venerdì, giugno 30, 2006

Materiali: V: Letteratura - Estratti cronologicamente ordinati: anno 1792: Galanti

MATERIALI PER UNA STORIA DI SEMINARA
Raccolti e Ordinati da Antonio Caracciolo
con
Sintesi storica conclusiva tratta da questi stessi Materiali
– Opera in progress, concepita per non essere mai finita –

Giuseppe Maria GALANTI,
Giornale di viaggio in Calabria (1792),
Edizione critica a cura di Augusto Placanica,
Napoli, Società editrice Napoletana, 1981
pag.: 187-196; 220-227. Il testo qui riprodotto è alleggerito dell’apparato critico.

VII.

Corografia. La piana di San Martino somiglia un proscenio di teatro la cui bocca d’opera è il mare. I due punti estremi di questo proscenio sono Palmi e Nicotera, i quali non sono nella Piana. I paesi che circondano detta piana e sono compresi in essa sono Seminara, Varapodi, Oppido con casali, Terranova e casali, Molochio, Casalnuovo, San Giorgio, Polistena Cinquefrondi e casali, Anoia e casali, San Fili e Rosarno.
Terre. La terra di questa piana è composta di terra pilla, di arena, di terra forte e qualche poco di creta. Verso il mare è terra forte, verso il centro e nel circuito verso le colline è terra pilla: verso Rosarno e Laureana colla terra pilla è mescolata l’arena e la creta. Di quest’ultima si trova qualche poco anche nel centro ed è per lo più rossa. Siccome la parte dominante è la terra pilla, questa nell’estate per ogni piccolo movimento si alza in dense nuvole che sono incomodi. — Le pietre delle montagne intorno sono in buona parte di pietra calcarea ed altre sorti di terra forte. Calce cattiva. La calce che si fa da questa pietra non è buona: ha bisogno di essere subito inacquata, altrimenti subito indurisce rendendosi di nessun uso. — Le acque della piana generalmente sono buone. Quelle delle colline sono eccellenti; quelle del basso della piana nel generale sono molli e pregne di parti eterogenee.— Fiumi pescosi ed uso della calce e del talco. De’ fiumi quasi tutti, come il Razzà, il Vacale, il Metrano, il Marro, danno trote verso le sorgenti, ed appresso anguille le quali sono anche verso le sorgenti: questa pesca viene sterminata e distrutta dall’uso della calce e del talco.
Avanie feudali. Le acque del fiume Razzà e del vallone presso Casalnuovo erano prima dell’Università e servivano al comodo de’ particolari. In questi ultimi tempi sono state usurpate dal barone che le vende quando occorre. — Generalmente di questo tesoro di acque non si ricava alcun vantaggio per l’inaffiamento. Se ne fa uso per molini, ma non per li trappeti, se non in San Giorgio e Polistena.—In questa piana vi erano prima molte popolazioni che da un secolo in questa parte sono state distrutte. — Ristagni. Le acque stagnanti sono verso il mare specialmente verso Drosi, Gioja e Rosarno. Il Metramo inonda molti terreni. I paesi di cattiva aria sono Terranova, Oppido, Semianara, Varapodi, Gioja, Drosi, Rosarno, San Martino, Radicena. Questi due ultimi lo sono meno. Ne’ luoghi vicino al mare l’aria cattiva è causata dalle acque stagnanti, come anche in Oppido, Seminara, Varapodi, Terranova e Molochio.
Aria cattiva e perché. Ne’ paesi verso il centro ha origine dalla macerazione del lino; al che si aggiunge la battitura del medesimo dentro l’abitato, e la morchia de’ trappeti. Quest’ultima cagione produce l’aria cattiva in Casalnuovo. — Casalnuovo gode l’aria migliore della piana. Per la sua posizione meriterebbe esser considerato, perché potrebbe dare attività a tutta la piana. In questo paese non ci è senilità né malattie che vi danno causa. — Meteore. La nebbia detta lupa resta intercettata dalle montagne che circondano la piana e fanno il primo flagello di queste campagne. I venti australi ne formano il secondo. Quando lo scirocco è misto col levante è tanto furioso che scopre le case e spianta gli alberi, particolarmente gli ulivi.
Pastorizia nociva. Vi sono razze di cavalli. Le vacche vi sono più che mediocre quantità: nell’està si mandano nelle montagne. Queste sono tenute con poca custodia: girano a loro arbitrio e recano danni a luoghi coltivati. Vi manca la giustizia per punire tali danni. L’istesso si fa degli altri animali specialmente de’ porci, i quali vi sono portati a svernare da’ negozianti. Le pecore mosce vi sono in abbondanza. La pastorizia dunque si esercita per la destruzione dell’agricoltura. Nell’està non vi sono né possono stare per la natura del suolo, e passano nelle montagne. — Le pecore ed i bovi sono attaccati ordinariamente nell’està dalla malattie di polmoni e cancrene. Queste carni morbose si vendono ne’ macelli e per le campagne impunemente e producono malattie.

