sabato, luglio 22, 2006

Materiali: VI: Cause

















MATERIALI PER UNA STORIA DI SEMINARA
Raccolti e Ordinati da Antonio Caracciolo
con
Sintesi storica conclusiva tratta da questi stessi Materiali
– Opera in progress, concepita per non essere mai finita –

Vol. VI - Produzioni di cause
Cap. 1°. Sarno:Ragioni contro il Monte di Pietà

– Viene qui dato come primo della Serie una produzione di causa del 1746, il cui testo a stampa si trova nella Biblioteca della Società Napoletana di Storia Patria. Il stato è qui da me di seguito trascritto, ma la trascrizione non è terminata. Di seguito però è dato il fotogramma dell'originale, sperando ne riesce agevole la lettura.



RAGIONI

Per
La Città di Seminara

NELLA CAUSA

Che verte tra essa, ed il Sacro Monte della Pietà della Città medesima.
(sarno)



L’Istoria del Secolo XV, e principio del XVI, chiaramente dimostra essere stata l’erezione de’ Monti, col nome della Pietà stabilita non meno nel nostro Regno di Napoli (1) che nel rimanente della nostra Italia (2), e nella Germania (3), e nelle Fiandre all’intutto colle stesse leggi, a sol fine d’ovviare all’esorbitanti e grosse usure sì degli Ebrei Usurieri, come ancora de’ Cristiani, che ancor essi abbondevolmente

NOTE:

(1) L’Autore della Storia Civile t. 4. p. 71.
(2) Il Sacro Monte della Pietà istituito nella Città di Pavia dal MCCCCXCI., che per quanto possiamo noi congetturare è stato il primo Sacro Monte della Pietà, Bernardus Scardius in Historia Patavina l. 2. class. 5. presso Burmanno t. 15. Nella Città di Pisa Ferdinando Ughell. Ital. Sac. t. 3. col. 349. Nella Città di Roma, di Firenze, e di Genova vi sono de’ medesimi Monti, ed in altre Città.
(3) Dorothaei Ascian. Montes Pietatis pag.744.
Verum haec Pietas Alpium septo non potuit cohiberi, quin et in Belgos usque radios suos dirigeret. Hinc enim non uno loco ejusmodi Montes erigi coeperunt a Viris Deo devotis, et pauperum miserantibus, et bona sua temporalia ad eos munifice conferentibus.
Beyerlingk in Thatr. Vit. hum. tom. V. pag. 602.



ne commetteano (4); Ed egli è fuor di ogni dubbio, che nella loro prima istituzione tutto era carità e beneficio, al riferir del dottissimo Maffei (5), ed interesse alcuno non si esigea, almeno in alcuni Monti eretti nelle Città del nostro Regno, siccome dagli Storici documenti, e dalle leggi di erezione di tai Monti è noto (6). Tale è stata la erezione del Sacro Monte della Pietà, eretto in Seminara, Città delle Calabrie ultra fin dalla fine del XVI. Secolo. Ora essendo a noi commessa la difesa de’ Patrizi, e Cittadini di Seminara, avverso cio, che al Re nostro Signore è stato con suppliche rappresentato; non è nostra mente opporci alli venerabili ordini dati dalla Maestà del Re N. S. fin dal mese di Luglio del passato anno; ma soltanto con questa nostra scrittura porre in chiaro aspetto le ragioni, per cui li Patrizj della Città di Seminara hanno al Re nostro Signore presentata supplica, e questa rimessa all’Illustre Marchese, e degnissimo Consigliere D. Francesco Rocca, acciò informasse col suo savio parere; contenete l’anzidetta supplica, che né per li pegni esiger debbasi alcuno interesse. Che ’l tempo di un mese dalla Maestà del Re prescritto per lo dispegno de’ pegni, che da molti anni nel predetto Monte di Seminara fossero stati impegnati, sia all’intutto brevissimo. Ed essere contra la legge di fondazione l’esazione dell’interesse del sei per cento da questi medesimi pegni dal giorno, che furono impegnati. E che gli Amministratori o Governadori del testè citato Monte di Seminara abbiansi ad eleggere nel medesimo modo, com’è stato fin dalla sua prima erezione fino al passato anno. E che finalmente il debito dell’Università di Seminara, contratto coll’anzidetto Sacro Monte della Pietà, ascendente ad alcune migliaja di ducati, abbiasi a sottoporre ad una esatta, e sottile disamina, ed abbia ad aver luogo la legge, colla quale ha pattuito l’Università suddetta di non dover soggiacere ad interesse alcuno per lo sopradetto debito. Tali cose adunque per simil modo presupposte, in questa nostra difesa, incominciaremo ormai dal fatto.


(4) Pour ausquels abus aucunement obvier, et redimer les pauvres desdites intolerables usures des Juifs, avec lesquels a l’expilation du peuple, colludoient les dits Seigneurs d’Italie, Princes desloyaux Compagnons des larrons, comme dit Esaye Chapitre I. Aucuns particuliers gens de bien, meus de pitie ont erigè en plusieurs lieux d’Italie comme une fondation assembée de plusieurs aumosnes, appelé Mont de Pieté. Moulinous t. 2. oper. Pag. 348. num. 68., l’Autore della Storia Civile tom. 4. pag. 71.
(5) “Nelle prime Fondazioni tutto era carità, e beneficio, ma le vicende de’ tempi, e le disgrazie, e le quantità di persone, che in così gran brighe adoprar conviene, gran disordini in molte Città hanno prodotti”. Maffei dell’impiego del danaro l. 3. c. 4. p. 276.
(6) Nel decorso di questa Scrittura si farà chiaro con addurre le leggi di Fondazione di alcuni Monti di Pietà eretti in molte Città del nostro Regno.

