venerdì, giugno 30, 2006

Materiali: V: Letteratura - Estratti cronologicamente ordinati: anno 1691: Fiore

Materiali: V: LETTERATURA - Estratti cronologicamente ordinati

Estratti
su Seminara
presi da opere a stampa,
ed ordinati
cronologicamente
- Avvertenza: Per ragioni prudenziali dovute all'eventuale esistenza di un copyright non sono compresi in questa antologia estratti da opere edite in anni successivi al 1899, in pratica successivi all'opera del De Salvo. Ove si ottenga un'esplicita autorizzazione scritta dagli aventi diritto verrà fatta deroga al principio generale. I contenuti informativi potranno tuttavia ritrovarsi nei vari Dizionari e Lessici di questi Materiali, dove è esercjtato il diritto di citazione e critica scientifica.

§ 3.
FIORE Giovanni: Sulle origini di Seminara.
a. 1691 >

«MELICUCCA’…
…Ed ecco, con un sol frammezzo di Sole due miglia, in una vaga collinetta...

C. XIII. SEMINARA.
I. Di cui per intenderne la prima origine, è d’uopo far ritorno al Fiume Metauro, raccordato nel principio di questo capo, ed alla Città Tauriana, qual gl’era al lato; ma più prima le scorreva di mezzo. Taurinum la scrisse Plinio (a), e secondo un’altra impressione, Tauroentum: corretto da Ermolao Barbaro (b), e da Nono Pinziano, e restituito alla vera lezzione di Taurianum. Tauriana la scrisse Stefano (c); onde nacque, ch’or Tauriano, or Tauriana, prese a scriversi; Pietro suo vescovo, qual fioriva circa il settecento settant’otto, così ne discorre (d).
II. Dice addunque, che la fondò un tale per nome Tauro; e quindi chiamata ne venne Tauriana. Etenim Taurus quidam extitit Urbis fundator, qui ipsius amore captus, eam pro suo nomine Taurianem indigitavit. La fabricò di quà, e di là dal fiume, ampissima di sito, e superba d’edificij; Haud certe ignobilem, imo vero quam illustrissimam, cuius reliquiae insigniaque ad nostra usque tempestatem manent. Hic inde in utraque ipsius fluminis parte extantia. Aeternemque splendorem, atque ipsius magnificentiam ostendentia [? testo restaurato e poco leggibile perché coperto da velina]. Discorre così però che di quel tempo, l’una parte era già vuota d’Abitatori, mercè alli gravi scosse patite da più popoli, com’egli apertamente vi soggionge; Tametsi […]

