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IL SECONDO INCONTRO DI SAN FILARETO
Si è svolto ieri, non nello stesso luogo del primo, ma nello splendido e incantevole scenario di Gallicianò, che ci ha riportato ai fasti della Magna Grecia, quando nelle nostre terre tutti i nostri antenati parlavano la lingua greca di Omero, di Tucidide, di Platone e di Pitagora; una lingua che oggi si è ancora conservata proprio a Gallicianò, cuore della Calabria grecanica.
La consapevolezza che si trattasse di un "secondo" incontro è sopraggiunta via via che, dopo oltre tre anni, le stesse persone scoprivano di essersi conosciute e viste in un primo evento, riuscitissimo, svoltosi nell’inverosimile edificio ortodosso di Seminara recante i nomi di S. Elia e Filarete, che dovrebbe essere una chiesa e un luogo di culto.
Proprio per il successo di quel primo evento, e per l’invidia che suscitò, fummo malamente “cacciati” con l'accusa di svolgervi “mangiate” e incontri “orgiastici”. Ridicole infamie che si dovettero querelare, ma prese poco cristianamente per buone dalla gerarchia ecclesiastica ortodossa, la quale si sentiva obbligata verso un suo donatore, costruttore – come Brunelleschi – di ben cinque chiese, capolavori universali dell’architettura seminarese.
Sarcasmo a parte [siamo liberi di poterne fare], il primo incontro fu stroncato da una reazione che non può essere né taciuta né dimenticata, perché è una testimonianza storica dello squallore della vita culturale, religiosa e politica nella Seminara odierna, le cui “orgie sessuali” si sono poi rivelate essere ben altre rispetto a quelle a noi imputate. Sono di questi giorni le condanne definitive per stupri di gruppo in Seminara: si rinvia alla cronaca dei giornali che se ne occupano.
L’edificio ortodosso, la cui storia documentaria dobbiamo ancora ricostruire, fu un’occasione mancata, sprecata e sciagurata, resa possibile dalla donazione di una fondazione bancaria, i cui atti dovremmo poter esaminare. Ma vi sarebbe stato un ben altro donatore che avrebbe ceduto volentieri un terreno adiacente al vecchio convento dei Basiliani, abbandonato a seguito del terremoto di fine Seicento (1693 o 1697, non ricordo bene), i cui ruderi oggi rimasti sono più antichi della stessa Seminara, edificata dopo la distruzione di Taureana nel 951 ad opera dei Saraceni.
La piccola cerchia che si è voluto disperdere con una “cacciata” infamante si è però spontaneamente e inconsapevolmente ritrovata a Gallicianò per parlare di Italo, un leggendario personaggio di cui narra Oreste Kessel Pace nel suo romanzo storico, nell’edizione curata da Saverio Verduci, e di cui si è fatto grazioso dono ai presenti intervenuti al dibattito seguito alla presentazione del libro.
Ed è proprio nel corso del dibattito che ci si è accorti di essersi ritrovati spontaneamente, dopo essersi conosciuti una prima volta nell’edificio ortodosso di Seminara intitolato ai Santi Elia e Filarete. E da questo essersi riconosciuti e ritrovati (non ci si vedeva da allora) è nata l’idea – proposta, accettata e condivisa – di ritrovarci ancora, periodicamente, in un ciclo intitolato a San Filareto in luoghi diversi. Oltre a Gallicianò, infatti, ci è disponibile un luogo altrettanto splendido e significativo come il Parco Archeologico dei Taureani, alla cui gestione e manutenzione concorre la Società Seminarese di Storia Patria.odv, che opera di concerto con il Movimento Culturale San Fantino (pure Ente del Terzo Settore), come si è detto nel Comunicato Stampa n. 3 emesso ieri, 19 luglio 2025.
Il piacevole incontro di ieri a Gallicianò si è protratto fino a tarda sera, facendoci conoscere un antico borgo illuminato, assai suggestivo, che non avevamo mai visto prima. Insomma, i luoghi, prima ancora che fisici e geografici, sono mentali, spirituali e culturali: se ci “cacciate” da una parte, i nostri spiriti si ritrovano in un’altra. Chi non ha né spirito né cultura può millantare quel che vuole, ma per trovar credito deve trovare suoi simili con cui accompagnarsi e che gli reggano il sacco.
Il convegno si è svolto inizialmente in traduzione bilingue, grecanico e italiano, e poi è proseguito solo in italiano, a tutti noto, mentre il grecanico veniva inteso solo dai nativi di Gallicianò e del Bovese. Vi è stata una piccola polemica da parte di un signore che poi se ne è andato, forse in segno di protesta, il quale avrebbe voluto che si parlasse sempre in greco, o che ogni più piccolo intervento in lingua italiana venisse tradotto in grecanico... Una bellissima richiesta, anzi una pretesa apprezzata, ma nella situazione data difficile e macchinosa da attuare: tutti i presenti conoscevano l’italiano, ma solo i nativi del luogo il grecanico. Nello Statuto della SSSP.odv è incluso lo studio e la rivalutazione del grecanico, e sono già stati realizzati alcuni documentari sperimentali.
Molto ed entusiasmante lavoro ci attende.
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