In Casalnuovo vi è qualche patentato di Foggia. La giustizia è pessimamente amministrata. La gente è tutta armata. Il Montiero Maggiore aumenta i disordini. I governatori sono venali ed ignoranti al solito. —
Governo de’ comuni. In Casalnuovo si vive a battaglione senza catasto ed a capriccio di pochi prepotenti. – In Casalnuovo ed altri feudi del barone di Gerace si vende dal barone il dritto di pascere i porci in tempo di spiga in tutti i territorj de’ particolari. — Avanie feudali. In Casalnuovo ed altri feudi di Gerace è tale la prepotenza baronale che restano occultati gli ordini che vengono da Napoli che riguardano il bene pubblico o la suppressione degli abusi feudali. Col pretesto di concedersi il suolo per la riedificazione de’ nuovi trappeti, il barone esige una botte di olio una volta tantum e 10 carlini l’anno ne’ trappeti ordinarj e in quelli alla genovese, mentre i territorj sono de’ particolari. Sopra ogni territorio de’ particolari esige detto barone una prestazione sotto titolo di censo a minuto. La Corte locale transige tutti li delitti con denaro.— Ne’ feudi di Casalnuovo la Camera baronale esige sotto titolo di bagliva sopra tutti gli animali una prestazione anche da’ forastieri che passano co’ loro animali, come pure esige sotto titolo di dogana il drítto d’immissione ed altresì sopra tutti i generi di vettovaglie, animali e merci. Questa dogana in Casalnuovo è affittata ducati 1710 ducati [sic], tuttoché gli olj della Cassa Sacra e del barone fossero franchi. — Tale è la soggezione e timore in cui vivono questi naturali che loro non è permesso ricorrere al Trono. Qualche particolare che ha cercato di ricorrere ha posto a pericolo la sua pace e la sua vita. — Governo de’ comuni. L’Università non avendo collegio di decurione, l’elezioni si fanno tumultuariamente e per lo più a divozione del barone. — Nell’annona si ingerisce il barone da poco in qua ed il prezzo è alto. La Camera baronale e suoi ministri abusa sopra tutti i generi di annona.
Agricoltura. L’agricoltura è pessima. È avvilita: 1° per difetto di giustizia, giacché non si puniscono le violenze che si commettono nelle campagne, i danni degli animali e per prepotenze particolari; 2° per l’ignoranza delle cose agrarie. — Prodotti. Il prodotto principale è l’ulivo; segue la seta; quindi frumento, fagioli ne luoghi umidi; promette nelle pendici vini, e lino nella pianura. Il lino si svelle verde come in Terra di Lavoro. Valuta delle terre. Il prezzo de’ terreni nel territorio di Casalnuovo è da 10 a 26 ducati il moggio. Le terre addette a ortaggi sino a 50 ducati. Dopo il tremuoto la valuta de’ fondi è diminuita di circa il terzo nello stato attuale.
Vetturali. In Casalnuovo e luoghi vicini i vetturali si chiamano cavallari e sono in gran numero. Costoro abusano di tutto, vanno armati e, siccome non fanno provvisioni per il mantenimento de’ loro animali, fanno guasti a’ seminati. Costoro prima erano agricoltori in buona parte, ed oggi esercitando scarsamente il nuovo loro mestiere vivono licenziosamente.