p. 149:
iam annis locus ille passus est eversione.
III. Anzi da quinci prese la nominanza di Metauro quel Fiume: cioè perche scorresse nel mezzo della Città detta Tauro, o Tauriane. Quoniam igitur medium Tauri Urbem flumen, interfluit, proinde iam tum Metaurus est dictus, idemque in praesenti retinet nomen. Ma qui sorge non lieve difficoltà, conciosiache, come più avanti dicevamo con Strabone. La Città qual fioriva a canto di questo Fiume era Metauria, oggidì Gioia, o alquanto differente di sito, non già Tauriana, & eiusdem nominis statio: Però è facile la risposta col dire, ch’amendue queste Città furono in questo tratto di Paese, così che Tauriana accoglieva nel mezzo il Fiume; Metauria gli stava lontana.
IV. Mà poi perche più tosto la lontana, che la vicina Città, si denominasse dal Fiume: La risposta è pur pronta, quando il Fiume avea preso il suo nome da Tauriana, giusta che or si è detto, col bagnarla di mezzo: dove che Metauria dal Fiume avea preso il suo. Onde viene in filo, che più antica stata fosse la fondazione di Tauriana, che di Metauria, e forse, da quel primo, o non molto appresso, in cui si Abitò la Calabria. Così adunque questa chiarissima Città essendo per più secoli, e prima, e dopo la venuta di Christo, fiorita in braccio alla felicità, Sedia Vescovale rinomatissima cominciò a pruovare per l’una parte (forse come più esposta, e meno difesa) gl’assalti nemici; tanto che finalmente a tempo del Vescovo Pietro, e molti anni avanti, era vuota d’Abitatori.
V. Disavventura, alla quale non olto doppo soggiacque l’altra metà; rimanendo affatto rovinata. Del tempo dell’ultimata sua rovina, vi è qualche divario tra Scrittori. Girolamo Marafioti (e), ne dissegna il mille settantacinque; mà con aperto errore, perche del mille settanta trè abbiamo la sua Sedia Vescovale, traportata in Mileto dal Conte Rogiero. Barrio (f), ne disegna il tempo del B. Nilo, che Gualtieri (g), lo singolarizza al novecento. Mà certa cosa ella è, che l’anno novecento, e trè Taurianum era in piedi; impercio che transferendosi con solenne pompa il corpo di S. Elia Basiliano, rapporta lo Scrittore della sua Vita, che i suoi Monaci d’Aulina, gli vennero all’incontro fino a Tauriana; onde ne traggo la conghiettura, ch’ella avesse al’in tutto mancato, ne’ novecento cinquanta, in cui fù l’universalissima Inondazione de’ Barbari, con la rovina di molte Città, e Vescovadi. Questo quanto alla già fù Tauriana.
VI. Ora veniamo all’oggidì Seminara. Io non approvo l’opinione di Paolo Merola (b), e degl’Autori del nuovo Atlante (i), che Seminara fabricata si fosse nel sito medesimo di Tauriana, ubi Taurianum [?], apparendone, tra l’una e l’altro un frammezzo di alcune miglia. Approvo si, che deli estesi ancor lo scrisse Filippo Ferrario (k), che la gente sopravanzata insieme col loro Vescovo, l’abbia piantata ove oggi dì si vede quella Città, la quale con beneficio del sito commodo, e dell’aria salutevole tosto accresciuta di popolo, divenne l’una delle migliori di quel tratto, con la giurisdizione di cinque Villaggi, Strangi, Sant’Opalo, e Pesolo, già rovinati; Palmi di presente alienato; sì che non le sia rimasta, che Sant’Anna; di cui si fà raccordo nell’Itinerario d’Antonino Cesare, sotto nome di Decalstidio. Con tutto ciò ella è popolata sì, che può racchiudere nel suo seno mille cento trentadue Fuochi.
VII. Frà Leandro (l), la celebra come paese bello, e fertile. Barrio ne scende al particolare, Fit hic ferici, & olei probatissimi copia: olivae crassae, & carnose sunt, quales Melichochiae. Fiunt telae nobiles, nascitur Vinum non vulgare, & gipsum speculare; Fiunt aucupia phaasianorum extornarum, & aliarum alitum.
VIII. Città che sovente ricevè l’onore della presenza de’ Principi grandi: cioè di Re Ferdinando II, e dellImperator Carlo V., come dimostra l’inscrizione su’l frontispizio della Chiesa dello Spirito Santo. Anno 1533. Carolus V. Romanorum Imperator semper Augustus, post quam debellavit Carthaginem, ingressus est Seminariam, tertio Novembr. die Mercurio, & n quarto mensis eiusdem recessit. Di questa Città alcuni affari spettanti a tumulti di guerra, vedili negl’anni di Christo mille duecento ottandadue, mille duecento ottant’otto, mille duecento novantasette, milleduecento novantaquattro, del Capitolo V. della Calabria guerriera.
IX. Quanto poi a gl’Uomini illustri d’amendue le Città Tauriana, e Seminara, sol differenti di sito, e che la Calabria illustrarono, furono Gregorio, Georgio, Lorenzo, Opportuno, Paolino, e Teodoro, tutti Vescovi. Li SS. Martiri Teodolo, e compagni, S. Georgio, e S. Giovanni. Di Seminara propriamente Ferrante Spinelli, Giovanni, Barlamo, Francesco Sopravia, Guglielmo Fantino Conventuale, Tomaso frate Domenicano, Iacopello de Franchis, Benedetto, Pietro, e Giovanni Frati Minori Cappuccini; Accresce i titoli con quel di Duca della Famiglia Spinelli, Principe di Cariati.
C. XIV. PALMI.
I. Era egli, come di sopra si è tocco, Villaggio di Seminara; ma nel corrente secolo sinembrato, e venduto a’ Marchesi d’Arena…».

Giovanni FIORE, Della Calabria illustrata, Napoli, 1691, vol. I°. p. 148-49. Il vol. I° è postumo a cura del frate cappuccino Giovanni da catelvetere.


Vol. II, Napoli 1743, postumo a cura di fra Domenico Badolato:

p. 21:
«[…] San Mercurio, ed altri diecennove ne’d diece Decembre del 253…»

p. 22:
«SECONDA CLASSE DI MARTIRI.
[…]
L’anno 904, quando il medesimo Abraimo non sodisfatto della sanguinosa stragge recata dal figliuolo, vi passò in persona, insanguinando il barbaro ferro da Reggio a Cosenza.
L’anno 913…
L’anno 950. in circa a tempo del B. Nilo, quando tutta la Calabria, e la Puglia, e Lucania insieme si viddero naufragare nel proprio sangue: Rovinate le Cattedrali co’ loro Vescovi. Abbruggiati i sagri Monasterj dell’uno, e dell’altro sesso, e loro Religiosi, e Religiose menati a fil di spada.
L’anno 986.[…]
L’anno 1004. e 1014. […]
L’anno 1027. […]».

