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30.6.06

Materiali: V: Letteratura - Estratti cronologicamente ordinati: anno 1794: Alfano

Materiali: V: LETTERATURA - Estratti cronologicamente ordinati

Estratti
su Seminara
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- Avvertenza: Per ragioni prudenziali dovute all'eventuale esistenza di un copyright non sono compresi in questa antologia estratti da opere edite in anni successivi al 1899, in pratica successivi all'opera del De Salvo. Ove si ottenga un'esplicita autorizzazione scritta dagli aventi diritto verrà fatta deroga al principio generale. I contenuti informativi potranno tuttavia ritrovarsi nei vari Dizionari e Lessici di questi Materiali, dove è esercjtato il diritto di citazione e critica scientifica.

§ 6.
ALFANO G.M: voce Seminara.
a. 1794 >
«SEMINARA città, emigrata dalla sua antica situazione per cagione del tremuoto del 1783., tiene vicino un gran lago; vi è la Badia di S. Elia nuovo, Dioc. Mileto, feudo della casa Spinelli, d’aria cattiva, fa di popol. 4277».

Giuseppe Maria ALFANO,Istorica descrizione del regno di Napoli diviso in dodici provincie, Napoli, Manfredi, 1798 [ma scritta nel 1794], p. 113.

Materiali: V: Letteratura - Estratti cronologicamente ordinati: anno 1784: Reale Accademia

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Estratti
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§ 5.
Istoria del Tremoto della Reale Accademia: notizie sulla configurazione urbana precedente il terremoto del 1783.
a. 1784 >

[p. 326-327]
«941. Non si può senza orrore contemplare la durezza, colla quale la natura annientò in pochi istanti le lunghe cure, e i ricercati lavori della mano degli uomini. Dalle case più umili alle più magnifiche, da’ luoghi i più profani a più sacri; e, per dirla in breve, per ovunque si gira lo sguardo, non incontransi in questo desolato soggiorno, che o ruine compiute, o fabbriche rovinevoli, ridotte in miserando rottame, e disperse dal tremoto del dì 5 di Febbraio. Nel Rame, segnato col num. LV si può vedere un picciolo saggio di quel terribile soqquadro, che quivi avvenne…

[p. 330-331]
«953. Seminara era stata col più industrioso accorgimento ornata di tutto ciò, che render potea comodo, ricco, e tranquillo il cittadino; perché non si era trascurato il pensiero di favorire le industrie, e di destarvi il traffico, e l’imagine di un commercio non del tutto passivo. La stessa agricoltura, tuttochè si risentisse ancora di quei vizj, che quasi universalmente o sono prediletti, o non conosciuti, pure dava segni di essere vicina a estollersi sulla sorte, e sull’abbandonamento comune».

Istoria de’ fenomeni del tremoto avvenuto nelle Calabrie, e nel Valdemone nell’anno 1783, posta in luce dalla Reale Accademia delle Scienze, e delle Belle Lettere di Napoli. (1784). Ristampa a cura di Emilia Zinzi, Mario Giuditta Editore, Catanzaro-Roma, 1987.

Materiali: V: Letteratura - Estratti cronologicamente ordinati: anno 1737: Barrio

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§ 4.
BARRIO, ed. T. Aceti: Estratti su Seminara, Taureana e paesi vicini:
a. 1737:

[58] Anno 1535. Carlo V, espugnata Tunisi, in Africa, passò in Sicilia; di lì, nel mese di Ottobre, sbarcò a Reggio ed entrato ben presto in Sinopoli fu ricevuto con i massimi onori dal conte Paolo Ruffo. Il 3 novembre entrò in Seminara, quindi in Monteleone, di poi giunse a Nicastro, Mamerto, Carpaciano e Rublano, dove, ai Signori del Fosso, che lo accolsero, lasciò come ricordo uno sprone, che ancora si conserva presso Carlo in Sicilia. Di lì per il territorio di Figline, volgarmente detto l’lmperatore e Fontana di Carlo V, si portò a Paterno e Dipignano, dove anche concesse privilegi; di poi per Tessano il 7 giunse a Cosenza, dove fu accolto con incredibili festeggiamenti. Il magistrato presentò diecimila giovani fatti venire dal suburbio cosentino, comunemente Casali, idonei quanto mai altri al servizio militare, affinché l’entrata in Cosenza fosse più spendida, con grande meraviglia dell’imperatore e del seguito. Era allora presente Pietro Antonio Sanseverino, principe di Bisignano, il quale, con magnificenza, come era giusto, accolse Carlo V nella reggia presso Villa Mauro, celeberrima per la caccia, nel territorio di Corigliano; la fama di questa magnificenza si diffuse in lungo e in largo. Cfr. Censt. Gregor. Ross ed altri. Agli uomini della famiglia Aceti Carlo V elargì vari benefici, come si ricava da un diploma e da un'iscrizione che addurremo. Anno 1554. In Cosenza fu portato a termine il bellissimo ponte sul Crati, detto di S. Maria, dal celebre architetto Gilberto Rublanense, come si legge in MS Belmont. Anno 1554. Carlo V abdicò e consegnò il potere al figlio Filippo II. Cfr. Mazzell.


[283-298]:
Capitolo XVII

TAURIANO. IL B. FANTINO ED ALTRI UOMINI
NOTEVOLI PER SANTITÀ.


