21.10.18

Catasto Onciario di Seminara: Fuochi: 51r: Antonino Gullo.

Home. 50r-50v ↔ 51v.
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ANNOTAZIONI a 51r.
Gullo, Antonino: 51r. - del quondam Giuseppe. Bracciale di anni 40. È sua moglie Grazia Salerno di anni 35. Francesco, figlio di anni 12. Giuseppe altro figlio di anni 3. Rosa figlia in capillis di anni 13. Giovanna figlia di anni 9. Concessa figlia di anni cinque. Abita in campagna in una casetta nel suo fondo in contrada San Giovanni Teologo. Possiede detto fondo in contrada San Giovanni Teologo, alborato e vitato, di moggia sei, confinante con i beni di Lorenzo Schimizzi e di Marco Antonio Gullo, stimata la rendita per annui ducati sei, sopra i quali vi tiene tre pesi, il primo d’annui carlini ventitre per censo perpetuo al canonico don Domenico Calogero,, il secondo di annui grana settantacinque perpetui al convento dei Domenicani e l’ultimo di annui ducati tre di censo redemibile al Sacro regio Monte della Pietà. I pesi assorbono la rendita.
| + Da Antonino Gullo il R.S.M. (322r) esige annui ducati 3 di censo bullale.


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schede principali e derivate.
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 case, contrade, borghi, etc.
4. Dizionario
 degli enti ecclesiastici e civili.
5. Dizionario dei mestieri:
con Tabelle e statistiche.
6. Dizionario degli animali
e dei mezzi di produzione.


TABELLE RIASSUNTIVE
Sommario: Fuochi 1v-12r.
C. Per oncie.
FONTI PARALLELE, coeve, antecedenti e successive:
1. Platee: Platea Aquino.
2. Le ragioni di Seminara, nella lite 1756 con il R.S.M.
3. Platea Mezzatesta.
4. Platea S. Francesco d’Assisi.
5. Liste di carico della Cassa Sacra: Seminara.

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20.10.18

§ 5. Origine dei Monti di Pietà nelle Bolle Pontificie. -

Catasto. Home§4. ↔ §6.
B. - Regio Sacro Monte.
CAPITOLO II.
Origine de’ Sacri Monti col nome
della Pietà.

§ 5. Origine dei Monti di Pietà nelle Bolle Pontificie. - Dicemmo nell’esordio di questa scrittura, che nella fine del secolo XV. e principio del XVI. avessero avuta origine i sacri Monti col nome della Pietà, e divisammo in oltre i motivi di loro erezione, che qui tralasciamo, come quei, che addotti abbiamo nel sopraddetto luogo, e propriamente nel Pontificato di Paolo II. eletto nel 1464. ebbero i loro natali, e Papa Leone X. nella Bolla: Inter multiplices [1] lo chiama inventore di tali Monti. Altri tratti da contraria opinione affermano, che la origine di tali Monti fosse avvenuta nel tempo di Pio II. [2] perché nel Bullario di Cherubino sono V. Bolle di Paolo II. nelle quali de’ sacri Monti di Pietà non si fa menzione alcuna; ma nella sopraddetta Bolla di Leone X. Si legge in primo luogo Paolo II. né di Pio II. se ne fa parola, quantunque Pio II. fosse antecessore di Paolo. Che che di ciò ne sia, indubitata cosa ella è, che fin dalla loro origine nacque controversia, se il frutto del danaro, o il prò, oppure l’interesse, che i Monti di Pietà esigevano per li pegni fosse giusta il prescritto degli Evangelici precetti, che qui si tralasciano, come quei che a tutti son conti; e lunga serie di dottissimi Autori potremmo addurre, che l’opinione difendono, di non esser lecito l’interesse, che da tali Monti riscuotesi, ed a luogo più proprio di questa Scrittura, dove dell’interesse parlaremo, che non deesi riscuotere dal Sacro Monte della Pietà della Città di Seminara, ne rapportaremo alcune opinioni. Ma Papa Leone X. presedendo nel Concilio Laterano V. in cui aggitavasi la dianzi rapportata controversia, diede fuora la Bolla inter Multiplices addi VII. Maggio MDXV. colla quale permetteva a’ Monti col nome della Pietà l’esazione dell’interesse; quando però si prendesse per mera indennità, e ristoro delle spese. E perché uno de’ punti principali di questa nostra causa si è la esazione dell’interesse, ed essendo la Bolla di Leone X. il fondamento sul quale in oggi i Monti di Pietà riscuotono l’interesse, perciò da necessità costretti, siamo nell’obbligo di rapportare alcuni luoghi dell’anzidetta Bolla, da’ quali si conoscerà quali siano stati li motivi, che indussero la mente del Sommo Pontefici Leone X. per la riscossione dell’interesse, e se quelli medesimi motivi possono aver luogo nella presente controversia.
La Bolla di Leone X. può dividersi giustamente in quattro parti. Nella prima adducei i motivi, per cui dà fuori la Bolla, cioè a dire la erezione de’ Sacri Monti di Pietà[3] istituiti per lo sostentamento de’ poveri; e la controversia nata tra’ Maestri di Sacra Teologia, per la riscussione dell’interesse. Secondariamente adduce le opinioni, e le ragioni di quei Dottori, che oppongonsi all’esazione dell’interesse [4]; ed in conseguenza, che tai Monti non sian leciti ch’esigono interesse. In terzo luogo spiega il Pontefice le opinioni, e ragioni di quelli Dottori, che i Monti della Pietà approvano [5]; e finalmente gl’anzidetti Monti approva [6], e confirma. Adunque l’anzidetta Bolla ha dovuto, e deve esser la norma per la erezione, ed amministrazione de’ Sacri Monti di Pietà; e con aver noi ciò divisato, crediamo, per quanto appartiene alla nostra causa, averne bastantemente detto intorno all’origine de’ Sacri Monti di Pietà.