CAPITOLO I.
Stato della Controversia.

Marcantonio di Leone nativo Patrizio di Seminara nella sua grande età fecesi Religioso dell’Ordine di S. Francesco; e facendo il noviziato nel Monistero sito nella Città di Caserta, acciocchè non potesse nascere dopo sua morte alcun litigio per la porzione de’ suoi beni, fece la sua ultima testamentaria disposizione addì 20. Marzo 1584, istituendo sua erede universale in tutti i beni ad esso lui spettanti la Università di Seminara, colla espressa legge, che tutto il suo asse ereditario, ridotto in danaro avesse dovuto essere il Patrimonio di un Sacro Monte sotto il nome della Pietà, da ergersi nella Città di Seminara; e tal sua volontà avesse dovuta da eseguirsi fra lo spazio di anni quattro coll’espresso consenso del Dottor D. Niccolò di Reggio suo parente, e Cittadino Seminarese, con doversi il denaro di detto Monte impiegarsi, pro beneficio, subventione, substentatione, et succursu, paupertate miserabilium personarum dictae Civitatis Seminariae, ac omnium ejusdem Civitatis Casalium, juxta formam, stylum, exactionem, usum, capitulos, consuetudinem, et modum Montis Pietatis Annunciatae Civitatis Neapolis (7) (8).
E volendo la Università di Seminara, ed il Dottor D. Niccolò di Reggio esecutore testamentario effettuare, quel tanto, che il Testatore Marcantonio di Leone, è nata controversia tra fratelli del Testatore a qual somma dovesse ascendere la porzione de’ beni del medesimo, sì l’Università, come l’anzidetto di Reggio esecutore testamentario fecero convocare pubblico parlamento nella Città di Seminara, e propostasi la volontà del sudetto di Leone, per togliere qualunque litigio, pensarono li fratelli di Marcantonio di Leone far concordia coll’Università, con dare la somma di ducati mille e cento effettivi in un sol pagamento, restando estinte tutte le pretenzioni, che in ogni tempo potessero competere all’Università di Seminara in vigore dell’ereditaria istituzione contro a’ fratelli dell’anzidetto Marcantonio. E riflettasi con ciò, che il Patrimonio del Monte di Pietà di Seminara nel principio di sua erezione fu di ducati mille e cento (9). Al presente il Sacro Monte della Pietà di Seminara, ha il suo Patrimonio consistente in ducati sessantamila, come dal Catasto formato nell’anno 1742, senza i beni, che dopo tal tempo, fino al presente ha acquistati. I tanti reclamatori di chi ha fatte le parti di Denunciante avrebbero all’intutto a cessare, se a tale evidenza di fatto senz’aver l’animo da tante chimere, ed ideate ragioni occupato, soltanto rifletter volesse.
Eseguitosi ciò dall’Università di Seminara, e dal Dottor D. Niccolò di Reggio, umiliò questi, come esecutore testamentario, supplica al Conte di Miranda, che il quel tempo questo Regno reggeva da Viceregnante, colla quale espose la volontà di Marcantonio di Leone, ed indi supplicava S. E. restar servita concedere al Sacro Monte della Pietà da ergersi



nella Città di Seminara, tutte le grazie, privilegi, immunità, e prerogative, che tiene il Monte della Pietà della fedelissima Città di Napoli (10). Il Vicerè rimise la supplica al Cappellan Maggiore di quel tempo D. Gabriele Sanchez, acciocché fu l’esposto, formata avesse relazione. Il Cappellan Maggiore pria di tutto fece estrarre copia dalli Registri della Real Cancellaria del privilegio concesso dal Vicerè D. Pietro di Toledo addì 31. Luglio 1549. alli capitoli e leggi di fondazione, per la erezione del nostro Sacro Monte della Pietà, per la domanda fattane dalli Governatori, ed Officiali della Fedelissima Città di Napoli (11). Giusta l’anzidetto privilegio e leggi di erezione, riferì il predetto Cappellan Maggiore, esser cosa giusta, e necessaria la erezione di un tal Monte; e perché il Testatore prescrivea, che le leggi, e Capitoli per la retta amministrazione di detto Monte avessero avuto ad essere quei medesimi, che ha il Monte della Pietà di questa Città; onde potea concederli quei capitoli, leggi, e privilegi, e grazie, che ha il Monte della Pietà della Città di Napoli (12). Fu concesso il privilegio per la erezione del Sacro Monte della Pietà della Città di Seminara, giusta la relazione formatane dal Cappellan Maggiore a tenore del privilegio interposto alle leggi e capitoli del nostro Sacro Monte della Pietà; ed indi nel 1588. fu eretto il Monte della Pietà nella Città di Seminara. Da quel tempo finora l’anzidetto Monte è stato governato con quelli capitoli e leggi, che nella sua prima origine gli furono dati; la di cui retta amministrazione è stata nelle mani di quattro Governatori, o siano Amministratori, due del Ceto de’ Patrizj, li restanti del Ceto de’ Civili, i quali in che modo vengono eletti, in appresso esporremo.
Tale era lo stato di quel Monte prima del 1753.; Ma non ha guari che al Re nostro Signore è stata umiliata supplica, a guisa di denuncia da persone, che tutt’altro hanno avuto in mente, che esporre al Re nostro Signore la supposta cattiva amministrazione, tenuta da Governatori dell’anzidetto Sacro Monte dal 1736. fino al tempo d’oggi. Il Re nostro Signore rimise l’anzidetta supplica all’Illustre Marchese Consigliere D. Francesco Rocca, il quale esaminato il tutto, avesse riferito. Ciocchè abbia l’Illustre Marchese Rocca riferito su tal soggetto non è nostra notizia; ma dagli ordini dati dalla Maestà del Re nostro Signore alla Udienza di Catanzaro, e per l’esecuzione dall’anzidetta Udienza all’Uditore Freda, giuste conseguenze possiamo ritrarre, che non siano state presenti al sopradetto Consigliere Rocca tutte le scritture a tal causa spettanti; né i Patrizj, né l’intiero Pubblico di quella Città furono intesi. Ma ora che la supplica di questi, una con tutte le scritture, troppo a lor ragione confacenti sono state rimesse dalla Maestà del Re di bel nuovo all’Illustre Marchese Rocca per informo, sperano i medesimi di ottenere quella Giustizia, che finora non è stata posta in tutto il suo lume. Le quali cose, acciocchè con maggiore chiarezza possansi