La città di (1) TAURIANO, o Tauriana, esistette in questi luoghi, e scomparve; dai suoi resti fu costruita la città di SEMINARA. Tauriano fu distrutta ai tempi del B. Nilo; di essa parla Plinio, come pure Pomponio Mela, che la colloca tra le citta di Metauro e Squillace; la ricorda anche Stefano: « Tauriana, dice, dalla quale Tauriano l’abitante ». Ateneo nel libro sesto tramanda che da questa città prese nome un pesce. Scrive infatti tauriano per piatto di pesci. « Il pesce spada, dice, è il tauriano, un pesce che dalla cittadella di Tauriano è detto tauriano. Plinio nel libro trentaduesimo: « Il tauriano, dice, alcuni lo chiamano pesce spada ». E ancora il pesce spada è col grifo puntuto; colpite da esso le navi nell’oceano sono colate a picco. Se ne trovano talvolta che superano la grandezza di un delfino, dice lo stesso nel libro nono. Strabone li chiama galeotti, il volgo pesce spada. La loro cattura avviene presto. Tauriano fu sede episcopale; Giorgio, Vescovo di Tauriano, partecipò al Sinodo di Costantinopoli sesto. E (2) Teodoro, Vescovo di Tauriano, partecipò al Sinodo di Nicea secondo. Fa menzione di questa sede episcopale il B. Gregorio Papa, lib. 2, nell’epistola a Paolino. Vescovo di Tauriano, al quale affida la chiesa di Lipari; e Paolo Diacono ricorda lo stesso Paolino, Vescovo della città di Tauriana, della Provincia dei Bretti; morto questo Vescovo, lo stesso Gregorio raccomanda la Chiesa di Tauriano a Giovanni, Vescovo di Squillace. E nei decreti di Papa Gregorio III, che fu in carica nell’anno dal parto della Vergine 735, è fatta menzione di Opportuno, Vescovo di Tauriano, sebbene erroneamente si legga di Metauria. Di questa città fu il beato (3) Fantino, abate, monaco [284] di S. Basilio, veramente decoro. Costui dapprima fu palafreniere di un concittadino; un suo concittadino scrisse in greco la sua vita e dice che nella chiesa di S. Fantino, la quale sorge non lontano dalla cittadella di Parma, sono sepolti i beati Giovanni e Gregorio, Vescovi di Tauriano. Fiorì il beato Fantino nel secolo del beato Nilo, del quale parleremo a suo luogo. Il beato Fantino godeva ciel suo amore scambievole con grande dolcezza e diletto. Il beato Bartolomeo nella vita del beato Nilo lo chiama celebre; era a capo del monastero del beato Mercurio. Di lui Bartolomeo stesso così scrive: «L’estasi, più veracemente fu uno scambio della destra dell’Eccelso, fu concessa al beato Fantino, il quale veramente fu profeta, e come udimmo che Geremia, col capo e il mento rasato, si aggirava in Gerusalemme travagliata dai lutti, e mostrava di se stesso la considerazione di uno stolto delirante, allo stesso modo era possibile vedere questo celebre uomo e veramente profeta e beato essere stato provato, infatti, sia vaticinando la sensibile distruzione della Calabria, e la miserevole invasione degli Agareni, o l’eversione totale della virtù, e il piegarsi dei monaci ai vizi e alla volgarità, cosa che più è da credere. In verità egli stesso deplorando le sventure si muoveva tra le chiese, i monasteri, e i libri, dicendo invero che quelle erano piene di asini e muli; questi sono bruciati col fuoco, dice, e scompaiono; questi, invero, poiché sono pieni di ragnatele e si perdettero, sono stati spezzati, ne quindi abbiamo libri da leggere. Quando vedeva un cenobita del suo monastero, io piangeva come morto, dicendo: “Io, o figlio, ti ò ucciso”. Faceva e diceva cose di tal genere; nè voleva stare sotto un tetto, ma sotto il cielo aperto, né voleva gustare cibo, ma, errando per luoghi deserti, viveva di erbaggi selvatici. Questi fatti indussero nella massima tristezza il beato Nilo (infatti allora dimorava in quella grotta presso il monastero del beato Mercurio la quale aveva un altare dedicato al beato Michele Arcangelo) e giorno e notte lo stesso beato Nilo piangeva la privazione di un buon compagno, amico e cooperatore. Spesso lo seguì per convincerlo a far ritorno al monastero e lì trovare riposo. In verità quello non volle obbedire alle sue esortazioni, dicendo: « Coloro che abitano nel monastero non sono miei cenobiti: se infatti lo fossero, piangerebbero con me. Invece gridano contro di me furente e dissennato. Sappi dunque, diletto padre, che migrerò verso la regione piu in alto, e ivi sarò istruito, e non ritornerò piu nel mio monastero». E così fece il beato, come disse, prendendo il luogo che a lui Dio assegnò prima di tutti i [285] secoli. La sua festa si celebra (4) il 24 luglio. Francesco Maurolico, Siculo, lo rivendica a Siracusa e, per sicula vanità, celia che i suoi genitori, Fanto e Diodata, furono martiri. Nello stesso monastero c’era il beato Luca, fratello del beato Fantino, a lui simile per prudenza e vita, e idoneo al governo e mediocremente istruito nelle sacre lettere. Il beato Nilo, insieme a tutti gli altri monaci di quel monastero, lo sostituì, contro la sua volontà, al beato Fantino nel governo del monastero. C’era anche, nello stesso monastero, il beato Zaccaria, uomo di grande virtù e santità, che il beato Bartolomeo chiamava Angelico, della benevolenza del quale anche il beato Nilo godeva. Non lontano da questo monastero c’era anche un altro monastero (era appunto allora la Calabria altro Egitto, madre patria di monaci), il cui nome il beato Bartolomeo à taciuto. Ritengo che esso fosse quello che sorge a Melicloclia, di cui diremo presto, nel quale monastero viveva il beato Giovanni, abate al tempo del beato Nilo, uomo e molto erudito nelle sacre lettere e pieno di santità, che il beato Bartolomeo chiama Grande. Egli attendeva alla lettura assiduamente, soprattutto di S. Gregorio Nazianzeno, e la illustrava agli altri. Il beato Nilo lo venerava come Giovanni Battista, così che spesso baciava con grande devozione anche le orme dei suoi piedi, e lo consultava sui dubbi della sacra scrittura, che egli chiariva molto sapientemente e dottamente, Tauriano fu distrutta da Agareni, Mauri, Cartaginesi, collegatisi in empia alleanza e allestito un grande esercito, aiutandoli i Siculi, al tempo del beato Nilo, durante il quale furono distrutte anche altre città di Calabria, Lucania e Puglia. Per questa devastazione, poichè alcune città rimasero vuote di cittadini, le sedi episcopali furono trasferite in altre sedi, o aggiunte ad altre. Su Geolia c’è il castello di (5) Drosio, che significa rugiada. E sopra sorge la nota cittadella di (6) Terranova, in luogo alto, circondata d’ogni parte da rupi, alle falde dell’Appennino, che è lambita dal fiume Marno, ricco di trote e nel quale sono le lontre. Dista dal mare diecimila passi; è cittadella antica, ma dopo la devastazione della Calabria, da seicento anni a questa parte, ricevuti nuovi coloni, è stata così chiamata. Vi si celebra un famoso mercato ogni anno e si produce ingente quantità di ottima stoffa di seta. Nella chiesa di S. Caterina si conservano due spine della Corona del Signore, un pezzetto del legno della croce e della colonna alla quale Cristo fu flagellato, come pure pezzetti del velo della beata Maria Vergine, reliquie dell’Apostolo Matteo, di Biagio, Cristoforo e altri santi. Questa cittadella trovandosi su un’altura, [286] gode di una grande pianura, che è fertile di grano e altre biade, e atta ai pascoli. Si producono vini molto rinomati e panni di cotone lodatissimi di due tipi, che gli indigeni chiamano maschili e femminili, nasce la canapa, si fanno belle uccellagioni di fagiani, starne, pernici e altri uccelli; sui monti si cacciano animali selvatici. In questo territorio si trovano i villaggi di (7) Rigicono, Leono, (8) Martino, con ortaggi rinomati, e dove scaturiscono acque calde e sulfuree, Martino di nuovo, Crestoo, che significa buono e utile, Vatono, da vateo, abbondo, (9) Radicina, pari a piccola città, con stoffe di cotone ottime. Di questo villaggio fu Giovanni Giacomo Bombini, erudito nelle lettere latine. Iotrinono, quasi medicinale, con ottime stoffe di cotone. Di questo villaggio fu Antonio Floceano, Giureconsulto esimio nella nostra età, il quale godette di grande stima in Napoli. Baracado, che significa breve, con un mercato annuo. Cortilado, Galatono, da un fatto; galatono signiflca infatti fanciullo lattante. Scrofonio, Molochio, che significa molle, e Molochio di nuovo, con un emporio. Di poi c’è Castellaco, un minuscoío castello.