[1]  Tom. 9. Concil. in Concil. Lateran. 5. sess. 4. pag. 122.
[2]  Dorothaey Asciani Montes Pietatis pag. 718.
[3]  Sane cum olim inter nonnullos dilectos filios Sac. Theolog. Magistros ac Juris Utriusque Doctores, controversiam quandam, non sine populorum scandalo, et murmuratione exortam, et nuper his diebus innovatam esse comperimus circa pauperum relevationem in mutuis eis publica authoritate faciendis, qui Montes Pietatis vulgo appellantur; Quique in multis Italiae Civitatibus subveniendum per huiusmodi mutuum pauperum inopiae, ne Usurarum voragine deglutiantur, tom. 9. pag. 222.
[4]  Nonnullis enim Magistris, et Doctoribus dicentibus eos Montes non esse licitos, in quibus aliquid ultra sortem pro libra decurso certo tempore, per Ministros huius Montis ab ipsis pauperibus, quibus mutuum datur, exigitur, et propterea ab usurarum crimine, injustitiave, seu ab aliqua certa specie mali; Mundos non evadere, cum Dominus noster, Luca Evangelista testante, aperto nos praecepto obstrinxit, ne ex dato mutuo, quidquam extra fortem sperare debeamus. Ea est enim propria usurarum interpretatio, quando videlicet ex usu rei, quae non germinat, nullo labore nullo sumptu, nullove periculo, lucrum, faetusque conquire videtur etc. eodem loco.
[5]  Aliis vero plurimis Magistris, et Doctoribus contra asserentibus et in multis Italiae gymnasiis verbo, et scripto conclamantibus, pro tanto bono, tanquam Reipublicae necessario, modo ratione Mutui nihil petatur, neque speretur, pro indemnitate tamen eorumdem Montium impensarum, videlicet Ministrorum eorumdem ac rerum omnium ad illorum necessariam conservationem pertinentium, absque Montium huiusmodi lucro, idque moderatum, et necessarium ab his, qui ex huiusmodi mutuo commodum suscipiunt, licite extra sortem exigi, et capi posse nonnihil licere, cum regula juris habeat, quod qui commodum sentit onus quoque sentire debeat, praesertim si Apostolica accedat authoritas etcccccc; eod. loc.
[6]  Nos super hoc prout ex alto concessum, opportune providere volentes alterius quidem partis justitiae zelum, ne vorago aperiretur usurarum, alterius pietatis, et veritatis amorem, ut pauperibus subveniretur, utriusque vero partis studium commendantes, cum haec ad pacem, et tranquillitatem totius Reipublicae Christianae spectare videantur sacro approbante Concilio declaramus, et definimus, Montes Pietatis antedictos per Respublicas institutos, et authoritate Sedis Apostolicae hactenus probatas, et confirmatas, in quibus pro eorum impensis et indemnitate dumtaxat, ultra sortem, absqe lucro eorundem Montium recipiatur, neque speciem mali praeferre, nec peccandi incentivum praestare, neque ullo pacto improbari, quinimo meritorium esse, ac laudabile, et probari debere tale mutuum, et minime usurarium puteri, elicereque illorum pietatem, et misericordiam in populis praedicare eod. loc.
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§ 4. Supposta cattiva amministrazione.

