa di Santa Maria e dei Dodici Apostoli di Bagnara. Sua istituzione del vescovado di Mileto; e scoverta e trasporto in Seminara, della statuetta della Madonna dei Poveri. - Novero dei monasteri basiliani nel territorio di Seminara. - Terremoti del 1169 e del 1184, in Calabria e nella vicina Sicilia. - Cenno della dominazione degli Svevi sulle Calabrie: saccheggio di Seminara, perpetrato dai Messinesi, e loro consecutiva disfatta. - Cenno della dominazione degli Angioini sulle Calabrie: il Vespro siciliano, e fatti d’arme vittoriosi del re Pietro d’Aragona, contro i Francesi dimoranti in Seminara e nei luoghi vicini. - Altri avvenimenti sotto gli Angioini; in alcuni dei quali, prende parte Ruggero di Làuria. - Pace fra gli Angioini e gli Aragonesi di Sicilia.

1
Palmi, oggidì fiorente, ricca e simmetrica città capoluogo di Circondario, nella Calabria ulteriore prima, con sede di Tribunale e circolo straordinario di Corte d’Assise, è popolata da un quindici mila abitanti, ed è estesa per un’area di più che ventidue ettari, in un perimetro di circa quattro chilometri; è sita a metri 240, in media sul livello del mare, (>1)

2
Prima della metà del decimo secolo dell’êra cristiana, essa non esisteva; ma è da ritenersi che solamente poche case coloniche dei vicini Taurianesi, si dovevano trovare, sparse per la contrada de Palmis , come già nelle scritture dei tempi del conte Ruggiero Bosso, veniva

3
denominato il luogo, ove ora sorge Palmi: la quale venne poi così detta, a causa delle molte palme, che ivi, per la campagna, rigogliosamente vegetavano , e che tuttavia, per antica usanza ereditata, (>4)

10
Nei dintorni di Tauriana adunque non esisteva alcun villaggio, e solo varii conventi di Basiliani sorgevano sul monte Aulinas, oggi detto Sant’Elia, e nel territorio Mercuriense o regione Mercuriana, cioè di Mercurio: in cui, ma molto lontano dal mare, vi era un luogo fortificato, denominato Castello, oppure «Seminaio, o meglio Seminario, Siminarivon», che in seguito prese il nome di Seminaria e poi Seminara. La quale, è da congetturarsi «che sia stata fondata tra il VII e l’VIII secolo, quando Tauriana… già era stata gravemente danneggiata o da’ Saraceni di Africa in qualche loro scorreria, ovvero dai Longobardi in sulla fine del VI secolo» .
Verso la metà del decimo secolo, l’estremo meridionale d’Italia apparteneva ai Bizantini, i quali oltre che Calabria, lo chiamavano pure Sicilia, perché, perduto fin dal principio di tale secolo, il dominio della vicina isola, era soddisfatta la loro boria, nel conservarlo, almeno in titolo: e per quanto era rimasto loro, nella estrema regione meridionale di Italia, avevano istituito un governatorato a Reggio, che chiamavano stratego o duca d’Italia […]; ma era sfornito di sufficiente milizia per poter presidiare [11] validamente il littorale, tanto che la gente di queste contrade dovevano fidare sulle proprie forze, nel difendersi dalle incursioni dei Saraceni, quando questi non erano in gran numero; oppure scamparla con la fuga, quando si presentavano a orde sitibonde di stragi e di rapina.
Una di tali scorrerie, la più micidiali di quante erano succedute in questa estrema parte di Calabria, fu quella avvenuta nel 951; allorché l’emiro di Palermo, Hasan-Ibn Alì, di casa Kelbita, e per il mancato tributo dovutogli dai Bizantini, e perché, conoscendo che Costantino Porfirogenito, per rafforzare il suo mal sicuro dominio su queste provincie occidentali, vi spediva agguerrite milizie (anno 950), decise di occupare tutta la Calabria: e chiesti perciò aiuti al califfo d’Africa, questi mandò prontamente in Sicilia, Farag Mohadded con un poderoso esercito di Agareni ed una numerosa armata. Quindi nell’estate di detto anno, Hasan o Alassan, con tanta prevalenza di forze, assaltò primamente Reggio, e invase le riviere occidentali della estrema Calabria, come che le più vicine e indifese, giacché i Bizantini, temendo di affrontare l’esercito di Hasan, si ripararono ad Otranto e a Bari; e così queste contrade ebbero a subire il primo e perciò più feroce impeto di guerra dei crudeli Saraceni. I quali, espugnata che ebbero Reggio, percorsero poi quasi tutta la Calabria, massime del versante meridionale, apportando ovunque [12] devastazioni, saccheggi ed eccidi, e menando schiavi terrazzani e cittadini in grandissimo numero; ma da tanta calamità rimasero immuni Gerace, Cassano, Rossano e pochi castelli, siti in luoghi reconditi, oppure fortemente muniti .
Intanto i Taurianesi, saputo della venuta dei Saraceni in quel di Reggio, e temendo che non avrebbero tardato a venire pure nel loro territorio, pensarono di salvarsi altrove, poiché nella propria città non potevano apprestarsi ad una valida difesa, essendo essa sguarnita di mura, scarsa di popolo ed in gran parte ancora rovinata dalle precedenti incursioni: sicché furono costretti di rifigiarsi ai più vicini e forti castelli, e abbandonare la nativa Tauriana. La quale infatti fu assalita da una turba di Agareni, Mori e Cartaginesi; i quali, non trovando di fare abbondante bottino, la distrussero interamente, e devastarono tutto il territorio circostante . La parte più eletta dei cittadini insieme col vescovo e gli ecclesiastici, che [13] si trovavano in Tauriana, si ripararono nel vicino castello (nt. 1) di Seminario (Seminara), il quale, in quei tempi, come pure quello di Santa Cristina [14] erano i più importanti di quei luoghi, «tanto che poterono resistere a varii assalti de’ Saraceni nel IX e X secolo» (nt. 1). I rimanenti Taurianesi, perché probabilmente non poterono essere ricoverati in esso, per l’angustia del luogo, trovarono scampo, alcuni (nt. 2) in Oppido Mamertina (Mamertium Oppidum), altri (nt. 3) in Galatro (Calatrum), altri, stabilitisi sulle rovine di Sappominulim, incominciarono a edificare Terranova (nt. 4), ed altri ancora [15] si dovettero stanziare in Cinquefronde (Quinquefrondum), la quale terra poi si riedificò e si munì di mura (nt. 1) (>15).


CAPITOLO II.
(pp. 47-82)
(Dall’anno 1303 al 1495)

SOMMARIO: - Sito dell’antica Seminara. - Cenno dello stato di questa città durante i primi secoli della sua esistenza; e primordi di Palmi e di Gioia. - Gli avvenimenti di Calabria nelle guerre tra gli Angioini e gli Aragonesi di Sicilia, nella prima metà del secolo XIV. - Barlaamo di Seminara. - Il vescovo di Mileto, Goffredo III, occupa il castello di San Giorgio. - Fatti d’armi tra il conte Guglielmo Ruffo e i Reggini. - Avvenimenti di guerra nelle Calabrie, tra Giovanna I e gli Ungheresi. - Accenno ad altre controversie e ad altri fatti d’arme, tra feudatari del versante occidentale della Calabria ulteriore; e fra il conte Ruggiero Sanseverino e i Reggini. - Occupazione delle Calabrie da Carlo III Durazzo. Anarchia in seguito alla morte di lui, e sollevazione dei partigiani dei d’Angiò. Ritorno delle Calabrie alla obbedienza di Ladislao. - Seminara cade sotto il dominio feudale, e poi ritorna di dominio regio. Suoi privilegi, e religiosi illustri, fino alla metà del secolo XV. - Dominio di Alfonso I, e divisione delle Calabrie in due province. - Devastazione di Gioia. - Prodigalità del re Alfonso, e sua donazione della gabella di Gioia. - Sollevazione dei partigiani angioini nelle Calabrie, contro Ferdinando I, sedata dal capitano Tommaso Barrese, il quale poi fu disfatto. Repressione consecutiva della parte angioina, e dominio degli Aragonesi sulle Calabrie.


