venerdì, giugno 30, 2006

Materiali: V: Letteratura - Estratti cronologicamente ordinati: anno 1805: Giustiniani

Materiali: V: LETTERATURA - Estratti cronologicamente ordinati

Estratti
su Seminara
presi da opere a stampa,
ed ordinati
cronologicamente
- Avvertenza: Per ragioni prudenziali dovute all'eventuale esistenza di un copyright non sono compresi in questa antologia estratti da opere edite in anni successivi al 1899, in pratica successivi all'opera del De Salvo. Ove si ottenga un'esplicita autorizzazione scritta dagli aventi diritto verrà fatta deroga al principio generale. I contenuti informativi potranno tuttavia ritrovarsi nei vari Dizionari e Lessici di questi Materiali, dove è esercjtato il diritto di citazione e critica scientifica.

§ 8.
GIUSTINIANI: voce “Seminara”:
a.1805 >

«SEMINARA, città in Calabria ulteriore, in diocesi di Mileto, distante da Catanzaro miglia 80, dal mare 3, e da Napoli 250. Vedesi edificata in una collina, ove respirasi buon’aria. Gli scrittori calabresi la vogliono edificata dalla distruzione di Tauriana, che fu città antica, e poi vescovile nominata da Plinio (1) col nome di Tauricum, Tauraentum, e Taurianum, secondo le varie edizioni. Di questa antica città è da vedersi il Ch. Morisani (2) , ma se fosse surta sulle di lei rovine Seminara, io non vo’ per poco asserire al mio leggitore siffatta opinione.
Ella divenne ben presto un paese rispettabile di quella contrada, ed ebbe cinque villaggi appellati Strangì, Santopalo, e Pesolo, già rovinati a’ tempi del Fiore , ed esistenti Palmi, e Santanna. Il suddetto Fiore, ne porta la tassa di 1132 fuochi. Le tasse a me note sono le seguenti. Nel 1532 di fuochi 951, nel 1545 di 1524, nel 1561 di 1430, nel 1595 di 1132, che è quella del Fiore (3); nel 1648 dello stesso numero; e nel 1669 di 945.
Fra Leandro Alberti (4) la decanta non poco per un paese bello, e fertile. Lo stesso conferma il Barrio (5) e specialmente per le produzioni dell’olio, del vino, e per l’abbondante caccia scrivendo: fiunt ancupia phasianorum, externarum, et aliarum alitum.
Gli abitanti in oggi ascendono a circa 4300. Oltre dell’agricoltura di tutto ciò che serve al mantenimento dell’uomo, vi è l’industria di nutricare i bachi da seta, ed hanno bastante commercio con altre popolazioni del Regno. Molti suoi cittadini sono ancor distinti nella letteratura: Angelo Zavarroni (6) fa menzione di Antonio Spinelli, di Barlaamo, di Benedetto di Leone, di Domenico Ciancianeso, e di Francesco Sopravia. Il Fiore prima di lui fa menzione di taluni suoi suoi cittadini Vescovi natii però di Tauriana, e di altri frati poi di Seminara. Io aggiungo di essere stata padria di Franscescantonio Grimaldi, di cui parlai a lungo in altra mia opera (7).
Nel 1783 questa città fu rovinata dal terremoto.
Nel 1495 Ferdinando II la concedè a Carlo Spinelli (8), quale concessione fu confermata da Giovanna e Carlo (9). Nel 1578 Scipione Spinelli la vendè al conte di Sinopoli per ducati 100000, ma i suoi cittadini proclamarono al Regio Demanio, offerendo di pagare la detta somma per soddisfare i debiti del Duca Scipione Spinelli, il che ottennero (10), e vi si nominarono i due casali Palma, seu Carlopoli, e Santanna. La detta università si vende poi molti corpi feudali (11). Ma di nuovo passò in feudo alla famiglia Spinelli con titolo di ducato».

NOTE originali:

(1) Lib. 3. cap. 5.
(2) Vedi il Morisani, Marm. Reg. p. 90.
(3) Vedi FIORE nella Calabria abitata, p. 149.
(4) Nella Descriz. d’Italia.
(5) De antiqu. et sit. Calab.
(6) Nella sua Biblioth. Calab.
(7) Memoria degli Scritt. Legal. t. 2, p. 147. [= Naz. Roma]
(8) Quint. I. fol. 1250.
(9) Petit. 3. fol. 17.
(10) Quint. Instrum. Reg. 5. fol. 7.
(11) Quint. 98. fol. 301. Quint. 109 17. Quint. 106. fol. 248.

Lorenzo GIUSTINIANI, Dizionario geografico-ragionato del Regno di Napoli, Tomo IX, Napoli 1805, p. 6-8. (Rist. an. Forni, Bologna, 1970).

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