NOTE DI TOMMASO ACETI

(1) Tauriano. Città antíchissima, deila quale Plinio, lib. 3 cap. 5. Porto d’Ercole, fiume Metauro, cittadella di Tauriano, Porto di Oreste e Medma. Si ignora tuttavia la sua origine, ed è incerto se derivi il nome da un certo Tauro, duce, o dal Tauro, monte dell’Asia, o invero dal fiume Metauro.
(2) Nel secondo Sinodo di Nicea, sotto Adriano I tenuto contro gli iconoclasti, act. VII, si legge di lui: Sedendo costoro innanzi al sacro pulpito del tempio della Santissima e alma Chiesa, che è detta Sofia, essendo presenti e ascoltando il gloriosissimo e magnificentissimo duca Petrona, chiarissimo Console, e Pietro, Patrizio, e il seguito imperiale, inoltre i Religiosissimi Archimandriti, presidenti e Monaci, in quell’ordine che è stato annotato nella precedente formula di diritto innanzi i santi e inviolati Vangeli di Dio, Teodoro, Santissimo Vescovo di Tauriano, dell’isola di Sicilia, prende nelle mani e legge la definizione edita. Dove bisogna notare che la Calabria è chiamata anche con il nome di Sicilia, come abbiamo annotato in Anastas. Biblioth. sotto Agatone, del quale si riparlerà più avanti.
Fu anche di questo luogo Marciano, Presbitero, da S. Gregorio creato Vescovo di Gerace, al quale affidò anche la causa del Clero Reggino contro il Vescovo Bonifacio. Epist. lib. 6 e Ughell.
(3) Il Beato Fantino. Tre furono i Santi uomini di questo nome: Fantino di Calabria, che alcuni fanno Cosentino, come è possibile vedere nel monastero di Grottaferrata nell’agro Tusculano, figlio di Giorgio e Briennia, del quale si parla nel menologio greco tradotto in latino dal Cardinale Sirleto. Fantino dl Tauriano, figlio di Giovanni e Tedibia del quale il Barrio qui parla; Fantino, ugualmente di [287] Tauriano, figlio di Fanto e Teodata, Martiri, che alcuni insulsamente rivendicano a Siracusa, dove dimorò per qualche tempo; ma anche dal Mandresio, scrittore siculo, che cita il codice di Pietro, Vescovo di Tauriano, risulta che fu di Tauriano. Egli, dopo il ritorno da Siracusa, convertì a Cristo Tauriano, sua città, e ivi, famoso per Santità e miracoli, volò al cielo il 24 luglio.
Furono anche di questo luogo i Santi Martiri Nivito, Canziano, Candido, Crisogono, Atteone, Quinziano, Proto, Teodoto, e Canzionilla, come si ricava da un antichissimo codice MS esistente nel Monastero Basiliano di S. Elia, e dal MS Gualt.
(4) Il 24 luglio. Nel Martirologio Basiliano è annotato il 23 luglio.

(8) Martino. Comunemente S. Martino della Piana. Villaggio antichissimo. Oui era la Valle dei Salini, comunemente Piana di S. Martino, dove Carlo, Principe di Salerno, schierò l’esercito. Qui pure ci fu una adunanza sul regno tra il Pontefice Onorio IV e Carlo I d’Angio il 30 marzo 1283. Capit. regn. fol. 332.
Di qui furono Francesco e Angelo, dell’istituto dei Cappuccini, famosi per castità di vita e miracoli. Ouello famofi nel 1574, questi a Mileto nel 1572. Chron. p. 2 t. 1. Nella Diocesi di Mileto.

Capitolo XVIII

OPPIDO, SEMINARA, PALMI, BAGNARA
ED ALTRE CITTADELLE E VILLAGGI.
SCILLA E CARIDDI.