Catasto. Home§3. ↔ §5.
B. - Regio Sacro Monte.
§ 4. Supposta cattiva amministrazione. - Tale era lo stato di quel Monte prima del 1753.; Ma non ha guari che al Re nostro Signore è stata umiliata supplica, a guisa di denuncia da persone, che tutt’altro hanno avuto in mente, che esporre al Re nostro Signore la supposta cattiva amministrazione, tenuta da Governatori dell’anzidetto Sacro Monte dal 1736. fino al tempo d’oggi. Il Re nostro Signore rimise l’anzidetta supplica all’Illustre Marchese Consigliere D. Francesco Rocca, il quale esaminato il tutto, avesse riferito. Ciocchè abbia l’Illustre Marchese Rocca riferito su tal soggetto non è nostra notizia; ma dagli ordini dati dalla Maestà del Re nostro Signore alla Udienza di Catanzaro, e per l’esecuzione dall’anzidetta Udienza all’Uditore Freda, giuste conseguenze possiamo ritrarre, che non siano state presenti al sopradetto Consigliere Rocca tutte le scritture a tal causa spettanti; né i Patrizj, né l’intiero Pubblico di quella Città furono intesi. Ma ora che la supplica di questi, una con tutte le scritture, troppo a lor ragione confacenti sono state rimesse dalla Maestà del Re di bel nuovo all’Illustre Marchese Rocca per informo, sperano i medesimi di ottenere quella Giustizia, che finora non è stata posta in tutto il suo lume. Le quali cose, acciocchè con maggiore chiarezza possansi intendere, daremo principio a questa nostra difesa dall’origine de’ Sacri Monti col nome della Pietà.

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§ 3. Anno di fondazione in Seminara del R.S.M., il 1588. -

Catasto. Home§2. ↔ §4.
B. - Regio Sacro Monte.
§ 3. Anno di fondazione in Seminara del R.S.M., il 1588. -  Eseguitosi ciò dall’Università di Seminara, e dal Dottor D. Niccolò di Reggio, umiliò questi, come esecutore testamentario, supplica al Conte di Miranda, che il quel tempo questo Regno reggeva da Viceregnante, colla quale espose la volontà di Marcantonio di Leone, ed indi supplicava S. E. restar servita concedere al Sacro Monte della Pietà da ergersi nella Città di Seminara, tutte le grazie, privilegi, immunità, e prerogative, che tiene il Monte della Pietà della fedelissima Città di Napoli [1]. Il Vicerè rimise la supplica al Cappellan Maggiore di quel tempo D. Gabriele Sanchez, acciocché su l’esposto, formata avesse relazione. Il Cappellan Maggiore pria di tutto fece estrarre copia dalli Registri della Real Cancellaria del privilegio concesso dal Vicerè D. Pietro di Toledo addì 31. Luglio 1549. alli capitoli e leggi di fondazione, per la erezione del nostro Sacro Monte della Pietà, per la domanda fattane dalli Governatori, ed Officiali della Fedelissima Città di Napoli [2]. Giusta l’anzidetto privilegio e leggi di erezione, riferì il predetto Cappellan Maggiore, esser cosa giusta, e necessaria la erezione di un tal Monte; e perché il Testatore prescrivea, che le leggi, e Capitoli per la retta amministrazione di detto Monte avessero avuto ad essere quei medesimi, che ha il Monte della Pietà di questa Città; onde potea concederli quei capitoli, leggi, e privilegi, e grazie, che ha il Monte della Pietà della Città di Napoli [3]. Fu concesso il privilegio per la erezione del Sacro Monte della Pietà della Città di Seminara, giusta la relazione formatane dal Cappellan Maggiore a tenore del privilegio interposto alle leggi e capitoli del nostro Sacro Monte della Pietà; ed indi nel 1588 fu eretto il Monte della Pietà nella Città di Seminara. Da quel tempo finora l’anzidetto Monte è stato governato con quelli capitoli e leggi, che nella sua prima origine gli furono dati; la di cui retta amministrazione è stata nelle mani di quattro Governatori, o siano Amministratori, due del Ceto de’ Patrizj, li restanti del Ceto de’ Civili, i quali in che modo vengono eletti, in appresso esporremo.


[1]  Sono le parole della Supplica docum. lit. etc.
(1) Si trovano ancora da qualche parte questi documenti? Di questa lite il testo del de Sarno è l'unica documentazione che ci è rimasta? Senza di esso nulla avremmo saputo di questa lite e - a inizio ricerca - ci restano tuttora ignote le ragione per le quali in Seminara, sempre perseguitata dalla disgrazia oltre che dall'ignoranza, non si sia potuto sviluppare un moderno istituto bancario, sul modello del Monte di Pietà di Napoli da cui si originò il Banco di Napoli. Comunque siano andate le cose, è una storia che deve essere indagata e ricostruita per capire le ragioni della nostra continua perpetua ininterrota “decadenza”, che non è un mio personale pessimismo, ma è ciò che disse lo storico Gaetano Cingari venuto a Seminara, per un convegno organizzato da Domenico Managò, nel 1990, che ne pubblico gli Atti. Ero presente e ricordo ciò che disse Cingari: ogni volta che uno storico si occupa di Calabria, deve trattare sempre il tema della “decadenza”. Niente nasce e si sviluppa, ma ciò che esiste va in malora e scompare.
[2]  Parole della relazione formata dal Cappellan Maggiore Sanchez document. lit. etc.
[3]  dicta Relatione eodem docum.

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Catasto Onciario di Seminara: Fuochi: 51v: don Antonino Silvestri.