47
Sulla vetta e sul declivio orientale del colle, dove si estende il borgo di Seminara, ancora interrotto e sparso di ruderi, sorgeva, fino al terremoto del febbraio 1783, l’antica città di tal nome ; e vi passava l’unica strada, che fin dai tempi anteriori a Traiano, metteva in comunicazione le regioni al nord del fiume Petrace, col resto del versante occidentale dell’estrema provincia di Reggio. Questi imperatore romano, nel riattare la via Appia, non apportò modifiche nella direzione di questo ramo della via Aquilia: la quale a Capua si distaccava dalla via Appia, e, percorrendo la Lucania e la Brezia (1), sotto il nome di Via Popilia (perché costruita dal console P. Popilio Lenate, 130 avanti l’êra cristianna) veniva a Medma o Mesma e a Nicotera, e poi attraversava Seminara, i piani della Melìa, sopra Scilla, e si terminava alla Colonna Reggina. Ond’è che dall’Itinerario dell’imperatore Antonino il Pio (>48)

49
Di modo che Seminara trovandosi in un luogo di maggior transito, in queste contrade, ben presto i Normanni ne notarono l’importanza, massime in tempi di guerra, e la ritennero per loro stessi, assoggettandola al solo demanio regio. (> 49)




CAPITOLO III.
(pp. 83-128)
(Dall’anno 1495 al 1503)


SOMMARIO: - Importanza di Seminara e Terranova, verso la fine del secolo XV, in Vallis Salinarum, nome che ebbesi la Piana, fin presso a quest’epoca. - Ferrante II, nel 1495, dona Seminara con i suoi casali, a Carlo Spinelli. - Terranova e i suoi casali, soggetti a Marino Correale; e Gioia in possesso di Agnello Arcamone. - Scesa di Carlo VIII in Italia, e d’Aubigny occupa e governa le Calabrie. - Ferdinando II col Gran Capitano Consalvo rioccupano parte dell’estrema Calabria. Fatto d’armi presso Seminara, tra Francesi e Spagnuoli, verso la metà di giugno 1495, seguito dalla vittoria di questi, e della loro entrata in questa città. - Cenno di un monumento, che sorgeva in Seminara per perpetuarne la memoria del duca Carlo Spinelli e dei due fatti d’armi favorevoli agli Spagnuoli, avvenuti presso di questa città (in annotazione). - Battaglia della Figurella, tra Francesi e Spagnuoli, avvenuta il 21 giugno 1495, a pochi chilometri da Seminara, e disfatta di Ferdinando II. - Progresso di Consalvo nelle Calabrie, ed occupazione di queste province e quasi di tutto il regno. - Morte di Ferdinando II e successione di Federico II, a cui Consalvo rassetta definitivamente il regno. - Accordi tra Ferdinando il Cattolico e Lodovico II, i quali spodestano re Federico, e se ne dividono il reame di Napoli. - Consalvo riceve il titolo di Duca di Terranova. - Per disaccordi nella divisione del regno, sorge guerra tra il duca di Nemours e Consalvo; e d’Aubigny occupa nuovamente gran parte delle Calabrie. - Fatto d’armi tra il conte Onorato Sanseverino e Ugo di Cardona, a Terranova, che da questo capitano spagnuolo viene espugnata dopo di aver disfatto i Francesi e i partigiani di Sanseverino. - I Francesi, comandati da d’Aubigny, assaltano e sconfiggono gli Spagnuoli, comandati da Ugo di Cardona, a Terranova, addì 26 dicembre 1502. - Agli Spagnuoli delle Calabrie arrivano dalla Spagna altri aiuti di soldati, e tutto l’esercito si raccoglie a Seminara. Da qui, in seguito a sfida di d’Aubigny, gli Spagnuoli muovono contro i Francesi, schierati di là dal Petrace, verso Gioia. Fiera e sanguinosa battaglia che ne segue fra loro, il 14 aprile 1503, presso il Ponte Vecchio, con vittoria completa degli Spagnuoli. Assedio in Angitola, e immprigionamento del d’Aubigny insieme con altri capitani. – Il re Ferdinando il Cattolico resta solo signore di tutto il regno, e Consalvo ne è il primo vicerè.

83
Verso la fine del secolo XV, Seminara (Seminaria civitas), benché in una cerchia poco estesa, era la più importante città castellata del versante occidentale degli ultimi Appennini e di Aspromente; e con Terranova (oppidum nobile),anch’essa piccola città, (>84)

CAPITOLO IV.
(pp. 129-168)
(Dall’anno1504 al 1565)

SOMMARIO: - Il Gran Capitano Consalvo vicerè nel reame di Napoli, e sue gratificazioni a feudatari. - Provvidi reggimenti di Consalvo e di Carlo Spinelli, tenuti dall’uno nel feudo di Terranova, e dall’altro in quello di Seminara. Progressi di questa città e delle terre di Palme e di Gioja, nella prima metà del secolo XVI. Terremoti nei primi anni di tale secolo. - Morte di Ferdinando il Cattolico, e successione di Giovanna III, e poi di Carlo V. Dissensi e guerre tra questo imperatore e Francesco I; e accenno agli avvenimenti delle Calabrie, nei tentativi di conquista del regno per parte dei Francesi. - Piraterie dei Turchi e degli Algerini sulle Calabrie, nei primi anni del secolo XVI. Saccheggi di Ariadeno Barbarossa, e disfatta inflittagli da Andrea Doria. - Ritorno di Carlo V dall’Africa, e suo passaggio per Reggio e Seminara. - Altre scorrerie del Barbarossa. - Il re di Francia si unisce con i Turchi, contro Carlo V, e Barbarossa continua a corseggiare nelle riviere del Mediterraneo, principalmente e più crudelmente su i lidi dell’estrema Calabria. - Altre piraterie dei Turchi e degli Algerini. - Disposizioni del vicerè Pietro di Toledo per fortificare le terre del littorale, e per erigere torri di guardia contro i corsari. - La contea di Seminara viene confermata da Giovanna III a Carlo Spinelli. A questo feudatario succede Pietro Antonio, il quale fa riedificare la chiesa di S. Fantino. Carlo I duca di Seminara istituisce nel 1565 il fedecommesso per il suo casato. - Fervore religioso nel popolo del versante occidentale della Calabria ulteriore. Conventi in Seminara, in Palmi e in Gioja. Miracolosa immagine di S. Maria del Soccorso in Palme; e profezia di Fra Lodovico da Reggio. - Piraterie di Dragut Rais; e devastazione di Palme nel 1549. - Il duca Carlo Spinelli cinge di mura la terra di Palme, e la chiama Carlopoli. - I corsari turchi sbarcano per assaltare Palme; ma i cittadini li sbaragliano presso il quatrivio, sul piano detto della Torre. - Arrigo II si collega con Solimano; e danneggiamenti fatti dalle loro flotte unite, massime sulle riviere calabresi, per opera di Dragut. - Altra flotta dei Turchii, uniti con i Francesi, comandata dal pascià Mustafà; e danni e piraterie da loro commessi. - Altre scorrerie feroci di Dragut sulle riviere dei paesi del Tirreno, e di altri paesi ancora: sua morte, e poi pace tra Spagnuoli e Francesi, nel 1559.