Sopra v’è la città di (1) OPPIDO, sede episcopale, alle falde dell’Appennino, posta in luogo alto e salubre, conferendo potere agli abitanti, tra i due fiumi, il Trecorio e il Mada, fecondo di trote e anguille; è cinta da ogni parte da valli. Vi si celebrano ogni anno famosi giorni di mercato. Il territorio fornisce tutte le cose necessarie agli abitanti; infatti è ferace di grano ed altri cereali, atto al pascolo delle greggi e irriguo; d’estate vi pascolano belle mandrie di cavalli. Si producono oli, vini, e stoffe di cotone ottime In questo territorio ci sono i villaggi di (2) Varapodo, pari a cittadella, con un emporio,.quasi piede pesante e stabile, Crotono, che significa lode, Tresilio, Misidano, e Sargonado. Qui le olive, grosse come mandorle e carnose, condite in botti, sono ottime a mangiarsi. Non lontano sorge il castello di (3) Cristina, posto in luogo basso, alle radici dell’Appennino, presso il quale scorre il fiume dello stesso nome.
Nel territorio ci sono boschi ghiandiferi comodi per nutrire i porci, come pure selve buone per legname da costruzione, suppellettili, navi. Si fanno cacce, quali a Calatro, si produce un olio rinomato; le olive, della grandezza di mandorle e carnose, condite in botticelle, sono ottime a mangiarsi. Vi sono, nel territorio, i villaggi di (4) Pedaulo, quasi piede grasso, o entrata di fanciulli, con ottime stoffe di cotone che minimamente invidiano le alessandrine; Sido, con un mercato annuo, che significa scheggia di legno e assicella, ugualmente con ottime stoffe di cotone quali si producono a Pedaulo; (5) Georgia, che significa coltivazione dei campi; Cocipedono, che significa pianto di bambini, Lobrico, e Sitizano, detto da sitizo, nutro, dove nasce il marmo. Questi villaggi [290] sono greci e celebrano messa in lingua e rito greco, ma nei discorsi quotidiani si servono della lingua latina e greca. Quindi, per colui che si dirige a mezzogiorno si offre la cittadella di (6) Sinopoli, in località posta alle falde dell’Appennino, ma sospesa, che il fiume Vado, abbondante di trote e anguille, lambisce. (7) Di questa cittadella fu il beato Paolo, Minorita, il cui corpo riposa a Nicotera. In questo territorio ci sono castagneti e i villaggi di Eufemia, (8) Precopo, Sinopoli, villaggio greco con un mercato annuale, (9) Acquario, dove si produce vino rinomato e abbondanza di ottimo olio; qui anche le olive, grosse come mandorle e carnose, preparate in botti, sono ottime a mangiarsi. Non lontano da Sinopoli c’è il debole castello di Cosileto. Quindi la cittadella di (10) Meliclochia, ove si produce ingente quantità di ottimo olio e olive qua!i a Sinopoli. Vi si tiene un mercato ogni anno. C’e anche la chiesa del beato Elia, Abate monaco di S. Basilio, il cui corpo si ritiene sia a Calatro. Di poi si presenta la città di (11) SEMINARA, resti di Tauriano, lontana dal mare tremila passi, su un declivio, volta ad oriente. Infatti, dopo la distruzione di Tauriano, il popolo scampato a quella strage si trasferi qui con il suo Pontefice, e la sede episcopale vi rimase per parecchi anni. Ma Ruggiero il Guiscardo unì questa sede e queila di Hipponium a Mileto, forse perchè al!ora gli abitanti di Hipponium e Tauriano erano pochi. Ma ora Hipponium e Seminara sono abbastanza popolose. Perciò ad ambedue dovrebbe essere restituita la sede episcopale, rimanendo a Mileto la sua. Infatti ora la diocesi di Mileto è estesa, tanto che può essere agevolmente divisa in tre diocesi. Vi si produce abbondanza di seta e di olio molto lodato, le olive sono grosse e carnose, quali a Meliclochia. Si producono panni rinomati, vino non volgare, si ricava il gesso speculare, si fanno uccellagioni di fagiani, starne, e altri alati di una certa grossezza. Non lontano sorge la fabbrica del beato Filarete, cenobio dei monaci di S. Basilio, dove si conservano un braccio dello stesso Filarete ed il capo del beato Elia, suo maestro. Questo beato Filarete fu monaco di S. Basilio, abitante di questa regione; il suo maestro fu, come ò detto, il beato Elia. La solennità del beato Filarete si celebra il 6 aprile. Ai piedi della cittadella scorre il fiume Metauro. In questo territorio c’è il villaggio di (a) Anna, Decalstidium nell’itinerario di Antonino Pio, con abbondanza di ottimo olio e olive grosse e carnose come a Seminara. Nell’agro fino al Cenide nasce in abbondanza il croco selvatico. Quindi v’è la cittadella di (12) Palmi, sul mare, con un olio conosciuto; dista da Geolia seimila passi. [291]
Non lontano sorge il santuario del beato Fantino, un tempo dedicato al beato Mercurio, monastero dei monaci di S. Basilio, presso il quale si recò il beato S. Nilo per prendere l’abito monacale, dove allora vivevano molti santi nuomini, e, tra gli altri, il beato Fantino, il beato Zaccaria, il beato Luca, e il beato Filarete. Sopra la città si leva un monte altissimo, a picco sul mare; quì c’è la grotta nella quale il beato Elia, Abate, intanto soleva trascorrere vita solitaria, che talvolta anche il beato Nilo abitava. A Palmi ci sono reti per tonni; infatti questo mare e pescoso; vi si catturano tonni, pesci spada, murene, orate, grongi e altri pesci di ottima qualità. Si raccoglie il corallo. Dopo Palmi si offre la città di (13) Bagnara con un porto; è bagnata dal mare; è posta in luogo alto tra i due fiumi Caziano e Stalassa; dista da Palmi settemila passi.
[…] Nell’agro di Scilla si produce un ottimo vino, detto (e) Melvasio, quale si produce a Creta. In questo mare, come ò detto, si fa una gran pesca di pesci spada. Della loro cattura Strabone nel libro primo cosi scrive: « La pesca del pesce spada, che si pratica nel tratto di mare di Scilla: mentre le barche, fornite di due remi, si tengono sul posto, un osservatore comune sta in alto; ogni barca ne à due, l’uno naviga, l’altro siede a poppa tenendo l’asta dal corpo senza la punta, perchè invero il giavellotto è forgente del pesce spada, si dice che sporga dalla superficie dei mare la terza parte della bestia, la barca si porta più vicino, quindi è ferito con giavellotto scagliato con mano. Allora, strappata l’asta dal corpo senza la punta perché invero il giavellotto è fornito di amo che possa estrarsi facilmente, e una funicella è acconciamente legata ad esso, piegano il peso attaccato dell’animaie, finchè travagliato e fuggendo è stancato. Allora lo trainano verso terra o lo caricano sulla barca. Se il giavellotto è caduto in mare, non va perduto. Infatti è ricavato da quercia o abete, così che, inabissatosi per il peso della quercia, di poi riportato in alto, facilmente può essere recuperato. Ma capita talvolta che il rematore sulla barca sia ferito dalla grande spada dei pesci. E poichè l’impeto dell’animale, simile a cinghiale, si scatena, la stessa caccia diviene molto aspra. Infatti quando i tonni, spinti lungo l’Italia, scivolano in massa e sono impediti dal raggiungere la Sicilia, si imbattono in animali più grossi, come ad esempio, delfini, pescicani ed altri simili a balene, si ingrassano i pescicani e i pesci spada, forniti di elmi, che dicono chiamarsi spada. […]