intendere, daremo principio a questa nostra difesa dall’origine de’ Sacri Monti col nome della Pietà.

NOTE:
(7) Sono le parole del testamento docum. lit.
(8) Quello Monte, che da Napolitani oggigiorno chiamasi Monte della Pietà, in quei tempi veniva denominato il Monte della Pietà dell’Annunciata, come quello, che era posto nel Cortile dell’Annunciata. Eugen. Nap. Sac. tom. I. p. 335.
(9) Document. lit. etc.
(10) Sono le parole della Supplica docum. lit. etc.
(11) Parole della relazione formata dal Cappellan Maggiore Sanchez document. lit. etc.
(12) dicta Relatione eodem docum.


CAPITOLO II.
Origine de’ Sacri Monti col nome
della Pietà.

Dicemmo nell’esordio di questa scrittura, che nella fine del secolo XV. e principio del XVI. avessero avuta origine i sacri Monti col nome della Pietà, e divisammo in oltre i motivi di loro erezione, che qui tralasciamo, come quei, che addotti abbiamo nel sopraddetto luogo, e propriamente nel Pontificato di Paolo II. eletto nel 1464. ebbero i loro natali, e Papa Leone X. nella Bolla: Inter multiplices (13) lo chiama inventore di tali Monti. Altri tratti da contraria opinione affermano, che la origine di tali Monti fosse avvenuta nel tempo di Pio II. perché nel Bullario di Cherubino sono V. Bolle di Paolo II. nelle quali de’ sacri Monti di Pietà non si fa menzione alcuna; ma nella sopraddetta Bolla di Leone X. Si legge in primo luogo Paolo II. né di Pio II. se ne fa parola, quantunque Pio II. fosse antecessore di Paolo. Che che di ciò ne sia, indubitata cosa ella è, che fin dalla loro origine nacque controversia, se il frutto del danaro, o il prò, oppure l’interesse, che i Monti di Pietà esigevano per li pegni fosse giusta il prescritto degli Evangelici precetti, che qui si tralasciano, come quei che a tutti son conti; e lunga serie di dottissimi Autori potremmo addurre, che l’opinione difendono, di non esser lecito l’interesse, che da tali Monti riscuotesi, ed a luogo più proprio di questa Scrittura, dove dell’interesse parlaremo, che non deesi riscuotere dal Sacro Monte della Pietà della Città di Seminara, ne rapportaremo alcune opinioni. Ma Papa Leone X. presedendo nel Concilio Laterano V. in cui aggitavasi la dianzi rapportata controversia, diede fuora la Bolla inter Multiplices addi VII. Maggio MDXV. colla quale permetteva a’ Monti col nome della Pietà l’esazione dell’interesse; quando però si prendesse per mera indennità, e ristoro delle spese. E perché uno de’ punti principali di questa nostra causa si è la esazione dell’interesse, ed essendo la Bolla di Leone X. il fondamento sul quale in oggi i Monti di Pietà riscuotono l’interesse, perciò da necessità costretti, siamo nell’obbligo di rapportare alcuni luoghi dell’anzidetta Bolla, da’ quali si conoscerà quali siano stati li motivi, che indussero la mente del Sommo Pontefici Leone X. per la riscossione dell’interesse, e se quelli medesimi motivi possono aver luogo nella presente controversia.
La Bolla di Leone X. può dividersi giustamente in quattro parti. Nella prima adducei i motivi, per cui dà fuori la Bolla, cioè a dire la erezione de’ Sacri Monti di Pietà istituiti per lo sostentamento de’ poveri; e la controversia nata tra’ Maestri di Sacra Teologia, per la riscussione dell’interesse. Secondariamente adduce le opinioni, e le ragioni di quei Dottori, che oppongonsi all’esazione dell’interesse ; ed in conseguenza, che tai Monti non sian leciti ch’esigono interesse. In terzo luogo spiega il Pontefice le opinioni, e ragioni di quelli Dottori, che i Monti della Pietà approvano ; e finalmente gl’anzidetti Monti approva , e confirma. Adunque l’anzidetta Bolla ha dovuto, e deve esser la norma per la erezione, ed amministrazione de’ Sacri Monti di Pietà; e con aver noi ciò divisato, crediamo, per quanto appartiene alla nostra causa, averne bastantemente detto intorno all’origine de’ Sacri Monti di Pietà.



CAPITOLO III.
Ragioni, per le quali dimostrasi, che ’l Sacro Monte della Pietà di Seminara, secondo ciò che di sopra si è detto, per le leggi e Capitoli di sua erezione non debba esigere interesse.