131
Nel versante occidentale dell’estrema Calabria, dopo terminata la guerra tra Spagnuoli e Francesi, incominciarono a svolgersi tempi piuttosto prosperi segnatamente per la regione, oggi del circondario di Palmi. Quivi i feudatarii principali, che con l’iniziarsi del secolo XVI, erano il Gran Capitano Consalvo, e il conte Carlo Spinelli, [132] l’uno possessore del ducato di Terranova, e della baronia di San Giorgio e Polistena, e l’altro possessore della contea di Seminara, e di qualche altro feudo di poca importanza, reggevano i loro feudi con temperanza ed umanità, amanti a far progredire la coltura dei campi nei loro territorii, e di far sviluppare le industrie, esercitando sempre con moderazione i loro diritti feudali. (>132)


CAPITOLO V.
(pp. 169-217)
(Dall’anno 1566 al 1699)

SOMMARIO: - Condizioni funeste del versante occidentale dell’estrema Calabria, cioè brigantaggio e peste, nella seconda metà del secolo XVI. - Istituzione in Palme, del culto alla Madonna della Sacra Lettera. - Accenno alla guerra tra i monarchi cristiani e Amurat III; e danni apportati da Hasan Cicala sulle riviere d’Italia e segnatamente su Reggio. - Cenno della Congiura di Tommaso Campanella. - Seminara e i suoi casali sotto il dominio regio. - Triste fatto succeduto in Gioja, verso la fine del secolo XVI. - Avvenimenti dispiacevoli fra Seminara, Palme, Sant’Anna e i loro feudatari di Casa Spinelli. - Terremoti dal 1616 al 1622, e origine di Cittanuova. - Nel 1616, i Mori vengono scacciati dalla Spagna; e così la pirateria è riattivata sulle marine di Sicilia e di Calabria. – Nel 1625, i corsari depredano Gioja. - Industrie in Seminara e in Palme. Liti fra esse, e separazione di Palme e sua autonomia. - Il marchese di Arena, don Andrea Conchublet, diviene utile signore della terra di Palme; e Seminara vende la propria giurisdizione al principe di Cariati. - Terremoti nelle Calabrie, tra il 1638 e il 1640, ed altri negli anni consecutivi. - Descrizione della pianta dell’antica Seminara. - Descrizione della pianta di Palme, qual’era fin’oltre la metà del secolo XVII; e industrie e commerci di questa piccola città. - Litigi tra i feudatari di Seminara e di Palme, a causa del confine tra i due territori limitrofi; e odii e zuffe spesso sanguinose, tra i due popoli. - Nuove liti mosse dai cittadini di Seminara, a causa del mercato di Palme; e formazione della piazza del Mercato di questa città, e descrizione della fontana che sorgeva in mezzo di essa. - Morte del marchese di Arena, e ritorno di Palme alla soggezione del feudatario di Seminara. - Terremoti in Sicilia e in Calabria nel 1693.


169
Le contrade del versante occidentale della Calabria ultra, dopo la disfatta toccata a Solimano II, all’assedio di Malta, non furono più, per lungo tempo, molestate dalle scorrerie dei Turchi; (>169)


178
Alla morte del duca Carlo Spinelli, avvenuta nell’anno 1572, giusto come abbiamo accennato nel capitolo precedente , era succeduto nell’eredità del ducato di Seminara, il primogenito di lui, Scipione I : (>178)

CAPITOLO VI.
(pp. 219-264)
(Dall’anno 1700 al 1783)

SOMMARIO: - Cenno delle successioni nei regni di Spagna, di Napoli e di Sicilia, dal 1700 al 1734. - Carlo III, occupate le Due Sicilie, va a Palermo per la sua incoronazione. Itinerario di questo viaggio, e particolarmente quanti seguì nel soggiorno di questo re in Palme. - Istituzione delle parrocchie e delle congregazioni in Palme, e della chiesa arcipretale in Collegiata. Principali deposizioni circa lo stato di questa città, nella inchiesta fatta al proposito della istituzione della Collegiata. - Dimora in Palme del suo feudatario Scipione III Spinelli; e speculazioni che questo vi esercitava. - Terremoti, peste e carestia nell’estrema Calabria e Messina (an. 1743-46). - Istituzione del Monte dei Pegni in Palmi. - Cenno della vita e delle opere di Gioacchino Poeta, nativo di questa città. - Carestia e fame durante il 1763. - Morte del principe di Cariati Scipione III, nel 1766. - Assenso di Ferdinando IV, alla congregazione del SS. Rosario in Palmi, e alla istituzione delle altre tre congregazioni. - Vita e opere di Domenico Grimaldi, e cenno biografico ed opere di Francesco Antonio Grimaldi, entrambi nativi di Seminara, e fratelli.

223

[Estratti che di Salvo riprende, o sintetizza, a sua volta da Giuseppe Senatore, Giornale storico…, Napoli 1742]
…Carlo III di Borbone «Il 5 marzo partissi da Rosarno per Palmi, terra che si possiede dal Principe di Geraci Grimaldo , [224] per colà prendere l’imbarco per Messina. Nel mezzodì desinò tostoché giunse nella terra di Gioia, altro feudo dell’anzidetto Principe di Geraci, in una baracca ben costruita a gisa di casino; indì proseguì il cammino e presso l’annottare giunse in Palmi, dove fu ricevuta, non solo da quei naturali [225], e Magistrato della terra, ma ben’anche da altre genti della Provincia, colà accorse per acclamare il di loro Monarca. Degnossi il Re andare ad albergare con i primi Personaggi di Corte nel palagio Baronale, bellamente ornato, nel mentre che faceansi dappertutto feste di gioia, ed udiansi replicati viva. In questa terra venne obbligato il Re a fermarsi per dodici continui giorni, cioè per insino allo spuntar di quello de’ 18 Marzo [1735], sì per intervenire a’ Consigli di Stato e guerra, per la spedizione degli urgenti affari d’amenduni i suoi Regni, e con questi a soddisfare medesimamente, mediante la sua innata pietà, i suoi fedeli popoli con le centinaia e centinaia di grazie, che tutto giorno le concedea, secondochè da essi con suppliche richieste venianli; com’anche per non esser all’intutto tranquillo, e navigabile il mare. In tutto questo frattempo il nostro Monarca ben’anche si divertì ora colle commedie, e con altri passatempi, ed ora col portarsi alla caccia de’ quadrupedi, e volatili, non solo in quel vasto giardino Baronale , in cui, attesa la scarsezza, ve n’era, perchè fu fatta dal Principe padrone, a bello studio, preventivamente dalle convicine terre e boschi introdurre; ma ben’anche in quell’ampie selve, e campagne: dove essendo un dì la M.S. da repente piova sorpresaa , per quella isfuggire, fu astretta a ricoverarsi in un picciolo malagiato tugurio di un povero contadino, per non esservi in quella campagna altro più vicino ricovero, la di cui consorte ritrovò ch’erasi in quel punto di un bambino sgravata; quindi è che mosso a compassione il Regio cuore del Re dalla mendicità della miserabil famigliuola, ordinò che fossesi tantosto il pargoletto battezzato, e ne volle egli stesso essere il padrino, facendogli imporre il nome di Carlo, per somma buona fortuna del pastoreb ; poscia donò alla madre cinquanta dobble di oro, e duecento scudi al bambino, al quale inoltre fe’ assegnamento d’una penzione d’altri scudi venticinque al mese pel suo mantenimento, però che fosseli pagata fin che pervenuto fosse all’età di anni sette, quali elassi, ordinò che venisse condotto in Corte per esservi educatoc
(>226)




CAPITOLO VII.
(pp. 265-298)
(Dall’anno 1783 al 1806)

SOMMARIO: - Il Flagello, ossia i terremoti di Calabria del 1783; e quanto allora accadde segnatamente in Palmi, in Seminara, in Gioia e nei loro territorii. Savii provvedimenti, e pronti e abbondanti soccorsi di Ferdinando IV. Ricostruzione di Palmi e di Seminara, secondo altra pianta. - Esazioni abusive in questa città, dal feudatario Giovan Battista II Spinelli. Sue soverchierie e prepotenze su Palmi; e quindi la costituzione quivi delle due fazioni, cioè dei “Verdonelli” e dei “Gialinelli”, e l’associazione detta “La Campana di Legno”. - Morte di questo feudatario, e novero degli eredi che gli subentrarono nei diritti feudali, sino alla soppressione del feudalismo.