NOTE DI TOMMASO ACETI

(10) Meliclochia. Comunemente Melicoccà. Di questo luogo fu S. Luca, dell’istituto basiliano, Vescovo isolano, famoso per santita e miracoli, come si ricava da un antichissimo codice M.S in greco. che è conservato a Messina nel Monastero di S. Salvatore. È lecito congetturare che il Santo Vescovo fu molto gradito al conte Ruggiero il quale accrebbe molto il Vescovado isolano. Cfr. Ughell. Bernardo Spin., Giureconsulto e Pretore della città di Janna MS Gualt. Michelangelo Falvetta, Presbitero espertissimo della musica, prefetto dei musici nella Chiesa Cattedrale di Messina circa l’anno 1695. MS Mart. Pietro Gammacurta, dei Principi di Arturio,. della Congregazione del B Pietro di Pisa, discepolo di Campanella, famoso per l’arte della memoria e la dottrina. Alcuni tuttavia lo dicono di Ardurio. Morì in Roma, nel convento di S. Onofrio, nel 1689, settuagenario. Topp. Questa cittadella è sotto la signoria dei cavalieri di Gerusalemme.
(11) Seminara, Seminaria. Città famosa, quasi semenzaio, non tanto di beni, per il vantaggio della vita, quanto di illustri uomini per la gloria. Infatti poiché la maggior parte di Tauriano, allora fiorentissima. e distrutta dai Saraceni. era confluita qui, portò non tanto ricchezze quanto virtù. Avvenne nello anno 986, come si rileva da Protospata, nel quale anno quasi tutta la Calabria fu devastata
Furono di queslo luogo Filippo Spinelli, dei Conti di Seminara. Arcivescovo di Colosso, poi Vescovo di Policastro e Chierico della Camera Apostolica quindi Nunzio Apostolico presso l’imperatore Rodolfo, e Vicelegato di Romagna; infine, dopo tanti lavori portati a termine, da Clemente VIII creato S.R.E. Cardinale tit. di S. Bartolomeo presso l’isola tiberina 1’8 settembre 1603 e nel 1605 Vescovo di Aversa. Mori il 1616, piu che cinquantenario. Ciacon. e Oldoin. to. 4,. sebbene Gualtieri nel suo MS lo dica di Cristina. Giacobello, Minorita, Vescovo di Bova, anno 1441. Mori a Roma il 1443. Ughell. Barlaam, da monaco basiliano Vescovo di Gerace, anno 1342, del quale Barrio in suppl. sotto lib. III Cap. V. Costui, carissimo all’imperatore di Costantinopoli Andronico Paleoloso giovane, più di una volta sconfisse tutti gli scismatici greci, che lo avevano in odio, soprattutto nel 1341, nel Sinodo di Costantinopoli, alla presenza dell’imperatore e del Patriarca Giovanni. A nessuno secondo per erudizione sacra [296] e profana, insegnò a Leonzio di Tessalonica, Boccaccio, Paolo Perugino, Petrarca ed altri. Scrisse cinque Epistole contro i Greci, sul Primato del Papa, l’Etica degli Stoici e altre opere, testimonianze famosissime del suo acutissimo ingegno presso gli storici. Esistono anche vari MS a Vienna nella Biblioteca Imperiale. Cfr Niceforo Gregor. lib. 2 Ughell. nella stessa Diocesi n. 12, Filipp. Cipr., Bocc. in genealog. lib. 15, Filipp. Bergom. Vobb., Leon Allat., Topp. Vi fu anche un altro Barlaam, Vescovo di Gerace, nato a Costantinopoli, che alcuni dicono Calabro, e di due fanno uno.
Angelo Gerace, Minorita, uomo di santa vita, guardiano emerito del Cenobio di Betlemme, anno 1610, Vicario di Terrasanta, anno 1614, inviato in Egitto dal Sommo Pontefice Paolo V e Guardiano del S. Sepolcro; morì ucciso dai barbari. MS Gualt., dove loda la storia Seraf. Gonzag. Domenico Anania, della famiglia Domenicana, uomo di santa vita; morì a Soriano nel terremoto del 1659, con altri, dei quali altrove MS Mart. Domenico Cianciarusio, ugualmente della famiglia Domenicana; pubblicò l’opuscolo L’Umiltà non finta, Messina, ristampato nel 1690. MS Mart. Vincenzo Martelluccio, della stessa famiglia, uomo di santa vita. Amat. Francesco Silvestri, comandante militare nella guerra di Messina, anno 1674, come dal più volte lodato MS di Domenico Martire, autore contemporaneo. Francesco Sopravia, filosofo e medico espertissimo; scrisse de Natura rerum contro i Peripatetici. Maraf lib. I, cap. 30. Francesco Martelli, Conte Palatino. MS Mart. Francesco Tornese, musico e poeta celebre, Segretario della Città di Messina MS Mart Pietro, dell’istituto dei Cappuccini, Sacerdote, famoso per santità e miracoli. Morì il 1576, ottuagenario, nel giorno preannunciato della morte Gualt., Giovanni, dello stesso istituto. Laico, notevole per santità di vita e penitenza. Morì più che centenario in grande fama di santità; il corpo, cosparso di mirabile profumo e sudore, giacque insepolto per tre giorni, perchè fosse mostrato abbastanza a coloro che affluivano. Chron. anno 1593.
Giulio d’Alessandro, Comandante militare MS Mart. Giuseppe, della famiglia Francescana riformata, integerrimi di vita. Chron. Giacobello Franco, Conte Palatino, come da un’iscrizione esistente nella Chiesa dei P P. Conventuali. Scipione Chirico, Comandante militare. MS Mart. Tommaso Speranza, familiare dell’imperatore Carlo V, come da diploma del 1549. MS Gualt. Giovanni Battista Modio, medico celebre, uno dei primi figli di S. Filippo Neri, del quale oltre; sebbene alcuni lo dicano di Severina, tuttavia nessuno mette in dubbio che sia Calabro. Cfr. oltre, lib. IV, n. 1. Nella Diocesi di Mileto.
(12) PALMI. Parma. Ora comunemente Palme. Villaggio una volta abitato agli inizi dagli scampati di Tauriano; ora cittadella nota abbastanza popolata Di questo luogo fu Antonio, Minorita, celebre predicatore; vi costruì anche un cenobio Gonzag. hist. Seraph, e MS Gualt. Nella Diocesi di Mileto.
(13) Bagnara. Balnearia. Non una volta chiamata città Comunemente Bagnara, nome derivato dai bagni. O città, o cittadella, fu costruita dai Normanni sotto il conte Ruggiero, e dagli stessi si cominciò ad abitare nel 1085. Vi edificarono dapprima la Chiesa con il Monastero detto di S Maria e dei S.S. Dodici Apostoli, che passò poi ai Canonici Regolari di S. Agostino, poi all’Ordine Florense, quindi, cioè nel 1470, ai Canonici Lateranensi, e, sotto Sisto IV, nel 1471, al Capitolo Lateranense, che vendette la città, o cittadella, a Giacomo Ruffo nel 1579, come da documento e atti Capitolari. Questa città, o cittadella, gode di molti privilegi, come dai Diplomi di Carlo III, del 1381 Giovanna II, 1432, Alfonso, [297] 1443, e del Re Ferdinando d’Aragona, 1503, conservati nello stesso Archivio. La giurisdizione spirituale spetta al Priore del Convento di S. Domenico, che ivi presiede, come da Indulto di Sisto V del 7 maggio 1588. […]

OSSERVAZIONI DI SERTORIO QUATTROMANI

(a) Anna. Ora S. Anna. Decastalium per Antonino. Cosi tut~i

Gabriele BARRIO, Antichità e luoghi della Calabria. Prolegomenie, Aggiunte e note di Tommaso Aceti. (Roma 1737), trad. it. di Erasmo A. Mancuso, Cosenza, Brenner, 1979, 1985.

Materiali: V: Letteratura - Estratti cronologicamente ordinati: anno 1691: Fiore

Materiali: V: LETTERATURA - Estratti cronologicamente ordinati

Estratti
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§ 3.
FIORE Giovanni: Sulle origini di Seminara.
a. 1691 >

«MELICUCCA’…
…Ed ecco, con un sol frammezzo di Sole due miglia, in una vaga collinetta...

C. XIII. SEMINARA.
I. Di cui per intenderne la prima origine, è d’uopo far ritorno al Fiume Metauro, raccordato nel principio di questo capo, ed alla Città Tauriana, qual gl’era al lato; ma più prima le scorreva di mezzo. Taurinum la scrisse Plinio (a), e secondo un’altra impressione, Tauroentum: corretto da Ermolao Barbaro (b), e da Nono Pinziano, e restituito alla vera lezzione di Taurianum. Tauriana la scrisse Stefano (c); onde nacque, ch’or Tauriano, or Tauriana, prese a scriversi; Pietro suo vescovo, qual fioriva circa il settecento settant’otto, così ne discorre (d).
II. Dice addunque, che la fondò un tale per nome Tauro; e quindi chiamata ne venne Tauriana. Etenim Taurus quidam extitit Urbis fundator, qui ipsius amore captus, eam pro suo nomine Taurianem indigitavit. La fabricò di quà, e di là dal fiume, ampissima di sito, e superba d’edificij; Haud certe ignobilem, imo vero quam illustrissimam, cuius reliquiae insigniaque ad nostra usque tempestatem manent. Hic inde in utraque ipsius fluminis parte extantia. Aeternemque splendorem, atque ipsius magnificentiam ostendentia [? testo restaurato e poco leggibile perché coperto da velina]. Discorre così però che di quel tempo, l’una parte era già vuota d’Abitatori, mercè alli gravi scosse patite da più popoli, com’egli apertamente vi soggionge; Tametsi […]