Home. 51r. ↔52r-52v.
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ANNOTAZIONI a 51v.
Silvestri Antonino: 51v. - Don Antonino Silvestri, del ceto dei nobili, di anni 37. Donna Beatrice Chitti, moglie di anni 40.  Loro figli: Francesco Antonio, figlio di anni 5. Caterina, figlia di anni due. Abita a casa propria in contrada il Santissimo seu la Madre chiesa, unitamente con il fratello sacerdote don Gregorio. Possiede una casa in contrada San Petrello che affitta per annui ducati cinque dai quali estratto il quarto per gli acconci necessari restano carlini trentasette e mezzo. Possiede altra casa in contrada il Carminello che affitta per annui carlini quindici, che dedotto il quarto restano carlini undici grana sette e piccoli sei. Possiede un fondo di olive in contrada Cuzzopodi di moggia due, confinante con i beni di don Giuseppe Antonio Silvestri e dei magnifici Carmine e de giovanni Alfonso Militano di Palmi, stimata la rendita per annui ducati sette. Più in contrada la Cinnarata possiede due moggi di terre aratorie, confinante con il fiume e la via pubblica, stimata la rendita  per annui carlini cinque. In contrada Samparello un fondo di olive di moggia due, confinante con i beni di don Gregorio Lemmo, stimata la rendita in annui carlini trenta cinque. Esige da Mercurio Giofrè un censo bullale di annui carlini trentacinque. Pesi da dedursi. Al Comvento di San Francesco d’Assisi corrisponde annui carlini  ed annui carlini venti alla cjiesa di san Pietro. Restano di netto oncie cinquantaquattro, grana due e piccoli sei.


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TABELLE RIASSUNTIVE
Sommario: Fuochi 1v-12r.
C. Per oncie.
FONTI PARALLELE, coeve, antecedenti e successive:
1. Platee: Platea Aquino.
2. Le ragioni di Seminara, nella lite 1756 con il R.S.M.
3. Platea Mezzatesta.
4. Platea S. Francesco d’Assisi.
5. Liste di carico della Cassa Sacra: Seminara.

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19.10.18

Miscellanea di fonti storiche: § 1. Pietro Giannone su Taureana e Seminara.

Home.
MATERIALI
PER UNA STORIA DI SEMINARA
Ed. 12ª corrente, 2018 ss.
Miscellanea di Fonti Storiche
§ 1.
Pietro Giannone.
Istoria Civile del Regno di Napoli.
(Libro 8°, cap. 6, del 1° tomo, ed. 1753, p. 520-521)

Calabria.

Passi di: Pietro Giannone. “Istoria civile del Regno di Napoli”, v. 3° in iBooks. Progetto Gutenberg, ma anche in Internet Archive con digitalizzazione Google.

La metropoli più cospicua della Calabria sotto i Greci fu la Chiesa di Reggio. I Patriarchi di Costantinopoli al Trono loro l'avean sottoposta, e come si vide nel sesto libro di quest'Istoria, le aveano assegnati tredici Vescovi suffraganei, i Vescovi di Bova, di Tauriana, di Locri, di Rossano, di Squillace, di Tropeja, di Amantea, di Cotrone, di Cosenza, di Nicotera, di Bisignano, di Nicastro e di Cassano. Restituita poi da' Normanni questa metropoli al Trono romano, ritenne la medesima dignità, onde nelle antiche carte istromentate a' tempi di questi Normanni, e spezialmente del Duca Roggiero intorno l'anno 1086 si chiamano sempre Arcivescovi; e Gregorio VII intorno l'anno 1081 consecrò Arcivescovo Arnulfo, a cui il Duca Roberto fece profuse donazioni, arricchendo la sua Chiesa di molti beni. In decorso di tempo perdè poi alcuni di questi suoi Vescovi suffraganei
 
Il Vescovo di Rossano, restituite queste Chiese al Trono romano, fu innalzato a Metropolitano, e nei tempi di Roggiero I Re di Sicilia, e poco prima, Rossano fu renduta sede arcivescovile: ond'è che fra le memorie, che oggi ci restano di Papa Innocenzio III e dell'Imperador Federico II, spesso degli Arcivescovi di Rossano si favella. Fu questa Chiesa la più “Fu questa Chiesa la più attaccata al rito greco, ed ancorchè fosse stata restituita al Trono romano, non volle mai abbandonarlo; tanto che i suoi cittadini non vollero rendersi al Duca Roggiero, se prima non concedesse loro un Vescovo del rito greco; poichè questo Principe ne avea nominato un altro del rito latino in vece dell'ultimo, ch'era morto, onde Roggiero gli concedette il greco [127]. Ebbe sette monasteri dell'Ordine di S. Basilio, onde tanto più la lingua ed i greci riti si mantennero in quella. Le furono ancora date alcune Chiese per suffraganee; ma da poi furon tutte sottratte, poichè alcune passarono sotto la immediata soggezione di Roma, ed il Vescovo di Cariati, che l'era rimaso, passò poi sotto il Metropolitano di S. Severina, tanto che ora Rossano, non men che Lanciano, non ha suffraganeo alcuno.