265
Ben a ragione il Botta, nel libro quarantesimonono della sua Storia d’Italia , dà principio alla stupenda narrazione dei terremoti di Calabria durante l’anno 1783, col dire che «nissuna regione del mondo fu mai tanto tormentata quanto l’estrema parte d’Italia, che ora il regno delle due Sicilie comprende. (>265)

266
«…s’imprese fin dall’epoca dell’accaduto, di usare il nome antonomastico di Flagello…» (>266)

271
«Intanto venendo alle città di Seminara, Palmi e al villaggio di Gioia che più ci riguardano, trascriviamo qui le brevi descrizioni di esse, fatte dal Vivenzio, dal Sarconi, i quali le visitarono, e dal Botta.
E così il Vivenzio: «Seminara e il suo Casale di S. Anna. Questa città edificata nel nono secolo fu rovesciata dalle fondamenta, rimanendo solamente in piedi poche case nel Borgo detto S. Maria la Porta. Fra gli edificj distrutti sono notabili i Monasteri delle Monache di S. Mercurio, e della Annunziata, quelli de’ Basiliani, Domenicani, Conventuali, e Paolotti, il sontuoso Tempio della Chiesa maggiore, S. Maria de’ Poveri, S. Maria de’ Miracoli, e dello Spirito Santo . (>272)



CAPITOLO VIII.
(pp. 299-322)
(Dall’anno 1789 al 1817)

SOMMARIO: - Cenno della rivoluzione francese del 1789, e delle conseguenze in Italia. - Diffusione in Calabria della Frammassoneria e dei principi democratici. - Istituzione in Palmi di una loggia di liberi-muratori. - Ordine dei ceti; tendenze del popolo, e movimenti politici nell’estrems Calabria. Accenno alle disfatte dei Borboni, e loro rifugio in Sicilia. Entrata dei Francesi in Napoli, e istituzione della Repubblica Partenopea. - Elevazione di Palmi a capoluogo di distretto con sede di sottintendenza. - Biografia di Nicola Antonio Manfroce.

299
Con la rivoluzione francese dell’anno 1789, e dal governo repubblicano, che ne seguì, nuovi principi politici si diffusero per l’Europa; (>265).

APPENDICE
(pp.323-352)
---
I.
(pp.323-327)
Bolla per la istituzione della Confraternita del SS. Rosario in Palmi, nell’anno 1580.


II.
(pp. 327-336)
Deliberazione del Decurionato o Pubblico parlamento di Seminara, del dì 8 aprile 1795, circa la transazione fatta delle controversie con la casa Spinelli-Cariati.


III.
(pp. 336-346)
Bullettini delle Sentenze emanate dalla Suprema Commissione per le Liti fra i già Baroni ed i Comuni.


IV.
(pp. 347-352)
Albero Genealogico della famiglia Spinelli, feudataria di Seminara, Palmi, Sant’Anna, ecc.

Materiali: V: Letteratura - Estratti cronologicamente ordinati: anno 1885: Marcone

MARCONE Nicola, Un viaggio in Calabria. Impressioni e ricordi,
Roma, Tipografia Sociale, 1885:
a. 1885:

p. 82:

«Credesi che Palmi sorgesse sulle rovine di Tauriana: – Cassiodoro, in una delle sue lettere, ne loda il vino; e nello stesso atto di concessione, fatto da Ruggero I a’ Monaci di Bagnara, si parla d’un certo feudo di San Giorgio in Palmi. Probabilmente l’uno e l’altro alludono a qualche contrada di tal nome, essendo ormai accertato che a que’ tempi la città, non solo non esistesse, ma che la denominazione attuale è assai recente. Secondo Giustiniani ed altri molti, essa fu edificata al decimoquinto secolo, da Carlo Spinelli, e fu detta per qualche tempo Carlopoli. Forse, più tardi, e per la grandezza di città che ben presto raggiunse, e per sottrarsi alle pretensioni di Seminara, che avrebbela voluta a sé soggetta, prese il nome di Palme da una pianta di siffatta specie che dicesi ornasse pomposamente la piazza, ed oggi stesso figura sullo stemma della città; e di palma ha struttura la ricca fontana che, dal centro della vasta piazza, somministra le acque a’ bisogni della popolazione intera».

p. 111-112:

«L'odierna Seminara, quella da cui s'intitola la Piana, è il contrapposto dell'antica cittò, di cui vedonsi tuttavia i ruderi, che ricordano grandi memorie, tra le quali il famoso monastero Basiliano, dove nel '900, o poco più, pronunciò i voti San Nilo, che ebbe tanta influenza in quel secolo, ed innanzi a cui si prostrarono principi e sovrani.
Contemplando quegli ammassi di case diroccate, vi si stringe il cuore di pietà e terrore: forse, miste alle macerie ci saranno le ossa umane, e i frantumati teschi, forse tuttora le pietre sono intrise di sangue, e chi sa per quanto tempo vi echeggiarono le grida disperate delle vittime infelici!
Le case attuali a Seminara portano quasi tutte l'impronta della fretta con cui furono riedificate, perché basse, e molte a forma di capanna. Nondimeno ciascuna strada ha la sua denominazione, ed in una di esse, con sorpresa, lessi – Corso Barlaam: Che c'entra Barlaam a Seminara? – dissi tra me. Un signore del paese poi mi spiegò l'origine di siffatto titolo, o battesimo stradale.
Il monaco Basiliano, Barlaam, che, nientemeno, insegnò il greco a Petrarca, e fu uno delle più grandi figure del suo secolo, per vastità e profondità d'ingegno, nacque a Seminara. Di spirito ardito, irrequieto e volubile, scrisse a volta a volta contro l'Ortodossia della Chiesa orientale in favore della latina, e contro questa in favore di quella. Matematico i8nsigne, abile politico, onorato e fatto bibliotecario da Roberto d'Angiò, in ricompensa degli ultimi attacchi diretti contro la Chiesa di Costantinopoli, Clemente VI lo creò Vescovo di Gerace.
Un altro monaco Basiliano, Leonzio Pilato, che per originalità si appellava – il tessalo – nacque a Seminara. Fu il più dotto dei suoi tempi, ma brutto, deforme, piccolo, irsuto, gobbo, lacero e sporco di vestimenta. Il Petrarca lo fece conoscere al Boccaccio, che apprese da lui il greco, e lo persuase a seguirlo in Toscana per dettarvi Omero, e farne la traduzione. Il povero monaco morì ucciso dal fulmine, ma può dirsi che per lui e il Barlaam, l'Italia fu la prima ad innalzarsi agli studj del greco, che poi si sparsero nell'occidente di Europa, svegliando quella nobile gara, per la quale gli stessi romani antichi si spinsero alla ricerca di tesori letterari d'un popolo celebre per sapere, sensibilità e genio».

Materiali: V: Letteratura - Estratti cronologicamente ordinati: anno 1601: Marafioti

MARAFIOTI Girolamo, Dalle Croniche et antichità di Calabria.
Estratti su Seminara:
1601:


p. 66 a. e b.>

«…quindi passando il fiume Catiano, incontriamo un’altro molto illustre castello, chiamato Seminara, edificato dopo le rovine di Tauriano, città antica di Calabria, della quale ragionaremo nel [b] fine di questo libro. E dà tre miglia in circa lontana dal mare, ma tiene l’affacciata sua verso Oriente, e tra tutti paesi à se convicini, con allegrezza grande nel matino si compiace salutare il Sole.E stata Seminara nel principio della sua fondatione sedia Vescovale, perche nel tempo quando fù distrutta Tauriano fuggirono le genti col Vescovo della Città, & habitarono in Seminara, mà Roggiero Guiscardo Signore di Calabria, e Sicilia, veggendo ch’allora i cittadini di Montileone, erano puochi, e meno erano anco di numero i Cittadini di Seminara, con la volontà di Gregorio settimo Sommo Pontefice Romano, da questi dui Vescovati, cioè, Seminara, e Montileone ha formato uno nella città di Mileto, nella quale il primo Vescovo è stato di nome Arnulfo, come appare nelle scritture, e privilegi della stessa Chiesa Vescovale. cominciò dopo fiorire, e moltiplicare se stessa, ch’hoggi è habitazione molto nobile, abbondante d’ogni cosa necessaria all’humano vivere, nelle cui campagne si fà abbondanza d’oglio finissimo, e vi sono caccie di diversi uccelli, ma in particolare, di turdi, faggiani, e starne, gli huomini, e donne sono specolative, perdono di natura, e nella civile conversatione dimostrano nobilmente, la gentilezza, e cortesia dell’animo. in questo territorio le vindemie sono abbondanti, si cava il gisso specolare, del quale si fanno bellissimi ornamenti stuccati nelle fabriche. in questi luoghi patì il Re Ferrando d’Aragona una crudele rotta da Francesi, come si dimostra appresso.