Nel principio di questa Scrittura esponemmo la storia del Monte della Pietà della Città di Seminara, la quale benchè non vogliamo tutta di bel nuovo partitamente divisare, nondimeno alcuna cosa ripetere, necessario stimiamo, e fra l’altre, che l’anzidetto Monte della Pietà della Città di Seminara, stato fosse eretto con quelle leggi, con cui fu eretto il Sacro Monte della Pietà di questa Città; e finalmente, che se il Monte della Pietà della Città di Seminara, fu eretto coll’espressa legge di non dover riscuotere interesse alcuno per li pegni, si vegga che sia giusta conseguenza il dire, che il Monte della Pietà di questa Città fu eretto colla medesima legge di non esigere interesse alcuno per li pegni. E perché tra gl’altri ordini che il Re nostro Signore ha dati, che dal Monte della Pietà della Città di Seminara, si esigesse per ragion d’interesse per li pegni il sei per cento, come lo riscuote il nostro Monte della Pietà, quando i pegni avanzassero la somma di ducati dieci. Perciò fa di mestieri fare il dettaglio della erezione del Monte della Pietà della nostra Città, dal quale sarà conto, che nel principio non riscosse interesse alcuno, e seguentemente il Monte di Seminara eretto poco dopo i natali del Monte di Seminara eretto poco dopo i natali del Monte della Pietà della nostra Città, non ha esatto interesse per i pegni di qualunque somma, come l’istesso al presente praticasi in altri Monti col titolo della Pietà eretti in alcune Città del nostro Regno, giusta le leggi, e Capitoli del nostro Sacro Monte della Pietà, che nel decorso di quest’istoria rapporteremo.



CAPITOLO IV.
Istoria della erezione del Monte della Pietà
di questa nostra Città di Napoli.