p. 149:
iam annis locus ille passus est eversione.
III. Anzi da quinci prese la nominanza di Metauro quel Fiume: cioè perche scorresse nel mezzo della Città detta Tauro, o Tauriane. Quoniam igitur medium Tauri Urbem flumen, interfluit, proinde iam tum Metaurus est dictus, idemque in praesenti retinet nomen. Ma qui sorge non lieve difficoltà, conciosiache, come più avanti dicevamo con Strabone. La Città qual fioriva a canto di questo Fiume era Metauria, oggidì Gioia, o alquanto differente di sito, non già Tauriana, & eiusdem nominis statio: Però è facile la risposta col dire, ch’amendue queste Città furono in questo tratto di Paese, così che Tauriana accoglieva nel mezzo il Fiume; Metauria gli stava lontana.
IV. Mà poi perche più tosto la lontana, che la vicina Città, si denominasse dal Fiume: La risposta è pur pronta, quando il Fiume avea preso il suo nome da Tauriana, giusta che or si è detto, col bagnarla di mezzo: dove che Metauria dal Fiume avea preso il suo. Onde viene in filo, che più antica stata fosse la fondazione di Tauriana, che di Metauria, e forse, da quel primo, o non molto appresso, in cui si Abitò la Calabria. Così adunque questa chiarissima Città essendo per più secoli, e prima, e dopo la venuta di Christo, fiorita in braccio alla felicità, Sedia Vescovale rinomatissima cominciò a pruovare per l’una parte (forse come più esposta, e meno difesa) gl’assalti nemici; tanto che finalmente a tempo del Vescovo Pietro, e molti anni avanti, era vuota d’Abitatori.
V. Disavventura, alla quale non olto doppo soggiacque l’altra metà; rimanendo affatto rovinata. Del tempo dell’ultimata sua rovina, vi è qualche divario tra Scrittori. Girolamo Marafioti (e), ne dissegna il mille settantacinque; mà con aperto errore, perche del mille settanta trè abbiamo la sua Sedia Vescovale, traportata in Mileto dal Conte Rogiero. Barrio (f), ne disegna il tempo del B. Nilo, che Gualtieri (g), lo singolarizza al novecento. Mà certa cosa ella è, che l’anno novecento, e trè Taurianum era in piedi; impercio che transferendosi con solenne pompa il corpo di S. Elia Basiliano, rapporta lo Scrittore della sua Vita, che i suoi Monaci d’Aulina, gli vennero all’incontro fino a Tauriana; onde ne traggo la conghiettura, ch’ella avesse al’in tutto mancato, ne’ novecento cinquanta, in cui fù l’universalissima Inondazione de’ Barbari, con la rovina di molte Città, e Vescovadi. Questo quanto alla già fù Tauriana.
VI. Ora veniamo all’oggidì Seminara. Io non approvo l’opinione di Paolo Merola (b), e degl’Autori del nuovo Atlante (i), che Seminara fabricata si fosse nel sito medesimo di Tauriana, ubi Taurianum [?], apparendone, tra l’una e l’altro un frammezzo di alcune miglia. Approvo si, che deli estesi ancor lo scrisse Filippo Ferrario (k), che la gente sopravanzata insieme col loro Vescovo, l’abbia piantata ove oggi dì si vede quella Città, la quale con beneficio del sito commodo, e dell’aria salutevole tosto accresciuta di popolo, divenne l’una delle migliori di quel tratto, con la giurisdizione di cinque Villaggi, Strangi, Sant’Opalo, e Pesolo, già rovinati; Palmi di presente alienato; sì che non le sia rimasta, che Sant’Anna; di cui si fà raccordo nell’Itinerario d’Antonino Cesare, sotto nome di Decalstidio. Con tutto ciò ella è popolata sì, che può racchiudere nel suo seno mille cento trentadue Fuochi.
VII. Frà Leandro (l), la celebra come paese bello, e fertile. Barrio ne scende al particolare, Fit hic ferici, & olei probatissimi copia: olivae crassae, & carnose sunt, quales Melichochiae. Fiunt telae nobiles, nascitur Vinum non vulgare, & gipsum speculare; Fiunt aucupia phaasianorum extornarum, & aliarum alitum.
VIII. Città che sovente ricevè l’onore della presenza de’ Principi grandi: cioè di Re Ferdinando II, e dellImperator Carlo V., come dimostra l’inscrizione su’l frontispizio della Chiesa dello Spirito Santo. Anno 1533. Carolus V. Romanorum Imperator semper Augustus, post quam debellavit Carthaginem, ingressus est Seminariam, tertio Novembr. die Mercurio, & n quarto mensis eiusdem recessit. Di questa Città alcuni affari spettanti a tumulti di guerra, vedili negl’anni di Christo mille duecento ottandadue, mille duecento ottant’otto, mille duecento novantasette, milleduecento novantaquattro, del Capitolo V. della Calabria guerriera.
IX. Quanto poi a gl’Uomini illustri d’amendue le Città Tauriana, e Seminara, sol differenti di sito, e che la Calabria illustrarono, furono Gregorio, Georgio, Lorenzo, Opportuno, Paolino, e Teodoro, tutti Vescovi. Li SS. Martiri Teodolo, e compagni, S. Georgio, e S. Giovanni. Di Seminara propriamente Ferrante Spinelli, Giovanni, Barlamo, Francesco Sopravia, Guglielmo Fantino Conventuale, Tomaso frate Domenicano, Iacopello de Franchis, Benedetto, Pietro, e Giovanni Frati Minori Cappuccini; Accresce i titoli con quel di Duca della Famiglia Spinelli, Principe di Cariati.
C. XIV. PALMI.
I. Era egli, come di sopra si è tocco, Villaggio di Seminara; ma nel corrente secolo sinembrato, e venduto a’ Marchesi d’Arena…».

Giovanni FIORE, Della Calabria illustrata, Napoli, 1691, vol. I°. p. 148-49. Il vol. I° è postumo a cura del frate cappuccino Giovanni da catelvetere.


Vol. II, Napoli 1743, postumo a cura di fra Domenico Badolato:

p. 21:
«[…] San Mercurio, ed altri diecennove ne’d diece Decembre del 253…»

p. 22:
«SECONDA CLASSE DI MARTIRI.
[…]
L’anno 904, quando il medesimo Abraimo non sodisfatto della sanguinosa stragge recata dal figliuolo, vi passò in persona, insanguinando il barbaro ferro da Reggio a Cosenza.
L’anno 913…
L’anno 950. in circa a tempo del B. Nilo, quando tutta la Calabria, e la Puglia, e Lucania insieme si viddero naufragare nel proprio sangue: Rovinate le Cattedrali co’ loro Vescovi. Abbruggiati i sagri Monasterj dell’uno, e dell’altro sesso, e loro Religiosi, e Religiose menati a fil di spada.
L’anno 986.[…]
L’anno 1004. e 1014. […]
L’anno 1027. […]».

p. 43:
«II. DI S. FANTINO ABATE.
Tauriana, Città oggidì destrutta, se non sol quanto dalle sue rovine rinacque in sito poco distante la Città di Seminara, fu la Patria di questo Santo […].
…E quantunque avvisato dal B. Nilo (che non lungi dal suo Monastero di S. Mercurio in una grotta affligeva il suo corpo in penitenza)…
Già molto vecchio volò al Cielo dopo il 950. li 30. Agosto e però la sua festa si celebra il 24. Luglio…».

p. 44:
«V. DI SAN NILO ABATE.
Ebbe i suoi natali questo Santo in Rossano l’anno 905.…
p. 45:
[…] Non ebbe ferma la stanza; conciossiache vestito del sagro Abito del Monasterio di S. Nazario, indi passò a quel di S. Mercurio…
[…] volò al Cielo li 26. Settembre del 1000.».