p. 43:
«II. DI S. FANTINO ABATE.
Tauriana, Città oggidì destrutta, se non sol quanto dalle sue rovine rinacque in sito poco distante la Città di Seminara, fu la Patria di questo Santo […].
…E quantunque avvisato dal B. Nilo (che non lungi dal suo Monastero di S. Mercurio in una grotta affligeva il suo corpo in penitenza)…
Già molto vecchio volò al Cielo dopo il 950. li 30. Agosto e però la sua festa si celebra il 24. Luglio…».

p. 44:
«V. DI SAN NILO ABATE.
Ebbe i suoi natali questo Santo in Rossano l’anno 905.…
p. 45:
[…] Non ebbe ferma la stanza; conciossiache vestito del sagro Abito del Monasterio di S. Nazario, indi passò a quel di S. Mercurio…
[…] volò al Cielo li 26. Settembre del 1000.».

p. 46:
«VIII. DI S. ELIA ABATE.
Per l’intendimento della vita di questo Santo Abate abbisognerà presupporre, che due furono li Santi di tal nome, nostro l’uno, Siciliano l’altro, li quali avendone avuti medesimi non pur li nomi, ma le operazioni, essendone vissuti nel tempo medesimo, con ciò anno dato occasione a qualche sbaglio. Fù questa avvertenza del P. Ottavio Cajetano (a) , onde così ne lascio scritto: […] nam alter Elias senior Ennia in Sicilia natus, Elias junior Rhegii in Calabria. […]. Nacque il nostro Elia in Reggio dalla Famiglia Bozzetta originaria di Reggio: suo padre ebbe nome Pietro, Leonzia sua madre…

p. 47:
Ma poi […] lasciato questo Monasterio, passò ne’ Monti sopra Seminara, dove fabricato un’altro Cenobio menava vita troppo austera. La moltitudine sì de’ miracoli, sì dele profezie tosto lo rese famoso da per tutto: onde da per tutto correndogli dietro la gioventù, rese numeroso quel Monasterio d’Allievi santi, fra’ quali furono Luca, Vitale, Cosimo, Filareto tutti santissimi Monaci. Egli poi arrivato all’età d’anni 90. de’ quali 68. n’aveva logorato alla penitenza, riposò nel Signore gli undeci Settembre del 1050. Il suo corpo trasferito nel Monasterio di S. Elia sopra Galatro giace nascosto agli occhi umani; il capo però oggidì si conserva nel Monasterio vicino Seminara di Monaci Basiliani, detto S. Filareto…».

p. 66:
«I. DI SAN FANTINO. [da ricopiare per intero] .
Nacque questo Santo nella Città di Tauriana, e furono suoi Genitori Fanzio, e Deodata, li quali essendo sterili…
Essendo in età d’anni 12. uscito fuori in campagna si vidde all’incontro una Cerva, con nelle corna molte Croci, dalle quale con voce umana articolata venne invitato, ch’il seguisse, soggiengendogli, che già era il tempo in cui, e fosse caccegiato, e caccegiasse. Camminando addunque dietro la Cerva lo spazio di due miglia, ed ebbe all’incontro nelle porte d’una spelonca un venerabile Vecchio, al quale la notte dianzi apparso Cristo, gli comandò, che venendogli la mattina Fantino, l’istruisse nella sua Fede… Indi la notte battezzandolo…[…] Forte si maravigliò il padre… […] amendue [= padre e madre] si risolsero al battesimo… Tratto dal carcere Fantino, e ritornato in Tauriana, non avendo di che vivere, essendoche l’avere paterno era caduto all’Imperial Fisco si pose a servire Belsaminio Governadore del Luogo, nella guardia de’ Bovi.

p. 67:
[…] ed arrivati al Fiume Metauro, che molto ingrossato scorreva…
[…] Un nobile per nome Andrea…
[…] L’anno 780. in circa Giovanni Vescovo di Tauriano, con altri Vescovi navigando in Costantinopoli all’Imperador Leone Porfirogenito…
[…] Intorno all’anno, che questo Santo volò al Cielo egli fu circa il 336…».

p. 433:
« Seminara. S. Mercurio, Monastero numeroso di 40. Suore della prima nobiltà, e di Seminara, e della Provincia, fabricato nel già fu Castello de’ Spinelli circa l’anno 1578.
L’Annunziata altresì Monastero di molta nobiltà. Lo vi fondò Nicolò Reggio, Gentiluomo della medesima Città, circa il 1637».

{da integrare ancora con altri numerosi estratti, che possono trovarsi nel vol. I e II non corredato da adeguato indice}.

Giovanni FIORE, Della Calabria illustrata, Napoli, 1743, vol. II°. Pagine sopra indicate.

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