Dico adunque, che poco men della metà del secolo XVI. fu dato principio alla erezione del nostro Sacro Monte della Pietà da Aurelio Paparo, e Nardo di Palma, tutte e due Napoletani, nella propria lor Casa, posta nella strada volgarmente detta delle Selici vicin del luogo, in cui abitavano Ebrei, acciò la povera gente potuto avesse ricuperate li pegni, che gli Ebrei con ismoderate usure impegnati teneano , e per restituire ben anche i danari, che con agre usura da medesimi Ebrei, in prestanza aveano avuto. E dovendosene gli Ebrei con ordine del Vicerè D. Pietro di Toledo nel 1540. dalla nostra Città, e Regno uscirsene, essendovisi fermati intorno a quarantotto anni diede ciò cagione alla prima erezione del nostro Sacro Monte della Pietà. Incominciarono gli sopradetti Paparo, e Palma ad imprestare graziosamente danari sopra i pegni alla povera, ed afflitta gente , sì perché questa avesse potuto riavere i propri pegni dagl’Ebrei, che per restituire i danari, che da medesimi teneano ad imprestito. Per alcun tempo tal pia opera si esercitò nella Casa di Paparo, e di Palma, ma cresciuta la gente, ed in conseguenza la moltitudine de’ poveri maggiore, si trasferì l’nazidetta pia opera nel Cortile dell’Annunciata , in cui fino al 1597 vi si tenne: Tempo in cui i Mastri della Casa Santa dell’Annunciata volendo ampliare il luogo, e facendo loro di bisogno quel luogo, in cui si teneva il Monte della Pietà, i Protettori dell’anzidetto Monte, restituirono a’ sopradetti Mastri il luogo che aveano nel Cortile dell’Annunciata, e presero a fitto col permesso del Vicerè il Palagio de’ Duchi d’Andria d’incontro al Monistero di S. Marcellino , e susseguentemente nel medesimo anno 1597. comperarono li sopradetti Protettori il Palagio de’ Conti di Montecalvo posto nella strada di Nido per lo prezzo di ducati settantamila, edificandovi, ove al presente vedesi, il magnifico edificio. Potrebbe alcun dire, che tale istoria fosse fuor della presente causa, ma rispondiam noi, che per dimostrare di non avere per ragion d’interesse per li pegni riscossa alcuna somma il nostro Sacro Monte della Pietà, da indispensabile necessità costretti siamo di scriverne l’istoria.
Divisammo di sopra, che i primi natali del nostro Sacro Monte della Pietà furono nella Casa di Aurelio Paparo, e Nardo di Palma, li quali imprestavano danaro sopra li pegni graziosamente, indi a pochi anni fu trasferito questo Monte nel Cortile dell’Annunciata, dove si proseguì ad impegnare senza menomo interesse, né si legge prescritta somma da doverne prendere sopra de’ pegni senza interesse . Fu in appresso traslatato il nostro Sacro Monte nel 1597. nel luogo ove al presente ritrovasi, e ciò avvenne dopo la erezione del Sacro Monte della Pietà della Città di Seminara, che cadde nel 1588. come dall’istoria di questo di sopra rapportata. Potrà altri opporre, se negli suoi natali, e dopo il Sacro Monte della Pietà della nostra Città, non esige somma alcuna per ragion d’interesse, come al presente al sei per cento lo riscuote? Né da nostro istorico, o altronde tal’epoca per la riscussion dell’interesse abbiam potuto ritrarre; ma senza alcun dubbio a noi sembra, che cio fosse avvenuto non pria del 1597. quando fu trasferito il nostro Sacro Monte della Pietà nella strada di Nido, oppure quando nell’anzidetto Sacro Monte vi fu istituito il Banco, e fosse avvenuta quella distinzione, che fino alla somma di ducati diece impegna senza interesse il Sacro Monte, ma, che il Banco impegna per somma maggiore con interesse, o cio si fosse stabilito per lo mantenimento del luogo, e degl’Officiali, giusta la Bolla di Leone X. quando però i Monti di Pietà non avessero patrimonio bastante pel loro mantenimento. Ma cio nulla pruova contra la nostra ragione, poicchè a noi basta di avere in chiaro giorno dimostrato, che nel principio di sua erezione, infino che fu trasferito nella strada di Nido non riscosse somma alcuna per ragion d’interesse, né dagli Scrittori di sopra rapportati leggesi distinzione alcuna, che nel detto Monte s’impegnasse fino alla somma di ducati diece senza interesse, e se il pegno avanzasse la somma di ducati diece, dovesse riscuotere l’interesse al sei per cento; ma tutti i nostri Scrittori dicono, che improntavasi graziosamente danaro sopra i pegni, e se tal’ esazione d’interesse vi fosse stata, certamente i nostri Scrittori arebbono scritto, che impegnavasi graziosamente fino alla somma di ducati dieci, ma che riscoteasi l’interesse dopo la somma di ducati diece. Ma semmai la riscossion dell’interesse fossevi stata, avendo prescritto Marcantonio di Leone, Erettore del Sacro Monte della Pietà di Seminara, che detto Sacro Monte avesse avuto ad avere per sua retta amministrazione, e buon governo quelle medesime leggi, che tenea il nostro Monte della Pietà, come in fatti il sopradetto Monte di Seminara ebbe quelle medesime leggi e capitoli, che tenea il Sacro Monte della Pietà della Città di Napoli, come leggesi nel privilegio interposto all’anzidette leggi e Capitoli, certamente se ne farebbe menzione, poiché tra l’altre leggesi, che il Cappellan Maggiore di quel tempo, al quale dal Vicerè il Conte di Miranda li fu rimesso il Memoriale di Niccolò di Reggio, con cui domandava il permesso per la erezione del Sacro Monte di Pietà di Seminara, giusta la volontà di Marcantonio di Leone, riferì detto Cappellan Maggiore tra l’altre: E volendo ubbidire a quanto per Vostra Eccellenza mi viene ordinato, ed esposto informarmi, ho visto una copia di Privilegio, spedito dal quondam Illustrissimo Signor D. Pietro di Toledo, allora Vicerè in questo Regno, estratta dalli Registri della Real Cancellaria, intitolato Privileg. 68. fol. 188. sotto data dell’ultimo di Luglio 1549. ad istanza de’ Governatori, ed Officiali di questa fedelissima Città di Napoli, nel qual Privilegio stanno inseriti molti Capitoli, co’ quali supplicarono li magnifici Governatori, ed Officiali del Monte della Pietà di questa Città, si fossero stati assentiti da detto Illustrissimo Signor Vicerè etc.