p. 46:
«VIII. DI S. ELIA ABATE.
Per l’intendimento della vita di questo Santo Abate abbisognerà presupporre, che due furono li Santi di tal nome, nostro l’uno, Siciliano l’altro, li quali avendone avuti medesimi non pur li nomi, ma le operazioni, essendone vissuti nel tempo medesimo, con ciò anno dato occasione a qualche sbaglio. Fù questa avvertenza del P. Ottavio Cajetano (a) , onde così ne lascio scritto: […] nam alter Elias senior Ennia in Sicilia natus, Elias junior Rhegii in Calabria. […]. Nacque il nostro Elia in Reggio dalla Famiglia Bozzetta originaria di Reggio: suo padre ebbe nome Pietro, Leonzia sua madre…

p. 47:
Ma poi […] lasciato questo Monasterio, passò ne’ Monti sopra Seminara, dove fabricato un’altro Cenobio menava vita troppo austera. La moltitudine sì de’ miracoli, sì dele profezie tosto lo rese famoso da per tutto: onde da per tutto correndogli dietro la gioventù, rese numeroso quel Monasterio d’Allievi santi, fra’ quali furono Luca, Vitale, Cosimo, Filareto tutti santissimi Monaci. Egli poi arrivato all’età d’anni 90. de’ quali 68. n’aveva logorato alla penitenza, riposò nel Signore gli undeci Settembre del 1050. Il suo corpo trasferito nel Monasterio di S. Elia sopra Galatro giace nascosto agli occhi umani; il capo però oggidì si conserva nel Monasterio vicino Seminara di Monaci Basiliani, detto S. Filareto…».

p. 66:
«I. DI SAN FANTINO. [da ricopiare per intero] .
Nacque questo Santo nella Città di Tauriana, e furono suoi Genitori Fanzio, e Deodata, li quali essendo sterili…
Essendo in età d’anni 12. uscito fuori in campagna si vidde all’incontro una Cerva, con nelle corna molte Croci, dalle quale con voce umana articolata venne invitato, ch’il seguisse, soggiengendogli, che già era il tempo in cui, e fosse caccegiato, e caccegiasse. Camminando addunque dietro la Cerva lo spazio di due miglia, ed ebbe all’incontro nelle porte d’una spelonca un venerabile Vecchio, al quale la notte dianzi apparso Cristo, gli comandò, che venendogli la mattina Fantino, l’istruisse nella sua Fede… Indi la notte battezzandolo…[…] Forte si maravigliò il padre… […] amendue [= padre e madre] si risolsero al battesimo… Tratto dal carcere Fantino, e ritornato in Tauriana, non avendo di che vivere, essendoche l’avere paterno era caduto all’Imperial Fisco si pose a servire Belsaminio Governadore del Luogo, nella guardia de’ Bovi.

p. 67:
[…] ed arrivati al Fiume Metauro, che molto ingrossato scorreva…
[…] Un nobile per nome Andrea…
[…] L’anno 780. in circa Giovanni Vescovo di Tauriano, con altri Vescovi navigando in Costantinopoli all’Imperador Leone Porfirogenito…
[…] Intorno all’anno, che questo Santo volò al Cielo egli fu circa il 336…».

p. 433:
« Seminara. S. Mercurio, Monastero numeroso di 40. Suore della prima nobiltà, e di Seminara, e della Provincia, fabricato nel già fu Castello de’ Spinelli circa l’anno 1578.
L’Annunziata altresì Monastero di molta nobiltà. Lo vi fondò Nicolò Reggio, Gentiluomo della medesima Città, circa il 1637».

{da integrare ancora con altri numerosi estratti, che possono trovarsi nel vol. I e II non corredato da adeguato indice}.

Giovanni FIORE, Della Calabria illustrata, Napoli, 1743, vol. II°. Pagine sopra indicate.

Materiali: V: Letteratura - Estratti cronologicamente ordinati: anno 1640: Beltrano

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§ 2.
BELTRANO Ottavio: Breve Descrittione del Regno di Napoli
a. 1640 >

p. 105: Tabella: Signori Titolati, che sono in Regno, messi per ordine d’Alfabeto:
– Principe di Carriati, Spinello.
– Conte di Santa Cristina, è il primogenito del Principe di Cariati.
p. 263-265: Tabella dei fuochi della Calabria ultra: Vecchia e Nuova Numerazione: dati relativi a Seminara e ad alcune altre città:

Dove trovarete questo segno † sono le Camere riservate.
Vecchia Nuova
1437 Seminara 1264

462 Bagnara 386
267 Bova 413
2296 Catanzaro 2406
191 Gioia 156
665 Melicucca, e Drosi 1175
900 Melito 917
1640 Monteleone 2147
804 † Oppido 1023
508 Palma 617
1380 Reggio 1968
580 Rossarno 378
572 † Sciglio 522
444 † Sinopoli 573
542 † S. Christina 804
2000 Taverna 1407
2419 † Terranova 1407
3104 Tropea 3537

Nomi delle Città, e Terre di demanio, cioè Regie, che sono nella presente Provincia.
1430 Seminara 1132

1398 Cotrone 803
2299 Catanzaro 1884
685 Policastro 713
2380 Reggio 1546
3104 Tropea 3524
2064 Taverna 1398

Paga ciascun fuoco di questa provincia alla Regia Corte le medesime imposizioni, che paga la provincia di Calabria Citra, però solamente differisce nel pagamento del baricello, per lo qual pagamento paga grana due, e cavalli dieci.

p. 263: «In questa provincia sono 16 città, delle quali Reggio, e S. Severina sono Arcivescovadi, i Vescovadi sono Belcastro, Bova, Catanzaro, Cotrone, Gieraci, l’Isola, Monteleone, Melito, Nicastro, Nicotera, Oppido, Squillace, Taverna, e Tropea. Ha tra Terre, e Castella 136 che in tutto sono 155 oltre di quattro altre al presente distrutte, come Zurri, Sibari, Metapona, e Medamo… E sono il castello di Tropea con quel di Reggio con 47 Torri per guardia di questa provincia. In questa provincia risiede la Regia Audentia nella città di Catanzaro…».

Ottavio BELTRANO, Breve descrittione del Regno di Napoli, Napoli 1640.

29.6.06

Materiali: V: Letteratura - Estratti cronologicamente ordinati: anno 1578: Alberti

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§ 3.
ALBERTI Leandro: Su Seminara e dintorni nella “Descrittione d’Italia”
a. 1578 >

p. 205:
«…Più avanti procedendo alquanto dal lito discosto, vedesi Gioia. Il cui territorio è molto bello, & pien di Vigne, d’Aranci, Limoni, & d’altri fruttiferi Alberi. E non meno è producevole di grano, e d’un largo, & cupo fiume, che credo sia del fiume Metauro , descritto da Strabone, & da Plinio, hora fiume di Seminara detto. Era ne’ tepi di Strabone quivi il porto Metauro, talmente nominato dai Zanclei [= Calcidesi, come si desume più avanti nel testo], secondo Solino. Poscia da Gioia 8. miglia lontano, si scopre Palma contrada. Poscia il castel Bagnara…».

p. 213:
«…A man sinistra della via da Rosarno a Seminara (della quale poi parlerò,) si scopre Polistena castello ben pieno di popolo; & più oltre due miglia sopra il monte Apennino il Castello Santo Giorgio, & da otto miglia alle radici dell’Apennino, la Città di Terra Nuova, molto popolosa…».