Grano. Si coltiva poco germano e poca sagrìa che è una specie di grano bianco; molta avena, mediocremente orzo. — Concimi. Per concimi si usa la stercorazione delle pecore per gli ulivi e per giardini, come pure de’ lupini nelle terre seminatorie e negli ulivi. Se non ci fossero gli animali che abbiamo notato devastare le campagne, i concimi de’ lupini sarebbero più universali, e l’agricoltura sarebbe al doppio più proficua. Pochi uliveti si coltivano con concimi: tutti gli altri sono ingombri da felci, per cui gli uliveti deteriorano. Que’ che pascolano gli animali, come vanno tutti armati, così cercano garantire i guasti che fanno sotto causa di frequenti omicidi.—Olivi. Gli olivi non si putano. Si crede da alcuni che la putatura sia atta al genere degli ulivi che è nella pianura. Ma fatti particolari hanno mostrato che sia utile col diradarli. — Sulla qualità degli ulivi della Piana esiste presso il Padre Minasi una Memoria rimessagli dal sacerdote Don Francescantonio Raso di Casalnuovo.— Dentro Casalnuovo, senza computarsi il territorio, vi sono 24 trappeti. La più parte sono alla genovese. Gli ulivi generalmente danno meno copia di ciò che potrebbero perché vi si usa l’acqua sporca. Le pietre de’ torchi sono di cattiva qualità. L’olio si conserva dentro vasi di creta. Alcuni pochi hanno cisterne di lavagne.— Il dottor fisico Don Marcantonio Frangipani di Casalnuovo ha fatto una sperienza di affumare con zolfo e legni, mentre le ulive erano piene di vermi sul nascere, ed è riuscito ad ammazzarne la più parte. Non caddero tutte le ulive, ma ne’ luoghi vicini caddero in maggior numero. Si attendono ulteriori sperienze a conferma di ciò.— Vini. I buoni vini della Piana sono di Rosarno, Gioia; Seminara, Drosi e Rizziconi meno degli altri. — Il detto Signor Dottor Fisico ed il Dottore Don Giuseppe Maria Chitti promettono delle notizie sulla Piana. — Seta. La seta ci è in copia e mal tirata. Questa industria va decadendo. I gelsi non sono soppiantati. — Ortaggi. Nelle Piana ci sono gran coltivazioni di cocomeri e poponi ed anche cocozze, i quali fanno bene nelle terre pille. Abbondano in Rosarno, San Martino, Radicena e Jatrinoli.
Usure. Non si conosce interesse a mutuo. Prova di paesi meschini. Si partì da Casalnuovo la mattina de’ 13. Ci si disse che nella notte precedente si erano intesi continui rombi, che sono stati sempre forieri di tremuoti. Infatti per camino noi stessi ne udimmo da quattro a cinque. Giunti a San Procopio ci si disse che persone venute da Reggio asserivano che l’Etna faceva forti eruzioni e che in Messina si era uscito ad abitare sotto baracche per li tremuoti che vi si facevano sentire. Alcuni dicevano che que’ rombi non erano che i fragori del Mongibello, altri credevano che fossero cannonate. Ma sulle 22 ore e mezza in circa sentimmo una forte scossa di tremuoto ed un’altra molto leggiera dopo un’ora di notte.
La campagna da Casalnuovo a San Procopio seguita ad esser un perpetuo bosco di ulivi. Le felci dominano in tutto il suolo. Vi trovammo poche coltivazioni di grano e di lino. Fiumi. Passammo molti fiumi di acqua perenne, che tutti mettono capo nel Petrace. Essi si hanno scavato il letto a molta profondità, per cui nelle loro vicinanze si cala sempre in una bassa valle. Le acque di molti di essi sono di color di acqua di bucato, forse perché passano per luoghi cretosi.— Questi fiumi sono in gran parte quelli che col terremoto hanno formato diversi stagni ne’ luoghi superiori di Oppido ecc.
Avanie baronali. In questa provincia si ha per cosa molto onorifica l’essere impiegato per agente, erario, ecc. de’ baroni. Anni addietro si esercitavano questi offizj gratis, e l’onore di servire il barone si stimava un sufficiente compenso. Oggi si pagano dove qualche poco, dove bene. L’idee si vanno cambiando.
Discorsi sempre luttuosi. I discorsi che si fanno in questa provincia sono sempre luttuosi e, viaggiandosi per essa, l’animo si deve essere affetto di una perpetua tristezza. Religione. O si sentono lugubri storie avvenute a ciascun particolare in occasione del flagello dell’ ‘83, o si sentono i lamenti per li guasti prodotti da coloro che il Sovrano aveva impiegati pel sollievo degli infelici avanzati da quel disastro. Il disprezzo e l’indegnità come costoro trattarono le cose sagre ha contribuito moltissimo a corrompere la morale di questi provinciali. L’aspetto de’ paesi mezzo rovinati non può non commuovere un animo sensibile ed eccitare i più vivi sentimenti di compassione e di dolore.— Ci si disse a San Procopio che i bambini nati dopo il tremuoto per molti anni hanno avuta cortissima vita. Fatto da verificarsi. Ci si disse che a Sinopoli attualmente ancora si osserva questo fatto, e che a San Procopio da pochissimi anni vi cominciano a vivere. La verità di questo fatto, che ha bisogno di prova e conferma maggiore, porterebbe funeste conseguenze alla popolazione per l’appresso. — Suolo. A Casalnuovo osservammo nelle colline che gli sono alle spalle una lunga linea, che ci si disse estendersi sino ad Oppido, di terreno abbassatosi per molti palmi dove più dove meno sul dorso delle dette colline nel terremoto dell’ ‘83. Il terreno rimasto superiore a quello abbassatosi pare come tagliato a picco e presenta, almeno dietro Casalnuovo, un ammasso di ciottoli e ghiaja ammassati dalle acque fluenti. Montalto è la cima più elevata dell’Aspromonte. — Terre. La piana dell’Aspromonte è tutta di terra pilla, per cui nell’està non ci si può caminare per la polvere. Nella contrada di Sinopoli le terre pille sono le dominanti ma non ci mancano le terre forti e cretose. Quelle di Seminara sono di condizione migliori perché vi sono in minore quantità le terre pille. — Le pietre delle montagne di Aspromonte sono pesanti e densissime, sono di granito, né sono calcaree almeno dalla parte verso Sinopoli e luoghi vicini. Calce. La pietra calce si fa a Bagnara. Montagne e alberi. Queste montagne verso la cima sono coperte di faggi, abeti e zeppini, come anche nella parte interne di esse. Nelle pendici poi verso il mare si trovano castagne e querci. Alle colline cominciano gli ulivi. Queste montagne nel generale sono arborate. — La piana di Moio è coperta nel generale di querce. Vi sono castagne ancora.
Fiumi pescosi. I fiumi sono abbondanti di acque anche nell’està. Stanno molti pesci, come trote, anguille, cefali, ecc. La pesca si fa col tasso .—Meteore. La lupa fa guasti alle campagne. Quando nell’inverno alla neve si accoppiano le gielate, queste devastano il frutto degli ulivi non ancora raccolto. Nelle annate ubertose si raccoglie il frutto fino a Luglio.
Proprietà. Nello stato di Sinopoli e Castellace ognuno ha il libero potere di chiudersi i terreni, ma nel fatto sono aperte. Non torna conto chiuderli, perché i fondi sono ampj e le terre hanno poca valuta. — Valuta delle terre. Nello stato di Sinopoli sono poche le terre seminatorie: gli ulivi vi prosperano meglio. Le terre si vendono da 20 a 40 docati. A Castellace fino a 30. — Aratro. L’aratro vi è di una specie. La vanga vi è poco conosciuta. Per li fossi, che è l’unica siepe conosciuta, si usa la vanga, ma vengono dalla provincia di Cosenza quelli che l’adoprano. I concimi s’ignorano. — Grano. Di grano si semina molto poco. Questo o è germano o grano bianco. Il germano dà circa il 7 o 8, il bianco il 4 o 5. I1 bufone vi è sconosciuto. La lupa gli fa il maggior danno. I grilli da più anni fanno guasti grandi al frumento ed a’ fagiuoli solamente. Le terre a semente un anno sono coltivate a grano ed un altro a frumentone e fagioli secondo che le terre sono più o meno asciutte. — Ulivi. Il frutto degli ulivi della piana e di Sinopoli è piccolo nel generale, e di esso ve ne ha diverse specie. Nella contrada di Reggio non vi fanno che gli alberi di olive grosse. Non si putano gli ulivi, non si concimano. Ciò è nel generale. Nella piana ed in Sinopoli si arano gli ulivi nel generale e si troncano le felci che ingombrano il suolo. — Per raccogliere le ulive si aspetta che cadano per da per sé. Comincia la raccolta nelle annate ubertose nel mese di Ottobre e finisce a giugno. Le ulive grosse cadono più presto e la loro raccolta finisce a tutto Aprile. I luoghi pii ed i gran proprietarj vendono la raccolta, ed allora i compratori per accelerarla battono le ulive. Questo metodo fa venire cattivo l’olio e rovina le piante. L’olio nella Piana è d’inferior condizione perché si raccoglie il frutto colla scopa, e vi va unita la terra. Nelle pendici è migliore perché si raccoglie a mano. Di più nella Piana non vi è abbondanza di acqua né è pura: nuova cagione per cui l’olio è inferiore. I trappeti parte sono alla genovese e parte all’antica. Le ulive raccolte si ripongono e stanno lungo tempo. Quando subito si spremono l’olio viene bianco ed ottimo. Si conserva in vasi di creta.— Vini. I vini di loro natura sono generosi, ma perché sono preparati con molta scioperagine nell’està si guastano. — Seta. L’industria della seta va decadendo di anno in anno perché il prodotto non compensa le spese. — Lino. Di lino se ne raccoglie in quantità. Si svelle quando comincia ad ingiallire. Lo svellono verde quando è assalito dalla malattia di una pianta che lo fa seccare. — Frutta. Sant’Eufemia e Melicuccà abbondano di frutti di està e d’inverno. Si trasportano fino a Monteleone e Catanzaro. Calanna si distingue per le sue ciregie: ve ne sono cosi dure che le trasportano dentro li sacchi ne’ luoghi lontani. Le chiamano ciregie napolitane. Vi abbondano anche gli altri frutti.— Foreste. In Aspromonte vi è una foresta Regia venduta al Principe di Scilla, il quale la fida nell’està. Il bestiame abbonda ne’ luoghi di dietro marina e vengono nell’està in Aspromonte. In queste contrade si provvedono di animali dal Marchesato e da’ luoghi di dietro marina. — Mercede. A’ bracciali nel generale si danno al giorno da Agosto a tutto Marzo grana 20, da Marzo ad Aprile 22, del resto 25. Le donne nettano i campi, raccolgono le ulive, ecc. Loro si dà un carlino nel generale al giorno. — La valuta delle terre dopo il tremuoto è di molto minorata, dove di un terzo, dove un quarto, ecc. — Canape. A Calanna, Fiumara di Muro, Sampatello dello stato di Roccella, Reggio, si raccoglie molta canape. — Costumi. Le femmine di Casalnuovo, San Procopio, ecc., portano anch’esse tovaglie nere sul capo e vestono di nero nel generale. Questo colore l’usano o per lutto frequente, o per vedovanza. Le maritate portano la tovaglia bianca. Vanno scalze ordinariamente. Si strappano anche i capelli come altrove abbiamo notato. Prima, nella morte di qualche stretto parente, si stava tre giorni fissi su di una sedia a piangere cogli amici e parenti, che venivano a fare compagnia. Oggi si fa per un sol giorno. A Bagnara attualmente si usa quando manca il marito che la moglie si sede in mezzo alla stanza scapigliata e tutti i parenti e gli amici le strappano i capelli e la tormentano in questa guisa orribilmente. Si sta per più mesi senza andare a prendere carne al macello. A Scilla quando il lutto è lungo la tovaglia delle femmine è verde. Ad Oppido anche le gentildonne nella morte de’ mariti si coprono con una lunga tovaglia: questa si scorcia a misura che il lutto diminuisce. In molti altri paesi si usa che nella morte di un galantuomo tutti gli amici portano il lutto per 30 giorni. Tra le femmine quest’usanza è in più rigoroso uso. Ogni paese ha sopra questo punto le sue particolari usanze.
Seta e gelsi. In quetsa contrada si usa triturare ed pestare con un coltellaccio la fronda che si dà a’ vermi da seta. Ciò si usa nella piana ancora, a Calanna, ecc. Le femmine non si vogliono capacitare del contrario. — Per la Corografia di questa Provincia sembra acconcio dividersi in 5 regioni, cioè Marchesato Dietro Marina, Contrada di Monteleone, Piana di San Martino e Contrada di Reggio.


XI.


Dopo tre ore e mezza di camino arrivammo a Scilla, dove fummo trattati con profusione dal governatore del luogo signor Don Vincenzo Laudari fratello di Don Saverio di Catanzaro. Scilla ha moltissime barche da pesca, ed il pesce intanto poco vi abbonda, perché si vende a Messina. Sulli generi di pesci di questi mari e delle frazioni in cui si pescano si deve commettere una memoria dal detto signor Laudari. Commercio. A Scilla vi sono le feluche, le quali fanno il viaggio di Venezia, Trieste e della Dalmazia. Sei sono le principali. Ciascuna ha circa 25 uomini e portano un carico d’intorno a 250 cantaia. Si possono contare in Scilla sopra a 300 marinai. Portano queste feluche diverse mercanzie e molte seterie di Catania, quali però vendono in que’ luoghi in controbbando. Quando il nostro Re fu a Trieste gli fu dato da Scillitani che ivi si trovavano un memoriale per far loro ottenere privativamente la libera introduzione di tale seterie, ma non se n’è veduto esito. Riportano da tali luoghi telerie ed altre mercanzie che spacciano nella Puglia, fiera di Jaci e nelle altre fiere di Calabria. Sei di queste feluche fanno società di due. Il guadagno ordinario è da 200 a 300 ducati per ciascuna porzione. Computandosi 29 porzioni per ciascuna feluca e 250 ducati annui di guadagno, si avrebbero 7250 ducati. Per conseguenza tutte le 10 feluche darebbero di guadagno netto ducati 72.500. Si crede che ogni feluca dà di lucro al fisco colle diverse dogane di andata e ritorno ducati 4 mila. Que’ marinai che non hanno feluche fanno i loro negozj sopra legni altrui che passano per Messina. — Pesca e avanie feudali. La pesca del pesce spada si fa dalla fine di Marzo a tutto Giugno nel mare di Palmi, di Bagnara, di Scilla, del Pezzo. Essa è soggetta ad una annua oppressione feudale. I calli del pesce, che è la parte più delicata sopra la coda, è di dritto del barone in Scilla, che esige anche il terzo della pesca. In Bagnara il terzo della pesca totale si esigeva dal barone, ma è stata soppressa. — Dalla Fossa fino a Palmi il lido non è che una catena di montagne, le quali verso la punta del Pezzo si vanno abbassando. Da Scilla a Bagnara sono per lo più tagliate a picco. Le loro pietre sembrano granito.