… In primis, perché tutte quelle quantità di denari, quali per lo detto Monte di Pietà, parlasi del Sacro Monte della Pietà di Napoli. Si prestaranno, si daranno in prestito gratis, senza beneficio e guadagno alcuno, dove non percepe utile, altro che per farsi il servizio di nostro Signore Dio, supplicano etc. Soggiunge il detto Cappellan Maggiore nella sua relazione dopo di aver riferiti tutti li Capitoli prescritti al nostro Sacro Monte della Pietà per lo suo governo, ed amministrazione, da prescriversi i medesimi al Sacro Monte di Seminara sul seguente modo: E perché nel preinserto Memoriale per parte di detto Supplicante (intendesi di Niccolò di Reggio) porretto, si supplica, che l’Eccellenza vostra resti contenta, li simili Capitoli ad essi Supplicanti concedere, che sono stati concessi al Monte della Pietà di detta Città di Napoli. Per tanto visto, e considerato il tutto, che detti Supplicanti intendono far dett’opera pia in aumento, e commodità della povertà di detta Città di Seminara, e per evitare le usure in grandissimo servizio della Maestà di Dio, e per sovvenire i poveri bisognosi gratis, senza mercede, o lucro alcuno, son di parere, poiché a detti Capitoli supplicati dal Monte della Pietà di Napoli .
Da tali rapportati luoghi, si prescrive forse interesse per li pegni, o si prescrive somma da impegnarsi senza interesse, o somma con interesse? riferisce l’anzidetto Cappellan Maggiore quei medesimi Capitoli e leggi, che avea avute il nostro Sacro Monte della Pietà, se mai tal distinzione vi fosse stata nei detti Capitoli e leggi d’impegnare per una determinata somma senz’interesse, e per altra somma senza prescriversi con l’interesse al sei per cento, non l’averebbe forse egli riferito nella sua relazione nel rapportar che fece i sopradetti Capitoli e leggi? Anzi si legge nei riferiti luoghi, nel primo, si prestaranno, si daranno in prestito gratis senza beneficio, e guadagno alcuno, e questo era il primo Capitolo, e questo era il primo Capitolo, per lo nostro Monte della Pietà, ed in ultimo riferisce, per sovvenire i poveri bisognosi gratis, senza mercede, o lucro alcuno. Come ora si vuol prescrivere l’interesse quando li pegni sorpassassero la somma di duc. dieci, al sei per cento, contra la legge di erezione, e contro la inveterata consuetudine di anni centosessantacinque, li quali sono trascorsi dal tempo dal tempo della erezione del Sacro Monte della Pietà di Seminara, li quali incominciano dal 1595. questa nostra verità maggiormente confirmano, forse si leggerà in questi somma alcuna pagata per l’interesse? leggesi soltanto soddisfatte le somme, che erano state prese sopra de’ pegni, senza altro pagamento.
Ma sarebbe ogni dubbio allontanato, se a noi fosse stato facile il rinvenire nell’Archivio della Real Cancellaria il Privilegio una colli Capitoli e leggi del nostro Sacro Monte della Pietà; ma per la revoluzione avvenuta nel quarantasette del passato secolo, a tutti è noto a quali vicende furono sottoposti gli Archivi della nostra Città, e fra tutti nella più miserevole maniera, quello della real Cancellaria: ragion per cui tra gl’altri volumi, che il furore popolare mandò a male, vi fu quello, che l’anzidetto Privilegio regole contenea, come ad ognuno è manifesto.
Né l’essersi eretto il nostro Sacro Monte della Pietà colla espressa legge di non dover riscuotere interesse per li pegni, dee per questo recar maraviglia ad alcuni, poiché il nostro Monte de’ Poveri eretto nel settantasette del XVI. secolo dava danari sopra i pegni graziosamente , né si determinava somma stabilita da dover ricevere da sopra i pegni. Nelle Città del nostro Regno di Avellino, e di Nocera de’ Pagani il medesimo praticasi, ritrovandosi nelle medesime Monti, col titolo della Pietà. Il Sacro Monte della Città di Avellino eretto nel XVI. secolo colle medesime leggi e Capitoli per la sua amministrazione, che tenea il nostro Sacro Monte della Pietà dalla Città di Napoli, non riscuote interesse alcuno per li pegni di qualunque somma, anzi alcuna differenza non vi si frappone, tra i Capitoli e leggi di questo della Città di Avellino, con quello della Città di Seminara. In Nocera de’ Pagani altro Monte col titolo della Pietà ritrovasi eretto nel XVI. secolo, se pur non erriamo, nella Vener. Chiesa di Mater Domini, governata da’ Padri Basiliani, governata da’ Padri Basiliani, che nella sua prima erezione impegnava fino alla somma di carlini trenta graziosamente, e tal piccola somma, poiché tenue fosse il suo Patrimonio; ma al presente questo suo Patrimonio di molto avanzato dà sopra i pegni danaro infino alla somma di ducati dodici, senza ritenersi cos’alcuna per ragion d’interesse, se non se alle volte alcuni Padroni de’ pegni spontaneamente per titolo d’elemosina lasciano alcuna picciolissima somma; e se coll’avanzarsi del tempo si avanzarà il Patrimonio di questo Monte, si darà maggior somma sopra de’ pegni senza interesse alcuno, essendo tale il suo istituto. Nella Città di Roma nel suo Sacro Monte della Pietà s’impegna fino alla somma di ducati trenta senza interesse, ed oltrapassando la detta somma, si esige l’interesse del due per cento .
Ma lasciando da parte ogni qualunque altra ragione, che a nostro prò si potrebbe addurre, queste sole cose finora dette bastarebbero per la decision favorevole della nostra causa, se volessero taluni maturamente riflettere, senza però fermarsi sull’apparenza di tante ideate cose, che dal Denunciante diconsi forse, e senza forse con quasi niuno appoggio sul vero. Ma noi non contenti di cio che detto è di sopra, nel seguente Capitolo vogliamo dimostrare, che a tenore della Bolla Inter Multiplices di Papa Leone X. che giustamente può chiamarsi la legge fondamentale, colla quale deonsi regolare i Sacri Monti; che il Monte della Pietà di Seminara, non dee somma alcuna riscuotere per ragion d’interesse.