Dell’entrata del Rè Ferrando in Seminara, e dell’apparecchio
della guerra da farsi, tra lui, e Francesi.
Cap. XXX

Dopo ch’ebbe il Rè Ferrando racquistato S. Agata, e tutto il convicino paese, (come dicevamo à dietro) passò insieme col gran Consalvo Capitano della fantaria Spagnuola verso Seminara,

[p. 67 a e b)

dove una banda di Francesi quale (secondo riferisce M. Paolo Giovio) temerariamente era uscita fuori à fare la scoverta, fù rotta nel viaggio, dalla cavalleria Spagnuola, il Rè con allegrezza grande di tutti cittadini fù ricevuto in Seminara. Era nel campo del Rè Ferrando Marino Corriale Signore di Terra nova, il qual’havendo fin da principio della guerra costantemente seguitato la parte Aragonese, cioè d’Alfonso, e Ferrando, era stato da Francesi discacciato dallo stato

Materiali: V: Letteratura - Estratti cronologicamente ordinati: anno 1630: Gualtieri.

§
GUALTIERI Paolo, Glorioso Trionfo, over Legendario di SS. Martiri di Calabria, dove anco si tratta di alcuni Huomini Illustri, i quali esposero la vita in servigio di Dio, e di più dell’origine de’ Frati Capuccini, e loro progressi in Calabria, per D. Paolo Gualtieri, della Città di Terranova, Professore della Filosofia, e sagra Teologia, Per Matteo Nucci, in Napoli, 1630. (lettura esplorativa: fino a 380)
a. 1630 >

p. 38:
e perciò havendo san Pietro convertito molte città della Magna Grecia, come Tauriano, Metauro, Medma, Vibone, Hipponio, & altre…

p. 113:
De’ Santi Martiri, THEODOLO, e Compagni, da Tauriano, la cui festa si celebra alli quindici del mese di Giugno. Capitolo XXI.

[Fonti:] Ex Traditione, Veteri M.S. Menologÿs plurium Cathedralium, quorum verba adducentur. De eis Octavius Caietanus, in Idea Operis Sanctorum Siculorum, & alÿ.

Tauriano Città maritima posta nell’ultimo della piana di San Martino, dove hoggi è il Castello di Gioia, fù Catedrale delle prime. Di essa, e suoi convicini furono nativi i Santi Martiri Theodosio, e Compagni, de’ quali non habbiamo lume di maggior certezza, fuor che la traditione, e certi caratteri scritti à penna in un libro mal conservato nella tribuna di S. Elia, nel Monastero di Melicuccà, dove ufficiano i Frati di San Basilio, scritto da dentro con caratteri Greci svaniti, (per il maltramento, e per l’antichità) nel cui margine vi sono le seguenti parole con carattere nostro, in rosso, Martyrium Sanctorum novem de Tauriana Theoduli, Candidi, Cantiani, Prothi, Chrysogoni, Artheonis, Quintiani, Niviti, & Cantiamillae, Celebratum, fuit in territorio, quod hodie est Despoti, uscirebbomo dall’historia, se volessimo dichiarar, come, quando, e dove, il Despoto di Romania, hebbe giuridittione nella Calabria, poscia che il predetto martirio sarà stato circa l’anni quattrocento del Signore, e’l Despoto circa l’anni 1300 da San Giorgio sin’à Mesiano hebbe giuridittione la città Tauriano, fù distrutta da Saracini circa l’anni novecento, per lo che si perdè affatto il pretioso tesoro delle vite, e martirio, non solo de’ predetti Santi, ma di molt’altri.(>114)

p. 163:
Come furono distrutti più Vescovadi in Calab. & uccisi i loro Prelati, in odio di Christo. Cap. XXXV. (>163)

p. 174:
Di Santo STEFANO da Rossano, chiamato Martire da altri Santi. Capitolo XXXVII.
[Fonti:] Ex traditione, & Vita S. Nili, in cap. pracedenti allegata; De eo historici multi.
Natan Profeta… (>174)
p. 175:
Circa gli anni 920 nella città di Rossano nacque da onorati parenti un bambino, à cui imposero il nome di Stefano, i quali per la povertà diedero il figlio all’esercitii bassi, e perché gli morì il padre carnale à tempo della sua fanciullezza, menò vita nelle campagne, lontano da ogni maestro sensibile, d’arti più colte. Ma non si discostò dal maestro invisibile, cioè dal suo Angiolo Custode, il qual gli insegnava la strada di Dio, à cui egli volentieri porgeva l’orecchie, lo che osservò fin all’età d’anni vent’uno. Fatta riflessione, e risolutosi poi di ciò che di sua vita far doveva, se n’andò da San Nilo il quale dimorava in una spelonca vicino la Real città di Seminara (la quale à tempo di San Nilo era Imperiale) sequestrato non solo da secolari, ma anco da suoi Monaci, & ivi à guisa di mutolo sen’stava, senza favellar (>175)

p. 270v:
Nel tempo di San Francesco da Paola erano in Italia i suoi Conventi divisi in due Provincie, cioè in quelle di Calabria, e dell’Isola di Sicilia, alla qual erano aggregati quei di Terra di Lavoro, e perché le nostre marine non erano custodite con torri di guardie sì spesse, come hoggi, ch’in ogni luogo sospetto, e cõmodo da potersi nascondere alcun vascello, vi è la torre, co’l suo guardiano, perciò i Turchi fecero {271r} molte prede, & occisioni, e particolarmente ne’ lidi di Palma, dove son diverse cale, e ridossi. S’alza anco ivi un monte, o scoglio, ultima coda degli Appennini, che vien celebrato per il più alto di quanti sono battuti dal mare, e perciò haveano la cima di quello come scorta, per lo che i Corsari infedeli venendo di notte si ricovrauno dentro quelle grotte, ò cale, e la mattina uscendo incontro aà naviganti di Calabria, che per la troppo vicinanza ogni dì tragittavano, faceanos schiavi molti di quelli, in una delle quali mattine inciamparono due Frati Minimi di Calabria…
p. 278v:
…Venendo voi con questi FF., mandati due per Seminara ad avvisar F. Bonaventura da Reggio, e 2. Altri, che vadino a Oppido…h
p. 279r:
Nomi di alcuni frati fuggiti per farsi Capuccini:

F. Giovanni da Seminara, era de’ Conventuali.

p. 279v:
F. Benedetto da Seminara.
F. Pietro da Seminara, lo antico.
p. 282v:
il Commissario (…) prese anco da ivi un certo Pietro da Seminara, novizio, giovane molto robusto, e l’armò con un bastone, e s’inviò verso ne capãne, ma quando il Commissario li era vicino, un guardiano di vacche cominciò a sgridar quella masnada, che à religiosi simil gente far suole, quando li ritrova in campagna, dicendo, salva Padre, & altre parole… | F. Pietro da Seminara, lo antico, e sua chiamata da Dio. | Arrivò il Commissario nel luogo abandonato da i Capuccini, & il primo che entrò fù il sudetto Pietro da Seminara, il qual con animo risoluto di rovinar tutti quei, che à prima fronte erano giudicati scommunicati alzò il bastone, e lo ritenne in aria sospeso. O miracolo, ò maraviglia dell’opere grandi di Dio, vedendo l’avventurato {283r} Pietro la miseria del mangiare, e dormire di quei poveri fuggiti, cominciò a dire. Questi sono i scommunicati che noi vogliamo carcerare? Questi sono gli apostati, i quali non vogliono osservar la regola de’ Mendicanti, con mangiar herbe silvatiche, e crude, à pena condite con poco di sale, & aceto, con dormir sopra l’ignuda terra? Per mia fè, che voglio esser anch’io del numero di questi scommunicati. Cercò con tutto ciò il Commissario per quelle selve, se potesse ritrovar alcun de’ i fuggiti; ma non poté in conto nissuno per qualunque usata diligenza ritrovarli, e così vota quella comitiva sen’ ritornò molto stracca, perché haveva caminato assai, essendo nell’andar ivi stato delusa da un incognito, al quale dimandarono per la strada delle dette capanne, & egli li dimostrò una via, che li conduce altrove. Fé sì molto buon guadagno, poscia che ritornò con un de’ suoi compagni meno, e questo fù il detto Pietro, il qual mentre ricercavano i Capuccini, si cacciò tanto oltre, cercando via, che à quelli li conducesse, che più volte lo sgridarono, dicendo, Aspetta novizion à passo F. Pietro, & egli più li sgridò, dicendoli, che tanto à passo, che tanto aspetta, andate à passo voi, ch’io mi voglio far Capuccino…