Da Scilla a Palmi impiegammo tre ore. Il mare in questi luoghi è pericoloso per ogni piccolo vento di scirocco o ponente. Vicino Palmi è il monte di questo littorale, detto di Sant’Elia su del quale comincia il piano della Corona che traversammo prima di calare a Bagnara. Palmi ha un cattivo aspetto dalla parte del mare per dove vi si sale molto incomodamente; ma dentro è posto in piano ed edificato con ordine e simmetria dopo il tremuoto; ha larghe strade ed ampie piazze, ma meschini edifizj. Il monte di Sant’Elia sovrasta a Palmi dalla parte di mezzogiorno e vi produce delle meteore che molto la danneggiano ed incomodano.— Terre. I territorj di Palmi e Seminara sono in maggior parte di terre pille. Ve ne sono cretosi e di terre forti. Le terre pille non sono che argille, sono le meno fertili e sono coperte di ulivi. Le cretose nella più parte lo sono di viti ed anche di ulivi.
Le terre forti si tengono a viti e grano. — Le acque sono buone ma scarse. La montagna vicino Palmi versa le sue acque dalla parte di Seminara o del mare. —Il Petrace scorre fra Gioja e Palmi. Esso è rapidissimo, di acqua perenne, e non manca anno che non facci guasti. — La spiaggia da Palmi a Nicotera è di aria cattiva. I fiumi Petrace Budello di là da Gioja a quello di Rosarno fanno de’ ristagni e producono l’aria pestifera. — Porti. Vicino Palmi nel luogo detto La Tonnara tra Palmi e le Pietre nere vi è un luogo opportuno per un porto di poca spesa. L’aria vi è buona e sul luogo vi abbonda il materiale per edificarlo. – Meteora. I guasti maggiori la campagna li riceve dalla lupa che quasi ogni anno tronca le più belle speranze della raccolta delle ulive.
Baliva. In Palmi oltre il giudice ordinario vi è quello della Bagliva il quale procede cumulativamente alla Corte locale nelle cause civili e privativamente nelle cause de’ danni dati. È controversa la proprietà di questa bagliva fra l’Università ed il barone, per cui è sotto sequestro. Secondo le costituzioni di detta bagliva, da essa si dovrebbe appellare al Portolano di Reggio e quindi alla Camera. —Memoria promessa da Palmi. Sulle oppressioni feudali di Palmi, Seminara, Oppido e Santa Cristina si attende una Memoria dal Signor Don Girolamo Coscinà.
Seminara ha più di 1000 tomoli di terre demaniali poste sul Piano della Corona. Palmi ne ha forse altrettanti. — Proprietà. In Palmi e Seminara generalmente le terre sono di assoluta proprietà. Foreste. In Seminara l’Università possiede una vasta foresta di circa 6 miglia di lunghezza, la quale però ha poca larghezza. Essa è di proprietà de’ particolari, i quali soffrono la servitù del pascolo, il quale si vende dall’Università per 60 ducati l’anno. Questa stessa foresta si stende di là dal Petrace per una larghezza maggiore fino al territorio di Castellace. Essa appartiene a Cariati che ci esercita dritto di pascolo con giurisdizione ne’ mesi forestari, quantunque posta nel territorio di Terranova della casa di Gerace. I poderi sono di diversi particolari, ed il proprietario della foresta Cariati vi esercita il dritto del pascolo o sia della fida per alcuni mesi dell’anno, per cui sogliono pagare la fida gli animali vicini e que’ che vi passano. Cariati esercita la giurisdizione sopra i custodi e sopra i danni dati. Memoria promessa. Il suddetto Signor Cuscinà favorirà una notizia più distinta sopra questa foresta.
In Palmi si pagano i pesi fiscali parte con gabelle civiche e parte con catasto. Le once cadono circa grana tre. A Seminara cadono circa grana quattro. — Ceti. In Palmi vi sono cinque ceti: nobili, civili, mastri, massari, marinai. Il primo ceto eligge otto decurioni, otto il secondo, quattro il terzo, due il quarto e due l’altro, in tutto 24. Seminara ha 4 ceti e 26 decurioni: tredici ne somministra il ceto de’ nobili, 7 li civili, 4 li mastri e 2 li massari. I decurioni sono annali e si eliggono a sorte. In Seminara si escludono i decurioni dell’anno precedente. In Palmi il Sindaco de’ nobili che finisce l’anno fa la nomina de’ sindaci nuovi, quale, se è escluso dalla pluralità de’ voti, fa la nomina il secondo sindaco, e così di mano in mano. Gli amministratori sono 4, due sindaci uno del primo l’altro del secondo ceto e due eletti degli stessi ceti. I tre rimanenti ceti non hanno voce passiva. L’istesso si pratica in Seminara. Oltre a ciò vi è il Cassiere da’ due predetti ceti.
Grani. Essendo la contrada in gran parte ingombra da ulivi, il ricolto del grano è scarsissimo per cui si è costretti provvedersi per buona parte dell’anno di grani della Puglia o del Marchesato. — Seminara ha un casale detto Sant’Anna il quale fa una comunità con Seminara. — Palmi ha poca coltivazione di frumentone, grande Seminara col soccorso delle acque del Petrace. Vi abbondano ancora i fagioli. — Ulivi. Gli olivi non si putano, ma si diradano solamente. Qualcheduno ha cominciato a putarli. L’olio è buono. Le piante e le ulive hanno le loro malattie del verme, questo assale le piante nelle radici. Lo scirocco promuove questi insetti, la tramontana li ammazza. I trappeti alla genovese vi sono comuni. L’olio si conserva dentro vasi di creta. In Seminara si lavorano vasi della grandezza da contenere fino a 90 staja di olio. — I vini si raccolgono in quantità. In Palmi quelli che sono fermentati colla vinaccia si conservano a lungo, hanno miglior colore. — Seta. La seta vi si raccoglie in poca quantità e cattiva per la cattiva tiratura. I gelsi sono oggi ridotti a poca cosa per la decadenza dell’industria. La seta di Casalnuovo e San Giorgio è peggiore. I gelsi vi sono bianchi e neri. La fronda si tritura. — Il lino vi è pochissimo; in Seminara vi si raccoglie poca canape. Gli animali vi sono scarsissimi per la mancanza de’ pascoli.
Arti. In Seminara si lavorano ogni sorte di vasi di creta ordinaria. In Palmi vi sono poche e cattive concerie. Vi sono in Seminara due cattive tintorie. A Seminara vi è una creta ottima per majolica. Vi è stato un giovane capace che tentò piantarvi una fabbrica, ma per mancanza di ajuti e capitali ha dovuto abbandonarla.— Commercio. Il commercio che si esercita in Palmi è di olio, che diversi incettano dalla Piana e vendono a’ Genovesi. Via dell’olio. I carichi si fanno alle Pietre nere territorio di Palmi ed a Gioia. In Seminara si fissa la voce dell’olio da Monteleone fino a verso Reggio. Seminara elegge due deputati, due altri li mercanti di tutto il contorno, i quali unitamente al Parroco, al Sindaco coll’intervento del fiscale della Cassa Sagra, registrano i prezzi dell’olio che sono corsi da Gennaro a tutto Marzo giornalmente. Ogni particolare è in obbligo di rivelare il prezzo in cui ha venduto l’olio in tale intervallo. Nel 1 di Aprile si fa una coacervazione de’ prezzi e si fissa il prezzo alla risulta del prezzo medio. Questa voce di Seminara dà la regola a tutta la piana fino a Monteleone. — I Pesi e misure sono varj all’infinito. — Marina. Palmi ha 11 picciole barche da traffico dette paranze e 9 barche pescherecce. In marinai e pescatori ci sono circa 120.
Sale. La provincia ha la distribuzione del sale forzoso. Pel sale libero secondo l’ultime disposizioni si paga carlini 15 tomolo. Contrabbando. Questo non toglie il controbbando, per cui vi sono comitive di controbbandieri di 30, 40 e più persone che infestano la provincia essendo nella maggior parte persone facinorose. Il sale s’incetta nella maggior parte da’ marinai di Palmi che lo tirano da Sicilia. Si deve chiarire in Napoli la quantità che si consuma di questo sale libero per mezzo de’ fondaci regi ed i pesi che si soffrono, a fine d’esaminarsi l’utilità del dritto proibitivo della dispensazione del sale.
Marine. Le marine sono mal custodite, o non lo sono affatto. Contrabbandi. Generali sono li contrabbandi dell’olio per li motivi notati in Catanzaro.
Valuta delle terre. Le terre si vendono da 20 a 40 ducati il moggio. Gli uliveti fino a 150 ducati. Le rendite prediali dopo il tremuoto si sono minorate dal terzo a del quarto.
Dopo il tremuoto la popolazione vi è più feconda e quasi ha rimesso la popolazione primiera. — Seminara dopo il tremuoto ha l’aria pestifera per un lago formatosi. Per disseccarlo si spesero molte migliaja e malamente. Se ne deve parlare con Don Ignazio Stile. Con qualche migliaja si potrebbe rimediare a questo male. Malattie. La popolazione intanto va da giorno in giorno estinguendosi; da malattie dominanti in Palma e Seminara sono le febbri costituzionali che derivano a coloro che praticano le coltivazioni de’ frumentoni vicino i fiumi. Cominciano in Settembre e durano a tutto Decembre. In Palmi molte malattie sono uscite per la nuova economia degli edifizj per cui l’aria vi ha più libera rivoluzione. Le malattie che costoro portano le rendono alle volte epidemiche. In Seminara dopo il tremuoto sono frequenti i mali d’idropsia e di punta. Il vajolo s’inocula da qualche particolare con profitto. — Projetti. Gli esposti sono attualmente nove in Palmi e son mantenuti dalle Confraternite, come anche in Seminara ma quello che contribuiscono non basta. Sono alimentati fino a tre anni. In Casalnuovo le madri non hanno rossore di allevarsi li proprj figli senza temere l’infamia. — Seminara era il primo paese della contrada prima del tremuoto per ricchezze e comodi della vita. Aveva 8 conventi, i quali danno alla Cassa Sagra 25 mila ducati. Oggi va in ruina e decadendo ed i suoi flagelli sono la Cassa Sagra, il lago e la povertà. — In Seminara il Monastero delle Monache della Nunziata esigeva il 10 per cento sopra li frutti, gli ortaggi ed i salumi. Apparteneva all’Università, dalla quale fu alienata ed oggi si esigge dalla Cassa Sagra, la quale se l’affitta 300 ducati l’anno. In Seminara vi è un Monte di Pegni che ha un fondo di circa 80 mila ducati. La metà delle sue rendite per decennio è impiegato per disposizione sovrana alla riedificazione de’ pubblici edifizj. Fino a 10 ducati prende i pegni gratis. – Memoria promessa. Sulle dogane e loro abusi promette una Memoria il Signor Don Gaetano Suriano. Del rimanente il contrabbando è generale. Si sono aumentati gli uffiziali con piccolo soldo, e questo ha portato l’accrescimento delle prestazioni. In Palmi vi è la dogana di 5 persone, le quali angustiano li negozianti se il carico si facesse senza controbando: la corte vende questi uffizj a carissimo prezzo e due ufficiali de’ cinque sono venduti ed hanno interesse alla frode. Controbando. Le feluche di guardia, secondo gli ultimi stabilimenti, diventano padrone del controbando che sorprendono: n’è sorta una morale cattolica, ed è quella che siccome si credono padroni del controbando in qualità di proprietari si credono in dritto di disporne e per cui si concordano con sicura coscienza. — A Tropea ci è stato detto non essere vero che Malta sia una fucina di controbando per la Calabria, ma sì bene Messina e Lipari.
Il giorno 2 Giugno restammo in Palmi. Ne partimmo la mattina de’ 3. Fummo prima a vedere la Tonnara luogo così detto per esservi stata per l’innanzi una tonnara. Questo sarebbe un sito opportuno per la costruzione di un picciolo porto e con poca spesa. È esso distante da Palmi meno di due miglia. Da questo luogo passammo a Seminara, dove ci trattenemmo per un momento in casa di Don ... de Franco. Il luogo dove era prima è un mucchio di rovine. La nuova Seminara ha l’aspetto di una popolazione poco agiata e poco felice. Era prima uno de’ primi luoghi della provincia ed aveva belli edifizj. Vicino vi sono alcuni laghi prodotti dal tremuoto, che si poteano con migliore avviso e minore spesa colmare colle acque fluenti. Infatti in uno di essi ha fatto naturalmente tale operazione un torrente che lo aveva prodotto.
Era Seminara ricca di luoghi pii che oggi la rovinano per mezzo della Cassa Sagra. Questi luoghi pii avevano di solo olio 15 [sic] ducati all’anno. Vi è una collegiata che ha molti canonici.
Fino a Seminara fummo gentilmente accompagnati dai signori Don Felice Mauro e Don Girolamo Cuscinà. Seta. Da Palmi a Seminara si tritura con un coltello la fronda che si dà a’ bachi da seta. In Palmi vi è un gran numero di patentati per estrarsi così alla giurisdizione baronale.


XII.

Partiti di Seminara valicammo il Petrace, fiume rapidissimo e pericoloso quando vi è pieno. Colle acque fatte a’ li 16 e 27 maggio la piena ne portò tre uomini, e non vi è anno che non vi muoia gente. Sopra questo fiume è stato eretto un ponte in tempo di Cariati in un luogo niente opportuno, cioè in una pianura, dove il declivio naturale del terreno alla destra del fiume fa sì che questo guadagni sempre da questa parte. Ciò ha prodotto che il ponte sia restato a secco. Ci si disse che più a basso vi è un luogo opportuno per l’edificazione di un ponte fra due colline, e che questo luogo era stato preferito da Cariati per suoi privati interessi.—

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