CAPITOLO V.
Il Sacro Monte della Pietà della Città di Seminara, per la Bolla di Leone X. non dee riscuotere l’interesse per li pegni.


Descritta l’istoria della erezione del nostro Sacro Monte della Pietà, e con tal’istoria dimostrato, che ’l frutto dal danaro, o sia l’interesse per li pegni è stato lontanissimo dalla sua istituzione, ragion per cui il Monte della Pietà istituito nella Città di Seminara per le cose divisate nell’antecedente Capitolo, non dee per causa de’ pegni esigere l’interesse. Nostro pensiere è ora esaminare istoricamente, se giusta la Bolla di Papa Leone X. lece al Monte della Pietà della sopraddetta Città esigere l’interesse per li pegni. Non vogliamo noi di bel nuovo ripetere l’anzidetta intiera Bolla, come quella, che di sopra rapportata abbiamo: ma soltanto riferirne un solo luogo troppo alla nostra ragione confacente: Sacro approbante Concilio declaramus, et definimus Montes Pietatis antedictos per Respublicas institutas, et auctoritate Sedis Apostolicae hactenus probatos, et confirmatos, in quibus, pro eorum impensis, et indemnitate aliquid moderatum ad solus Ministrorum impensas, et aliarum rerum ad illorum conservationem, ut praesertur, pertinentium, pro eorum indemnitate dumtaxat absque lucro eorumdem Montium recipitur… Multo tamen perfectius multoque sanctius fore, si omnino tales Montes gratuiti constituerentur, hoc est si illos erigentes aliquos census assignarent, quibus, si non omni, saltem vel media ex parte huiusmodi Montium Ministrorum solvantur impensae, ut ad leniorem aeris solvendi portionem medio hoc pauperes gravari contingat, at quos cum huiusmodi census assignatione, pro impensarum supportatione Christifideles majoribus indulgentiis invitandos esse decernimus .
Ma pria, che più oltre ci facciamo a scrivere, rapportar vogliamo i motivi, che furon causa dell’emanazione di tale Bolla. Istituiti i Sacri Monti della Pietà, nacque controversia tra’ Dottori, e Maestri di Sacra Teologia, Sine ne praefati Montes a Christiano dogmate dissonantes, ven non, a cagion della riscossion dell’interesse, che da’ pegni faceasi. Gli più forti propugnatori, che opponeansi all’erezione di tali Monti, come illeciti ed usuraj, furono questi Tommaso de Vio detto dalla sua Padria il Cardinale gaetano, e Domenico Soto, invitto Difensore dell’opinioni del Vio , ed altri gran Teologi di quel tempo difendevano col Vio, e col Soto, che nell’erezione di tali Sacri Monti di Pietà, acciocché li medesimi non fussero usuraj, ed illeciti, si stabilisse loro un decente patrimonio sì pel loro mantenimento, come per la mercede da pagarsi a’ Ministri. Appoggiavano le opinioni loro gli anzidetti Dottori a quel luogo del Vangelo; ne ex dato mutuo quicquam ultra sortem sperare debeamus. Ed il vedersi poi, che riscoteasi l’interesse ex usu rei, quae non germinat nullo labore, nullo sumtu, nullove sumtu, nullove periculo, lucrum faetusque conquiritur. Ed a quell’altra ragione da Pietro Gregorio Tolosano rapportata ne i suoi libri della Repubblica . Quod ante Leonem X. qui circa annum Domini 1510. adeptus est Sedem, qui Montem Pietatis primus, ut videtur, ex Constitutionibus aedificavit, tam perfecta fuerit pietas, religio, ut non appareat saltem mihi vestigium quod per mille quingentos decem annos hae formulae mutuandi cum redditibus ex pecunia quae nihil generat, receptae, ullo modo fuerint saltem a Leone X. tempore plures Montes Pietatis, et reddituum fuerunt instituti, quam a Divi Petri tempore. E che pria di Leone X. fosse nella Chiesa Cattolica troppo radicata l’anzidetta opinione, riferita da Pietro Tolosano, ce ne rende maggiormente certi il fatto rapportato da Carlo Molineo, uno de’ primi Giurisconsulti della Francia . Dice questi nel suo trattato Francese delle usure, che avea letto negli Scritti del Giurisconsulto Pietro di Ancherano, che un Paesano della Città di Sees nella Normandia, chiamato Reygnier, spessissime volte avea dato denari ’a poveri senza alcun prò, o sia interesse, se non se alcuni, a’ quali avea dati i denari ad imprestito, e nel restituirli, davano alcuna cosa per loro libera volontà a guisa di dono. Ed altri, che nello stabilito tempo non poteano restituire i denari, che ad imprestito aveano ricevuto, donavano alcuna tenuissima somma, ed otteneano altra dilazione. Ciò non ostante dopo sua morte il Vescovo di Sees fè il processo contro di Reygnier, come Usuriere ed opponendosi al processo i poveri, che da lui ricevuti aveano tali beneficj, dichiarando il processo come ingiusto, ed iniquo, con dire, che miglior uomo di questo eglino non aveano ritrovato, avendo sovvenuto a’ loro bisogni così caritatevolmente; Pur tuttavolta fu il defunto Reygnier con consiglio dell’Anzidetto Ancherano, condannato come infame ed Usurajo mentale, e gli eredi costretti a restituire tutto, non già a quelli, che l’aveano dato volontariamente, ma ad altri poveri, o il denaro impiegarsi in opere di pietà; tanto era nella chiesa abborrito il frutto, quantunque moderato, e discreto, che alcun ricevesse dall’improntare il suo danaro!
Questi erano li loro principali argomenti su li quali fondavano le loro opinioni gli objettanti all’erezioni de’ Sacri Monti della Pietà, ed altri argomenti, che posson leggersi nelle di loro opere, che se da noi si volessero in questa scrittura tutti riferire, troppo lunghi saremmo, non essendo nostro istituto di formar trattato appartenente a tal quistione, sì ancora perché le anzidette opinioni furono propagate pria della Bolla inter Multiplices di Papa Leone X. E quantunque il Soto, com’anche Geronimo Tranese si fossero opposti alla decisione del Concilio Lateranense V. e con ciò alla riferita Bolla di Papa Leone X. dicendo il Soto, che tal decisione non dovesse essere dell’ispezion del Concilio, ma in questo errò, come un dotto Teologo de’ nostri tempi giustamente l’arguisce . Ma senza far uso noi di tali opinioni, facendo capo dalla Bolla di Papa Leone X., crediamo evidentemente dimostrare, che al Sacro Monte della Pietà di Seminara non lece esigere interesse, anche giusta il prescritto dell’anzidetta Bolla inter Multiplices. Prescive il sopradetto Pontefice, che un giusto, e modesto interesse debbasi esigere da i pegni, pro eorum impensis, et indemnitate… ad solas Ministrorum impensas, et aliarum rerum ad illorum conservationem, ut praefertur, pertinentium, pro eorum indemnitate dumtaxat, ultra sortem absque lucro pro eorumdem Montium recipitur… Multo tamen perfectius, multoque sanctius fore, si omnino tales Montes gratuiti costituerentur, hoc est si illos erigentes, aliquos census assignarent. Ragioniamo un poco su i riferiti luoghi dell’anzidetta Bolla, ed in primo luogo conosceremo, che l’interesse deesi esigere da i Sacri Monti della Pietà per l’indennità del luogo, e per la mercede de i Ministri, li quali Sacri Monti però non avessero certa rendita; ma quei Monti, i quali ànno certa rendita, e per lo più, anzi soprabbondante, non deono esigere per li pegni somma alcuna per ragion d’interesse; Questo è il prescritto dal Papa Leone X. e su questo deesi regolare qualunque Sacro Monte di Pietà. Il Sacro Monte di tal nome della Città di Seminara ha il Patrimonio consistente, poco men che in ducati sessantamina, come dalla formazion del Catasto fatto nell’anzidetta Città nel 1742. senza quei beni, che dal 1742. fin’oggi ha acquistati . Questo Patrimonio, dà la rendita di ducati tremila annui, essendone la maggior rendita consistente in ogli, danaro bastantissimo per impegnare i pegni sì de’ Cittadini Seminaresi, come de i Cittadini de i Casali circonvicini, giusta la volontà dell’Istitutore. Esaminiamo ora a quali spese è sottoposto il Sacro Monte della Pietà della Città di Seminara per la sua indennità, e per la mercede de’ suoi Ministri; Quasi alcun dispendio non soffre per lo mantenimento del luogo, per li suoi Ministri la spesa di annui ducati cento. Poste tali cose giusta il prescritto nella Bolla di Leone X. potrà il Monte della Città di Seminara a giusta ragione esigere l’interesse per causa de’ pegni? Prosiegue il Pontefice con dire, che sarebbe cosa buona, se nella erezione di tali Monti si costituisce agl’istessi certa rendita, acciocchè i medesimi non fossero nella necessità di esigere l’interesse. Qual maggiore rendita potrà avere un Sacro Monte della Pietà eretto in una piccola Città del nostro Regno maggiore della somma di annui ducati tremila? Che come detto è qui anzi somma troppo bastante per impegnare qualunque pegno per la sua indennità e per la mercede de’ suoi Ministri. Ora riducendo tutte le cose in una, diamo fine a questo a questo Capo, che per le leggi di erezione e per la Bolla di Papa Leone X. e per una consuetudine inveterata di centasettantacinque anni, e per altre ragioni di sopra addotte non dee in conto alcuno il Sacro Monte della Pietà della Città di Seminara esigere somma di denaro quantunque menomissima a ragion d’interesse.