p. 213/14:
«…Ritornando a Rosarno, & caminando venti miglia per l’antidetta / pianura si arriva al fiume detto S. Leo dalla contrada S. Leo ivi vicina, & poi di Seminara, & altresi di S. Gio. della prefatta pianura. Passato detto fiume, & salendo all’alto colle, ritrovasi Seminara ben’habitato castello. Appresso l’antidetto fiume, nella soprascritta pianura di S. Giovanni, furono spezzati, et rotti i Francesi dagli Aragonesi ne’ tempi di Lodovico 12. Re di Francia, & poi da quest’altro lato di detto fiume appresso Seminara, si dimostra il luogo sopra le rive d’esso (come io ho veduto) ove fu superato l’essercito di Ferrandino d’Aragona Re di Napoli da i Francesi, l’anno precedente, ch’erano stati superati detti Francesi dall’altra parte del fiume, in quella pianura avanti descritta. Et essendo fracassato l’antidetto essercito del Re Ferrandino, apena esso ebbe tempo di fuggir sopra una cavalla senza sella infino al mare, ove salì una barca, & paßò a Meßina, come etiando scrive Corio nell’historie di Milano. Passato Seminara si salisce sopra l’Apennino, ove si vede il bello, & buon paese, c’ha Seminara intorno, tutto lavorato, & fertile, & pieno di vigne, & d’alberi producevoli di saporiti frutti. Assai frumento si cava di esso paese con altre biade. Caminando sempre sopra i gioghi dell’Appenino, si arriva ai folti, & spaventevoli boschi di Solano addimandati pericolosi paßi di Solano, per i Ladroni che v’habitano. Quivi veggonsi le Pietrarezze de i Selici, ove sono molti pezzi di quei cavati di tal figura, sì come son quei de i quali si ritrovano silicate alquante vie intorno a Roma, & maßimamente la via Appia. Caminando adunque da Seminara quasi sempre sopra la schiena dell’Apennino, & per detti boschi, diciotto miglia, quasi sempre vedendosi l’Isole Eolie, & di Vulcano (dalla quale chiaramente si vede esalare fiamme, & fumo) si arriva a Fiumara di Muoro, scendendo però alquanto dalla cima di detto monte.…».

Leandro ALBERTI bolognese, Descrizione dell’Italia Coll’Isole apparteneti all’Italia, Venetia, presso Gio.…, 1578. p. 205, 213-14

Materiali: III, 6°: Archivio di Stato di Reggio Calabria - Sezione di Palmi: Regesto delle sentenze civili riguardanti Seminara

Vol. III: ARCHIVIO DI STATO DI REGGIO CALABRIA - SEZIONE DI PALMI
Cap. 6°: Regesto delle sentenze civili
Home: Introduzione generale ai Materiali per una storia di Seminara
Indici: Links di accesso alle unità elementari dei Materiali
Archivio storico della Calabria
Database dei Notai di Seminara

- Per ragioni di carattere privato ho avuto necessità di cercare una sentenza civile del 1959 emessa dal Tribunale di Palmi. Dopo lunghe peripezie dovute al fatto che l'archivio del Tribunale di Palmi era inaccessibile a causa di lavori o di crolli, ho appreso che tutte le sentenze fino al 1962 sono state mandate all'Archivio di Stato, dove ho potuto infine trovare la mia sentenza. Con l'occasione ho potuto verificare che è possibile e di qualche interesse regestare tutte le sentenze che riguardano i cittadini di Seminara. Sarebbe stato anche possibile per le sentenze penali, ma in questo caso ragioni di opportunità sconsigliano la pubblicazione di episodi macabri e tragici di persone (autori e vittime) i cui discendenti sono ancora vivi.

ARCHIVIO DI STATO DI REGGIO CALABRIA
– Sezione di Palmi –

Serie
Tribunale Civile di Palmi
(con giurisdizione su Seminara)
Inventario dal xxxx al xxxx

a)
Sentenze Civili
b)
Sentenze di Vendita
c)
Sentenze della Magistratura del Lavoro
d)
Sentenze del Collegio Speciale


REGESTO DELLE SENTENZE CIVILI
riguardanti il territorio di Seminara


§ 1 – Sentenza civile n° 315 del 3 giugno 1936 nella causa »tra« Candido Alessandro fu Bonaventura, domiciliato e residente il Seminara, rappresentato e difeso dal dott. Francesco Cardone e dall’Avv. Rocco Pizzarello »contro« il Comune di Seminara, in persona del suo Commissario Prefettizio signor Saverio Collura, domiciliato e residente nel suo Ufficio. Rappresentato e difeso dal proc. Avv. Pasquale Lombardo.
Il Comune aveva dichiarato illegittima la concessione amministrativa d’acqua per uso domestico. Per ogni famiglia non convivente in uno stesso fabbricato doveva pagarsi un separato canone di concessione. Candido Alessandro obietta che egli conviveva «con i germani Candido Enrico e Bonaventura nella stessa casa e con unico focolare domestico». Il Comune è condannato e le istanze di Candido Alessandro sono accolte.

§ 2 – Sentenza civile n° 319 del 27 maggio 1936 nella causa »tra« Candido Alessadro e Bonaventura fu Bonaventura, creditori procedenti, domiciliati e residenti in Seminara, rappresentati e difesi dall’Avv. Francesco Cardone »contro« il Comune di Seminara in persona del suo commissario pro tempore sig. Collura Saverio rappresentato e difeso dal Proc. Avv. Pasquale Lombardo, debitore esecutato »e« Divino Enrico Esattore delle Imposte di Seminara, rappresentato e difeso dall’Avv. Arcangelo Badolati, terzo pignorato.
Il credito di lire 20.294 e 80 centesimi risulta da una precedente sentenza di condanna del 18/28 giugno 1932 emessa dallo stesso Tribunale. Insoddisfatto, il creditore procede al pignoramento. Si apprende che Enrico Divino riveste la duplice veste di Esattore delle Imposte e Tesoriere comunale. «Il un piccolo paese, come è quello di Seminara, i creditori del comune sono avvisati senza alcuna formalità e vengono facilmente a conoscenza non solo del giorno in cui il mandato viene rilasciato, ma anche dell’ora e del minuto». Difficoltà procedurali e conflitto fra esistenza di un mandato e preferenza dei creditore al pignoramento. Era all’epoca podestà del comune il dott. Salvatore Cuzzocrea. Vengono condannati i Candido.

§ 3 – Sentenza civile n° 346 del 20 giugno 1936 nella causa »tra« Lania Filippo fu Antonio, domiciliato in Seminara, rappresentato e difeso dal dott. Francesco Cardone e dall’avv. U. Rovere, appellato »contro« Bruzzese carmine di Domenico e Artuso Maria di Giuseppe, domiciliati in Barrittieri di Seminara, contumaci.
Esisteva una precedente sentenza emessa dal pretore di Palmi il 10 marzo 1936 contro cui il Bruzzese si era appellato. Il Lania chiede il rigetto dell’appello. L’appello viene rigettato perché gli appellanti non si sono presentati. I contumaci appellanti vengono condannati anche alle spese del giudizio. Erano già stati condannati in solido nella causa davanti al pretore.

Lettera pubblica e tempestiva alla "Fondazione con il Sud" per l'esclusione di Seminara dalla partecipazione ai suoi Bandi

Gentili signori, solo oggi vengo a conoscenza del Bando in scadenza, al quale sarei stato interessato a partecipare in quanto ODV con sede...