Il Vescovo di Cosenza fu pure sottratto dal Metropolitano di Reggio, e passò sotto quello di Salerno, ma poi anch'egli, come si disse, fu innalzato a Metropolitano. Gli altri parte furon soppressi, come quello di Tauriana, ora disfatta, nel cui luogo è succeduta Seminara, parte passarono sotto altri Metropolitani; ed ora le restano i Vescovi di Bova, di Cassano, di Catanzaro, di Cotrone “di Gerace, di Nicastro, di Nicotera, di Oppido, di Squillace e di Tropeja.

Il Metropolitano di S. Severina al Trono costantinopolitano sottoposto, restituito al romano, ritenne pure la medesima prerogativa, e nelle carte date ai tempi del Duca di Calabria Roggiero si ha memoria degli Arcivescovi di questa città. Dal Patriarca di Costantinopoli gli furon dati cinque Vescovi per suffraganei; ma da poi quello d'Acerenza fu renduto Metropolitano, l'altro di Gallipoli passò sotto il Metropolitano d'Otranto, ed alcuni soppressi; ma in lor vece essendosene altri creati, si vede ora il Metropolitano di S. Severina avere per suffraganei i Vescovi di Cariati, d'Umbriatico, di Strongoli, d'Isola, e di Belcastro. Teneva ancora il Vescovo di S. Lione, ma fu poi soppresso, e le sue rendite furono unite alla metropoli: avea eziandio i Vescovi di Melito e di S. Marco, ma questi furon sottratti, e posti sotto l'immediata soggezione di Roma.

127 =  V. Ughel. Ital. Sacr. de Archiep. Rossan.

Catasto Onciario di Seminara: Ecclesiastici Secolari Cittadini: 426v: frà Antonio d’Agostino, minore conventuale.

H. 425r-426r. ↔ 427r.
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ANNOTAZIONI a 426v.

Agostino (d’) frà Antonio: 426v. - Minore conventuale. Esige dal Magnifico Paulano Fallaccari un annuo censo di ducati tre. Null'altro di lui è detto.


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TABELLE RIASSUNTIVE
Sommario: Fuochi 1v-12r.
C. Per oncie.
FONTI PARALLELE, coeve, antecedenti e successive:
1. Platee: Platea Aquino.
2. Le ragioni di Seminara, nella lite 1756 con il R.S.M.
3. Platea Mezzatesta.
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18.10.18

Catasto Onciario di Seminara: Ecclesiastici Secolari Cittadini: 425r-426r: don Antonio di Febbo, sacerdote in Sant’Anna.

Home. 424r. ↔ 426v.
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ANNOTAZIONI a 425r.
Febbo (di) don Antonio: 425r-426r. - Sacerdote di Sann’Anna. Primo nella serie: «Ecclestiastici Secolari Cittadini». [425r] Possiede in contrada detto il Gaglioffo un fondo alborato e vitato di moggia cinque, confinante confinante con i beni di Marco d’Arena, don Pietro Celi ed altri, stimata la rendita in annui ducati sette e grana venti. In contrada Savia possiede un fondo di olive di moggi due, confinante con i beni della vedova di Domenico Garoffalo e di don Paulo Marzano, stimata la rendita in annui carlini carlini venticinque. In contrada Mazzina possiede un fondo di olive di moggi uno e mezzo, confinante con i beni del monastero del monastero dell’Annunziata, e di don Vincenzo Longo, stimata la rendita per annui carlini ventinove. I quali stabili sono patrimoniali e però non si bonificano. Possiede in più i seguenti beni extrapatrimoniali, e cioè: In contrada Fondaco di Terramala terre aratorie di moggia sei, confinante con i beni di San Michiele, dei Basiliani e di altri, stimata la rendita in annui ducati quattro. In contrada Crisafi possiede terre aratorie di moggi uno e mezzo con "celzi", ossia gelsi, confinanti con i beni di don Pietro Celi e di don Pietro Arena, stimata la rendita in annui ducati tre. Il contrada Lo Gaglioffo possiede un fondo di olive di mezzo moggio, confinante con i beni di Giovanni Buggè e 

ANNOTAZIONI a 425v.
[425v] di Antonio Punteri, stimata la rendita in annui carlini sei. In contrada Ceramidio possiede un fondo di olive di mezzo moggio, confinante con i beni di don Pietro Celi e di don Paulo Barà, stimata la rendita in annui carlini quattro. In contrada La Vina possiede un fondo alborato e vitato di moggia tre, confinante con i beni di Filareto Passarello e di Giuseppe Pizzinni, stimata la rendita per annui carlini ventisette. In contrada Barona possiede un fondo alquanto di olive, di moggi uno, confinante con i beni di Domenico Grio e dei Domenicani, stimata la rendita in annui carlini dodici. In contrada Li Candilisi confinante con i beni del Dottor Antonino Clemente e Gregorio Carpanzano possiede un bosco di "cerchi” [sic! ma “gersi”, gelsi?], di moggi due, stimata la rendita in annui carlini dodici. In contrada Cancelleri, confinante con i beni di don Vincenzo Longo e di don Felice Castelli di Melicuccà possiede un orticello di mezzo moggio, alborato, stimata la rendita in annui carlini ventisette. Possiede in detto casale una casa limitante a quella di Michiele Lo Iacono che suole affittare per annui ducati 2.20, dedotto il quarto. 

ANNOTAZIONI a 426r.
[426r] Altra casa continua è solito affittare a ducati due, dedotto il quarto. Pesi da dedursi: Sopra il fondo in contrada La Vina un censo perpetuo ai Basiliani di ducati 0.80. Sopra il fondo Il Gaglioffo un censo perpetuo ai Domenicani. In tutto ducati 1.05 e oncie 3.15.

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Tabelle riassuntive
Sommario: Fuochi 1v-12r.
C. Per oncie.
FONTI PARALLELE, coeve, antecedenti e successive:
1. Platee: Platea Aquino.
2. Le ragioni di Seminara, nella lite 1756 con il R.S.M.
3. Platea Mezzatesta.
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§2. Il Beato Leone e il suo Testamento.

Catasto. Home§1. ↔ §3.
CAPITOLO I.
Stato della Controversia.

§ 2. Il Beato Leone e il suo Testamento. - Marcantonio di Leone nativo Patrizio di Seminara nella sua grande età fecesi Religioso dell’Ordine di S. Francesco; e facendo il noviziato nel Monistero sito nella Città di Caserta, acciocchè non potesse nascere dopo sua morte alcun litigio per la porzione de’ suoi beni, fece la sua ultima testamentaria disposizione addì 20. Marzo 1584, istituendo sua erede universale il tutti i beni ad esso lui spettanti la Università di Seminara, colla espressa legge, che tutto il suo asse ereditario, ridotto in danaro avesse dovuto essere il Patrimonio di un Sacro Monte sotto il nome della Pietà, da ergersi nella Città di Seminara; e tal sua volontà avesse dovuta da eseguirsi fra lo spazio di anni quattro coll’espresso consenso del Dottor D. Niccolò di Reggio suo parente, e Cittadino Seminarese, con doversi il denaro di detto Monte impiegarsi, pro beneficio, subventione, substentatione, et succursu, paupertate miserabilium personarum dictae Civitatis Seminariae, ac omnium ejusdem Civitatis Casalium, juxta formam, stylum, exactionem, usum, capitulos, consuetudinem, et modum Montis Pietatis Annunciatae Civitatis Neapolis[1] [2].

E volendo la Università di Seminara, ed il Dottor D. Niccolò di Reggio esecutore testamentario effettuare, quel tanto, che il Testatore Marcantonio di Leone, è nata controversia tra fratelli del Testatore a qual somma dovesse ascendere la porzione de’ beni del medesimo, sì l’Università, come l’anzidetto di Reggio esecutore testamentario fecero convocare pubblico parlamento nella Città di Seminara, e propostasi la volontà del sudetto di Leone, per togliere qualunque litigio, pensarono li fratelli di Marcantonio di Leone far concordia coll’Università, con dare la somma di ducati mille e cento effettivi in un sol pagamento, restando estinte tutte le pretenzioni, che in ogni tempo potessero competere all’Università di Seminara in vigore dell’ereditaria istituzione contro a’ fratelli dell’anzidetto Marcantonio. E riflettasi con ciò, che il Patrimonio del Monte di Pietà di Seminara nel principio di sua erezione fu di ducati mille e cento[3]. Al presente il Sacro Monte della Pietà di Seminara, ha il suo Patrimonio consistente in ducati sessantamila, come dal Catasto formato nell’anno 1742, senza i beni, che dopo tal tempo, fino al presente ha acquistati. I tanti reclamatori di chi ha fatte le parti di Denunciante avrebbero all’intutto a cessare, se a tale evidenza di fatto senz’aver l’animo da tante chimere, ed ideate ragioni occupato, soltanto rifletter volesse.

[1]  Sono le parole del testamento docum. lit.
[2]  Quello Monte, che da Napolitani oggigiorno chiamasi Monte della Pietà, in quei tempi veniva denominato il Monte della Pietà dell’Annunciata, come quello, che era posto nel Cortile dell’Annunciata. Eugen. Nap. Sac. tom. I. p. 335.
[3]  Document. lit. etc.

17.10.18

§ 1. Una lite del 1756: fra la città di Seminara e il suo Monte di Pietà. Introduzione.

Catasto. Home. ↔ § 2.

§ 1. Introduzione. - L’Istoria del Secolo XV, e principio del XVI, chiaramente dimostra essere stata l’erezione de’ Monti, col nome della Pietà stabilita non meno nel nostro Regno di Napoli[1] che nel rimanente della nostra Italia [2], e nella Germania [3], e nelle Fiandre all’intutto colle stesse leggi, a sol fine d’ovviare all’esorbitanti e grosse usure sì degli Ebrei Usurieri, come ancora de’ Cristiani, che ancor essi abbondevolmente ne commetteano [4]; Ed egli è fuor di ogni dubbio, che nella loro prima istituzione tutto era carità e beneficio, al riferir del dottissimo Maffei [5], ed interesse alcuno non si esigea, almeno in alcuni Monti eretti nelle Città del nostro Regno, siccome dagli Storici documenti, e dalle leggi di erezione di tai Monti è noto [6]. Tale è stata la erezione del Sacro Monte della Pietà, eretto in Seminara, Città delle Calabrie ultra fin dalla fine del XVI. Secolo. Ora essendo a noi commessa la difesa de’ Patrizi, e Cittadini di Seminara, avverso cio, che al Re nostro Signore è stato con suppliche rappresentato; non è nostra mente opporci alli venerabili ordini dati dalla Maestà del Re N. S. fin dal mese di Luglio del passato anno; ma soltanto con questa nostra scrittura porre in chiaro aspetto le ragioni, per cui li Patrizj della Città di Seminara hanno al Re nostro Signore presentata supplica, e questa rimessa all’Illustre Marchese, e degnissimo Consigliere D. Francesco Rocca, acciò informasse col suo savio parere; contenete l’anzidetta supplica, che né per li pegni esiger debbasi alcuno interesse.

Che ’l tempo di un mese dalla Maestà del Re prescritto per lo dispegno de’ pegni, che da molti anni nel predetto Monte di Seminara fossero stati impegnati, sia all’intutto brevissimo. Ed essere contra la legge di fondazione l’esazione dell’interesse del sei per cento da questi medesimi pegni dal giorno, che furono impegnati. E che gli Amministratori o Governadori del testè citato Monte di Seminara abbiansi ad eleggere nel medesimo modo, com’è stato fin dalla sua prima erezione fino al passato anno. E che finalmente il debito dell’Università di Seminara, contratto coll’anzidetto Sacro Monte della Pietà, ascendente ad alcune migliaja di ducati, abbiasi a sottoporre ad una esatta, e sottile disamina, ed abbia ad aver luogo la legge, colla quale ha pattuito l’Università suddetta di non dover soggiacere ad interesse alcuno per lo sopradetto debito. Tali cose adunque per simil modo presupposte, in questa nostra difesa, incominciaremo ormai dal fatto.


[1]  L’Autore della Storia Civile t. 4. p. 71.
(1) Da Internet è possibile oggi estrarre direttamente il brano di Pietro Giannone a cui l'avv. Andrea de Sarno si riferisce: «§. I. Giudei discacciati dal regno.
Non minore providenza fu riputata quella, che diede questo Ministro nel 1540 alla città e regno con averne discacciati i Giudei: essi ci vennero la prima volta intorno l'anno 1200, e s'erano, precisamente in Calabria, allargati cotanto, che popolarono contrade intere di varie città, tal che acquistarono il nome di Giudeche; e crebbero in sì gran numero e ricchezze, che avendo i Giudei dell'Asia persuaso il Turco ad occupare il sepolcro di Davide, sotto mentito pretesto di nascosto tesoro, siccome già avvenne, con danno e dispendio gravissimo de' Cristiani; Martino V irritato per ciò contra i Giudei del regno, s'adoperò con la Regina Giovanna II ne portassero costoro la pena; il perchè a' 18 ottobre del 1429 ordinò ella a Lodovico d'Angiò Duca di Calabria, che facesse esigere da ciascun Ebreo, sia masculo, sia femmina, il terzo d'uno scudo; e fu sì grande la somma, che se ne ritrasse, che compensò la spesa già fatta nell'Asia per lo riacquisto del Sagro Sepolcro [19]. Ci vennero la seconda volta nel 1492 allor che cacciati da Spagna dal Re Ferdinando il Cattolico, mescolati co' primi, popolarono assai più le Giudeche da essi abitate, dove in breve tempo multiplicati, divennero ricchissimi; poichè quivi con molto lor utile si posero ad esercitar la loro arte di comprare, e vendere vesti ed altre robe usate, ma sopra tutto a dar denari ad imprestanza a grossissime usure [20]. La comodità era grande, ma gl'interessi, che soffrivano coloro che vi avean negozio, erano intollerabili.
Narra Gregorio Rosso [21 = p135], che in que' mesi, che stette l'Imperadore in Napoli, si videro impoverire molti Cittadini, e particolarmente molti Signori e Nobili, i quali per mostrare in quell'occasione il lor fasto, s'aveano impegnato a' Giudei quasi tutti i loro argenti e robe, i quali ricavandone usure grossissime, s'erano fatti ricchissimi, e più sarebbe stato il loro guadagno, se più lungo tempo Cesare si fosse trattenuto in Napoli. Quantunque dal Re Ferdinando fossero stati scacciati da Spagna, furono però sofferti nel Regno dall'Imperador Carlo V, il quale, perchè non si confondessero con gli altri, ordinò, che abitassero tutti in una strada, e portassero un segno in capo, così uomini, come donne [22]; ma “essendo nei tempi del Toledo cresciute le loro usure, e piena la città di richiami contra l'estorsioni che facevano, stimò bene il Vicerè informarne l'Imperadore, dal quale ottenne ordine di cacciarli; onde nel 1540 fece pubblicar bando, che partissero tutti da Napoli e dal regno [23]. Partirono finalmente, e se ne andarono la maggior parte in Roma, ed altri in altre parti; indi avvenne, che le strade, ove uniti abitavano, ritengono anche ora il nome di Giudeche, e coloro che esercitano la lor arte, Giudei sian nomati. Il rimedio però usato dal Vicerè sarebbe stato peggiore del male, se dalla pietà d'alcuni e providenza del medesimo non si riparava; poichè mancata questa comodità d'impegnare con gli Giudei, i bisognosi ricorrevano a' Cristiani, i quali allettati dal grosso guadagno, cominciarono a far peggio, che non facevano i Giudei; perlochè, a fine che non mancasse il comodo a' bisognosi di tor denari ad imprestanza, e per togliere a' Cittadini l'occasione d'imitare, e forse di superare il rigor degli Ebrei, fu istituito il Sagro Monte della Pietà, affine di riscattar i pegni da' Giudei, e di sovvenire a' bisogni de' poveri, dove sino a' dì nostri si somministrano denari sul pegno con moderate usure, e sino alla somma di ducati diece senza interesse alcuno [24].
Passi di: Pietro Giannone. “Istoria civile del Regno di Napoli, v. 8”. iBooks.» Per la citazioni di Giannone riproduco le immagini dell'edizione, anno 1753, del t. 4°, citata dal de Sarno come ragione di fondo per l’istituzione del Monte di Pietà in Seminara. A sua volta Pietro Giannone fa sue proprie citazioni, fra parentesi quadre: di quelle di cui troviamo in Internet Archive edizione e pagina, diamo in link e vi si può accedere direttamente, cliccando sul link, senza ulteriore ricerca,
[2]  Il Sacro Monte della Pietà istituito nella Città di Pavia dal MCCCCXCI., che per quanto possiamo noi congetturare è stato il primo Sacro Monte della Pietà, Bernardus Scardius in Historia Patavina l. 2. class. 5. presso Burmanno t. 15. Nella Città di Pisa Ferdinando Ughell. Ital. Sac. t. 3. col. 349. Nella Città di Roma, di Firenze, e di Genova vi sono de’ medesimi Monti, ed in altre Città.
(2). No! Il primo Montè è stato a Perugia, nel 1463, secondo quanto si apprende a questo link,  dove è per noi interessante apprendere che si considerava equo un interesse annuo tra l'8 e il 15 per cento. Quello praticato a Seminara era normalmente il 10 %, in quasi tutti i rapporti che si leggono nel Catasto Onciario. Eccezionalmente si parla dell’8 per cento. Il Monte di Pietà praticava inizialmente il 6 % ed avrebbe dovuto essere esente da tasse per prestiti inferiori ai dieci ducati.
[3]  Dorothaei Ascian. Montes Pietatis pag. 744.
Verum haec Pietas Alpium septo non potuit cohiberi, quin et in Belgos usque radios suos dirigeret. Hinc enim non uno loco ejusmodi Montes erigi coeperunt a Viris Deo devotis, et pauperum miserantibus, et bona sua temporalia ad eos munifice conferentibus.
Beyerlingk in Thatr. Vit. hum. tom. V. pag. 602.
[4]  Pour ausquels abus aucunement obvier, et redimer les pauvres desdites intolerables usures des Juifs, avec lesquels a l’expilation du peuple, colludoient les dits Seigneurs d’Italie, Princes desloyaux Compagnons des larrons, comme dit Esaye Chapitre I. Aucuns particuliers gens de bien, meus de pitie ont erigè en plusieurs lieux d’Italie comme une fondation assembée de plusieurs aumosnes, appelé Mont de Pieté. Moulinous t. 2. oper. Pag. 348. num. 68., l’Autore della Storia Civile tom. 4. pag. 71.
[5]  “Nelle prime Fondazioni tutto era carità, e beneficio, ma le vicende de’ tempi, e le disgrazie, e le quantità di persone, che in così gran brighe adoprar conviene, gran disordini in molte Città hanno prodotti”. Maffei dell’impiego del danaro l. 3. c. 4. p. 276.
[6]  Nel decorso di questa Scrittura si farà chiaro con addurre le leggi di Fondazione di alcuni Monti di Pietà eretti in molte Città del nostro Regno.