p. 325r:
(Carlo V conquista Tunisi) …Finalmente fù presa Tunisi, nella qual scaramuccia si dimostrarono valorosi molti regnicoli, un de’ quali fù il Capitan giovanni Calabrese, da Seminara, ancor che havesse ricevuto una palla di archibugio nella coscia…

p. 360v:
[miracolo del Crocefisso (diTerranova) testimoniato dal notaio Oliva di Seminara]:
…Benché più stupendo fusse il miracolo del sangue nell’1533… In quell’anno dunque à tempo à tempo che l’immagine di M.V. sotto il titolo del Soccorso nella Real terra di Palma operava operava molti miracoli, la predetta Confraternità di Terranova condusse ivi il suo Crocefisso, ancor, che per 12 miglia di strada balza, e scoscesa, ma quando l’imagine del figlio fù in presenza di quella della Madre sudò sangue ad occhi veggenti di tutto il popolo. L’accorti Governatori di detta Confraternità subito fecero stipular un atto pubblico per mano di Notaro, e testimoni, il cui tenore è. Publicus actus testimonialis miraculorum Crucifixi sanctissimi, sanctissimae Annunciationis civitatis Terrae novae, stipulatus, & scriptus in rure Palmi sub die 20. Iulÿ, per Notarium Antonium Oliva de Seminara. Sub Anno Domini 1533. Die verò 20. mensis Iulÿ vj. Indictionis in Casale Palmi, sub Pontificatu sanctissimi Domini nostri Papae Clementis, anno eius octavo feliciter, Amen. Notum facimus, & testamur, quod hodie eodem praedicto die in nostri, & subscriptorum testium praesentia personaliter…… bo:

p. 376 [Seminaresi nella battaglia di Lepanto]
…Vi si sparse fama, che il Papa era per concedere il Giubileo à chiunque prendesse l’arme per difesione della Fede, come già poi fè bandire à sei d’Ottobre del 1571, quando i soldati collegati erano uniti sopra mare. Havevano concorso molto volentieri i Christiani per tal suono, e particolarmente dall’Italia, e Spagna, ma molto più gli uomini del Regno, trà i quali i Calabresi, come che i luoghi del detto imbarco, cioè Crotone, Taranto, e Messina erano più a loro commodi vi concorsero in gran numero, imperoche de’ soldati della nuova militia vi andarono più migliaia, sotto l’insegna del Re [377] Cattolico loro Duca lasciate da parte le compagnie straordinarie, la galera del Corsale da Castel Vetro, due di Vincenzo Passacalò da Seminara detto il Monaco, e molt’altre di Avventurieri, perché de’ Signori particolari Tropeani, ve ne furono trè, & è proprietà di quei sempre sempre rinforzarsi contro infedeli, poscia che nella guerra de Gerghi si ritrovarono sette compagnie de soldati Tropeani, come il Marafiote scrive, e molt’altre fregate, e vascelli di minor memoria, un de quali fù de Marini nostri compatrioti, che ne fecero capo Milio da Melicuccà loro antesignano. Vi andarono anco sotto l’insegna del Lione l’invitti figli della Lionessa, raccolti in sì breve tempo, ch’ammirato Tomaso Costo Napolitano storico di quei tempi de gli assoldati da un solo, scrisse così. “Il Toraldo haveva assoldato in breve spatio di quindici giorni due mila bellicosi fanti Calabresi, & c. Con la speditione dell’anno seguente vi mando altri co’l galeone detto Fenice.

p. 380v:
(Introduzione in Calabria dell’arte della seta al tempo di Federico II di ritorno dalle crociate):
Molte furono le spedizioni, nelle quali i Religiosi, e soldati di Calabria ò soli, ò con altri s’opposero à nemici di Christo, tralasciate per non hauerle ne’ libri stampati, e per brevità, una de’ quali fù l’anno 1227, quando andarono con l’Imperador Federico per la recuperatione di Terra santa, della quale à pieno ragionano l’historici, ancor che il detto Imperadore ò per essersi infermato, ò per sua iniqua volontà se ne fusse ritornato, tutta via basta à soldati in casi simili per guadagnarsi la gloria, morir per strada, ò il partirsi, poiché così si concedono i Giubilei per ricuperar i luoghi santi. Vi andarono anco poi con l’istesso Federico, e ricuperarono Gierusalemme, oltre che havevano andato prima co’l lor Conte Ruggiero, che poi fù Rè di Napoli, e perché non ferono casa veruna, quel Dio che così preordinò, non gli venne meno della rimuneratione di premio eterno de’ sudori, patimenti, fatiche, e morti da loro volontariamente sofferte, ma etiamdio ne diede temporale, [381] mentre volle che ritornando da una delle dette speditioni conducessero i Maestri che sapeano lavorar la seta, & insegnassero tal mestiero nella Calabria, e nella Sicilia Isola. Prerogativa di molta importanza, concessa non ad altre nationi nell’Italia, fuor che ad esse due, & à quei che in ciò da loro hebbero dipendenza, poscia che all’hora il gran rimuneratore Dio diede non solo il modo co’l qual potessero nell’Italia, dove risiede il capo della Religione Christiana, e più fiori fee il suo culto adornar i sacri Altari, e Tempij, ma anco potessero con tal’industria commodamente vivere essi, & i posteri. E per haver notizia di ciò, saper si deve, che certi Monaci della Siria portarono à Giustiniano Imperadore di Costantinopoli il seme de’ vermi, i quali producono la seta, per ciò chiamati Sirici (ò sia stato detto così dalla provincia Sericana) la cui origine, perché è incognita non s’approva, lo che dicono haver derivato da i vermi generati nelle ulceri del patiente Giobbe, e mentre la Calabria era governata dal detto Imperadore, e dal Patriarca di Costantinopoli in quanto alla giuridittione spirituale, vi si facevano viaggi quasi continui da l’un luogo all’altro, si che e perciò, e per mezzo de’ Monaci, ed’ altre persone Ecclesiastiche, e de’ Catapani che venivano à governar detta Provincia, fù in essa condotto tal seme. Fa di mestiero anco per poter sodisfar à curiosi dire, che l’albero delle cue frondi si pasce detto animale, si fusse ritrovato prima del detto seme nella Magna Grecia, perché producendo egli frutti [382] dilettevoli al gusto, salutiferi à corpi humani, & utili al far de’ colori, facendosi da essi immaturi il rosso, e da’ i maturi il paonazzo, essendo anco arbore di facile traslatione, perché vive assai l’inverno fuori della terra, come già lo vediamo in luoghi dove non vi è l’esercizio della seta; è necessario dir così, perché i detti vermi non si possono nutrire se non vi sono delle frondi di quello in quantità, egli vien dimandato Moro da i fruti lividi, e dalli Italiani Celso. Ritrovasi di due sorti bianco, e nero, si dice bianco quello ch’hà le corteccie bianche, e produce i frutti dell’istesso colore, e perché è più dilicato si veste prima, e delle sue fronde si pascono i Sirici per necessità di negre. Il nero come più grosso di complessione produce le frondi declinanti al verde oscuro, & i frutti più al nero, ne l’uno, ne l’altro ricerca necessariamente cultura. Si moltiplica per novelli, per tronchi, rami, e seme. Pascono dunque con le frondi del detto moro la Calabria, e la Sicilia il sudetro Sirico sì facilmente, che niun paese viveria più felice di loro, se ’l Mondo non fusse pervertito, imperò che essendo l’huomo nato alla fatica datali in pena del peccato d’Adamo, è bisogno faticare per sostentarsi, ma con differenza, poscia, che altri faticano assai, altri poco, & altri quasi niente, e questi sono i mali negotianti, nel cui numero, non è bene ritrovarsi. La cultura della terra, e pastura de’ greggi, sono fatiche con le quali si vive senz’occasione d’offendere, né Dio, ne ’l prossimo. E necessaria la detta cultura, ma assai penosa, rendendo lo desiato frutto, dopò lo stento di dieci, ò 12, tal’hora 24 mesi, la pastura de’ greggi apporta pure gran travaglio, ma pascere il Sirico, è men faticoso d’ambedue, anzi dilettevole, e di spasso, poscia che vive da 45 giorni, indi si conserva in seme a guisa granelli di sinape involto in un fazzoletto, ò dentr’un vaso, per non esser oltraggiato da animali minuti, ne il freddo (fuor che ’l petrificante) li cagiona danno. (>383)

p. 411-12: Frate Antonino Tripodi da Reggio, guaritore itinerante:
…Spesso chiamavano il Frate per esser visitati gli afflitti, i quali non potevano andar da lui, & egli molto volentieri vi andava, essendogli protettore sì appo gli huomini, come appò la Maestà Divina, lo che fé essendo chiamato ad istanza d’una gentil donna [411] da Reggio inferma, vi andò, e co’l segno della croce la guarì. Il simile sé chiamato a visitar un giovanetto da medici disperato, consegnandolo sano al padre (>411)

p. 423:

Di Frà PIETRO da Seminara Capuccino, il quale elesse ingiurie, persecutioni, e carceri per Christo. Capitolo LXXVI.

[Fonti:] Ex hist. FF. Hieronymi à Dinami, Matthei à Sancto Martino, & Bonaventura à Reghio.

Niun mai harebbe potuto rendersi persuaso, che Saulo (>423)

Le allegate historie dicono, che Frà Pietro da Seminara prese l’habito da San Francesco, e fù discepolo di Frà Lodovico, ben che da principio non seguisse il suo Maestro, nulla dimeno si compiacque il Signore chiamarlo per altra strada, perciò che essendo egli nel luogo di Cinque Frondi, quando il Commissario andò a Sant’Elia [424] vicino la terra di Galatro, per carcerar quei Padri ragunati, & ammutinati insieme contro il Diavolo, mutati già nella serafica riforma de’ Capuccini, seco menò anco costui, dandogli un bastone smisurato alle mani, come ad uomo robusto, e forte, ancor che ei non fusse [?], il quale essendo entrato insieme insieme con gli altri in quella capanna, dove quei poveri romiti stavano mangiando all’hora del digiuno, come s’è detto, e vedendo quell’estrema povertà, santa penuria, e ricca estremità, compunto tra sé stesso, cominciò a dire: questi sono gli apestati che siamo venuti à carcerare? Questi sono i scomunicati? Questi sono quei che cercano vivere largamente, e fuor d’ubidienza? Con mangiar pezzoli di pane, herbe crude, bever acqua, e dormire in terra, mi par vedere tutto il contrario, e che questi siano i veri Frati minori, & osservanti della regola del Padre santo Francesco, e vivano secondo l’intention di quello, con tanto dispreggio, e povertà. Questi sono i veri servi di Dio, & io per adesso, e per sempre mi forzerò imitargli, anzi rimaner con essi. Cominciarono i compagni del Commissario à caminare per cercar i Capuccini che fuggiti se n’erano, ma andav il detto Frà Pietro prima de gli altri, acciò ritrovasse strada, ch’altrove lo conducesse, e passò tant’oltre che l’altri lo sgridarono, dicendoli, camina à passo novitio, aspetta Frà Pietro, & egli rispose, che tant’à passo, che tant’à passo, andate à passo voi, perché io mi voglio far Capuccino; Rimanete in pace. E così da saulo divenne Paulo, come spesso raccontava, e da persecutore di Capuccini, divenne Predicatore dell’opere di quelli. Si giuntò con essi loro, li ragionò del suo stato, l’accettarono, e si fé partecipe de’ patimenti, di quei, fuggendo dalle capanne di Filogasi, dormendo alle volte co’ i serpenti, e come vero discepolo di quei primi Padri, in breve tempo imparò nella Scuola del Signore non mediocre spirito di silentio, divotione, ritiramento, penitenza, mortificatione, dispreggio delle cose mondane, desiderio delle celesti, con animo, e proposito fermo d’imitar la vita, e vestigij del Padre San Francesco, sì che travagliando nella vigna del Signore con santa emulatione divenne gran servo di Dio, forma, e ritratto di tutte le virtù, anzi era sì infiammato del divin’amore, che pareva tutto estatico, e fuor di sé. Gli fù concesso il duono delle lagrime, onde per il continuo piangere che facea, haveva licenza di far le sue orazioni in cella, e nelle selve tanto di notte, quanto di giorno, stimolato dall’ubbidienza portò molti pesi della religione, cioè di Guardiano Diffinitore, Maestro di Novitij, e più fiate Custode. Mostrava gran carità con l’infermi, e rigidezza con la propria persona, era dolce, & affabile ne’ colloquij, ragionando spesso de’ patimenti, fughe, fami, infamie, vite, e miracoli di quei primi padri riformatori della sua religione, col le sue focose parole infiammava gli ascoltanti alla seguela della virtù. Hebbe gratia particolare di sanar molte infermità gravi, co’l segno della croce. L’anno 1576, verso l’ultimo di sua vita scrisse da Seminara à Frà Bernardino da Polistina [426] in questa forma. Padre…

p. 429:
Nell’anno 1594

p. 447: frate Ludovico da Seminara al capezzale di Frate Antonino da Francica:
Giunse l’hora d’esser chiamato dal Signore nel mese d’Agosto del 1603 quando nel Monastero di Polistina


p. 449:
…Ceramide sono certi canali di creta cotta…


p. 451r:
La Terra detta Gioia è nella Calabria…

p. 456v:

Di Frat’ANGELO da Seminara, il quale patì molto per la custodia del santo Sepolcro. Cap. LXXXIII.

[Fonti:] Ex traditione, Relationibus, Historia Seraph. Gonsag. ubi suppresso nomine loquitur, et espistolis propria manu ipsius F. Angeli scriptis, inferius adducendis.

Benché havesse prohibito il Signore la vanagloria, e iattanza, ammonendoci, che se tal’hora noi facessimo qualch’opera spirituale, tener nondimeno dovessimo modo onde altri accorger non si potessero, ne alcun segno in noi tal attione si vedesse, tuttavia S. Paolo una fiata raccontò ciò che egli patito havea (>456)

Non intendiamo annoverar questo Frate trà i Santi, ò Beati, ma solamente raccontar qualche frammento delle sue eroiche attioni, de’ quali da sì lontani paesi si è potuto’haber [457] alcuna contezza, imperò che egli patì molti travagli in servigio del glorioso Sepolcro del S. salvatore, come rendono testimonianza le sue lettere scritte di proprio pugno, le quali si portano appresso, e ciò facciamo volentieri, perché ragionano di quei santi luoghi, ove fù operata l’universal redentione del mondo, & hebbe principio la nostra religione, & anco acciò vedano i Christiani quanto sia bramata la ricuperatione di Terra Santa da quei pochi, & afflitti servi di Giesù, i quali per il Divin culto ivi dimorano (à vergogna, e confusion nostra) poscia che in ogni lettera vi si fa particolar mentione. Travagliatissimo fù il caritativo Frate dal principio de’ suoi giorni, fin che lasciò la spoglia mortale, come manifesta il nome di Paolo impostogli nel sagro Battesimo, che vuol dir pargoletto, e piccino ne’ beni della temporal fortuna, essendo in tutto il tempo di sua vita bersaglio, e meta de colpi di quella. Nacque dunque Paolo nella città di Seminara circa l’anno 1560 da Bernardino Gieraci e Girolima Cianciaruso coniugi. Morì Bernardino prima che Paolo venisse all’età adulta, rimanendo il giovanetto in poter della madre, la qual molto ben attese al governo, & ammaestramento de’ suoi figli, per lo che più volte disse volersi vestir Frate, ma no havendo fine sì santo proposito, ritrovò il Re del Cielo altro mezzo per ridurlo à stato migliore, permettedno nch’egli improntasse certa armatura ad un suo amico, la onde havendo colui commesso con quella un micidio, fù preso carcerato, e posto ne’ tormenti, [458] tormenti, disse da chi havea ricevuto l’arme, e perciò venne Paolo ad esser chiamato dalla Corte, & indi fuorgiudicato. Stimò l’accorta girolima più spediente al giovanetto fuggirsene, che darsi in preda all’indiscreti ministri della giustizia, ma non lo fé fuggir nell’Isola di Sicilia luogo più vicino alla sua patria, perché harebbe potuto esser ivi fatto prigione, ancor che sia sotto titolo d’altro Regno, (e perciò luogo sicuro a’ delinquenti di Calabria), la onde posto ne’ tormenti haria grandemente patito, e forse confessato quel tanto che commesso non havea, essendo egli d’età immatura, perciò lo provedé di danari, e mandò nel territorio del Papa. Si conferì il giovanetto a Roma, ove dimorò mentre li bastarono i danari, quando poi vennero meno cominciò ritirarsi alla patria, e così disponendo Iddio fé il viaggio, passando per la Provincia di Principato, ove nella Terra di Evoli trattò con l’Osservanti di vestirsi Frate, havendolo visto quei molto ingegnoso, e d’aspetto che dava grand’inditio, lo riceverono, ove cambiandosi il nome di Paolo prese quello di Angiolo, si che fù poi egli detto Angelo Gieraci, Hieros termine Greco significa santo nella nostra favella, quasi dir volessimo essersi convertito in Angiolo santo, abbandonò con la madre, fratelli, sorella, e quanto havea, verso i quali fé tanto co’l suo buon esempio, che sì il fratello, come la sorella, e nipote abaracciarono la religione. Menò sempre il giovane vita esemplare sotto la disciplina di Frà Pietro del Cilento, il qual era stato compagno di Sisto V, la onde [459r] divenne molto caritativo, e desideroso di veder i santi luoghi calpicciati dal benedetto Giesù, e sua santissima Madre Maria Vergine, con haver fatto grandissimo profitto nelle sagre Lettere, per lo che esercitò diversi ufficij nella religione. Riscaldato da quel santo desiderio che li bruciava il cuore di visitar il santo Sepolcro, prese licenza da superiori, e senza aspettar la comitiva ordinaria circa l’anno 1590 si partì da Italia per Gerusalemme, ove arrivò dopo pericolosa navigatione, e faticoso camino. Fè ivi sua stanza diec’anni, e si dimostrò si santo, che i suoi superiori havendolo giudicato molto religioso, zelante, & atto al governo di quei luoghi, ne’ quali è necessaria scienza per distruttione dell’heresie, e de gli infedeli, carità per riparo de luoghi pij, santità per edificatione de’ fedeli, e pazienza per resistere a’ nemici del Christiano nome, lo crearono Guardiano di Bethleem, e Secretario della sua religione in quelle parti. Hà cura il Guardiano di Bethleem di quella Chiesa dove nacque il benedetto Christo, scesero dal cielo gli Angioli, e cantarono l’hinno Gloria in excelsis Deo, e vennero i Pastori per adorarlo, dove vi è la cisterna, nella quale si solea veder la stella, che guidò i trè santi Magi, ma solamente da persone vergini, evvi anco il luogo dove S. Girolamo traslatò la Biblia sacra, e fù poi sepolto, nella qual Chiesa si veggono segni sì misteriosi, che i Saracini vi vengono à vederli. Vi sono anco le sepolture de’ santi Innocenti, e poco discosto il luogo dove Maria Vergine co’l suo santo Bambino, e Gioseffo [460] stettero nascosti dieci giorni per timore d’Herode, e poi ne fuggirono in Egitto, nel qual luogo (come piamente si crede) cascò qualche goccia del latte di Maria Vergine, e perciò quella terra vien detta, latte della Madonna, e Terra di Maria Vergine, la qual hà virtù di far ritornare il latte alle donne che ne sono scarse, con prenderne un poco dentro l’acqua, e dir un Pater noster, & un’Ave Maria. (>460)

p. 508:
I nomi de’ Capuccini sono… [509] Giovanni da Seminara

p. 519:

Di BARLAMO da Seminara, il qual patì molto per la santa Fede. Cap. LXXXVIII.

[Fonti:] Ex traditione, Relationibus, & Nichephoro Gregora Histor. Roman. Lib. xj. Cap. de Monaco Italo, ubi sic. Caeterum sub V esperas spectaculo illo absoluto Barlaamus ignominiam gravissimè foerens, plenis velis in Italiam abijt, & Latinorum instituta, & decreta in quibus erat aeducatus redijt, &c.

Comandò à’ suoi il buon Giesù, che ovunque entrassero, prima da loro fusse annuntiata la pace, e dopo si predicasse il santo Vangelo, e se non li fusse (>519).


(520) Nacque Barlamo nella città di Seminara, prima del mille, e trecento, dove egli fù da fanciullezza allevato sotto buona disciplina, e da maestri molto versati nelle scienze, dai quali imparò non solamente la perfettione delle lingue Greca, e Latina, ma di tutte le scienze umane, e Divine, s’esercitò particolarmente nella sagra Scrittura, e de’ santi Padri, alla cui lettione spendeva tutto il tempo che potea rubbar dall’altri studij, e dalle necessità corporali. S’avvide molto presto Barlamo delle vanità del mondo, e come delle sue transitorie, e fallaci delitie non lascia altro che pentimento à chi lo segue, e vergogna. (>520)
p. 532:
…& in vero è cosa da stupire a considerarsi, che nell’istesso tempo s’havessero ritrovate tra brevissime distanze più drappelli di Santi paesani, come in Reggio… In Seminara i SS. Filareto da Sinopoli, Fantino da Tauriano, co’l suo fratello Luca, & molti altri. Nella città di Stilo…

p. 533:

Lasciammo il discorso dell’attioni eroiche di F. Giovanni Teramone da Seminara, perché stiamo in dubio se egli annoverarsi si dovesse in questo libro dove si tratta di SS. Martiri, e d’altri cuori, i quali s’esposero à pericoli gravissimi, eleggendo ingiurie, scorni, vilipendi, fughe, persegutioni, e carceri per Christo (ciò vuol dir essere stato nel numero de’ FF. Colletti, ò de’ vestiti Cappuccini in Filocasi) e ben che F. Giovanni s’havesse eletto più travagli dell’hannoverati, fuggendo da (>533)

Materiali: V: Letteratura - Estratti cronologicamente ordinati: anno 1785: Grimaldi D.

Estratti
su Seminara
presi da opere a stampa,
ed ordinati
cronologicamente
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§
GRIMALDI Domenico: Sulla formazione di una compagnia olearia.
1785.
[p. 39]
«…Se la prossima scarsa raccolta dell’olio non avesse deluse le speranze degl’industrianti, io nella brieve dimora fatta in Seminara, ed in Palme [p. 40] avea indotto bastante numero di essi a formare una compagnia olearia divisa in azioni d’olio, per perfezionarne la qualità per l’uso cibario, ed insieme per assicurare le piazze estere che l’olio mercantile per l’uso delle fabriche che si sarebbe straregnato dalla medesima compagnia, sarebbe chiaro, lampante, e senza frode; mi sembrò questo l’unico mezo per accreditare il commercio esterno di sì fatto genere il quale per le frodi visibili che si commettono è giustamente cotanto screditato presso del forestiere. Si era formato il piano per umiliarlo alla M.V. affinchè si fosse degnata accordare alla nuova compagnia la sua Regal Protezione; e si era pensato dopochè si sarebbe ottenuta di mandare un manifesto in giro per tutte le piazze commercianti d’Europa, affinché fosse a loro notizia, che una compagnia d’industrianti d’olio della Calabria assicurava questo genere esente dall’invecchiate adulterazioni nell’estraregnarlo.
Ma l’apparato dello scarso frutto, che inaspettatamente si scoprì qualche mese dopo che si era dato principio alle sottoscrizioni per la mentovata [41] compagnia, non meno che l’indigenza straordinaria degl’industrianti, gli scoragì in modo che lasciaron imperfetta l’impresa, malgrado, che ne aveano calcolato i decisi vantaggi. Resta bensì la speranza di veder stabilita la proposta compagnia la raccolta del 1786, in 1787 quante volte gl’industrianti troveranno danaro per far la necessaria coltura delli propri oliveti, ed insieme per rifar perfettamente le macchine olearie per spremerne il frutto: preparativi necessari per ottenere una ubertosa raccolta d’olio nell’anno seguente…».

Domenico GRIMALDI, Relazione umiliata al Re d'un disimpegno fatto nella Ulteriore Calabria, con alcune osservazioni economiche relative a quella provincia, Napoli, 1785.