CAPITOLO VI.
Il Re nostro Signore ha prescritto il termine d’un mese a’ Seminaresi, acciocchè i medesimi tra il Sopradetto termine avessero a dispegnare le loro robe pignorate nel Sagro Monte della Pietà della Città di Seminara, pria del tempo di anni due, e mesi sei; e se nel sopradetto termine non si dispegnassero, si averessero a vendere, con esigersi dal prezzo della vendita de’ medesimi il sei per cento dal giorno, che fossero stati impegnati, per ragion d’interesse. Il termine per lo dispegno è brevissimo: l’esazione dell’interesse è contra la legge di erezione di quel Sagro Monte.


A quali angustie dovranno essere sottoposti i Seminaresi, affinché tra il termine di un mese abbiano a dispegnare i loro pegni, alcuno che non fosse informato dello stato miserevole della Città di Seminara, fuor d’ogni dubbio non potrà dell’intutto rendersene persuaso: tantopiù che li medesimi usi a dispegnare i loro pegni fin dalla prima istituzione del Sagro Monte a loro bell’agio, e nulla consapevoli, che la Maestà del Re avesse avuto ad ordinare tal breve termine, dovranno nella più miserevole maniera affannarsi ad effettoché non veggano i loro pegni venduti, senz’avere i medesimi alcuna più ampia dilazione per dispegnarli . Ragion per cui giustamente ne hanno alla Maestà del Re umiliata supplica, affinché il termine di un mese sia prolungato in maggiore spazio di tempo, facendo i medesimi presente in detta supplica la più valevole ragione a lor favore, che nelle leggi e Capitoli di erezione del Sagro Monte della Pietà della Città di Seminara prescrizion di tempo per la vendita de’ pegni, non leggesi; e pignorati con questa legge, o sia consuetudine appoggiata su gli anzidetti Capitoli e leggi, ogni più che ragionevole equità vuole, che non siano i medesimi per tante angustie di tempo stretti, affollati, ed oppressi.
Dimostrato si è nel Capitolo, in cui si è detto, che il Sacro Monte della Pietà di Seminara fu stabilito colla legge di non dover esigere l’interesse per li pegni, e più della meridiana luce ciò si è reso chiaro, se pur la passione della difesa della causa non ci fa travedere. Come dunque potrà eseguirsi l’ordine dato dal Re nostro Signore, che i Padroni de’ pegni avessero a pagare l’interesse del sei per cento nel dispegnare, che faranno i loro pegni in quel Sagro Monte, quando costoro ànno impegnato colla buona fede, di non dover soggiacere a pagamento alcuno per ragion d’interesse? I libri del Sagro Monte di Seminara, il primo de’ quali incomincia dall’anno 1595 chiaramente dimostrano, che nulla siasi dal suddetto Monte esatto per l’interesse; e tal buona fede oggigiorno ha a far soffrire sì grave peso a Seminaresi? Sono nell’anzidetto Sagro Monte, com’è a tutti noto, moltissime robe date in pegno da lunghissima serie d’anni, le quali i miserabili Cittadini finora non han potuto dispegnare; se mai l’interesse si avesse a pagare al sei per cento di moltissimi, e quasi tutti li pegni, nel vendersi nulla a’ Padroni sarebbe restituito per lo restante prezzo; li quali forse, e senza forse, se avessero per alcuna via potuto essere tali ordini a notizia de’ medesimi, che a tal legge li loro pegni avessero avuto ad esser sottoposti, fuor d’ogni dubbio gli avrebbero eglino dispegnati. ( > 33)

Nessun commento: